LA REPUBBLICA EUROPEA E I TRE REGNI
Racconto distopico e quindi brevissimo,
quanto il tempo che ci resta
Se guardi a lungo nell’abisso
anche l’abisso scruterà dentro di te
Friedrich Nietzsche
Nel vocabolario Treccani, naturalmente on line, si legge la voce distopìa: «s. f. [comp. di dis- e (u)topia].– Previsione, descrizione o rappresentazione di uno stato di cose futuro, con cui, contrariamente all’utopia e per lo più in aperta polemica con tendenze avvertite nel presente, si prefigurano situazioni, sviluppi, assetti politico-sociali e tecnologici altamente negativi (equivale quindi a utopia negativa)».
Dunque, distopia = il contrario dell’utopia. E la nostra utopia – nostra di noi che auspichiamo gli Stati Uniti d’Europa se non addirittura la Repubblica europea – resta nemmeno tanto simbolicamente legata a Ventotene, a Ernesto Rossi, a Altiero Spinelli, a Ursula (già allora Ursula) Hirschmann, a Eugenio Colorni … Che è poi lo stato di cose passato. Allora che fare in vista dello «stato di cose futuro»? Che significherebbe prefigurare un’«utopia negativa» «in aperta polemica con tendenze avvertite nel presente»?
Il fatto è che già «nel presente» siamo precisamente sopraffatti da «situazioni, sviluppi, assetti politico-sociali e tecnologici altamente negativi». Quindi la distopia non va oggi pensata «in aperta polemica» col presente ma si va rapidissimamente facendo realtà. La realtà che fa dire: Se un conflitto tra Europa e America non è più uno scenario da fantascienza[1]. Dopo che Donald Trump arriva ad affermare che «The European Union was formed in order to screw the United States»[2] (L’Unione europea è stata formata allo scopo di fottere gli Stati Uniti). Dopo l’«agguato» dello stesso Trump a Zelenskyy[3] nello studio ovale della Casa Bianca. Dopo … tutto quanto è ben presente all’avveduto lettore di questa Newsletter al quale vogliamo richiedere però un moto di reazione.
L’Unione europea ha infatti l’indifferibile necessità di fare i conti con la realtà di un’utopia “positiva” da contrapporre alla distopia realizzata, o in via di puntuale realizzazione, non «in aperta polemica con tendenze avvertite nel presente» ma secondo tendenze che lo stato presente delle cose affretta e fa convergere.
I tre regni – USA, Cina e Russia – vanno affermandosi. Con movenze imperiali similari: un tempo le si sarebbe definite “imperialiste”[4]. Si vanno affermando con la legge della forza, non con quella del diritto, internazionale ovvero inter nationes che sia. O almeno, direi, con la legge della forza e non con quella della ragione. Così ricordando Salvador Allende, legittimo Presidente cileno, che l’11 settembre 1973 (l’altro, precedente, 11 settembre) cercava di opporsi al golpista Augusto Pinochet – «general rastrero y triste» – rilevandone le ragioni della forza ma non la forza della ragione. Ragione kantiana, quest’ultima, oramai reclusa nella città di nascita del filosofo, quella Könisberg prussiana – già Regiomontum latina – ribattezzata Kalinigrad per affermarne l’appartenenza sovietica – pardon: russa – atta a far da lì procedere, dopo la martirizzazione dell’Ucraina, prossime rivendicazioni ulteriormente ricostitutive dell’impero di Pietro il grande. In sintonia con le mire territoriali statunitensi (Groenlandia, Panama, Canada, terre – rare o non – qua e là nel Mondo, fino a condividere – in condominio magari con Israele, Singapore e qualche entità palestinese? – un’utopica, o distopica, Gaza Park[5]). Mentre la Cina certo non «par che dorma»[6]…
Non c’è più tempo per l’Unione europea, per la sua resistenza alla distopia.
Il cammino di consapevolezza è compiuto. «Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce»[7]. Basta osservare con spirito di verità. E dopo aver osservato bisogna agire.
Ci prova Michele Serra sollecitando «Una grande piazza per l’Europa»[8].
Ci prova il Movimento europeo: v. l’editoriale di P.V. Dastoli in questa Newsletter, proprio riguardo all’iniziativa appena menzionata, ma, ancor prima, la proposta contenuta nell’editoriale sempre di Dastoli, nella Newsletter del 17/2, sull’ «umanesimo militante». E si vedano le iniziative ancora del Movimento europeo in tema di urgenze circa la difesa (anche militare) europea e più complessivamente la difesa del progetto europeo stesso[9].
Ci prova il Presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, procedendo a convocare il 26 febbraio per il 6 marzo prossimo un Consiglio speciale dedicato alla difesa europea e all’Ucraina, invitando il presidente Zelenskyy. Ciò benché Orban Viktor gli abbia scritto, il primo marzo, che per una «sustainable peace» in Ucraina occorra far riferimento alla risoluzione 2774/2025 del Consiglio di sicurezza ONU, capace di rendere «all previous agreed language by the European Council irrelevant»[10].
Ci provano altri. Tra i quali l’ex Presidente finlandese Sauli Niinistö, che l’anno scorso ha presentato una relazione su come «Rafforzare la preparazione e la prontezza civile e militare dell’Europa»[11].
Ci prova anche il Primo Ministro del Regno Unito Keir Starmer riunendo a Londra lo scorso 2 marzo, assieme a Zelenskyy, i leader di Francia, Germania, Italia, Danimarca, Olanda, Norvegia, Polonia, Spagna, Finlandia, Svezia, Repubblica Ceca, Romania e Canada, con il Ministro degli esteri Turco, il Segretario generale della Nato, i Presidenti di Commissione e Consiglio europeo.
