ANALISI DEL PRESIDENTE DASTOLI SULLE DICHIARAZIONI DELLA PRESIDENTE GIORGIA MELONI DOPO IL CONSIGLIO EUROPEO

11565553 800x450Giorgia Meloni mente spudoratamente ad ogni conclusione del Consiglio europeo affermando ogni volta che i suoi colleghi hanno accolto le proposte del governo italiano: sui centri di detenzione per i richiedenti asilo secondo il modello Albania, sulla demolizione di quella che la presidente del consiglio chiama la follia ideologica del green deal, sui dazi europei che la Commissione europea vorrebbe attivare il 2 aprile e che Giorgia Meloni vorrebbe rinviare sine die per compiacere il suo amico Trump…

Ieri sera Giorgia Meloni ha mentito, ma nessun giornalista l’ha smentita perché i suoi incontri con la stampa sono dei grotteschi monologhi, dicendo che il Consiglio europeo avrebbe accolto la proposta italiana su Invest Eu per i capitali privati nel riarmo europeo.

Non è così perché Ursula von der Leyen si è limitata a dire che la Commissione europea studierà le proposte italiane che hanno lo scopo di aiutare le imprese italiane della difesa come Leonardo senza aumentare il debito pubblico.

Per il resto i capi di Stato e di governo – pur confermando l’accordo di principio del 6 marzo sul frettoloso piano di Ursula von der Leyen da lei sconsideratamente e solitariamente battezzato Rearm Europa ispirato dalla sua fallimentare esperienza di ministro della difesa tedesco fino al 2019 – sono divisi su tutte le cose essenziali salvo l’obiettivo di rafforzare l’autonomia strategica…entro il 2030.

Sono divisi sulla proposta di chiedere deroghe al Patto di stabilità che Ursula von der Leyen ha proposto di attivare entro aprile.

Sono divisi sugli Eurobond e sulla proposta di creare un fondo da lei battezzato Safe per usare i teorici 150 miliardi di euro di prestiti da rimborsare che nessuno sa da dove potranno arrivare dimenticando che sul tavolo del Consiglio e del Pe c’è la proposta del fondo Edip che si potrebbe adottare rapidamente in codecisione rispettando il principio del controllo democratico.

Sono divisi sull’idea di un debito comune riproposta da Mario Draghi.

Sono divisi sulle modalità per stimolare la cooperazione fra gli Stati attraverso acquisti congiunti di armi.

Sono divisi sull’invio di truppe in Ucraina anche se dovessero essere inviate dopo la tregua dove i cosiddetti volenterosi hanno lasciato soli Macron e Starmer.

Sull’Ucraina i ventisei hanno dovuto subire l’ennesimo veto del putiniano Orban che ha ricevuto a Bruxelles con tutti gli onori il vicepresidente del governo Italiano Matteo Salvini.

Sulla spaventosa strage a Gaza perpetrata da Netanyahu con il sostegno di Trump ma con l’opposizione del capo dello Stato israeliano i ventisette si è limitati a « deplorare ».

Vale la pena di aggiungere la soddisfazione del Consiglio europeo sulle proposte relative agli oceani definite ambiziose olistiche e lungimiranti (!) e le banalità sulla competitività in una situazione in cui i rapporti Draghi e Letta rischiano di incamminarsi come si dice in francese sulla voie di garage.

Quando il Parlamento europeo avrà il coraggio e la determinazione di denunciare l’irresponsabilità (nel senso letterale della parola) dei 27 e della Commissione europea riprendendo il progetto Spinelli del 1984, aggiornandolo in una logica e con un metodo costituente per sottoporlo in una conferenza interparlamentare all’approvazione dei parlamenti nazionali che lo vorranno accompagnandola da una agorà con le organizzazioni rappresentative delle società civile, del mondo del lavoro e della produzione?

Pier Virgilio Dastoli
21 marzo 2025