Newsletter 8 Aprile/2025 – EUROPA DEI DIRITTI

 

La semplificazione della legislazione europea  tra la riduzione degli oneri amministrativi e la revisione delle policies  di sostenibilità

Introduzione al webinar organizzato il 1.4.2025 dalla Labour Law Community in collaborazione con il Movimento europeo-Italia su “La proposta omnibus della Commissione UE: una via corretta per la semplificazione europea?“

  1. Dal RapportoDraghi  alla nomina di un Commissario alle semplificazioni legislative

In questa introduzione ci soffermeremo sui principali atti europei che rappresentano il contesto delle due proposte di direttiveomnibus presentate il 26.2.2025 e sulle prime reazioni nella sfera pubblica continentale rinviando per un esame più puntuale alle tre relazioni previste.  

Il tema della semplificazione non è certamente nuovo nella storia recente dell’Unionesol che si rammentino gli sforzi della Commissione Prodi per istituire unabetter governance capace di esprimere una legislazione chiara, univoca nelle indicazioni rivolte agli stati per la sua integrazione, ove necessaria,  e per la sua applicazione da parte dei sistemi amministrativi e giudiziari interni ed anche comprensibile per i cittadini dell’Unione e per gli operatori economici che agiscono nel vecchio continente. Da anni la Commissione europea lavora su questo fronte  nell’ambito dell’agenda “Legiferare meglio” ([1])promossa nel 2015 ( nel 2023 è stato anche stabilito il target della riduzione del 25% degli oneri amministrativi per le imprese)ma nel complesso con risultati che non sembrano sino ad oggiapprezzabili. Come giuristi non possiamo omettere di notare che progressivamente la Corte di giustizia è stata sovraccaricata di compiti ermeneutici sempre più ardui ed ai limiti della creazione “pretoria” fronteggiando la crescente equivocità dei testi legislativi (anche perché frutto di compromessi nel tempo più difficili come nel settore dell’immigrazione o per le politiche sociali), il che alimenta a sua volta le tensioni nell’ambito del sistema  giudiziario multilivello  e compromette il grado di certezza giuridica sugli obblighi che derivano dal diritto dell’Ue e da quello nazionale che dovrebbe attuarlo. Il rilancio di questo tema nell’agenda europea con carattere di prioritàsi deve senz’altro alla pubblicazione del Rapporto Draghi ([2]) sulla competitività,  richiestodalla Commissione unitamente a quello sul completamento del mercato interno affidato ad Enrico Letta ([3]). Mentre l’attenzione sulle semplificazioni della Commissione Prodi e delle iniziative successive era ancora “ a tutto tondo” mantenendo lo sguardo anche sui problemi di trasparenza democratica che una legislazione caotica e confusa provoca nell’accountability delle istituzioni sovranazionali  verso i cittadini e gli stessi stati membri ( le due radici del “potere comunitario”), il Rapporto Draghi connette strettamente, con una certa forza argomentativa e servendosi anche di studi sulla complessità legislativa del diritto di matrice comunitaria,  le “semplificazioni” al recupero della competitività del sistema economico europeo, nella prospettiva di restituire all’Unione europea un ruolo globale nel confronto con gli USA, la Cina ei  cosiddetti paesi emergenti (come India, Brasile, Sudafrica). Il Rapporto si fa, così, interprete direttamente dei malumori delle imprese, soprattutto di quelle più piccole, che devono operare nei territori dell’Unione che lamentano da anni un eccesso di costi amministrativi unitamente ad una entropia normativa che neppure gli esperti  riescono a domare:

