Newsletter n.6/2020 – Politica industriale europea: quale futuro

L’editoriale
Iniziative del Movimento Europeo – Italia
Documenti chiave
Economia in pillole
Carta dei diritti fondamentali
L’Europa dei diritti
Consigli di lettura
Agenda della settimana


 

Una nuova politica industriale per l’Europa al servizio della società

La Commissione europea lancerà in questa settimana a Bruxelles davanti al PE – riunito eccezionalmente nella capitale belga invece che a Strasburgo – su proposta del commissario Breton un piano d’azione per una nuova strategia industriale come parte integrante dell’obiettivo prioritario di una “Europa pronta per l’era digitale”. Il piano fa parte di un pacchetto di quattro iniziative non legislative sottoposte al Consiglio e al PE nel primo trimestre del 2020 che comprende un rapporto sulle barriere che ancora ostacolano il mercato interno, un piano d’azione per il suo rafforzamento e una strategia per le piccole e medie imprese.

La politica industriale europea non è certamente un tema inedito per l’agenda comunitaria. La dimensione transnazionale del mondo della produzione nei tre settori principali dell’industria manifatturiera, delle nuove tecnologie e dei servizi e delle sfide economiche nella globalizzazione ha riproposto a più riprese la necessità di pensare ad una politica continentale per lo sviluppo dell’industria.

Prima del “memorandum Colonna” del 1970, la Commissione aveva usato raramente il termine stesso di politica industriale e sarebbe stato del resto inutile cercarlo nei trattati di Roma anche se la soppressione delle tariffe doganali e degli ostacoli agli scambi sono stati atti di politica industriale che hanno indotto profondi mutamenti nelle strategie nazionali di sviluppo.

Il bisogno di una politica industriale europea è emerso tuttavia quando è stato evidente che l’azione puramente “negativa” di rimozione delle barriere non era più al passo con i tempi della globalizzazione.

La formazione di società europee, l’apertura dei mercati pubblici, l’integrazione delle energie tecnologiche, insieme ai fondi per la ristrutturazione delle industrie tradizionali e ai contratti europei di sviluppo, apparvero come strumenti essenziali per gettare le basi di una politica industriale europea.

Ciò avrebbe richiesto tuttavia la decisione dei governi di attribuire alla Commissione il ruolo essenziale di iniziatrice e promotrice di politiche europee e l’obbligo del Consiglio di decidere a maggioranza, riequilibrando contestualmente il bilancio europeo a favore dell’industria e dell’avanzamento tecnologico insieme a interventi europei nella dimensione regionale e sociale.

Ciò non è avvenuto né nella prima metà degli anni ’70 – lasciando inattuato il piano presentato dal commissario Altiero Spinelli che univa la prospettiva industriale a quella ecologica – né in tutti gli anni successivi e nelle revisioni dei trattati dall’Atto Unico del 1987 al Trattato di Lisbona del 2009 in cui la politica industriale resta di competenza degli Stati membri.

La politica industriale europea, per essere tale, deve poter contare su strumenti sovranazionali come: un sistema federale di banche pubbliche di investimento che ruoti intorno alla BEI e coinvolga le State Investment Banks dei paesi membri; appalti pubblici europei innovativi capaci di mobilitare quella massa critica di domanda necessaria a garantire uno sviluppo accelerato di infant industries e nicchie tecnologiche; imprese pubbliche europee mission oriented e capaci di sfruttare economie di scala continentali; un patrimonio europeo, gestito da un fondo sovrano transnazionale che permetta di rendere intergenerazionali i benefici creati dagli asset europei frutto di investimenti transnazionali.

Prigioniera dei limiti fissati dal Trattato di Lisbona, non solo nel titolo dedicato alla politica industriale, ma anche dalla logica delle regole della concorrenza che rendono difficile se non impossibile la creazione di “campioni europei” in settori in cui la competitività internazionale richiederebbe più Europa, la strategia della Commissione von der Leyen e del commissario Breton rischia di impantanarsi nei meandri dei meccanismi comunitari così come lo sono stati i molti tentativi delle precedenti Commissioni.

