Newsletter n.26/2020 – Carta dei diritti fondamentali

 

“Ogni cittadino ha diritto all’istruzione e all’accesso alla formazione professionale e continua”; così recita il primo comma dell’articolo 14 della Carta, dedicato al diritto all’istruzione nell’Unione europea. Ripartire dall’istruzione e dalla cultura è una spledida dichiarazione d’intenti, un motto che, teoricamente, trova tutti d’accordo. Ma il discorso è complesso e le asperità della programmazione nel settore lasciano intendere di trovarsi di fronte a un percorso ad ostacoli. Lo si nota anche per ciò che riguarda la storia dell’Europa recente, dove esiste un gap notevole in termini di conoscenza di quanto avvenne durante il secondo conflitto mondiale e delle ragioni storiche che hanno portato ai Trattati di Roma, all’idea di un’Europa che ripudia la guerra e si impegna per cooperare per un mondo nuovo, in cui la risoluzione delle controversie avvenga attraverso la strada della diplomazia. Senz’altro la conoscenza e l’istruzione concorrono a definire uno spazio di interrelazioni in cui la diversità può essere vista come una fonte di ricchezza e una opportunità per il dialogo. È in tal senso,  per esempio, che va avanti l’impegno del Movimento europeo, che ha scelto di far conoscere il cammino dei padri e delle madri fondatori dell’Unione europea soprattutto nelle scuole; molto è stato progettato, ma il percorso è ancora lungo se si pensa alla sconfortante mancanza di conoscenza registrata tra gli studenti delle scuole medie e superiori e degli studenti universitari sulla storia italiana, anche nei luoghi che hanno vissuto dal vivo i conflitti, per esempio nell’area del basso Lazio; tutto ciò nonostante il fatto che Ventotene rappresenti la culla del pensiero europeista contemporaneo.

Ciò testimonia come, se è vero che il diritto all’istruzione, come afferma il secondo comma, “Comporta la facoltà di accedere gratuitamente all’istruzione obbligatoria”, d’altro canto nelle nuove generazioni si avverte un preoccupante senso di distacco dalla storia e – se è vero che la storia è maestra di vita – c’è da chiedersi quali siano i modelli seguiti da molti studenti, quali idee di futuro l’istruzione obbligatoria, di cui possono usufruire gratuitamente, trasmetta loro. È un discorso da tener presente non solo nel nostro Paese, perché anche in altri Stati europei la formazione scolastica non basta più e c’è necessità di riprogettarla, affinché quanto affermato dalla Carta sia adeguato alle sfide del presente.

Ma è il comma 3 dell’articolo 14 a suscitare i maggiori interrogativi; afferma infatti che “La libertà di creare istituti di insegnamento nel rispetto dei principi democratici, così come il diritto dei genitori di provvedere all’educazione e all’istruzione dei loro figli secondo le loro convinzioni religiose, filosofiche e pedagogiche, sono rispettati secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l’esercizio”. Si apre con tale comma il tema della ripartizione delle competenze nel settore della formazione. Per quanto l’educazione e la formazione si svolgano nel rispetto delle leggi nazionali, vale la pena di evidenziare che in ambito europeo esistono numerosi programmi che coinvolgono al più alto livello gli studenti, i ricercatori e i docenti e che tale patrimonio non andrebbe disperso dai paventati tagli alla cultura che il prossimo Quadro finanziario pluriennale sembrerebbe aver prospettato. È piuttosto da sottolineare che l’Europa interviene spesso nel settore; solo per citare un esempio, si pone qui l’attenzione sulla raccomandazione del Consiglio del 22 maggio 2018, relativa alle competenze per l’apprendimento permanente. All’interno di essa, si fa riferimento al rapporto tra il pilastro sociale europeo e il sistema della formazione e si menziona esplicitamente il fatto che essa debba aver luogo all’interno di uno “spazio europeo dell’istruzione”. Nel primo considerando della suddetta raccomandazione, si afferma infatti che “Ogni persona ha diritto a un’istruzione, a una formazione e a un apprendimento permanente di qualità e inclusivi, al fine di mantenere e acquisire competenze che consentono di partecipare pienamente alla società e di gestire con successo le transizioni nel mercato del lavoro”. Ciò significa che all’interno dell’Unione europea, ben oltre le leggi nazionali menzionate dalla Carta, la prospettiva entro cui la formazione dovrebbe svolgersi ha un orizzonte europeo e mette in primo piano il valore sociale della stessa: le competenze di ciascuno possono così essere adeguate alla portata delle trasformazioni sociali e tecnologiche del mondo del lavoro. Considerato poi il fatto che i cittadini europei hanno il diritto a scegliere in quale Stato membro insediarsi, formarsi, studiare e lavorare, ben oltre la dimensione nazionale, quello del diritto all’istruzione è un ambito in cui si può intravedere, come afferma la raccomandazione sopracitata, “la prospettiva di uno spazio europeo dell’istruzione che possa «sfruttare a pieno le potenzialità rappresentate da istruzione e cultura quali forze propulsive per l’occupazione, la giustizia sociale e la cittadinanza attiva e mezzi per sperimentare l’identità europea in tutta la sua diversità»”.