Ci prova chi ragiona (ragionevolmente) sulle spese da fare in tema di difesa, anche militare. Ragionando sul “con chi” condividere queste spese; condividendole in quale contesto: UE? NATO? Altro?[12] Ora che a Mosca si dichiara che «La politica estera USA coincide con la nostra»[13].
Proviamoci.
Per fermare «l’ordine del caos»[14]. Di fronte non tanto al bivio delle democrazie[15] quanto alla strada obbligata della democrazia che voglia rimanere tale, nella cornice dello Stato costituzionale di diritto. Nella cornice del Rule of Law[16]. Dove un Presidente non possa godere dell’immunità per fatti collegati a un’insurrezione contro il potere legislativo dello Stato[17].
DINO G. RINOLDI
[1] Così il titolo dell’articolo di S. Stefanini, in La Stampa del 28/2/2025, pp. 1 e 11. V. anche Trump e l’UE: da alleati ad avversari?, ISPI Daily Focus, in ispi@ispionline.it.
[2] Frase ripresa da B. Severgnini, I verbi di Trump e il dizionario della forza, in Corriere della Sera del 28/2/2025, p. 34.
[3] Così nel titolo di prima pagina de la Repubblica dell’1/3/2025.
[4] Rinvio solo a A. Negri, Impero. Il nuovo ordine della globalizzazione, Rizzoli, 2003.
[5] V. il vergognoso prodotto di intelligenza artificiale (artificiosa direi) descritto ad esempio da Trump posta un video di Gaza generato con l’IA tra statue d’oro, grattacieli e danzatrici.
La “visione” della Striscia trasformata da territorio martoriato dalla guerra in una riviera di lusso dove i dollari piovono dal cielo in un video diventato virale sui social media, in RaiNews.it, 26/2/2025.
[6] Passo preso da F. Guccini, con riferimento all’Asia della sua nota canzone contenuta nel disco L’isola non trovata.
[7] Vangelo di Marco, 4.22.
[8] V. la Repubblica del 28/2 (pp. 1 e 35) e dell’1/3 del 2025 (pp. 6-7).
[9] D. Moro, La fine del progetto europeo, in Centro studi sul federalismo, Commenti, n.315 del 20/2/2025; P.V. Dastoli, Sette domande e un tentativo di conclusioni a partire dalla difesa europea, lettera del 24/2/2025
[10] Si tratta della risoluzione che, auspicando una rapida fine della guerra senza menzionare l’aggressione russa, ha ottenuto l’astensione di Francia, Slovenia, Grecia, Danimarca, Regno Unito, senza alcun voto contrario e concorde voto favorevole di Russia e USA.
[11] V. European Commission, Report: Safer Together – Strengthening Europe’s Civilian and Military Preparedness and Readiness, General Publications, 30/10/2024.
[12] V.: Ecco di quanti soldi e investimenti ha bisogno l’Europa per proteggersi senza gli Stati Uniti, in Informazione.it del 28/2/2025; C. Tito, Mes e Next Generation. Caccia ai 500 miliardi da investire sulle armi, in la Repubblica del 2/3/2025, p.8; P. Ignazi, L’America ormai non ci è più amica. Caviamocela da soli, in Domani del 3/3/2025, p.3; L. Sebastiani, Il piano per l’Ucraina di Starmer e Macron. Von der Leyen prepara il riarmo europeo, in Domani del 3/3/2025, p. 2. V. anche D. Moro, Perché l’Unione Europea deve aderire al Patto atlantico, in Centro studi sul federalismo, Policy Paper, n. 66/2025; cui vanno aggiunte le dichiarazioni di G. Meloni – fatte il 2 marzo scorso nel contesto dell’incontro di Londra menzionato poco sopra nel testo – secondo la quale è «un errore togliere dal tavolo la discussione sulla cornice atlantica» e «dobbiamo esser bravi a non favorire la divisione dell’Occidente» pensando «in modo creativo», ponendo al riguardo «il tema dell’articolo 5 della NATO» (quello che impegna a considerare l’attacco armato a un membro dell’Alleanza come un attacco contro tutti gli Stati contraenti) da modificare: v. A Logroscino, «No a strappi con gli USA». Meloni frena sul piano di Francia e Gran Bretagna, in Corriere della Sera del 3/3/2025, p.5.
[13] V. il titolo dell’articolo di M. Imarisio, in Corriere della Sera del 3/3/2025, p. 8.
[14] Così il titolo di Limes, 1/2025.
[15] Si legga V. E. Parsi, Le democrazie al bivio e l’ordine internazionale, in Vita e Pensiero, 4/2024, p. 16 ss.
[16] Per qualche suggestione in materia sia consentito il rinvio a D. G. Rinoldi, Rule of Law, Stati Uniti d’Europa, sister States, in Studium iuris, 1/2024, p. 1 ss.
[17] V. Assalto a Capitol Hill, dalla Corte suprema immunità parziale a Trump. Lui: “Grande vittoria”. La decisione a maggioranza (6 a 3) vale per gli atti compiuti in qualità di presidente. Dissente la giudice Sotomayor: “Il presidente così diventa un re al di sopra della legge”. Biden: “Trump per il potere ha istigato la rivolta del 6 gennaio 2021″, in RaiNews.it, 1/7/2024.