Insieme alla sovranità digitale e all’industria della difesa, il tema di una vera politica transnazionale per il mondo della produzione e delle nuove tecnologie dovrebbe far parte dei temi che dovranno essere dibattuti dalla Conferenza europea sul futuro dell’Europa.

coccodrillo

 


 

Iniziative del Movimento Europeo – Italia

Il Movimento Europeo aderisce, assieme numerosi altri soggetti, tra cui l’Associazione della Comunicazione Pubblica, all’appello rivolto al Presidente del Consiglio per una corretta modalità di comunicazione sul tema del coronavirus. Clicca qui per leggere il testo.

È del 4 marzo scorso la presentazione di una petizione al Parlamento Europeo, a firma del presidente Pier Virgilio Dastoli, per il rispetto dei valori fondamentali dell’Unione europea, in particolare dello stato di diritto. Si richiede con la stessa all’istituzione parlamentare di chiedere alla Commissione europea, ai sensi dell’art. 225 TFUE, di presentare, entro tre mesi dalla richiesta, una proposta legislativa volta alla creazione di un meccanismo per la valutazione da parte degli Stati membri dei valori fondamentali sanciti dall’art. 2 del Trattato (in particolare lo stato di diritto). Tale proposta deve poter consentire alle istituzioni dell’Unione di effettuare un esame sistematico, di formulare raccomandazioni e, se necessario, sanzionare qualsiasi violazione dei valori fondamentali dell’Unione. La petizione è stata firmata anche dai Membri del Comitato dei cittadini aderenti all’iniziativa sullo stato di diritto e dalle 51 ONG che hanno aderito alla dichiarazione di Milano del 14 dicembre scorso. Il testo della petizione è disponibile cliccando qui.

Per la settimana in corso, il Movimento Europeo Italia aveva organizzato un importante momento di confronto sul tema delle fake news. Il 12 marzo prossimo, infatti, presso la Rappresentanza per l’Italia del Parlamento Europeo, si sarebbe dovuto tenere un dibattito sul modo in cui la falsa informazione può influenzare l’opinione pubblica. La questione non nasce oggi, poiché è da tempo che si pone l’accento sulle cause del fenomeno e sul suo contrasto. Di certo, disinformare è uno degli stratagemmi utilizzati da poteri spesso non trasparenti per delegittimare. E le istituzioni europee non hanno certo bisogno di tutto questo, quanto piuttosto di partecipazione sentita, dialogo e impegno. Vi terremo perciò aggiornati sulla nuova data di svolgimento del dibattito, prevista, previa conferma, per il 25 marzo.

Patrick Zaki è ancora agli arresti. Anzi: la sua condizione è passata a quella di essere detenuto tra i dissidenti politici. Sabato scorso, 7 marzo, la conferma della carcerazione. Ecco perché rinnoviamo l’appello perché sia presto liberato e affinché l’Unione europea tenga conto della grave limitazione dei diritti di libertà perpetrata dal regime egiziano.


 

Documenti chiave

 


 

