CARE LETTRICI E CARI LETTORI
La nostra newsletter settimanale Noi e il futuro dell’Europa è stata concepita per contribuire ad una corretta informazione sull’Unione europea e partecipare al dibattito sulla riforma dell’Unione, così come abbiamo fatto durante la Conferenza sul futuro dell’Europa e come continueremo a fare per la nuova legislatura europea.
Ecco l’indice della nostra newsletter di oggi:
– Editoriale, che esprime l’opinione del Movimento europeo su un tema di attualità
– Appello alla mobilitazione
– Lettera aperta
– Petizione al Parlamento europeo
– Rubrica “Attiriamo la vostra attenzione“
– Rubrica “La bussola sulla disabilità“
– La settimana del Movimento europeo
– Eventi principali, sull’Europa in Italia e Testi in evidenza
– Rubrica “Ultime da Bruxelles“
Siamo come sempre a vostra disposizione per migliorare il nostro servizio di comunicazione e di informazione e per aggiungere vostri eventi di interesse europeo nella speranza di poter contare su un vostro volontario contributo finanziario.
L’EDITORIALE
Dal welfare al warfare passando dalla war transition economy
C’è molto, e forse eccessivo, entusiasmo nella ormai variegata rete degli europeisti che ha esondato dalla “maggioranza Ursula” imbarcando una parte dei conservatori e riformisti e financo di federalisti sulla proposta di Ursula von der Leyen di “riarmare l’Europa” (Rearm Europe).
O meglio: di riarmare gli eserciti nazionali dei volenterosi nell’Unione europea per rafforzare il sostegno all’Ucraina e, soprattutto, prepararsi a contrastare le eventuali mire imperialiste di Mosca che, conquistate le regioni russofone ma non russofile dell’Ucraina con l’accordo di Donald Trump, potrebbe teoricamente indirizzare le sue truppe verso i Paesi Baltici e fors’anche verso altri Paesi che facevano parte fino al 1990 dell’impero sovietico.
Riarmarsi presuppone la convinzione che, in tutti questi anni dalla caduta del Patto di Varsavia in poi, i Paesi dell’Unione europea che fanno parte della NATO si siano disarmati e che quindi sia venuto il momento di prepararsi a reagire alle per ora ipotetiche minacce espansioniste di Mosca aumentando le nostre spese in risorse umane, mezzi e investimenti industriali.
Secondo i calcoli più recenti dell’IISS di Londra parzialmente corretti dall’0CPI di Milano nel 2024 i Paesi membri dell’Unione europea e i Paesi europei nella NATO avrebbero invece investito nella loro difesa cifre superiori a quelle della Russia che ha pur dovuto compensare le perdite in armi e vite umane derivanti dall’aggressione all’Ucraina.
Queste cifre, che hanno rappresentato “solo” l’1.95% del PIL europeo, partono dal fatto che le risorse umane europee si sarebbero ridotte a meno della metà di venti anni fa così come nell’artiglieria, nei sistemi d’arma, negli aerei da combattimento, nei carri armati e nei cacciatorpediniere secondo un recente rapporto di Bruegel che giustifica così l’ipotesi del riarmo.
I Paesi extra-europei ed in particolare africani sanno bene che debbono contare sull’export europeo, che è aumentato in Francia del 59%, in Germania del 41% e in Italia del 43%, con una politica che tende a perpetuare vecchi rapporti colonialisti e che approfitta del fatto che nell’Unione europea non è mai stato introdotto un sistema di controllo della vendita degli armamenti gelosamente gestita a livello nazionale con intrecci non trasparenti fra Ministeri della difesa e industrie private delle armi.
Il piano per il riarmo europeo (Rearm Plan), annunciato da Ursula von der Leyen, si dovrà ora tradurre in atti normativi di non facile concezione per superare gli ostacoli che potremmo chiamare “costituzionali”, se esistesse una costituzione dell’Unione europea, per passare da un’economia di mercato (market economy) ad una economia di guerra (war economy) e sostituire al benessere europeo (European welfare) un modello conflittuale (European warfare).
Di quel piano lo strumento più agevole sarà probabilmente quello dei prestiti per un ammontare complessivo di 150 miliardi di euro in quattro anni, secondo il modello SURE introdotto per far fronte all’aumento della disoccupazione causato dal COVID, passando così dal welfare al warfare non sapendo in partenza quali Paesi ne beneficeranno in base alla loro sostenibilità finanziaria e che i prestiti dovranno essere rimborsati dagli Stati beneficiari.
La somma più consistente di 650 miliardi di euro dovrebbe provenire invece da investimenti pubblici nazionali che saranno consentiti usando la clausola di emergenza nel Patto di Stabilità e che privilegerà dunque anche in questo caso i Paesi con maggiore sostenibilità finanziaria lasciando ai singoli Governi la decisione se dirottare sulla difesa risorse inutilizzate dei fondi strutturali (regionali, sociali, agricoli).
La Commissione europea ha inizialmente evitato di porre questioni fortemente divisive fra i governi come l’idea di un bilancio e un debito comune, degli eurobond o di un rafforzamento degli strumenti esistenti dedicati soprattutto all’industria della difesa come il programma EDIP per cui sono attualmente previsti solo un miliardo e mezzo di euro e il cui regolamento è in codecisione fra Consiglio dell’Unione e Parlamento europeo.
Né Ursula von der Leyen né l’Alta Rappresentante Kaja Kallas hanno posto i problemi della interoperabilità fra gli eserciti nazionali, della catena di comando, della priorità agli investimenti europei in Europa (buy European) specialmente nei settori in cui l’Unione europea deve garantire una sua autonomia strategica, di una stretta cooperazione e integrazione fra i servizi di intelligence e cioè problemi che erano stati sollevati nel rapporto Draghi e che avrebbero potuto essere messi da Kaja Kallas nell’agenda di una riunione dei Ministri della difesa eventualmente insieme ai Ministri degli esteri in formazioni del Consiglio da lei presiedute.
