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ROMA, 19 SETTEMBRE 2012

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L'Europa sospesa tra immobilisti e innovatori

 

Nella partita dell’Europa vi è chi si schiera per la difesa a oltranza della sovranità nazionale, chi si lascia trascinare dalla retorica dell’europeismo difendendo un meccanismo comunitario ormai inceppato o chi crede in uno Stato hegeliano europeo che spazzi via le carcasse dei paesi dell’Eurozona risolvendo di colpo il problema di finanze dissestate da anni e di società che consumano al di sopra delle proprie possibilità.

 

C’è chi ci annuncia che il declino competitivo si fermerà e che la crescita economica sarà garantita con azioni limitate ai confini nazionali o chi è convinto che quel che viene da Bruxelles, Lussemburgo, Strasburgo e Francoforte sia un lavacro che tutto purifica.

 

C’è chi propone di abbandonare l’Euro per tornare a monete nazionali o chi ha chiesto di unificare - come fece Tommaso Padoa Schioppa - le ventisette national political constituencies in un'unica European political constituency che coincida con la già esistente European economic constituency ma nelle sole materie a dimensione realmente europea.

Queste scelte esistenziali per ognuna delle nostre società e per ogni singolo cittadino non possono essere lasciate a un negoziato fra leader dei governi nazionali (gli inglesi hanno inventato l’espressione summiting!) dove i dadi sono truccati in un gioco che lascia solo spazio a reali o apparenti interessi nazionali.

Ha ragione Habermas quando dice che ci vuole una Convenzione costituente. O, per usare un linguaggio comprensibile a tutti, un'assemblea parlamentare eletta dai cittadini allo scopo di riscrivere il patto che ha unito una parte crescente degli europei da oltre sessanta anni, sottoponendo poi il patto a un referendum paneuropeo e non a una somma di referendum nazionali.

Per essere realmente europea, i membri dell’assemblea dovrebbero essere eletti su liste transnazionali espressione di partiti europei. Avremo in tal modo uno spazio pubblico all’interno del quale potranno finalmente confrontarsi concezioni politiche diverse sull’Europa in una competizione che genererà divisioni ma anche inedite convergenze costituzionali.

Per giungere a questo risultato serve un’azione sinergica fra istituzioni sovranazionali (penso in particolare al Parlamento europeo che per ora è rimasto silenzioso davanti al chiacchiericcio dei leader dei governi) e nazionali.

Nella battaglia per l’Europa ci troveremo di fronte a una rumorosa minoranza di immobilisti e di populisti che vorranno irragionevolmente conservare tutto il potere nelle mani degli Stati nazionali.

Ma in ciascuno dei nostri paesi esistono innovatori che vogliono affidare all’Europa la sicurezza energetica, lo sviluppo dell’industria manifatturiera, la lotta alla disoccupazione e alla povertà, i flussi migratori, l’azione contro la criminalità organizzata e il terrorismo internazionale, la difesa e il controllo degli armamenti e la cooperazione con i paesi vicini.

Gli innovatori difendono il principio secondo cui ogni cessione di sovranità richiede un adeguato rafforzamento della democrazia sopranazionale e un governo capace di garantire beni comuni.

Fra gli immobilisti e gli innovatori ci sta una palude e vincerà chi saprà conquistarne per sé una parte sostanziale. Io sto dalla parte degli innovatori.


Il presente articolo è stato pubblicato sul Forum di Italia Futura. Per poter leggere tutto il dibattito che è seguito alla sua pubblicazione si veda:

http://www.italiafutura.it/dettaglio/114386/leuropa_sospesa_tra_immobilisti_e_innovatori

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