CIAO OLIVIER

lorenzo ceva valla 1200x805Oggi, 4 maggio, Olivier Dupuis (*) ha scelto di morire, perché si trova in una situazione di malato terminale.

Pubblichiamo per ricordarlo la lettera che gli scrisse Altiero Spinelli nell’ottobre 1985 quando fu arrestato e incarcerato dalla magistratura belga per obiezione di coscienza:

Lettera di Altiero Spinelli a Olivier Dupuis

Ottobre 1985

 

Caro Olivier Dupuis,

hai ragione: la fame nel Sud del mondo, l’assenza di diritti nei paesi dell’Est del mondo, l’egoismo dei privilegiati della libertà e del benessere dell’Ovest, sono i tre grandi problemi di civilizzazione della nostra epoca. Aggiungerei la distruzione progressiva che Nord, Sud, Ovest ed Est stanno compiendo dell’ambiente (la desertificazione, la polluzione dei mari e dell’atmosfera).

Le strutture di decisione in tutti questi campi sono disperatamente anacronistiche, il che implica la necessità di un’azione politica di tipo radicale, perché non si tratta di realizzare una certa forma di società (liberale, socialista, cattolica, islamica) ma di cercare soluzioni appropriate a una serie di mali della nostra epoca.

La più pericolosa di queste strutture pericolanti e tuttavia ancora forti è quella della sovranità illimitata dello Stato, la possibilità di guerra e quindi l’armamento progressivo per aggredire o difendersi, discende da ciò. Finché il mondo sarà diviso in Stati sovrani, la difesa, e quindi i soldati, gli eserciti, saranno un dato inevitabile?

Sono convinto che c’è, per ogni legge, e quindi anche per questa, il dovere più ancora che il diritto di contestare la legge esistente e di chiederne la modificazione o l’abolizione; i meccanismi politici democratici esistono, tra le altre cose, anche per questo. E tra gli strumenti possibili al fine di suscitare cattiva coscienza nei difensori della legge esistente e di organizzare consenso intorno agli innovatori, c’è lo strumento della disobbedienza civile.

L’impiegare o no questo metodo è sempre frutto di una valutazione politica. Perché la disobbedienza civile suscita sempre, in un uomo normale, una sana reazione di rigetto, colui che disobbedisce deve saper ben calcolare che, in un lasso di tempo ragionevole, la cattiva coscienza generata nell’uomo normale dalla punizione del disobbediente diventerà predominante sulla reazione di rigetto.

Io credo che l’obiezione di coscienza contro il servizio militare per ragioni personali possa creare una cattiva coscienza molto limitata. La cattiva coscienza può al contrario crescere e divenire una forza politica, se l’obiezione di coscienza non è diretta contro il dovere in sé di partecipare alla difesa della propria comunità, ma contro il fatto che questa difesa è assurda, ingiusta e che dovrebbe essere rimpiazzata da un’altra forma di difesa, più razionale, più giusta…

Ma dovrebbe essere preparata e lanciata in momenti ben scelti.

Ti sottopongo queste riflessioni perché sei in carcere per rifiuto del servizio militare, e spero che ti aiuteranno nelle tue meditazioni. In fin dei conti, bisogna ad un certo punto scegliere se seguire l’esempio di Socrate, che diceva: obbedisco fino a morire alle leggi della città, anche se sono ingiuste, o invece se seguire l’esempio di Antigone, che diceva: disobbedisco, fino a morire, alle leggi della città, perché devo obbedire a una legge superiore. Talvolta l’una, talvolta l’altra, sono la parte della ragione.

(*) BIOGRAFIA

Olivier Dupuis (Ath, 25 febbraio 1958 – Bruxelles, 4 maggio 2026) è stato un politico e attivista belga, successivamente naturalizzato italiano, figura di primo piano del radicalismo transnazionale e del federalismo europeo. Laureato in scienze politiche e sociali, aderisce al Partito Radicale nei primi anni Ottanta, impegnandosi fin da subito nelle battaglie per i diritti civili, la democrazia e la nonviolenza.

Nel 1986 viene incriminato per diserzione dopo aver sostenuto pubblicamente che né la difesa militare né quella civile alternativa fossero strumenti adeguati a garantire la pace, individuando invece nella mancanza di democrazia nell’Unione Sovietica una delle principali minacce alla sicurezza internazionale. Dal 1988 si trasferisce a Budapest, dove contribuisce alla nascita e allo sviluppo del Partito Radicale Transnazionale (PRT), coordinandone le attività nell’Europa centrale tra il 1989 e il 1993.

Nel 1993 viene eletto presidente del Consiglio Generale del PRT e, due anni dopo, segretario generale, incarico che mantiene fino al 2003. In questo ruolo guida il partito in una fase cruciale, caratterizzata da campagne internazionali per la democrazia, il rispetto dei diritti umani e il rafforzamento delle istituzioni sovranazionali.

Nel 1996 entra al Parlamento europeo, subentrando a Marco Pannella, e viene poi rieletto nel 1999. A Strasburgo e Bruxelles si occupa in particolare di politica estera, sicurezza e diritti fondamentali, con attenzione ai Balcani, al Caucaso e all’Europa sud-orientale. È stato vicepresidente della Delegazione per le relazioni con le Repubbliche transcaucasiche e membro della Commissione per gli affari esteri, la sicurezza e la politica di difesa.

Negli ultimi anni continua a intervenire nel dibattito pubblico europeo con analisi, articoli e iniziative politiche, mantenendo un forte impegno sui temi della democrazia, dello stato di diritto e delle libertà civili. Colpito da una grave malattia alla fine del 2025, ha scelto di ricorrere al suicidio assistito a Bruxelles, dove è scomparso il 4 maggio 2026.

 

Dalla moglie di Olivier Dupuis – De la part de la femme d’Olivier Dupuis – From Olivier’s wife (testo originale in francese):

Chers si chers amis
Chères
Si Chères amies

Notre Olivier
S’en est allé
Très apaisé

Notre Olivier
S’est envolé
Le cœur léger

Le Funambule
Cheveux au vent
Danse
Sur
Son
Fil

04/05/2026