Newsletter 9 Settembre/2024 – ATTIRIAMO LA VOSTRA ATTENZIONE

 

ANCÓRA SUL GOVERNO EUROPEO PROSSIMO VENTURO:

LA NOBILDONNA, L’UNDERDOG E L’HIDALGO,

SENZA SCORDARSI SANCHO

        Al tempo dell’«incompiuta democrazia europea» e delle «criticità e sfide per la decima legislatura europea» appena iniziata (v. P.V. Dastoli, in Questione Giustizia, 31/5/24) siamo di fronte alla definizione della composizione di un importante organo di governo dell’Unione: la Commissione europea. «Quale governo e quale bilancio per il futuro dell’Europa» si domanda, e ci domanda, ancora P.V. Dastoli nell’editoriale della newsletter del Movimento europeo in Italia pubblicata nel sito il 2 settembre scorso. La Commissione, ci dice, «è a metà strada fra l’esecutivo tecnico immaginato da Jean Monnet come l’amministrazione europea nelle mani delle amministrazioni nazionali da cui sollecitare regolarmente il loro consenso unanime rigorosamente svincolato dal controllo dell’assemblea parlamentare ed un esecutivo politico responsabile delle politiche comuni come una originale istituzione sovranazionale con poteri limitati ma reali chiamata a rispondere davanti ad un vero Parlamento».  Oggi, nel contesto della «lunga procedura che dovrà condurre l’Unione europea a dotarsi dell’embrione ermafrodita di un governo europeo» (op. ult. cit.) va sottolineato che la Commissione è volta ad assicurare la rappresentanza degli interessi collettivi, societari dell’Organizzazione internazionale, cioè dei suoi Stati membri uti universi, collettivamente e non individualmente intesi. Così la Commissione europea «promuove l’interesse generale dell’Unione e adotta le iniziative appropriate a tal fine» (art. 17.1 Trattato sull’Unione europea/TUE) governando quotidianamente il funzionamento dell’UE ed essendo sottoposta alla “spada di Damocle” di una possibile mozione di censura (comportante le sue dimissioni) da parte del Parlamento europeo, di fronte al quale essa appunto «è responsabile collettivamente» (artt.  17.8 TUE e 234 Trattato sul funzionamento dell’Unione europea/TFUE).

         La Presidente della Commissione è Ursula von der Leyen, appartenente a un’antica  famiglia tedesca di alta nobiltà. Si tratta com’è noto di una rielezione, avvenuta ai sensi dell’art. 17.7 TUE, secondo cui, «Tenuto conto delle elezioni del Parlamento europeo e dopo aver effettuato le consultazioni appropriate, il Consiglio europeo, deliberando a maggioranza qualificata, propone al Parlamento europeo un candidato alla carica di presidente della Commissione. Tale candidato è eletto dal Parlamento europeo a maggioranza dei membri che lo compongono».

         Le competenze della Commissione sono elencate nel TUE, dove si legge (art.17.1) che essa «promuove l’interesse generale dell’Unione e adotta le iniziative appropriate a tal fine. Vigila sull’applicazione dei trattati e delle misure adottate dalle istituzioni in virtù dei trattati. Vigila sull’applicazione del diritto dell’Unione sotto il controllo della Corte di giustizia dell’Unione europea. Dà esecuzione al bilancio e gestisce i programmi. Esercita funzioni di coordinamento, di esecuzione e di gestione, alle condizioni stabilite dai trattati. Assicura la rappresentanza esterna dell’Unione, fatta eccezione per la politica estera e di sicurezza comune e per gli altri casi previsti dai trattati. Avvia il processo di programmazione annuale e pluriennale dell’Unione per giungere ad accordi interistituzionali». Inoltre (art.17.2) «Un atto legislativo dell’Unione può essere adottato solo su proposta della Commissione, salvo che i trattati non dispongano diversamente. Gli altri atti sono adottati su proposta della Commissione se i trattati lo prevedono». L’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (oggi Josep Borrell) è componente della Commissione e ne è uno dei vice-presidenti (art. 17.4). E se da un lato la presidenza della Commissione è assegnata come sopra (nell’art. 17.7 TUE) riportato, da un altro lato «Il presidente, l’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e gli altri membri della Commissione sono soggetti, collettivamente, ad un voto di approvazione del Parlamento europeo. In seguito a tale approvazione la Commissione è nominata dal Consiglio europeo, che delibera a maggioranza qualificata» (art.17.7, co 3).