“sarà inoltre fondamentale ridurre l’onere normativo per le aziende. La regolamentazione è considerata da oltre il 60% delle imprese dell’UE un ostacolo agli investimenti, e il 55% delle PMI indica gli ostacoli normativi e gli oneri amministrativi come la sfida più grande.L’onere normativo che grava sulle imprese europee è elevato e continua a crescere, ma l’UE non dispone di una metodologia comune per valutarlo. La Commissione lavora da anni per ridurre la “riserva” e il “flusso” della regolamentazione .. tuttavia, questo sforzo finora ha avuto un impatto limitato. La riserva di regolamentazione rimane elevata e le nuove normative crescono più rapidamente rispetto ad altre economie comparabili. Sebbene i confronti diretti siano oscurati dai diversi sistemi politici e giuridici, negli Stati Uniti sono stati promulgati circa 3500 testi di legge e sono state approvate circa 2000 risoluzioni a livello federale nel corso degli ultimi tre mandati del Congresso (2019-2024). Nello stesso periodo l’UE ha approvato circa 13000 norme. Nonostante questo crescente flusso normativo, l’UE non dispone di un quadro quantitativo per analizzare i costi e i benefici delle nuove norme. Tra le istituzioni europee, solo la Commissione ha sviluppato una metodologia (il modello dei costi standard) per calcolare gli oneri normativi, ma la sua applicazione concreta varia a seconda dei testi di legge. I colegislatori (il Parlamento europeo e il Consiglio) non dispongono di una metodologia per misurare l’impatto degli emendamenti che propongono sulle proposte di normative dell’UE. Inoltre, non esiste una metodologia unica per valutare l’impatto della normativa comunitaria una volta recepita a livello nazionale e solo pochi Stati membri misurano sistematicamente l’impatto della legislazione comunitaria recepita, rendendo a sua volta più difficile il controllo da parte dei Parlamenti nazionali. Le aziende europee devono affrontare tre ostacoli principali dovuti al crescente peso della normativa. In primo luogo, devono conformarsi all’accumulo o alle frequenti modifiche apportate alla normativa comunitaria nel corso del tempo, che si traducono in sovrapposizioni e incongruenze… In secondo luogo, le aziende dell’UE devono affrontare un onere aggiuntivo a causa del recepimento nazionale, ad esempio quando gli Stati membri “sovraregolamentano” la normativa dell’UE o attuano norme con requisiti e standard divergenti da un Paese all’altro. Come si è detto il GDPR in particolare è stato attuato con un ampio grado di frammentazione che mina gli obiettivi digitali dell’UE. In terzo luogo, la normativa dell’UE impone un onere proporzionalmente maggiore alle PMI e alle piccole imprese a media capitalizzazione rispetto alle aziende più grandi, ma l’UE non dispone di un quadro di riferimento per valutare tali costi. L’UE non dispone inoltre di una definizione comune di piccole imprese a media capitalizzazione e di dati statistici prontamente disponibili”.

Non mancano nel Rapporto indicazioni che alludono direttamente a soluzioni istituzionali non solo a livello sovranazionale ma anche a livello interno per cercaredi armonizzare i sistemi nazionali di implementazione del diritto Ue:

“Per iniziare a ridurre la “riserva” di regolamentazione la relazione raccomanda di nominare un nuovo vice- presidente della Commissione per la semplificazione con il compito di snellire l’acquis, adottando al contempo una metodologia unica e chiara per quantificare il costo del nuovo “flusso” normativo. All’inizio di ogni mandato della Commissione, prima di adottare la nuova normativa comunitaria, si dovrebbe dedicare un periodo fisso di almeno sei mesi alla valutazione sistematica e alle prove di stress dell’intera regolamentazione esistente per settore di attività economica. Su questa base, una seconda fase dovrebbe concentrarsi sul perseguimento della codificazione e del consolidamento della normativa comunitaria per ambito politico. Questo processo dovrebbe includere la semplificazione e l’eliminazione di sovrapposizioni e incoerenze lungo l’intera “catena legislativa”, dando priorità ai settori economici in cui l’Europa è particolarmente esposta alla concorrenza internazionale. Questo esercizio dovrebbe essere svolto da tutti i membri del collegio dei commissari nel quadro delle rispettive competenze e coordinato da un vicepresidente per la semplificazione. Per assicurarsi che la nuova normativa sia in linea con questo sforzo di semplificazione la Commissione dovrebbe sviluppare e applicare in modo coerente un’unica metodologia per le sue valutazioni d’impatto. Tale metodologia dovrebbe essere applicata a tutta la nuova legislazione ed essere adottata dai colegislatori quando modificano le normative. Si raccomanda inoltre di aggiungere all’articolo sul recepimento delle direttive un nuovo requisito standard che imponga agli Stati membri di valutare sistematicamente la nuova normativa utilizzando la stessa metodologia delle istituzioni comunitarie”