Nessuno ha proposto di aggiungere al tema strettamente militare della difesa europea questioni che fanno parte dei valori dell’Unione europea come la difesa civile e l’educazione alla pace, i corpi volontari europei e il ruolo dell’Unione europea nella costruzione, nel mantenimento e nell’imposizione della pace nel quadro dello Statuto delle Nazioni Unite perché appare invece come prioritario l’obiettivo della deterrenza che non esclude anche quella nucleare.
Nessuno ha poi sollevato la questione del sostanziale fallimento della prima cooperazione strutturata permanente (PESCO) con ventisei Paesi che si sono distribuiti quasi ottanta microprogetti ed un impatto sostanzialmente ininfluente sul futuro di una difesa comune.
Nessuno nelle istituzioni ha sollevato l’idea di dare una transitoria sostanza istituzionale all’azione comune dei “volenterosi” adottando il metodo Schengen per creare un quadro intergovernativo al di fuori dei trattati ma con l’impegno e la prospettiva di integrare l’accordo nella riforma dell’Unione europea e di far entrare questo gruppo di Paesi in quanto tale nel Patto Atlantico se dovrà essere esclusa l’idea più ambiziosa di una adesione a questo Patto dell’Unione europea nel suo insieme escludendo con un opting out i Paesi che non fanno parte della NATO.
Abbiamo sottolineato all’inizio del nostro editoriale l’eccessivo entusiasmo di vecchi e nuovi europeisti, a cui si sono inopinatamente associati anche dei federalisti, all’annuncio del Piano di Riarmo europeo fondato sull’aumento delle spese nazionali con una formula ormai entrata nei commenti generalizzati: “si tratta di un primo passo necessario ed urgente sulla via della difesa comune” ma un passo del genere potrebbe compiersi nella direzione opposta alla via della difesa comune.
Nessuno ha ricordato che la difesa è uno degli strumenti ma non il solo della politica estera e di sicurezza, che i rapporti fra difesa comune e potere politico sono al centro del dibattito europeo dai tempi della CED e che sarebbe stato urgente e necessario che il Consiglio europeo identificasse preliminarmente e sulla base dell’art. 26 TUE gli interessi strategici dell’Unione europea, ne fissasse gli obiettivi definendo gli orientamenti generali e adottando le decisioni necessarie.
Nessuno ha chiesto al Parlamento europeo le ragioni per cui l’Assemblea non abbia organizzato un dibattito semestrale sui progressi relativi alla PESC e alla difesa previsto dall’art. 36 TUE promuovendo la partecipazione in seduta plenaria di rappresentanti dei parlamenti nazionali e “agora” di dialogo con la società civile e i portatori di interesse.
Nella risoluzione dei gruppi PPE-S&D e Renew sul “Libro Bianco sul futuro della difesa europea” si solleva invece e a giusto titolo la questione del controllo democratico che sarebbe totalmente escluso se venisse adottata la base giuridica dell’art. 122 TFUE proposta dalla Commissione europea.
Tale controllo sarebbe invece garantito se venissero usate le basi giuridiche che la Commissione europea propose nel 2022 per il regolamento EDIP sul programma dell’Industria europea di difesa fondato sugli articoli 114.1, 173.3, 212.2 e 322.1 TFUE e che prevedono la procedura legislativa ordinaria e il voto a maggioranza qualificata nel Consiglio.
Nel caso in cui il Consiglio europeo e poi il Consiglio decidessero di applicare la base giuridica dell’articolo 122 TFUE che esclude il controllo democratico, il Parlamento europeo avrebbe la possibilità di rivolgersi alla Corte di Giustizia sulla base dell’articolo 263 TFUE per controllare la legalità degli atti legislativi adottati dal Consiglio ma anche dal Consiglio europeo lasciando aperta la via di esigere successivamente una revisione dei trattati secondo un metodo democratico costituente.
Roma, 11 marzo 2025![]()
APPELLO ALLA MOBILITAZIONE: #LEuropaSiamoNoi
Per rispondere al progetto di Donald Trump e alle mire imperiali di Vladimir Putin non basta più suonare la sveglia all’Europa dei sonnambuli. È infatti tutto l’ordine internazionale che soffre di limiti e difetti sempre più insopportabili.
Occorre chiamare in tutte le piazze d’Europa coloro che condividono il valore aggiunto del processo di integrazione europea come il mondo della scuola, della ricerca e dell’università; il volontariato; i poteri locali e regionali; la cultura e l’arte: il mondo agricolo attento al valore delle risorse naturali; il mondo del diritto; la cittadinanza attiva; le lavoratrici e i lavoratori protetti dagli interventi europei nella dimensione sociale; il mondo della produzione garantito dalle regole del mercato; le piccole e medie imprese, l’artigianato e l’economia sociale; le aree difese dagli effetti del cambiamento climatico.
Occorre chiamare in tutte le piazze d’Europa chi subisce le conseguenze nefaste dei costi della non-Europa dicendo loro con forza che ci sono beni pubblici che potranno essere garantiti solo da un’Unione europea più unita, più democratica e più solidale e dunque con un governo europeo responsabile davanti al Parlamento europeo; dall’eliminazione del potere di veto; da una politica estera, di sicurezza e di difesa comune con una dimensione federale al servizio della pace e del multilateralismo, dal progresso sociale e da un bilancio federale dotato di vere risorse proprie che si faccia carico di beni pubblici europei dedicati alla solidarietà.
Questi beni riguardano in particolare:
- La promozione della salute e l’accesso aperto alla conoscenza,
- La protezione delle lavoratrici e dei lavoratori favoriti dall’impegno solenne per la qualità del lavoro, con uno Statuto europeo del lavoro e la piena attuazione della Carta europea dei diritti fondamentali, per i quali l’assenza di una politica industriale comune non ha garantito adeguata competitività nel mondo globalizzato,
- La tutela delle popolazioni delle aree interne a cui la politica di coesione si rivolge in modo ancora inadeguato,
- Il sostegno agli agricoltori, a chi fa impresa, a cittadine e cittadini vittime delle esondazioni e delle deforestazioni per i ritardi nella convergenza ecologica della società, nella progressiva decarbonizzazione della produzione e nella definizione di un grande piano di contrasto ai rischi climatici,
- La tutela degli immigrati legali divenuti irregolari per le lentezze e le differenze delle procedure sul mercato del lavoro che creano inaccettabili discriminazioni,
- La protezione dei difensori dei diritti fondamentali e delle organizzazioni rappresentative della società civile, di chi si batte per una società aperta e libera per tutti e tutte insieme a chi crea occasioni di partecipazione popolare,
- La difesa delle cittadine e dei cittadini che vivono in Paesi dove vengono violati i principi fondamentali dello Stato di diritto affermando l’intangibilità dei principi e dei valori della democrazia.