Economia in pillole

In attesa della diffusione del cosiddetto “documento Breton”, sulla politica industriale europea dei prossimi anni, è bene ricordare alcune affermazioni dell’attuale Commissario Ue per il mercato interno. Farlo aiuta a comprendere quale sia lo stato attuale dell’industria comunitaria e quali gli obiettivi di questi anni, considerato che, secondo il commissario Thierry Breton: “L’Europa è senza dubbio, tra le maggiori economie, quella con la base industriale più diversificata e solida, con le maggiori competenze. L’industria rappresenta il 20% dell’attività economica lì. È una grande risorsa. Fino ad ora, tuttavia, non esiste una vera politica industriale per il nostro continente. E questa sarà una delle mie missioni di qui ai prossimi mesi. Come ci ha ricordato Ursula von der Leyen, questa politica terrà conto del contesto geopolitico, della lotta ai cambiamenti climatici con il Patto verde, dell’elaborazione dei dati digitali, della fornitura di materie prime essenziali e del nostro mix energetico”. È proprio sulla digitalizzazione che si concentra una buona parte della strategia industriale europea, e, in relazione a ciò, in un’intervista recentemente rilasciata da Breton al “Corriere delle Comunicazioni” sul tema del ritardo nello sviluppo del 5G, “L’Europa non registra il ritardo che alcuni stanno cercando di attribuirle. Abbiamo sia le competenze sia un enorme potenziale. Ad esempio, deteniamo il 55% dei brevetti relativi al 5G. È vero che per l’attuale generazione di servizi, basata su dati personali, gli Stati Uniti e la Cina sono in vantaggio. Le piattaforme sono state in grado di beneficiare di vasti mercati locali per dati strutturati, anche recuperando dati altrove e in condizioni che stanno iniziando a essere dibattute. America e Cina hanno colto la prima ondata. In sostanza, quello dei dati personali. Ora dobbiamo concentrarci sulla seconda ondata che emergerà dal business to business con un chiaro principio: gli europei devono possedere i propri dati e questi devono essere elaborati in Europa, secondo le nostre regole e i nostri valori”.


 

Carta dei diritti fondamentali

Come di consueto, riportiamo un’immagine dell’argomento trattato in settimana scorsa. Dopo aver esaminato il quinto diritto fondamentale, quello che pone il divieto di schiavitù e servitù, lavoro forzato o obbligatorio e tratta di esseri umani, grazie al contributo fornito dal prof. Gabriel Toggenburg dell’Università di Graz, ci occupiamo del diritto alla libertà e alla sicurezza, al quale, secondo la Carta, “ogni individuo ha diritto”.

Ma come si configura la libertà, nel mondo di oggi? In maniera complessa e, per analizzare in breve il concetto, ci siamo basati sulle affermazioni di alcuni filosofi. Anzitutto, parlare di “libertà” in un significato vicino a quello attuale, richiede una contestualizzazione: infatti, durante l’Illuminismo fu Immanuel Kant a introdurre una concezione di libertà più vicina al mondo del noumeno che a quella del fenomeno. Uscendo dal cosiddetto “stato di natura”, in cui non vi è libertà in quanto l’uomo non è svincolato dal mondo empirico, ci si trova di fronte all’imperativo categorico della scelta: l’uomo comprende di essere libero quando, attraverso la morale, si capacita di essere in grado di compiere delle scelte autonome. Questo non vuol dire che la sua libertà sia incondizionata, perché il vincolo all’agire deve poter risiedere in una legge che egli si dà e che sia coerente con dei presupposti morali.

In epoca recente, secondo il prof. Amartya Sen, filosofo ed economista, Premio Nobel per l’economia nel 1988, il livello di libertà democratiche, civili e di riflesso politiche di una comunità si può misurare in base al suo livello di sviluppo. [Da questo concetto prende il nome del suo celebre testo, “Lo sviluppo è libertà”]. Sen ricorre spesso al concetto di “capacitazioni”, per delineare il modo in cui una società è in grado di sviluppare nei suoi cittadini determinate competenze e abilità. Quanto più una comunità riesce a “capacitare” i suoi cittadini, tanto maggiore sarà il grado di libertà presente all’interno della stessa. Da quello che vediamo nel mondo intorno a noi, molti passi in avanti sono stati compiuti, nell’Unione europea, per tutelare la libertà dei cittadini. Inoltre, il sesto diritto fondamentale parla di diritto alla sicurezza; anche questo è stato, nella costruzione europea precedente al trattato di Lisbona, uno dei pilastri dell’Europa, in base al quale costituire per l’appunto lo Spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia. C’è anche da considerare che la libertà e la sicurezza sono diritti che si bilanciano l’un l’altro, così che uno Stato può decidere di limitare alcune libertà per tutelare, sotto determinati aspetti, la sicurezza dei cittadini. C’è anche da riconoscere che, nel nostro evoluto continente, il tema della sicurezza può diventare una trappola. Può succedere infatti di eccedere nella ricerca della stessa, finendo così per veder limitate, magari oltre misura, la propria libertà. Da questo punto di vista, un ruolo essenziale è quello giocato in una società libera, democratica e, proprio per questo, sicura, dai media. Ma questo in realtà costituisce un altro aspetto della libertà che la Carta tratta più avanti, all’articolo 11.


