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Ci serve davvero l’Europa? Non staremo perdendo tempo ed energie dietro a un’idea? Quella di oggi è la terra dei diritti immaginata a Ventotene? Mentre l’Unione è sotto attacco da più parti, accusata di essere una matrigna distante dai problemi reali dei cittadini, Emma Bonino e Pier Virgilio Dastoli, protagonisti indiscussi del progetto europeista, scelgono di intraprendere un viaggio nella memoria personale e collettiva che ci riguarda tutti da vicino. Ripercorrono lotte e progressi, sconfitte e conquiste, recuperano le tracce delle esistenze e delle aspirazioni di tante donne e tanti uomini che si sono battuti per costruire e difendere questo ideale, e invitano a prendere coscienza di quanto ancora resta da fare, senza però commettere l’errore di dimenticare, o peggio di gettare via, l’enorme lavoro svolto finora.

Il risultato è un dialogo serrato e coinvolgente, stimolato dalle ricostruzioni del documentarista Luca Cambi, in cui si dà conto delle innumerevoli tappe di questo processo, si ravviva il dibattito sulle nuove sfide che ci attendono, e si offre il ritratto appassionato e avvincente di Altiero Spinelli, vero padre fondatore capace di intuire e ispirare con lungimiranza, in un continente lacerato dalla guerra, quei principi di fratellanza, pace e libertà a cui ancora oggi dobbiamo tendere.

COPERTINA.

A che ci serve l'Europa

di Emma Bonino, Pier Virgilio Dastoli

Prefazione di Corrado Augias, postfazione di Romano Prodi, con la collaborazione di Luca Cambi

(edito da Marsilio NODI)

 

 

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Il “LIBRO VERDE - Scriviamo insieme il futuro dell’Europa. Un progetto, un metodo e un’agenda costituente per la decima legislatura 2024-2029” è finalizzato ad aprire una discussione pubblica per tradursi poi in un “Libro bianco” con proposte ancora puntuali rivolte al nuovo Parlamento europeo ed iniziative di cittadine e di cittadini indirizzate alla nuova Commissione europea nel quadro delle azioni e delle priorità del Movimento Europeo Internazionale.

Esso si iscrive nel quadro del dibattito sul futuro dell’integrazione europea sottoposta alle drammatiche sfide che hanno sconvolto il Continente e i Paesi vicini nel secondo decennio del secolo prendendo come punto di partenza le raccomandazioni della Conferenza sul futuro dell’Europa e le reazioni dalle diverse istituzioni europee insieme alle indicazioni emerse dal dibattito italiano e dalle organizzazioni rappresentative della società civile dopo la fine della Conferenza.

Esso rientra, inoltre, nel quadro di attività di due progetti più ampi mirati a rafforzare il ruolo del Movimento Europeo come catalizzatore della società civile organizzata in Italia per quanto riguarda le loro aspettative rispetto all’UE.

Il primo di tali progetti “Beni pubblici europei per una prosperità condivisa: opportunità e sfide del sistema Italia nella decima legislatura europea” è realizzato con il supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ai sensi dell’art. 23 bis del D.P.R. 18/1967.

La seconda iniziativa è la piattaforma di attività “Insieme per l’Europa” promosse dal Movimento Europeo Internazionale con il cofinanziamento dell’Unione europea.

Il Movimento Europeo intende condividere il Libro verde con altre reti della società civile, confrontarsi con ricerche e proposte come quelle del Forum Diseguaglianze Diversità (FDD) nel libro “Quale Europa: capire, discutere, scegliere” e diffonderlo attraverso i nostri centri di coordinamento territoriale e sottoporlo poi alle candidate e ai candidati alle elezioni europee.