        Appare facile comprendere che non si può esaurire la valutazione delle condotte della Commissione valutandola un «organo di controllo burocratico» e ponendo in termini negativi «il problema della legittimazione presente in un organo burocratico come di fatto è la Commissione», il che è fra gli altri quanto fa P. Pombeni, direttore della rivista Il Mulino (!), con l’intervento del 26 luglio scorso su Il Mattino, Le pagelle di Bruxelles. Un’azione in fuorigioco.

        Forse l’abitudine inveterata ad affrontare in questi termini la burocrazia italiana è ciò che comporta l’estensione delle caratteristiche di quest’ultima a qualsiasi ente che, dovunque, di funzionari e dirigenti debba dotarsi per procedere all’esercizio delle proprie competenze (fra tutti rinvio a L’onnipresente problema dello Stato italiano: la burocrazia, in EticaPA.it, 4 gennaio 2023). E va inoltre sottolineato che proprio dalla … ”burocrazia europea” arriva per l’Italia quel PNRR che in particolare comporta, per la miglior esecuzione dei tanti progetti finanziati da denari dell’Unione, anche l’effettuazione di riforme nazionali tra l’altro in materia di semplificazione burocratica (v. Puglisi nell’intervista a P. Zangrillo, Ministro per la Pubblica Amministrazione, «Così semplificheremo la burocrazia italiana», in funzionepubblica.gov.it/articolo/ministro/28-3-2024).

        D’altro canto, nell’articolazione dei poteri propria di un’Organizzazione internazionale dai caratteri assai peculiari qual è l’Unione europea (Organizzazione sovrannazionale capace di limitare la sovranità nazionale, legittimamente ai sensi dell’art. 11 della Costituzione italiana), va inserita l’attualità dei due rapporti prodotti rispettivamente da Enrico Letta, sul mercato economico europeo, e da Mario Draghi sulla competitività in Europa. Il primo elaborato già costituisce oggetto del libro Molto più di un mercato – Viaggio nella nuova Europa (Il Mulino, 2024) ed è ripreso nei suoi temi (in particolare energia, lavoro, comunicazioni, investimenti, transizione verde, allargamento dell’UE, Stato di diritto, sicurezza e difesa, commercio internazionale) dall’intervista fatta all’autore da G. Bottero e F. Goria su La Stampa del 9 settembre (Letta: «L’Europa divisa si sta suicidando, solo l’industria fermerà il declino»).  Il secondo rapporto è stato ampiamente anticipato nelle scorse settimane per essere infine formalmente presentato nella sua versione definitiva il 9 settembre proprio in Commissione europea, alla presenza di Ursula von der Leyen.  Se ne ricava una serie di urgenze riassumibili in grandissima sintesi nel monito dell’autore sulla necessità temporalmente indifferibile di «un cambiamento radicale» per la UE. L’attenzione è specificamente portata su produttività, riduzione delle dipendenze, clima, inclusione sociale e complessivamente su ricette per dieci singoli settori cui dare priorità: al settore riguardante innovazione e tecnologia lo stesso Draghi ha fatto riferimento ai fini della carenza di produttività europea da colmare.

         Insomma, la visione del «che fare?» c’è. La funzione di Hidalgo da svolgere per andare incontro ai tempi con creatività assoluta, non mitologica, è stata assunta da persone di buona volontà che sanno interpretare in modo ingegnoso la funzione di Don Chisciotte («El ingenioso Hidalgo», come ci ricorda S. Bartezzaghi in L’elmo di Don Chisciotte – contro la mitologia della creatività, Laterza, 2009). Del resto già Eraclito ammoniva che occorre volere l’impossibile perché l’impossibile accada…

        Giova così riprendere il discorso su chi svolge, nell’Unione europea, i poteri di governo, tornando in particolare a valutare la Commissione europea considerando che la sua funzione di rappresentanza si colloca accanto, ma diversificandosene, alla rappresentanza dei singoli governi degli Stati membri (rappresentanza degli Stati uti singuli, nei loro interessi individuali), che è invece affidata al Consiglio europeo e al Consiglio (dei Ministri); accanto alla rappresentanza dei popoli, che è consegnata al Parlamento europeo; accanto alla rappresentanza dell’interesse al rispetto del diritto, che è demandata alla Corte di giustizia del Lussemburgo.