A CHI CI RIVOLGIAMO
Manifestazioni per l’Europa in tutti i Paesi membri sono possibili e necessarie se garantiranno un’ampia mobilitazione delle cittadine e dei cittadini europei che dia il segnale forte che la maggioranza delle opinioni pubbliche è pronta ad azioni strutturate e permanenti per ottenere dalle istituzioni europee e nazionali e dai partiti europei la difesa del patrimonio delle realizzazioni comunitarie, l’eliminazione dei costi della non-Europa e l’impegno per il progresso sociale e per una riforma dell’Unione europea secondo un progetto, un metodo e una agenda democratica costituente. Questo segnale deve tradursi in un manifesto europeo per un’Europa unita, libera, giusta, pacifica e democratica.
Proponiamo di scegliere come slogan di queste manifestazioni: #LEuropaSiamoNoi declinato in tutte le lingue dell’Unione europea.
Noi saremo nelle piazze d’Italia e abbiamo proposto al Movimento Europeo Internazionale e ai suoi membri di mobilitarsi per essere attivamente presenti nelle piazze d’Europa per un’Europa libera, giusta, pacifica e democratica e invitiamo a partecipare attivamente:
– Gli studenti e i docenti del programma Erasmus come simbolo dell’identità europea,
– I giovani dei corpi europei di solidarietà e del servizio volontario europeo come simbolo dell’Europa che lotta per la pace,
– I consumatori protetti dalle regole europee,
– I poteri locali e regionali sostenuti dalla politica di coesione economica, sociale e territoriale,
– I sindaci delle città europee della cultura e delle città gemellate,
– La rete dei Fringe Festivals e degli artisti di strada,
– Il mondo agricolo attento al valore delle risorse naturali e della qualità del cibo,
– I ricercatori che interagiscono con il programma Horizon e con la politica di ricerca dell’Unione europea,
– I giudici nazionali che tutelano i diritti delle persone applicando la Carta europea dei diritti fondamentali nel rispetto del primato del diritto dell’Unione europea e gli avvocati che la invocano in giudizio,
– I promotori delle iniziative di cittadini europei e delle petizioni al Parlamento europeo che hanno usufruito e intendono usufruire di questi strumenti di democrazia partecipativa,
– Le cittadine e i cittadini che hanno partecipato alla Conferenza sul futuro dell’Europa e che sono stati e sono parte attiva dei panel transnazionali,
– I beneficiari dell’azione del Mediatore europeo,
– I lavoratori delle imprese rese competitive dagli investimenti europei,
– I lavoratori delle imprese nel mondo digitale e quelli protetti dagli interventi europei nella dimensione sociale,
– Le imprese protette dal marchio europeo,
– Gli abitanti delle aree protette dagli effetti del cambiamento climatico,
– Il mondo della cultura che si riconosce in una comune identità europea,
LE RAGIONI DELLA MOBILITAZIONE
Michele Serra – prima nella sua “Amaca” intitolata “Dite qualcosa di europeo”, poi nella newsletter su Il Post e infine il 28 febbraio in un editoriale su La Repubblica con il titolo “Una piazza per l’Europa” – ha lanciato l’idea di una manifestazione per l’Europa in tutte le principali piazze europee.
Non è la prima volta che gli Europei si mobilitano per l’Europa perché
- seicentomila cittadine e cittadini parteciparono a cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta al Congresso del Popolo Europeo promosso da Altiero Spinelli dopo la caduta della Comunità Europea di Difesa e la “beffa del Mercato Comune”, come Altiero Spinelli definì i Trattati di Roma,
- centomila persone scesero in piazza a Milano nel giugno 1985, mobilitati dalla forza federalista e dalle organizzazioni sindacali e per testimoniare il loro sostegno al progetto di Trattato sull’Unione europea approvato dal Parlamento europeo il 14 febbraio 1984, con una partecipazione popolare il cui obiettivo fu tradito poi dai Governi che a quel progetto lungimirante preferirono il più modesto Atto Unico definito da Altiero Spinelli “un topolino partorito da una montagna”.
Molti Europei furono poi in piazza a Nizza nel dicembre del 2000 per esprimere il loro sostegno alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea che rappresenta l’espressione più alta dei valori dello Stato di diritto adottata dalle istituzioni europee grazie alla determinazione delle organizzazioni rappresentative della società civile e dei lavoratori.
Manifestazioni europee per la pace e contro una guerra insensata ci furono al tempo del conflitto scatenato dagli Stati Uniti contro l’Iraq con la “vecchia Europa” di Francia, Germania e Benelux contraria a quella guerra e la coalizione anglo-italo-spagnola al seguito di George Bush, ma ciò non ha tuttavia creato un movimento europeo per la pace solido e strutturato nel tempo.
Le molte iniziative delle organizzazioni sindacali possono ora convergere sui temi di un welfare europeo, della democrazia economica, della solidarietà intergenerazionale e di genere, ma anche dell’inclusione dei lavoratori dei Paesi terzi (i migranti economici e i richiedenti asilo) nel mondo del lavoro.
Chiamati a raccolta da Greta Thunberg abbiamo assistito per mesi in molte piazze d’Europa alle mobilitazioni dei giovani per il futuro del pianeta (Fridays for future). Ma essi devono unire alla difesa dell’ambiente un messaggio comune per un’Europa democratica che decida, e oggi sarebbero ancora più necessari per organizzare una insurrezione contro i tentativi di demolire il Patto Verde Europeo.