Il Rapporto  non si arresta qui ed azzarda obiettivi quantitativi

“le autorità preposte all’attuazione e all’esecuzione negli Stati membri dovrebbero essere razionalizzate e accorpate. L’UE dovrebbe attuare pienamente l’annunciata riduzione del 25% degli obblighi di rendicontazione e impegnarsi a raggiungere un’ulteriore riduzione fino al 50% per le PMI, mantenendo la proporzionalità per le PMI nel diritto comunitario ed estendendola alle piccole imprese a media capitalizzazione. La relazione raccomanda che tutte le nuove proposte da adottare siano sottoposte a un test di competitività rinnovato, con una metodologia chiara e solida per misurare l’impatto cumulativo, includendo i costi di conformità e gli oneri amministrativi. Questi controlli dovrebbero essere effettuati coinvolgendo comitati di operatori industriali che supportino la Commissione nella valutazione dell’impatto di tutti i progetti di atti autonomi”.

Il tema della semplificazione è quindi rilanciato, ci sembra, con un primo, importante, slittamento di senso; non si allude più alle questioni care alla Commissione Prodi del nesso tra trasparenza e efficienza delle norme sovranazionali, accountability degli organi Ue e democrazia partecipativa  ma il nuovo focusdiventa  la sostenibilità economica del fardello (burden)  burocratico ed amministrativo che la regolazione dell’Unione, ma anche la legislazione nazionale nel “ raddoppiare “ le prescrizioni della prima,  addossa alle imprese ivi compreso quelle più piccole che pur esplicitamente i Trattati vorrebbero salvaguardare. Siamo però ancora sotto la narrazione per la quale la complessità potrebbe essere ridotta senza pregiudicare gli obiettivi del legislatore europeo che del resto compie le proprie scelte guidato dai Trattati: i costi sono dipinti come eccessivi ma in quanto inutili, bizzarri, frutto di tecniche improprie ed inidonee  ( cfr. la questione di una metodologia di valutazione comune di cui né Ue né Stati membri dispongono) , anche se l’individuazione di un obiettivo da raggiungere tout court, a sua volta non valutato per “ impatto” su interessi “di sostenibilità”  che l’Unione ha già giudicato doverosi e razionali, appare, prima facie discutibile e troppo concessivo ai soli interessi di parte datoriale.  La polemica dell’ex Presidente della BCE sembracomunque investireprioritariamente la regolazione del digitale e della AI nel rigettare l’idea di una competitività europea fondata sulle regole e non sull’innovazione come nel best seller di Anu Bradford ([4]) sull’”effetto Bruxelles” e mette in stato di accusale complicazioni che gli stati oppongono al recepimento razionale delle norme Ue aggiungendo inutili diposizioni interne[5].

  2. Dalla nomina della nuova  Commissione  alCompass sulla competitività ed alle due proposte di direttive “omnibus”

Bene,nonostante la forza di quella che è stata definita l’”ultima chiamata” per l’Unione per rispondere alle sfide globali, l’attività delle istituzioni Ue dopo le elezioni è stata piuttosto lenta anche per le difficoltà  di ricostituzione di una maggioranza, poi raggiunta con il voto favorevole  in aula anche dei verdi oltre che di PPE, liberali e socialdemocratici.Nel discorso di investitura del 18.7.2024 di Ursula von der Leyen ([6])  non c’è in verità alcun riferimento esplicito al tema di cui ci occupiamo che, però,ricompare ben presto al momento della delega di competenze ai  variCommissari (su questa delega i Commissari hanno risposto alle domande degli europarlamentari e sono stati da questi votati).A Valdis Dombrovskis, considerato dai media un falco nel difendere le ragioni e gli interessi dei paesi cosiddetti frugali, è stato, quindi,  attribuito il dicastero su Economy and productivity: implementation and semplification.AquestoCommissario la Presidente attribuisce il compito di:

