Newsletter 15 Maggio/2023 – ULTIME DA BRUXELLES

 

Un nuovo inizio per le finanze dell’UE, un nuovo inizio per l’Europa

1.   Il 10 maggio scorso il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che porta lo stesso titolo di questo articolo: essa si occupa di risorse proprie e si salda strettamente con tutte le misure finanziarie che sono state assunte nel dicembre del 2020 per consentire all’Unione di mettere a regime tutte le conseguenze derivanti dall’adozione di quell’iniziativa che porta il nome di Next Generation EU (NGEU).

Lo sforzo di allora è stato imponente: le istituzioni europee, nell’arco di pochi giorni (fra il 14 e il 17 del mese), hanno costruito un intervento finanziario che:

  • collega il NGEU a nuove risorse proprie, una eccezionale (i prestiti sui mercati finanziari), l’altra messa a regime (la plastic tax), altre ancora solo programmate (Decisione 2020/2053 del Consiglio, del 14 dicembre 2020);
  • inserisce il NGEU entro il “Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027-QFP” (Regolamento UE, Euratom 2020/2093 del Consiglio, del 17 dicembre 2020), ragguardevole tanto per dimensioni che per azioni: il QFP 2021-2027 ammonta a 2081,5 miliardi di euro;
  • fonda la disciplina di bilancio su un Accordo interistituzionale tra Parlamento, Consiglio e Commissione europei (16 dicembre 2020) per rafforzare la cooperazione in materia di bilancio e la sana gestione finanziaria;
  • protegge tutte tali risorse con una disciplina che detta un regime generale di condizionalità legato ai valori che nell’Unione e nei Paesi membri sostanziano lo Stato di diritto (Regolamento UE, Euratom 2020/2092 del 16 dicembre 2020).

Queste iniziative hanno consentito l’approvazione nel 2021 del Dispositivo di Ripresa e Resilienza (Regolamento UE 2021/241), il cui precipitato sono 27 Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza e il “Technical Support Instrument – TSI” a sostegno degli Stati per accompagnarli nell’adempimento delle raccomandazioni adottate nel quadro del “Semestre europeo” (Regolamento UE 2021/240).

Sembrerebbe dunque inutile tornare sul tema, visto lo sforzo dispiegato.

Non è così invece, perché il disegno è stato soltanto abbozzato e iniziato, richiede manutenzione e perfezionamenti importanti. Proprio di questo tratta la risoluzione del Parlamento europeo di cui qui oggi si tratta.

2. Anzitutto vale la pena di chiarire il quadro concettuale: Le risorse proprie sono quei cespiti finanziari che ai sensi dei Trattati (art. 311.1 TFUE) rappresentano per l’Unione i «mezzi necessari per conseguire i suoi obiettivi e per portare a compimento le sue politiche».

Sempre secondo i Trattati (art. 311.2 TFUE), il bilancio dell’Unione, «fatte salve le altre entrate, è finanziato integralmente tramite risorse proprie».

Così oggi non è: il bilancio dell’Unione è finanziato per la massima parte da contributi basati sul reddito nazionale lordo (RNL) i quali rappresentano pressappoco il 70% del totale delle entrate europee (https://www.europarl.europa.eu/factsheets/it/sheet/27/entrate-dell-unione). 

Inoltre, la ricordata Decisione del Consiglio del 14 dicembre 2020, n. 2020/2053, ha avviato un processo che deve essere perfezionato: essa, infatti, ha autorizzato la Commissione europea a raccogliere risorse in via eccezionale, per le sole esigenze del NGEU, sul mercato dei capitali indebitandosi tramite l’emissione di obbligazioni garantite dal bilancio europeo e da restituire integralmente nel periodo compreso fra il 2028 e il 2058. E ha aperto alla possibilità di istituire nuove risorse proprie.

Il Parlamento ricorda con questa risoluzione una serie di conseguenze derivanti da questa Decisione.

Anzitutto «l’assenza di riforme [ovvero se non si darà seguito ai progettati sviluppi] avrà effetti estremamente negativi sul futuro dell’Unione europea e sulle sue politiche» (punto 1); e in secondo luogo – ma non meno importante – le nuove risorse da creare sono necessarie «per evitare che la prossima generazione di europei paghi il prezzo per il rimborso del capitale e degli interessi dei fondi presi a prestito nell’ambito di NextGenerationEU, attraverso un aumento degli oneri a carico dei contribuenti o tagli ai normali programmi dell’Unione che incidono direttamente sui beneficiari e sui titolari dei progetti» (punto 8).

L’indebitamento miliardario che l’Unione si è assunto obbliga a trovare un nuovo equilibrio tra le entrate (punti 11-14) e dunque a dar seguito al progetto di istituire forme di tassazione basate sul sistema di scambio di quote di emissione (ETS), sul meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM), sulla tassazione delle imprese (BEFIT: punto 15), sulle transazioni finanziarie (punto 18), sulle criptovalute (punto 19), nonché a deliberare che qualunque entrata derivante da politiche dell’Unione (ivi compreso il gettito che proviene dalle sanzioni pecuniarie) deve essere conferita al bilancio comune.

Il Parlamento conclude icasticamente che «l’attuale finanziamento del bilancio dell’Unione è in contrasto con quanto inteso dai padri fondatori e con lo spirito dei trattati» (punto 38): conclusione con la quale non si può non essere d’accordo.

Su queste conclusioni vale la pena di ricordare le proposte avanzate più volte dal Movimento europeo in collaborazione con il Centro Studi sul federalismo (in allegato), con il Centro per l’Economia Reale (in allegato) e a seguito delle iniziative della Commissione europea per la revisione del Patto di Stabilità e Crescita (in allegato).

3. Ma perché la questione è importante anche di più di quanto fin qui espresso?

Il sistema di finanziamento di un ente (interno o internazionale che sia, la distinzione è irrilevante) determina la misura dell’ente stesso di autodeterminarsi. L’organizzazione internazionale (anche l’Unione europea appartiene a questa categoria) è un ente derivato dalla volontà degli Stati, i quali non cessano di ricordare che essi sono i padroni dei trattati!!!, e dunque non potrà – se conserverà la forma attuale – autodeterminarsi totalmente.

Ma godere di risorse che derivano dalle competenze che essa esercita valorizza la sua capacità di fare scelte politiche indipendenti da spinte eccentriche impresse da uno Stato e da un gruppo minoritario di Stati membri. Dà autorevolezza alle proposte strategiche della Commissione, come peraltro la prassi si è incaricata di dimostrare proprio nell’occasione della pandemia e, ancora, a proposito delle conseguenze della guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina, con le conseguenze che si sono prodotte sul mercato delle materie prime e delle fonti energetiche.

Inoltre, il fatto che l’Unione goda di risorse proprie manifesta in concreto l’esistenza di un rapporto di governo che corre direttamente fra l’Organizzazione con i propri cittadini e con le imprese che lavorano nel «mercato interno».

Dunque, l’auspicio è che il Consiglio prenda sul serio la risoluzione del Parlamento ed eserciti la competenza normativa che il Trattato gli conferisce nella materia del sistema delle risorse proprie (art. 311.3-4 TFUE).

Nicoletta Parisi

Vicepresidente Movimento europeo

15 maggio 2023