Roma, 4 marzo 2025 – Approvato dal Consiglio di Presidenza del Movimento europeo Italia
[VERSIONE INGLESE] – [VERSIONE FRANCESE]
LETTERA APERTA ALLE PERSONE, ASSOCIAZIONI E MOVIMENTI COSTRUTTORI DI PACE
PER UN’EUROPA LIBERA, UNITA, SOLIDALE E DI PACE
Questa nostra lettera è rivolta a tutto il movimento per la pace che – dopo l’appello lanciato da Michele Serra a scendere in piazza per l’Europa – si sta giustamente chiedendo di “quale Europa” stiamo parlando.
Un’Europa di pace o un’Europa di guerra? Un’Europa armata o un’Europa disarmata? Un’Europa che investe in armi, tagliando il welfare?
A queste domande vorremmo rispondere e spiegare perché – secondo noi – è importante, in questo difficile momento storico, fare un percorso condiviso anche oltre la mobilitazione del 15 marzo.
Il motivo principale è quello di rivendicare innanzitutto la sopravvivenza del progetto stesso di unità europea, contro tutte/i coloro che vogliono un’Europa divisa e incapace di agire. L’UE è un vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro (Usa, Cina, Russia) e per questo rischia di cadere in frantumi.
La situazione è drammatica e ciascuna/o di noi deve assumersi le proprie responsabilità. Siamo di fronte a un attacco senza precedenti verso le istituzioni e il diritto internazionali. Anche il processo di unificazione europea rischia di essere travolto. Per questo motivo noi europee ed europei dobbiamo riprendere in mano il nostro comune destino.
La manifestazione di Roma è stata pensata per un sussulto di unità e dignità e per rilanciare il progetto europeo originario contro i nazionalismi e le guerre.
Siamo convinte/i che occorra iniziare una grande mobilitazione per l’unità europea che chiami a raccolta le cittadine e i cittadini, non tanto per difendere l’UE così com’è ora ma a favore di come potrebbe diventare.
Per questo è importante che emerga la voglia di riconoscersi come cittadine/i europei, ovvero come concittadine/i di un’entità più grande, non solo dei rispettivi Stati nazionali. Non si tratta di rivendicare un nuovo orgoglio nazionalista (né tanto meno bellicista) su scala europea ma del desiderio di ritrovarsi insieme intorno a un progetto di comunità politica.
In tante/i hanno spontaneamente aderito alla proposta di Serra perché si sentono di co-appartenere a una comunità europea di valori e di destino; e la manifestazione ci chiama a raccolta per unirci sotto un’unica bandiera – quella a dodici stelle – promuovendo un senso di appartenenza sovranazionale e di condivisione.
Come giustamente è stato ricordato, nel Manifesto di Ventotene, “Per un’Europa libera e unita”, era chiaro l’obiettivo di liberare l’Europa, e progressivamente il pianeta, dalle guerre e, per farlo, ci sono voluti i movimenti della Resistenza che in tutto il continente hanno combattuto il nazifascismo e liberato i Paesi europei.
Oggi la Resistenza europea ha nuovi nemici: deve difendersi dalle tecno-oligarchie digitali che accumulano ricchezze inaudite appropriandosi dei nostri dati e dagli imperi che vogliono l’Europa divisa per meglio dominarla e controllarla.
Oggi per affermare una pace giusta (in Ucraina come in Palestina) serve un’Europa libera e unita, capace di agire e di parlare con una voce comune e innovativa sul piano internazionale. Serve un’Unione europea dotata di una “autonomia strategica” in tutti gli ambiti, dall’energia alla politica ambientale, e anche in termini di politica estera, di difesa e di sicurezza comune, in un orizzonte di “costruzione della pace” a salvaguardia dei diritti e delle libertà a livello europeo e mondiale.
In questi anni è mancata un’azione diplomatica europea efficace che potesse portare alla risoluzione dei conflitti in corso. D’altra parte, l’UE non ha ancora completato il suo processo di unificazione politica ed è stata per questo incapace di avere un ruolo internazionale. Gli Stati nazionali europei sono rimasti schiacciati sulle posizioni del governo americano – che tutela i propri interessi – e la divisione li ha resi deboli e vassalli. Ora che l’ombrello americano viene meno, ne paghiamo tutte/i il conto.
Tutte/i noi consideriamo “mali” da superare la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali, la crescita delle spese militari a danno di quelle sociali, l’aumento delle diseguaglianze (economiche, sociali, di genere), il respingimento delle/dei migranti, i rischi per la democrazia e per la libertà.
Tra poco sarà in discussione il nuovo bilancio pluriennale dell’UE e sarà fondamentale avere uno schema di proposte per realizzare una politica fiscale che garantisca un debito pubblico europeo per l’inclusione, per la sicurezza sociale e per avere una difesa comune, così da non togliere risorse dal bilancio pubblico degli Stati nazionali destinate al welfare.
Per queste ragioni, noi non condividiamo la logica fine a se stessa dei riarmi nazionali e sosteniamo una difesa comune, che consenta di razionalizzare le spese militari su scala continentale. Nel 2024 l’Unione europea – o meglio la somma dei 27 paesi membri dell’UE – ha speso in armamenti più della Russia, senza però avere un equivalente peso sulla scena internazionale.
La soluzione non è, dunque, quella di aumentare le spese militari, ma quella di acquisire autonomia strategica e indipendenza dagli Usa tramite la creazione di una politica estera, di sicurezza e di difesa europea con un governo democratico responsabile di fronte al Parlamento europeo.
Ciò che auspichiamo è la definizione di un percorso che ci porti verso un’Europa pienamente democratica e federale dotata di corpi civili di pace e di un esercito pensato come strumento difensivo e con un ruolo ben definito e limitato in ambito internazionale, come ad esempio una forza di peace-keeping e peace-enforcement in zone di conflitto, a disposizione e sotto l’egida delle Nazioni Unite.
Il nostro invito è dunque quello di partecipare insieme all’iniziativa “Una piazza per l’Europa” del prossimo 15 marzo a Roma dandogli questo significato e riorganizzandoci già per il prossimo 9 maggio intorno ai contenuti della campagna che ci ha visto camminare assieme agli inizi degli anni Duemila per inserire l’art. 11 della Costituzione italiana nella Costituzione europea come suo primo articolo: “L´Europa ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali e riconosce nella pace un diritto fondamentale delle persone e dei popoli. L’Europa contribuisce alla costruzione di un ordine internazionale pacifico e democratico; a tale scopo promuove e favorisce il rafforzamento e la democratizzazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e lo sviluppo della cooperazione internazionale.”.