        «A decorrere dal 1° novembre 2014, la Commissione è composta da un numero di membri, compreso il presidente e l’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, corrispondente ai due terzi del numero degli Stati membri, a meno che il Consiglio europeo, deliberando all’unanimità, non decida di modificare tale numero». E infatti il Consiglio europeo ha stabilito che ciascun Stato membro indichi un commissario (art. 17.5 TUE). E se  «Il mandato della Commissione è di cinque anni» i suoi membri «sono scelti in base alla loro competenza generale e al loro impegno europeo e tra personalità che offrono tutte le garanzie di indipendenza», così come la Commissione stessa «esercita le sue responsabilità in piena indipendenza» (art.17.3 TUE). In questo contesto «i membri della Commissione non sollecitano né accettano istruzioni da alcun governo, istituzione, organo o organismo. Essi si astengono da ogni atto incompatibile con le loro funzioni o con l’esecuzione dei loro compiti»: così l’art. 17.3 co.3 TUE, che fa salva la previsione dell’art. 18.2 TUE  secondo cui «L’alto rappresentante guida la politica estera e di sicurezza comune dell’Unione. Contribuisce con le sue proposte all’elaborazione di detta politica e la attua in qualità di mandatario del Consiglio [UE]. Egli agisce allo stesso modo per quanto riguarda la politica di sicurezza e di difesa comune».

        In questa fase la Presidente del Consiglio dei Ministri italiano, Giorgia Meloni (definitasi «l’underdog», cioè «lo sfavorito, che per affermarsi deve stravolgere tutti i pronostici»), ha determinato la designazione da parte del nostro Paese, come potenziale commissario europeo, del Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e per il PNRR, Raffaele Fitto. Egli oltretutto ben rappresenta un articolato percorso politico tutto italiano per esser passato dal partito della Democrazia Cristiana al Partito popolare italiano, ai Cristiani Democratici uniti, ai cristiani Democratici per la libertà, a Forza Italia, a Direzione Italia, a Noi con l’Italia, e finalmente (ma sissamai in futuro…) a Fratelli d’Italia. È evidente, per quanto sopra evidenziato, che l’ingresso di Fitto quale commissario europeo, magari con funzione di vice-presidente, e per di più con possibile qualifica di vice-presidenza esecutiva, sarebbe certo un’importante assunzione di competenza attribuita a un italiano nel processo di integrazione europea, ma certamente non con un ruolo assoggettabile alle istruzioni del governo nazionale di provenienza e anzi da esercitare in piena indipendenza (v. sopra la citazione dell’art. 17.3 TUE).

        Fitto potrebbe essere un formidabile Sancho Panza, fondando la propria attività ed esercitando i propri compiti su basi di solido realismo; il contrario – ma in modo per tanti versi complementare – dell’Hidalgo, da qualificare come «un testardo, un idealista», che «troppi sogni ha nel cervello» (v. F. Guccini, Don Chisciotte). Solido realismo utilissimo, se saranno confermate le ipotesi di attribuzioni fatte (vice-presidenza esecutiva con delega all’economia e ai PNRR), e se il Parlamento europeo confermerà a propria volta la designazione effettuata, al perseguimento di obiettivi di integrazione economica europea, a partire dalla miglior attuazione di tutti i PNRR nazionali per realizzare in tal modo una sempre più significativa convergenza fra i 27 Stati membri dell’Unione, servente all’obiettivo dell’unità politica e seguendo le sollecitazioni – evocative già nel nome – dello strumento economico-finanziario europeo denominato Next Generation EU.

          «Il tempo si è fatto breve» (San Paolo, I Corinzi, 7.29). Non più parole a vuoto. «Un vento impetuoso si è scatenato» (Giobbe, 1.19). Occorre l’affermarsi nell’Unione europea di poteri costituenti capaci di realizzare la Federazione in soccorso dell’assai critica contingenza geo-politica mondiale.

  

Dino G. Rinoldi