Il Libro verde esiste in un formato pocket a stampa ed in un formato e-book e si conclude con una sintesi delle nostre priorità “per un’Europa unita e democratica in un mondo paralizzato da un disordine globale” e con il “Manifesto per le Elezioni Europee 2024 del Movimento Europeo Internazionale”. Un volume secondo (disponibile solo in forma elettronica) riporta diversi testi rilevanti per il dibattito sulle riforme europee tra cui, in particolare, i contributi pervenuti da parte delle organizzazioni facenti parte del Movimento Europeo – Italia

Vai alla versione e-book del “LIBRO VERDE” del Movimento Europeo – Italia

Vai al Volume secondo del LIBRO VERDE - ALLEGATI

 

 

 

 

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VI SEGNALIAMO

  • 23 aprile, ore 15:15-18:00, Milano. “L’UE come garante del diritto sovranazionale e il ruolo della società civile”: settimo ed ultimo ciclo dei sette incontri sul ruolo del Parlamento europeo nelle politiche dell’Unione e sul potere di cambiamento dei cittadini promosso dall’Associazione Libertà e Giustizia. Questo ciclo di incontri è stato pensato e costruito da Emilio De Capitani (già segretario della Commissione Parlamentare LIBE del Parlamento Europeo) e Paola Regina (avvocata internazionalista, rappresentante dell’Unione forense dei diritti umani) con l’obiettivo di raggiungere una migliore conoscenza dei meccanismi europei della partecipazione e per mettere a fuoco le priorità di Libertà e Giustizia e degli altri attori che partecipano agli incontri. Ogni lezione si apre con un inquadramento sintetico circa il funzionamento del Parlamento europeo e sugli strumenti di partecipazione attiva negli ambiti che riguardano libertà, giustizia, diritti, democrazia e pace. Ai relatori, di alto profilo nazionale e internazionale, il compito di approfondire i vari temi sotto differenti punti di osservazione. LOCANDINA.
  • 23 aprile, ore 18:30, Milano. Presso il Centro Brera, la lista “Stati Uniti d’Europa” presenta il volume “A che ci serve l’Europa” di Emma Bonino e Pier Virgilio Dastoli con la prefazione di Corrado Augias e la postfazione di Romano Prodi. LOCANDINA.
  • SAVE THE DATE ! 29 aprile, ore 17:00, Vicenza. Avrà luogo presso la Sala Chiostri di Santa Corona a Vicenza l'incontro dal titolo "L’IDEALE DI EUROPA E LA REALTÀ DI OGGI da Ventotene 1941 a Bruxelles 2024". Interverranno: Susanna Florio, Responsabile rapporti con l’Europa del Comitato Nazionale ANPI e Pier Virgilio Dastoli, Presidente del Movimento Europeo, già collaboratore di Altiero Spinelli che presenterà il ”LIBRO VERDE - Scriviamo insieme il futuro dell’Europa: un progetto, un metodo e un’agenda costituente per la decima legislatura 2024-2029". Con il Patrocinio della Città di Vicenza, l'incontro è promosso da: ANPI, AVL Vicenza, ANED, FIAP, CGIL, ARCI, Alternativa Nord/Sud per il XXI Secolo, Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Giuristi Democratici, Legambiente, Mediterranea Vicenza, Non dalla Guerra, Paxchristi, Salaam Ragazzi dell'Olivo e Movimento europeo Italia. LOCANDINA.
  • SAVE THE DATE ! 30 aprile, ore 15:30-17:30, Webinar. L'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale, insieme ad Infocivica - Gruppo di Amalfi, promuovono la presentazione online del volume di Emma Bonino e Pier Virgilio Dastoli "A che ci serve l'Europa". Con l'introduzione e il coordinamento di Leda Guidi (Presidente di Comunicazione Pubblica), Marco Magheri (Segretario generale di Comunicazione Pubblica), Pieraugusto Pozzi (Segretario generale Infocivica), discutono del libro insieme a Pier Virgilio Dastoli, Presidente del Movimento Europeo Italia e presidente del Comitato Scientifico di Comunicazione Pubblica, socio Infocivica: Lucia D'Ambrosi, professore associato in Comunicazione e Ricerca Sociale, Università Sapienza di Roma; Giampiero Gramaglia, giornalista, Comitato Scientifico "Compubblica", past president Infocivica; Giacomo Mazzone, giornalista, co-presidente Infocivica, direttore responsabile "Democrazia futura", rivista trimestrale di Infocivica. Per poter partecipare, scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. entro venerdì 26 aprile 2024. I posti sono limitati.