In tal senso, nostre comuni parole d’ordine potrebbero essere le seguenti: “Per un’Europa libera, unita, solidale e di pace”, “Una Costituzione europea per salvare le democrazie nazionali”, “Un articolo 11 anche per la Costituzione europea”, “Una politica estera e di difesa europea per costruire la pace”, “Ripresa degli accordi per il disarmo nucleare e convenzionale a livello globale”, “Difendiamo le istituzioni internazionali e gli accordi multilaterali”, “Contro un’Europa fortezza, per un’Europa del dialogo, della speranza, dell’accoglienza”, “Unire gli europei per unire il mondo”, …
Per realizzare questi obiettivi, l’UE deve diventare una vera Federazione come avevano pensato gli autori del Manifesto di Ventotene durante la Seconda guerra mondiale e contribuire alla costruzione di un mondo che superi la logica dei blocchi verso una gestione condivisa e democratica dei beni pubblici globali.
L’UE è l’esempio più concreto, seppur incompiuto, di come si possano superare gli egoismi nazionali e costruire una democrazia sovranazionale. Per questo, l’Unione è l’istituzione che più di altre può contribuire al rafforzamento e alla democratizzazione delle organizzazioni internazionali, e quindi alla costruzione della pace globale. Si tratta di un modello di integrazione regionale che è imitata in altre aree del mondo e che è stata l’unica risposta alternativa che l’umanità si è data per unire i popoli attraverso la pace e non attraverso la guerra e l’idea di impero.
L’UE può – già oggi – svolgere un ruolo decisivo per avviare una riforma pacifica delle relazioni internazionali nella direzione di un “multilateralismo inclusivo”. Mentre sta morendo il sistema deciso a Yalta nel 1945 l’Europa può diventare uno dei soggetti promotori di una nuova Bretton Woods per un nuovo ordine internazionale più inclusivo, sostenibile e pacifico.
Come indicato anche dall’appello ad attivarsi del Movimento europeo, occorre lanciare una mobilitazione in tutta Italia e in Europa per dare “il segnale forte che la maggioranza delle opinioni pubbliche è pronta ad azioni strutturate e permanenti per ottenere dalle istituzioni europee e nazionali e dai partiti europei la difesa del patrimonio delle realizzazioni comunitarie, l’eliminazione dei costi della non-Europa e l’impegno per il progresso sociale e per una riforma dell’Unione europea secondo un progetto, un metodo e una agenda democratica costituente”.
Questa è l’Europa, il progetto d’Europa libera e unita, per cui noi scenderemo in piazza già il prossimo 15 marzo. Vi chiediamo dunque di unirvi a noi, di iniziare un percorso condiviso in nome del comune obiettivo che, al di là delle diverse sensibilità esistenti tra pacifismo incentrato su disarmo e nonviolenza, pacifismo giuridico-istituzionale e pacifismo etico-finalistico, tutte/i ci unisce.
L’Europa siamo noi!
Nicola Vallinoto, Antonella Braga e Giulio Saputo
Prime adesioni: Diletta Alese, Giuseppe Allegri, Antonio Argenziano, Paolo Bergamaschi, Sara Bertolli, Grazia Borgna, Giuseppe Bronzini, Sandro Capitanio, Berardo Carboni, Antonia Carparelli, Renato Carpi, Gabriele Casano, Roberto Castaldi, Alessandro Cavalli, Filippo Ciavaglia, Giancarla Codrignani, Marcella Corsi, Pier Virgilio Dastoli, Stefano Dell’Acqua, Gabriella Falcicchio, Maria Sophia Falcone, Luigi Ferrajoli, Sofia Fiorellini, Michele Fiorillo, Alex Foti, Filippo Maria Giordano, Matteo Gori, Piero Graglia, Francesca Graziani, Giorgio Grimaldi, Piergiorgio Grossi, Lucrezia Iurlaro, Ariane Landuyt, Claudio Leone, Guido Levi, Lucio Levi, Alberto Majocchi, Alessandro Marcigliano, Enzo Marzo, Fabio Masini, Pinuccia Montanari, Guido Montani, Bruno Montesano, Angelo Morini, Antonio Padoa Schioppa, Mimmo Rizzuti, Stefano Rossi, Vito Saccomandi, Elias Salvato, Cinzia Sciuto, Giorgia Sorrentino, Mauro Spotorno, Daniele Taurino, Valentina Usai, Giulia Vassallo, Giovanni Vetritto, Tommaso Visone, Marco Zecchinelli.
Per aderire:
insiemepereuropadipace@gmail.com
PETIZIONE AL PARLAMENTO EUROPEO
Promuovere nell’attuazione del Patto Europeo Migrazione e Asilo il
modello “Riace” per l’accoglienza e inclusione dei migranti
Il Movimento Europeo Italia, insieme al “Comitato 30 gennaio per l’europeizzazione del modello Riace”, ha presentato alla Commissione Petizioni del Parlamento Europeo una petizione per promuovere il modello Riace nell’attuazione del Patto Europeo su Migrazione e Asilo.
Riace ha dimostrato che accoglienza e inclusione possono andare di pari passo con la rinascita dei territori e la costruzione di comunità più coese. Ora chiediamo all’Unione Europea di:
- Coinvolgere le autorità locali e la società civile nelle politiche migratorie.
- Finanziare un progetto pilota basato sul modello Riace.
- Promuovere un’iniziativa legislativa per garantire un trattamento equo ai migranti.
- Porre fine alla criminalizzazione di chi fornisce assistenza umanitaria.
Abbiamo 90 giorni per raccogliere il maggior numero di firme possibile!
Firmare è semplice e veloce attraverso questo MODULO ONLINE.
Vi invitiamo a sottoscrivere la petizione e a condividerla con i vostri contatti. Insieme possiamo costruire un’Europa più giusta e solidale!