 

L’Europa dei diritti

Gli organi di giustizia dell’Unione europea hanno trattato le numerose declinazioni del concetto di libertà, riprese negli articoli della Carta dei diritti fondamentali. Per quanto attiene a questa uscita settimanale, ci occupiamo degli aspetti trattati nell’articolo 6 della Carta dei diritti fondamentali, dove si fa riferimento al diritto alla libertà e alla sicurezza. Occuparsene pone non poche questioni per i giudici della Corte. Infatti, in questo ambito la diversità dei contesti non solo tra gli Stati membri, ma anche tra le diverse regioni solleva numerosi interrogativi. Con riferimento all’Italia, sappiamo per esempio che, nella cooperazione con altri Stati membri, il fatto che sia l’unico Stato membro in cui esista il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso rappresenta ancora oggi un ostacolo nella possibilità di riconoscere oltre i confini italiani le organizzazioni criminali di questo genere. Ciò non toglie che le operazioni contro di esse si svolgano in tutta Europa, attraverso l’istituto del mandato di arresto europeo.

In relazione a ciò, è bene sapere che la Corte di giustizia Ue si occupa abbastanza di frequente di tale istituto; veniamo a un caso che riteniamo interessante sintetizzare. Una sentenza molto recente della Corte, del 3 marzo scorso, ha stabilito quale sia il diritto applicabile per una pena nei confronti di una persona condannata in Spagna, nel caso in cui sia necessario valutare se sia emettibile un mandato di arresto europeo. Il reato contestato è quello di apologia del terrorismo e umiliazione di chi ne è vittima. I fatti per cui il soggetto è stato processato erano stati commessi tra il 2012 e il 2013 in Spagna; dalla Corte centrale spagnola nel 2017 ha condannato il soggetto a due anni di reclusione. Tuttavia, nel 2015, la Spagna aveva modificato la durata della pena prevista per questo tipo di reati, da due a tre anni (si tratta dell’articolo 578 del codice penale spagnolo).

Nel 2018, poi, il soggetto si era trasferito in Belgio; a seguito di ciò, la Corte centrale spagnola aveva chiesto l’applicazione del mandato d’arresto europeo. Da qui, la necessità di chiarire alcuni aspetti sulle modalità in cui esso si applica in tali circostanze: la corte d’appello belga ha chiesto alla Corte di giustizia dell’Ue quale fosse la versione dell’articolo 578 del codice penale spagnolo da tenere in considerazione, se quella antecedente o successiva al 2015. La richiesta è stata motivata dal fatto che, per l’applicazione del mandato d’arresto europeo, in caso di pene inferiori a tre anni, è necessario che tali reati siano puniti anche dalla legge dello Stato membro di esecuzione dello stesso. E, con sentenza la X (Mandato d’arresto europeo – Doppia incriminazione) (C-717/18), del 3 marzo 2020, la Grande Sezione della Corte ha dichiarato che “l’autorità giudiziaria dell’esecuzione deve prendere in considerazione la legge di detto Stato membro nella versione applicabile ai fatti che hanno dato luogo al procedimento nell’ambito del quale è stato emesso il mandato d’arresto europeo, e non nella versione in vigore al momento dell’emissione di tale mandato d’arresto”.

 

Maggiori informazioni sono disponibili al link https://curia.europa.eu/jcms/jcms/Jo2_7052/it/.