 

ARTICOLI E TESTI DELLA SETTIMANA

 

 

 

 

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22 aprile

  • Roma, 54ma edizione della #GiornataMondialeDellaTerra

23 aprile

  • Milano, incontro “L’UE come garante del diritto sovranazionale e il ruolo della società civile” (Libertà e Giustizia)
  • Milano, presentazione del volume “A che ci serve l’Europa” di Emma Bonino e Pier Virgilio Dastoli con la prefazione di Corrado Augias e la postfazione di Romano Prodi (Lista "Stati Uniti d’Europa")

25-26 aprile

  • Marsiglia, Assemblea generale European Civic Forum

 

   

 

 

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È l’ora di una insurrezione politica: pacifica, istituzionale e costituente

Il fallimento del Consiglio europeo del 17 e 18 aprile 2024 è l’ennesima prova che l’Unione europea e i suoi Stati membri non possono pianificare il futuro affidandosi al negoziato fra governi che agiscono fondando i loro orientamenti solo sulla difesa di apparenti interessi nazionali.

Sul tavolo dei Capi di Stato e di governo si sono accumulate molte sfide solo in parte sintetizzate nel rapporto sul mercato unico che lo stesso Consiglio europeo aveva affidato ad Enrico Letta a trent’anni dall’incompiuto obiettivo del 1993 se si pensa all’inesistente unione dei capitali o ai permanenti ostacoli sulla libera circolazione dei servizi per non parlare delle forti divergenze fra gli Stati membri nella gestione della competitività interna resa più frammentaria dalle continue violazioni delle regole sugli aiuti di Stato.

Enrico Letta ha messo l’accento sulle due transizioni gemelle relative all’ambiente e alla società digitale che si accompagnano alla prorompente urgenza di una difesa comune come parte integrante di una vera politica estera e della sicurezza.

Egli ha anche avanzato proposte sulla necessità di ridurre la frammentazione fiscale e di armonizzare la tassazione indiretta, senza la quale non può esistere un mercato unico equo e solidale, pur sapendo che questo tema rappresenta un tabù per i governi nazionali e ha tentato di aprire una riflessione su nuovi strumenti finanziari indispensabili per garantire un adeguato livello di bilancio negli investimenti sull’ambiente e sull’innovazione digitale lanciando l’idea di un safe asset europeo a cui si dovrebbero associare a nostro avviso vere risorse proprie europee.

La discussione fra i Capi di Stato e di governo ha messo immediatamente in luce per ora insanabili dissidi sulla realizzazione di quel mercato unico che pur rappresenta la ragion d’essere dell’integrazione europea così come i dissidi sono per ora insanabili sulla difesa europea che è uno degli elementi della nostra autonomia strategica in un mondo scosso da un drammatico disordine.

Gli annunci del futuro rapporto affidato dalla Commissione europea a Mario Draghi sulla competitività all’interno dell’Unione europea e verso l’esterno, contenuti in parte nel testo scritto del discorso pronunciato a La Hulpe e in parte in un paio di frasi ad effetto che non si ritrovano in quel testo (come la necessità di un “cambiamento radicale” delle politiche economiche e finanziarie europee e  il fatto che “non possiamo permetterci il lusso di attendere la revisione dei trattati per procedere sulla via del cambiamento” privilegiando le cooperazioni rafforzate), non hanno suscitato particolari emozioni fra i Capi di Stato e di governo che hanno rinviato all’incontro informale dei leader del prossimo 17 giugno le riflessioni su chi governerà l’Unione europea dopo le elezioni europee e sull’agenda strategica 2024-2029.

Nulla è emerso, come era noto e prevedibile, sugli orientamenti dei governi per quanto riguarda le riforme interne necessarie al fine di consentire all’Unione europea di pianificare il proprio futuro, con particolare riferimento all’allargamento dei suoi confini politici verso i Balcani e l’Europa orientale, sapendo che una larga maggioranza dei Capi di Stato e di governo (19 su 27, ma ogni elezione nazionale aumenta il numero degli immobilisti) è informalmente contraria ad entrare nel labirinto interistituzionale della Convenzione prevista dall’art. 48 TUE.