Testo della petizione disponibile in: [ITALIANO] – [INGLESE] – [FRANCESE]
ATTIRIAMO LA VOSTRA ATTENZIONE
“Giorgio Napolitano e il Parlamento europeo”
a cura di Pier Virgilio Dastoli e Nicoletta Parisi con prefazione di Giuliano Amato
(Editoriale Scientifica – Napoli)

II volume trova la propria origine nell’evento dedicato a Giorgio Napolitano, tenutosi il 22 febbraio 2024 su invito e iniziativa del Senatore Pier Ferdinando Casini e del Movimento Europeo in Italia, nonché con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale a partire dal progetto dedicato ai “Beni comuni europei per una prosperità condivisa: opportunità e sfide del sistema Italia nella decima Legislatura europea”.
Il volume non si limita a raccogliere il testo degli interventi allora presentati da personalità che – per aver ricoperto incarichi nelle istituzioni europee e per essere state vicine a Giorgio Napolitano durante la sua esperienza di componente del Parlamento europeo – hanno voluto, prima, prendere parte all’evento e, poi, mettere a disposizione dei curatori il proprio contributo. Esso è infatti integrato da altre testimonianze – fra le quali quella espressa dalla Prefazione di Giuliano Amato – e dalla raccolta dei discorsi che Giorgio Napolitano ha tenuto nel corso della quinta legislatura del Parlamento europeo, dove Egli ha ricoperto l’incarico di Presidente della Commissione Affari Costituzionali (1999-2004). Quest’ultima scelta è stata motivata dalla volontà dei Curatori di far scaturire direttamente dalle parole del Nostro il grande contributo da Lui dato al processo di integrazione europea, attraverso l’affermazione dei valori dello Stato di diritto, della democrazia, del rispetto di diritti e libertà individuali.
Il volume vuole anche essere un ringraziamento postumo a un Presidente del Movimento Europeo in Italia (1995-2006) significativamente attivo: Egli ha riversato nell’Associazione energie intellettuali potenti, sostenendo l’idea di un’Europa politicamente integrata, secondo l’insegnamento di Altiero Spinelli e il pragmatismo di Jacques Delors (di stampo “monettiano”) fondato sulla strategia dei “piccoli passi” per costruire politiche comuni.
LA BUSSOLA SULLA DISABILITA’
Questa rubrica si propone di informare sulle principali fonti normative italiane, europee ed internazionali riguardanti i diritti delle persone con disabilità con l’obiettivo di fare da ‘bussola’ su un tema così complesso e di orientare gli interessati nel mare sconfinato della Rete.
Di seguito, proponiamo il terzo numero della rubrica su “La Carta europea di disabilità (Disability Card)”.
Indice
Introduzione (pag. 3)
La Carta europea di disabilità (Disability Card) (pag. 4)
Sconti e agevolazioni (pag. 6)
Fonti nazionali sulla Carta europea di disabilità e il ruolo dell’INPS (pag. 8)
Le fonti dal 2018 al 2022 (pag. 8)
Il ruolo dell’INPS (pag. 9)
- Modalità di presentazione della domanda per ottenere la Carta europea della disabilità
- Soggetti legittimati a richiedere la Carta
- Caratteristiche e modalità di utilizzo della Carta, tutela dei dati personali
- Periodo di validità
- Furto, smarrimento, deterioramento e distruzione della Carta
Le principali tappe (2013 -2023) (pag. 14)
- Il Regolamento UE n. 1381/2013
- Il progetto pilota (2016 -2019)
- Le risoluzioni del Parlamento Europeo (2020 – 2022)
- La Consultazione pubblica on line della Commissione UE (2023)
- Il parere esplorativo del CESE (2023)
- La proposta di Direttiva della Commissione Europea (2023)
Le tappe conclusive (2024) (pag. 17)
La versione digitale della Carta (pag. 19)
Appendice (pag. 20)
LA SETTIMANA DEL MOVIMENTO EUROPEO
11 marzo
- Webinar “Le politiche migratorie nella UE” (Centro Europe Direct Roma Innovazione, Movimento Europeo Italia e Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale)
12 marzo
- Roma, X Conferenza economica Cia-Agricoltori Italiani
- Club of Venice – 8th Seminar on Strategic Communication
13 marzo
- Club of Venice – 8th Seminar on Strategic Communication
- Roma, Seminario “L’integrazione europea della difesa e il precedente della CED” (ASTRID)
15 marzo
- Roma, manifestazione “Una piazza per l’Europa”
IN EVIDENZA
VI SEGNALIAMO
- 11 marzo, ore 15:00. Al via il ciclo di webinar Visioni e sfide per il futuro dell’Europa: Dialoghi su Mercato, Relazioni globali e Sicurezza, un’iniziativa promossa dal Centro Europe Direct Roma Innovazione, dal Movimento Europeo Italia e dall’Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale. Cinque gli incontri online per esplorare le grandi sfide che attendono l’Unione Europea nei prossimi anni, attraverso il contributo di esperti, accademici, decisori pubblici, giornalisti e professionisti della comunicazione. Dai nuovi scenari delle politiche migratorie al futuro del mercato interno, dalla sicurezza e difesa alle relazioni tra UE e Africa, fino alla transizione ecologica: ogni appuntamento offrirà un’occasione per approfondire temi strategici e stimolare una riflessione condivisa, con un’attenzione particolare al ruolo dell’informazione e della comunicazione pubblica. Il primo webinar, in programma l’11 marzo alle ore 15:00, sarà dedicato alle politiche migratorie, un tema cruciale per il futuro dell’Europa, con impatti significativi sulla coesione sociale, sulla sicurezza e sulla crescita economica. Le politiche dell’UE in questo ambito puntano a bilanciare gestione dei flussi, integrazione e sviluppo, con nuove prospettive già delineate per il 2025. Programma e iscrizioni (entro le ore 16:30 del 10 marzo). La partecipazione è gratuita, previa iscrizione. Inoltre, i webinar permetteranno di ottenere crediti formativi riconosciuti dall’Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale. Per registrarsi è possibile accedere alla piattaforma EventiPA, mentre per informazioni sui crediti formativi è disponibile l’indirizzo: compubblica@compubblica.it. Calendario dei cinque appuntamenti: 11 marzo – Le politiche migratorie nella UE; 8 aprile – Mercato interno europeo; 13 maggio – Sicurezza e difesa; 9 settembre – Relazioni UE – Africa; 11 novembre – Attuazione della transizione ecologica. L’iniziativa è realizzata nell’ ambito del Piano di Azione 2025 di Europe Direct Roma Innovazione.
