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Roma, 5 giugno 2012

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Caro Direttore,

Abbiamo letto con interesse il Suo editoriale di domenica 3 giugno sulla “moneta di tutti (e di nessuno)”. Abbiamo preso anche nota del giudizio di Angelo Panebianco nell'editoriale del 4 giugno sulla “distanza insostenibile” che esisterebbe fra élite europeiste e una parte consistente dei cittadini comuni.

Come Lei sa, alcuni di noi fanno parte di coloro che in tempi e con responsabilità diversi hanno partecipato alla battaglia federalista che è stata rappresentata in Italia soprattutto dall’azione e dal pensiero di Altiero Spinelli. Nonostante la crisi o meglio a causa della crisi non abbiamo rinunciato a questa battaglia, non condividendo né l’opinione ancora minoritaria di chi crede nelle capacità taumaturgiche del ritorno alle apparenti sovranità nazionali né la “variante ingenua dell’ideologia del Progresso” – come la definisce Angelo Panebianco – che pervade chi crede l’Europa reale e viva perché razionale e logicamente indispensabile.

Come Lei sa, non abbiamo taciuto in questi mesi e abbiamo anzi cercato di compensare il silenzio – sì ! - assordante delle classi di governo nazionali su questioni che toccano i nervi scoperti dei cittadini. Questioni che riguardano la sostenibilità sociale, ambientale, culturale, democratica di politiche limitate al solo rigore finanziario e concepite, elaborate e adottate dall’insieme dei governi nazionali negli ultimi quindici mesi. L’appello pubblicato dal Suo quotidiano il 10 marzo scorso, firmato da sostenitori tedeschi e italiani della causa federalista, fa parte del nostro impegno nel compensare le assenze governative, così come la successiva dichiarazione del 9 maggio che ha coinvolto anche federalisti francesi, spagnoli, portoghesi, greci, bulgari, polacchi e belgi. Prendiamo ora atto con moderata soddisfazione che alcune delle nostre proposte potrebbero essere innestate nei piani più o meno segreti, più o meno innovativi di cui si discuterebbe ora nelle cancellerie nazionali. Prendiamo anche atto dell’interesse che il Suo giornale, pur dando libero spazio ad opinioni diametralmente opposte, manifesta verso una corrente di pensiero e di azione – il federalismo europeo – del tutto sottostimata dai media italiani per decenni. È come se la stampa si accorgesse solo ora che esiste l'Europa ! Quando le cose andavano apparentemente bene non un rigo veniva dedicato agli sforzi di coloro che volevano una maggiore integrazione o che avvertivano i rischi della disintegrazione. Non solo, ma ogni iniziativa non ispirata alla Real Politik veniva o ignorata o considerata mera utopia. Solo adesso si comincia a capire che decisioni come il fiscal compact o il pareggio di bilancio non possono essere accolte senza essere accompagnate da un piano di sviluppo equilibrato e da cessioni di sovranità, che l'uno e le altre esigono un coinvolgimento pieno della pubblica opinione e che solo la consapevolezza di partecipare a una sovranità condivisa può superare il deficit democratico europeo.

Non tutto edifica nei tentativi di salvare la casa europea. Non siamo ad esempio convinti che possa rappresentare una strada più coinvolgente per mass media e opinioni pubbliche l'idea di affiancare al Parlamento europeo, che si presume fallito, un'assemblea indirettamente eletta dell’eurozona, senza poteri di controllo, legislativi e di bilancio e senza avere di fronte a sé un governo europeo.  Non condividiamo nemmeno il giudizio sbrigativamente liquidatorio sul Parlamento europeo, un'assemblea direttamente eletta che - pur indebolita dall'assenza di una vera agorà politica europea - è protagonista di battaglie significative per la difesa dei diritti della persona umana e dove l'azione di innovatori provenienti dalle file socialiste, verdi, radicali e liberali ha saputo contrastare l'immobilismo di vecchi e nuovi conservatori.

Le opinioni pubbliche esprimono nei periodici sondaggi  un alto livello di sfiducia nelle istituzioni nazionali ed un seppur debole livello di fiducia nelle istituzioni europee e in 34 referendum nazionali sull’Europa, da quello promosso da Harold Wilson nel 1974 all’ultimo irlandese sul fiscal compact, hanno risposto cinque volte no e ventinove volte sì.

Noi non sottovalutiamo le tendenze nazionaliste ed i populismi di destra e di sinistra che le nutrono e se ne nutrono, ma stiamo agendo per contribuire a superare il gap di fiducia che gli errori delle classi di governo hanno permesso che si spalancasse, trovando in questa nostra azione un numero crescente di compagni e compagne di azione.

Ci consenta due ultime considerazioni, una che riguarda la buona politica ed una che riguarda la cittadinanza attiva. La buona politica agisce per conquistare un potere e per usarlo nell’interesse dei cittadini: ci troviamo oggi di  fronte al paradosso di partiti che si battono per conquistare poteri oramai impotenti a livello nazionale e che non hanno ancora preso coscienza del fatto che la loro sopravvivenza è legata alla creazione di un potere (europeo) che ancora non c’è e alla cui costruzione bisogna finalmente accingersi. La cittadinanza attiva (europea) può compensare il silenzio assordante delle classi di governo nazionali. Noi riteniamo essenziale la mobilitazione dell'opinione pubblica europea e speriamo per questa ragione che milioni di cittadini europei usino rapidamente il grimaldello dell’iniziativa legislativa che è stata concessa loro dal trattato di Lisbona, per scardinare l’asfittico sistema istituzionale europeo ed esigere la sostenibilità sociale, ambientale, culturale e democratica delle politiche europee. Noi speriamo che da questa mobilitazione possa scaturire una forte spinta popolare per promuovere il riconoscimento di un potere costituente al Parlamento europeo in occasione delle elezioni europee della primavera 2014.

Giuliano Amato
Emma Bonino
Rocco Cangelosi
Pier Virgilio Dastoli
Monica Frassoni
Sandro Gozi
Alberto Majocchi
Giacomo Marramao
Luisa Passerini
Guido Rossi
Barbara Spinelli

Lettera inviata al Direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli

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