Una parte dei governi è contraria alle modifiche ai trattati ed in particolare all’abolizione del potere di veto o all’estensione delle competenze europee ed un’altra parte dei governi teme invece i rischi di un metodo complicato che potrebbe sfociare in una divisione pubblica e radicale nella Convenzione, che esige un accordo fra le sue componenti secondo il principio del consenso.

Il metodo della Convenzione esige poi una conferenza diplomatica destinata a chiudersi con un compromesso all’unanimità e con l’unanimità delle ratifiche nazionali che dovranno avvenire in tredici casi per referendum diluiti nel tempo sulla base di dibattiti nazionali senza nessun spazio all’ipotesi di una unione “sempre più stretta” a cerchi concentrici o a più velocità.

Vale la pena di ricordare l’esperienza della precedente Convenzione sull’avvenire dell’Europa, a cui fu affidato il compito di modificare il Trattato di Maastricht e i successivi aggiornamenti di Amsterdam e di Nizza attraverso un Trattato costituzionale con un processo iniziato a dicembre 2001 con la Dichiarazione di Laeken e concluso otto anni dopo a dicembre 2009 con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona (TUE) e del carattere vincolante della Carta dei diritti modificando il Trattato istitutivo della Comunità europea (TFUE).

Resta ancora oggi valida la critica a questa articolazione dei Trattati del vicepresidente della Convenzione, Giuliano Amato, sul loro carattere ermafrodita perché dotati in buona parte degli attributi pattizi tradizionali e in parte di quelli innovativi costituzionali.

Il lunghissimo testo di proposte di modifiche dei due trattati – approvato da una ristretta maggioranza semplice della Assemblea il 22 novembre 2023 in una versione resa complicata dai compromessi imposti dal PPE a S&D, Renew, Verdi e Left con soluzioni talvolta contraddittorie e talvolta confliggenti con la risoluzione politica che precede quel testo – non faciliterebbe certamente il lavoro di una eventuale, nuova Convenzione se essa fosse per avventura convocata dal Consiglio europeo.

Last but not least, l’idea che circola fra alcuni parlamentari della Commissione affari costituzionali di un ricorso alla Corte europea di Lussemburgo contro il Consiglio europeo per violazione dell’art. 48 (TUE) sottoporrebbe il Parlamento europeo ad una seconda sconfitta dopo la non-convocazione della Convenzione perché quell’articolo non impone ai capi di Stato e di governo un termine perentorio di tempo per decidere – al contrario del ricorso in carenza sulla politica dei trasporti del Parlamento europeo contro il Consiglio – e la giurisprudenza della Corte non aiuta sull’interpretazione della norma del Trattato sulla cooperazione leale fra istituzioni.

Per tutte queste ragioni noi riteniamo che il Parlamento europeo eletto dal 6 al 9 giugno dovrebbe dare mandato alla commissione affari costituzionali di riaprire una riflessione sul testo votato il 22 novembre 2023 (e sulla risoluzione, adottata da una più confortevole maggioranza assoluta il 29 febbraio, sui rapporti fra allargamento e approfondimento tenendo anche conto di proposte di riforme interne e di politiche dell’Unione europea approvate sulla base dei lavori di altre commissioni parlamentari).

Questa riflessione dovrebbe essere sottoposta ad una sessione straordinaria della Conferenza sul futuro dell’Europa immaginando anche la convocazione di una riunione delle assise interparlamentari come quelle che si svolsero a Roma nel novembre 1990 in modo tale da coinvolgere da una parte la società civile e dall’altra tutte le forze politiche nazionali di maggioranza e di opposizione invitando come osservatori, sia nella Conferenza che nelle assise, rappresentanti dei paesi candidati all’adesione.

Di fronte all’immobilismo dei governi nazionali si tratta di avviare dopo le elezioni europee una “insurrezione politica: pacifica, istituzionale e costituente” per aprire la strada ad una profonda riforma democratica dell’Unione europea al fine di renderla capace di pianificare il proprio futuro e quello delle sue cittadine e dei suoi cittadini mettendo al centro il ruolo di leadership del Parlamento europeo.

Roma, 21 aprile 2024

coccodrillo

 

 

 

 

 

 

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