- 12-13 marzo, Roma. X Conferenza economica organizzata da Cia-Agricoltori Italiani, che si terrà all’Auditorium della Tecnica sotto il titolo “Obiettivo Agricoltura”. Scenario internazionale, Aree interne, Competitività, le parole chiave della due giorni di lavori, con la relazione introduttiva del presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini, e il report di Nomisma “L’agricoltura italiana tra nuovi scenari geopolitici e obiettivi di competitività” a cura del responsabile Agroalimentare Denis Pantini. Seguiranno gli interventi istituzionali. Nel pomeriggio i lavori riprenderanno con la sessione su “Il futuro dell’Italia e dell’Europa di fronte ai nuovi scenari geopolitici”. La giornata conclusiva di giovedì 13 marzo, si chiuderà con la sessione dedicata a “La dimensione locale per competere nelle sfide globali: il ruolo delle aree interne”. PROGRAMMA.
- 15 marzo, ore 15:00, Roma. Sabato 15 marzo in Piazza del Popolo a Roma ci sarà anche il Movimento europeo, per aderire alla manifestazione “Una piazza per l’Europa”. L’appello all’umanesimo militante del nostro Presidente Pier Virgilio Dastoli, accolto da Michele Serra, ci pone in prima linea nell’impegno per mobilitare la società civile per un’Europa che nel ricercare una risposta unitaria e decisa alle sfide interne ed alle minacce esterne, non perda di vista i suoi valori democratici ed i suoi obiettivi solidali. Unitevi a noi e portate con voi le vostre bandiere!
ARTICOLI E TESTI DELLA SETTIMANA
- CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE – SEZIONI UNITE CIVILI. Responsabilità civile della P.A. – Soccorso in mare di imbarcazione in zona SAR ─ Mancata autorizzazione all’attracco della unità navale della Guardia Costiera “U. Diciotti” ─ Conseguente restrizione della libertà personale ─ Danni non patrimoniali (06/03/2025)
- ‘Concretised’, ‘Flanked’, or ‘Standalone’? Some Reflections on the Application of Article 2 TEU, by Lucia Serena Rossi (European Papers – A Journal on Law and Integration – 07/03/2025)
- Jeffrey Sachs: The Geopolitics of Peace – Speech to the European Parliament (Brave New Europe – 28/02/2025)
- The Week Ahead 10-16 March 2025 (European Parliament)
- Calendario delle attività della Camera dei deputati in materia di Unione europea (settimana 10-16 marzo 2025). Ufficio Rapporti con l’Unione europea
ULTIME DA BRUXELLES
BURRO E CANNONI:
ULTIMO TANGO A BRUXELLES?
Or sappi questo: negli ultimi giorni verranno tempi difficili
2 Timoteo, 3.1
Sentirete poi parlare di guerre e di rumori di guerre.
Guardate di non allarmarvi; è necessario che tutto questo avvenga ma non è ancora la fine
Matteo, 24.6
La Groenlandia (compresa nel Regno di Danimarca, pur con ampia autonomia e al di fuori del sistema dell’Unione europea, come le isole Fær Øer) va al voto l’11 marzo. Nella stessa data la Commissione europea dovrebbe adottare la proposta normativa per un «Nuovo approccio comune sui rimpatri», che in Italia si aspetta di metter in relazione alla vicenda determinata dal protocollo stipulato con l’Albania del 2023 «per il rafforzamento della collaborazione in materia migratoria», di cui alla legge n. 14/2024. Il 20 e 21 marzo ci sarà un Consiglio europeo ordinario, a seguire quello straordinario del 6 marzo scorso con le conclusioni adottate in tema di Ucraina, sostenute «con fermezza da 26 capi di Stato e di governo» esclusa l’Ungheria, e di «Difesa europea», condivise da tutti i 27 Stati membri dopo le «linee guida» del piano Rearm Europe presentate da Ursula von der Leyen e da tradurre in «proposte legislative» nelle «prossime due settimane»[1].
C’è chi constata che ci troviamo in un «truce nuovo ordine mondiale»[2], dove l’opzione nucleare (bomba atomica) è ripetutamente richiamata – non importa se per affermarla o negarla – e dove anzitutto Donald Trump porta con evidenza palmare allo scoperto i ritardi dell’UE[3] in materia di sicurezza anche militare, ritardi capaci di ricondurre in un percorso europeo condiviso il Regno Unito con le sue quattro nazioni costitutive[4]. Nell’UE ci si comincia a chiedere con serietà estrema «Cosa sarà dell’Alleanza atlantica ?», puntualizzando che «Un disimpegno americano totale evidenzierebbe il ritardo europeo» giacché «servirebbero 100 mila soldati» e «l’Italia dovrebbe fornirne 13 mila»[5]. Cosicché davvero si può auspicare «Meno lamentele. Tutti possiamo cambiare il mondo» ?[6]
Certo a Bruxelles, a Strasburgo, a Lussemburgo e nelle capitali degli Stati membri non si può continuare coi ritardi né coi distinguo; e se la strada imboccata fa credere a un accantonamento dei primi, attorno ai secondi il percorso è ancora accidentato benché il «putiferio di distinguo e precisazioni … in qualche caso ha sfiorato il ridicolo»[7].
«Meno lamentele». Della piazza per l’Europa del 15 marzo, auspicata da Michele Serra[8], occorre sperare che «abbia un grande successo», benché «discorde su tante cose essenziali», come osserva Paolo Flores d’Arcais, assicurando di andarci perché «il cuore dell’Europa oggi è a Kiev e il futuro dell’Europa si gioca lungo quelle frontiere»[9]. E per di più il «trumpismo a vocazione imperiale … ha come idea strategica la guerra all’Europa»[10].