 

Consigli di lettura

Apriamo da questo numero una nuova rubrica, dedicata ad un libro che riteniamo importante per ciò che riguarda la conoscenza della storia, della vita attuale e del futuro dell’Europa. Non ci sembra miglior punto di partenza che dedicare un pensiero ad uno dei padri dell’Europa, Altiero Spinelli. “Come ho tentato di diventare saggio” è un testo autobiografico che Spinelli dedica alla narrazione della sua vita e delle ragioni profonde che hanno fatto generato la sua idea di Europa. È un testo che ricorda momenti difficili, di sofferenza e maturazione negli anni della sua lunga reclusione durante il fascismo. Invita a lottare per le proprie idee, a credere in ciò che si ritiene giusto, a fondare qualcosa di nuovo. Il protagonista non cedette alle lusinghe di un sistema di potere che sarebbe stato disposto a barattare la sua libertà con la sua obbedienza e disse di no, pagando un prezzo molto alto per via delle sue idee politiche. Ebbene, nella nostra Europa, la conoscenza di una figura come quella di Spinelli è imprescindibile per comprendere le linee del nostro presente e orientare lo sguardo, rivolti al futuro.


 

Agenda della settimana

 

Lunedi 9 marzo 2020
Sessione plenaria del Parlamento europeo a Bruxelles invece che Strasburgo, per ragioni di sicurezza causate dall’emergenza coronavirus
All’ordine del giorno: le leggi sul clima, l’unione bancaria, la politica della concorrenza.

La presidente della Commissione Von der Leyen, assieme al presidente del Consiglio Charles Michel, incontrerà il presidente turco Recep Tayyip Erdogan per discutere sulla situazione del confine greco-turco e sugli accordi Ue-Turchia del 2016.

Lunedi 9 marzo – Mercoledì 11 marzo

Conferenza UE Rural Youth
Tema della conferenza: come garantire la sostenibilità delle comunità rurali in tutta l’UE. La presidenza croata affronterà il tema delle attuali sfide demografiche, con una particolare attenzione per i giovani nelle aree rurali periferiche, e su come assicurare loro parità di condizioni di qualità della vita. I risultati della ricerca saranno inclusi in un progetto di risoluzione e presentati al Consiglio Giovani dell’Unione europea. Si tratterà altresì la questione dell’impatto del cambiamento climatico. Si avrà la presenza delle rappresentanze dei giovani europei e di organizzazioni internazionali.

 

Martedì 10 marzo 2020
Sessione plenaria di Bruxelles
All’ordine del giorno: conclusioni della riunione straordinaria del Consiglio europeo del 20 febbraio 2020 sul quadro finanziario pluriennale; discussione congiunta sul semestre europeo; dibattito sul nuovo piano d’azione per l’economia circolare; strategia per le PMI; rapporti con l’Africa; situazione in Georgia; cinque anni di attuazione degli accordi di Minsk. E inoltre: voto sulla modifica degli accordi sull’aviazione UE-Marocco euromediterranea (c’è l’adesione di Bulgaria e Romania) e sui servizi di trasporto internazionali effettuati con autobus nelle regioni di confine; operazioni di cabotaggio tra l’Italia e la Svizzera; servizi di trasporto internazionale di persone su strada con pullman e bus nelle regioni di confine; operazioni di cabotaggio tra la Germania e la Svizzera; adozione della decisione sull’avvio dello scambio automatizzato di dati dattiloscopici nel Regno Unito.

I Commissari europei discuteranno e presenteranno la strategia industriale europea, la strategia per le PMI, il report sulle barriere del mercato unico, il piano d’azione per il rinforzo del mercato unico e il nuovo piano d’azione per l’economia circolare.

10ma riunione del comitato consultivo unito della società Civile UE-Serbia
L’incontro coinvolgerà il Comitato economico e sociale europeo (CESE) e la Serbia, a Bruxelles. Si tratta di una piattaforma fissata entro il quadro istituzionale del dialogo UE-Serbia per la stabilizzazione e l’associazione, al fine di consentire alle organizzazioni della società civile di entrambe le parti di monitorare i negoziati di adesione del paese. Principali ulteriori temi all’ordine del giorno: effetti delle riforme economiche e industriali sulla qualità della vita dei cittadini, agenda verde per i Balcani occidentali, punto di vista della società civile e quadro della situazione della società civile in Serbia.

Martedì 10 marzo – Mercoledì 11 marzo

Conferenza marittima ministeriale di alto livello
Il primo giorno è riservato ad una più ampia gamma di stakeholder, cioè: i ministri europei responsabili per gli affari marittimi e le spedizioni, i rappresentanti delle associazioni europee di compagnie di navigazione, le professioni marittime, i mediatori in materia di occupazione del personale marittimo, dei cantieri navali e altri rappresentanti dell’industria marittima croata, europea e mondiale. Inoltre, l’incontro vedrà la partecipazione dei ministri di paesi che hanno accesso al mare Adriatico, ma non sono Stati membri dell’UE, i leader dell’Organizzazione marittima internazionale e dell’Unione europea, le agenzie di sicurezza marittima, nonché rappresentanti delle amministrazioni della Commissione europea e il Consiglio dell’UE. Il secondo giorno della conferenza marittima, si svolgerà un Consiglio informale dei ministri organizzato dalla presidenza croata. Si avrà la firma di una dichiarazione contenente le principali priorità della Repubblica di Croazia in materia di affari marittimi: la protezione dell’ambiente marino, con particolare attenzione al sostegno alla lotta contro la riduzione dei gas serra dalle navi e l’ulteriore digitalizzazione nella navigazione marittima e nell’entroterra.

 

Mercoledì 11 marzo 2020
Sessione plenaria a Bruxelles
All’ordine del giorno: dibattito sulla strategia industriale europea e sulla carenza di medicine; voto sullo stato dell’accordo UE-Serbia in merito alle azioni svolte dall’agenzia europea della guardia di frontiera e costiera in Serbia; seguito della strategia Ue 2020 sulla disabilità; riapertura del procedimento penale nei confronti del Primo Ministro della Repubblica Ceca sul cattivo uso dei fondi comunitari e dei potenziali conflitti di interesse; protocollo di attuazione della partnership UE-São Tomé e Príncipe; protocollo di attuazione dell’accordo di partenariato UE-Guinea Bissau nel settore della pesca; proposte di revisione delle linee guida per le infrastrutture energetiche transeuropee.

Il Commissario per la Giustizia Reynders parteciperà alla cerimonia commemorativa delle vittime del terrorismo organizzata dal presidente Macron.

La Vicepresidente della Commissione europea Jourová incontra Wilbur Ross, segretario al commercio degli Stati Uniti.

Giovedi 12 Marzo 2020
Sessione plenaria a Bruxelles
All’ordine del giorno: discussioni sui casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello stato di diritto e voto sulle relative proposte di risoluzione.

Consiglio Affari Esteri (Trade)
All’ordine del giorno: i preparativi per la 12ma conferenza ministeriale World Trade Organization, le relazioni commerciali con la Cina, le relazioni commerciali con gli Stati Uniti.

L’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Josep Borrell terrà un discorso presso l’Istituto dell’Unione europea per gli studi sulla sicurezza.

 

Giovedi 12 marzo – Venerdì 13 marzo
Consiglio Giustizia e gli affari interni
All’ordine del giorno: insediamento degli uffici dei pubblici ministeri europei, giustizia digitale, prove elettroniche, scambio di opinioni sulla estradizione dei cittadini dell’UE in paesi terzi, aggiornamento sui lavori in corso per il meccanismo europeo per lo stato di diritto.

 

Venerdì 13 marzo

Il Vicepresidente della Commissione Schinas incontrerà Takis Theodorikakos, ministro degli Interni greco, ad Atene.

Il Commissario per l’allargamento e il vicinato Varhelyi riceverà Maia Sandu, l’ex primo ministro moldavo e leader del Partito d’Azione e Solidarietà.

Il Vicepresidente della Commissione Frans Timmermans sarà ad Amsterdam per incontrare Mark Rutte, primo ministro dei Paesi Bassi; parteciperà anche al Consiglio dei Ministri olandese.