Allora di «burro e fucili» scrive ora Lucrezia Reichlin[11], modificando ironicamente l’affermazione di Benito Mussolini che nel 1938 chiese alla folla se volesse «burro o cannoni», sentendosi ovviamente rispondere l’entusiastica adesione alla seconda opzione, un po’ come qualche tempo prima il prefetto di Giudea si sentì preferire Barabba a Gesù.
Burro “e” fucili. Burro, cioè beni pubblici comuni quali salute, accesso aperto alla conoscenza, protezione dei lavoratori, politica industriale comune, politica di coesione anche per le aree interne, sostegno agli agricoltori e a chi fa impresa, supporto alla convergenza ecologica della società e alla progressiva decarbonizzazione della produzione nonché contrasto ai rischi climatici, ecc. ecc., come espresso dall’appello del Movimento europeo, Consiglio italiano, alla mobilitazione: #LEuropaSiamoNoi.
Ma anche fucili, armi a difesa della sicurezza in Europa e dell’Europa. Perché il tango sudamericano che si balla da tempo a Bruxelles, nell’Unione europea, non arrivi all’esaurimento e invece si accompagni, in un afflato interculturale, al valzer europeo. Perché alla libertà di circolazione di persone, merci, servizi, capitali e adeguate regole giuridiche si aggiunga, nello spazio comune di libertà, sicurezza e giustizia[12], la libertà di circolazione delle conoscenze sottolineata dal Rapporto Letta[13].
Scrive Reichlin che «l’indipendenza militare europea non sarà possibile se non basata su una tecnologia competitiva», giacché «forza militare e tecnologia sono sempre andate insieme» e «la spesa militare ad alto contenuto di innovazione ha un alto moltiplicatore sul Pil». Cosicché – continua Reichlin – «la capacità di aumentare il contenuto di innovazione della spesa militare dipende in gran parte dalla possibilità di usufruire delle economie di scala del mercato unico, di favorire integrazioni industriali transfrontaliere e di integrare le piattaforme per gli appalti».
Burro e fucili. Fucili e burro.
Così, se riguardo al tema degli armamenti può dirsi – lo sottolinea Reichlin – che «il pacchetto messo a punto dalla Commissione è deludente», occorrono meno lamentale perché «il primo passo è stato compiuto e questo è importante». E due punti in particolare sono precisati dall’economista. Da un lato: «se la spesa si focalizzasse sull’innovazione e sull’ambizione di medio periodo di una leadership tecnologica, questa costituirebbe un’opportunità per l’Europa in quanto le permetterebbe di colmare il gap di competitività individuato dal Rapporto Draghi, ambizione largamente condivisa». Da un altro lato: deve ben essere considerato che «il progetto europeo va costruito politicamente e non esiste bacchetta magica. Se si pensa che l’autonomia strategica dell’Europa sulla Difesa sia necessaria, bloccare oggi il piano della Commissione significa rallentare e non aiutare il processo di europeizzazione del progetto».
Rino Formica constata il bisogno, in Italia, «di un colpo di Stato costituzionale, ovvero di un ritorno radicale alla Costituzione» per ottenere «una rigenerazione dell’equilibrio dei poteri democratici e repubblicani» di fronte a un «processo di sfaldamento» che «va fermato subito»[14]. Così, per evitare in ultima analisi di percorrere «la strada che porta alla fine delle democrazie europee»[15], in Europa occorre ritornare a Ventotene, quando in tempi di guerra si son dette parole opposte, parole e fatti conseguenti per andar oltre l’Italia, oltre i 27 Stati membri dell’UE, oltre la tripartizione imperiale e violenta del Mondo. Il «Gattopardo europeo» sarà insomma capace di un’«insurrezione costituente»?[16] Per arrivare alla federazione europea, agli Stati Uniti d’Europa, alla Repubblica federale. Per comprendervi, in un giorno ulteriormente luminoso, anche la Russia.
DINO G. RINOLDI
[1] V. F. Basso, La corsa dell’Europa: «Nulla è da escludere per la difesa comune», in Corriere della Sera, 10/3/2025, p. 2.
[2] V. C. De Gregorio, Meno lamentele. Tutti possiamo cambiare il mondo, in la Repubblica, 10/3/2025, p. 1.
[3] V. P. Mieli, Kiev, Bruxelles, Roma. Ritardi e distinguo in marcia, in Corriere della Sera, 10/3/2025, pp. 1 e 28.
[4] V. G. Fioravanti, Il “Brexit reset” e le nuove relazioni diplomatiche tra Regno Unito e UE, in Il Caffè geopolitico, 4/2/2025; S. De La Feld, UE e Regno Unito al lavoro su un fondo comune per la difesa del continente, in eunews.it, 25/2/2025.
[5] V. G. Sarcina, in Corriere della Sera del 10/3/2025, pp. 1 e 2.
[6] V. la precedente nota 2.
[7] V. la precedente nota 2.
[8] V. il mio intervento nella Newsletter del 4/3/2025 nella sezione «Ultime da Bruxelles».
[9] V. F. Bei, Flores d’Arcais: “Io ci sarò nello spirito di Ventotene”, in la Repubblica, 9/3/2025, p. 11.
[10] V. l’intervista di cui alla nota precedente.
[11] V. L’economia di guerra alla prova, in Corriere della Sera, 9/3/2025, pp. 1 e 24.
[12] V. il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea agli artt. da 67 in poi: «L’Unione realizza uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia nel rispetto dei diritti fondamentali nonché dei diversi ordinamenti giuridici e delle diverse tradizioni giuridiche degli Stati membri» (art. 67.1).
[13] V. E. Letta, Much more than a market – Speed, Security, Solidarity. Empowering the Single Market to deliver a sustainable future and prosperity for all EU Citizens, secondo il quale : «The fifth freedom entails embedding research and innovation drivers at the core of the Single Market, thereby fostering an ecosystem where knowledge diffusion propels both economic vitality, societal advancement and cultural enlightenment» (p. 7).
[14] V. Usa e Italia, c’è un progetto reazionario. Serve un colpo di Stato costituzionale, in Domani, 10/3/2025, pp. 1 e 8.
[15] V. sempre R. Formica nello scritto citato in nota precedente.
[16] Così l’editoriale di P.V. Dastoli nella Newsletter del 2 luglio 2024.
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