“leading the work of the Commission to review EU law and develop proposals to eliminate overlaps and contradictions;putting in place a new consultation approachto identify the hurdles that stakeholders face when implementing EU rules; working to reduce the administrative and reporting burden, in dialogue with all stakeholders and EU institutions;leading the negotiations on a renewed agreement between the EU institutions to simplify existing legislation and improve the way new laws are made;strengthening and ensuring full compliance with the Commission’s standards for better law-making” ([7]).

Arriviamo così alla pubblicazione del 29.1.2025 del Competitiveness Compact([8])con il  quale la Commissione

“set out its vision to make the EU’s economy more prosperous and competitive, building on the recommendations of the Draghi report. To regain competitiveness and unleash growth, the EU needs to foster a favourable business environment and ensure that companies can thrive”. 

Viene così annunciato un piano di semplificazioni:

“This Commission will deliver an unprecedented simplification effort. This will aim to achieve the agreed policy objectives in the simplest, most targeted, most effective and least burdensome way. To ensure sustained and measurable efforts over the years ahead, the Commission has set ambitious quantified targets for reducing reporting burden: at least 25% for all companies and at least 35% for SMEs. Reporting burdens are a subset of all administrative burdens. Thus, to further increase our ambition, the 25% and 35% burden reduction targets should in the future refer to the costs of all administrative burdens, and not only reporting requirements. This results in a goal of reducing around EUR 37.5 billion of recurring costs until the end of the mandate (22). Dedicated measures for SMEs will aim to meet the 35% target. This will start next month with the first of a series of Simplification Omnibus packages. The first Omnibus will, among others, cover a far-reaching simplification in the fields of sustainable finance reporting, sustainability due diligence and taxonomy.”

In questo documento appare però un allarmante messaggio laddove si dice che:

“Effective social policies built around the European Pillar of Social Rights are central to shaping a competitive Europe. A more competitive economy with high productivity will ensure that our social model is financially sustainable in the long term and that citizens see clear pathways to their own economic success. All Europeans must be able to contribute to and benefit from greater competitiveness improvements”.

Principi e diritti fondamentali del Pilastro (un riassunto delle tradizioni costituzionali comuni in campo sociale) sembrerebbero come ricondotti ad una unilaterale visione di successo economico per i cittadini  e di  mera funzionalizzazione al miglioramento della competitività del sistema europeo rovesciando la stessa prospettiva del Rapporto Draghi (almeno in qualche sua affermazione) che proclama che  l’urgenza degli interventi proposti risiede nella necessità di proteggere  il modello sociale Ue. Ma potrebbe essere solo un incidente argomentativo.

Vengono poi annunciate le prime due iniziative di proposta legislativa “omnibus”  sulle semplificazioni (che  ritroviamo puntualmente nel Programma di azione della Commissione sino al 2026  e nel suo annex che le individua come le prime da avanzare nel primo trimestre del 2025) :

“The first two so-called Omnibus packages of simplification measures aim to achieve this. The measures will focus the sustainability reporting obligations on the largest companies which are more likely to have the biggest impacts on people and the environment, and make sure they do not burden smaller companies.This first package covers steps to: Make sustainability reporting more accessible and efficient; Simplify due diligence to support responsible business practices;Strengthen the carbon border adjustment mechanism for a fairer trade”.

La Comunicazione dell’11.2.2025 ([9]) su un’ “Europa più semplice e più rapida” ribadisce le misure già ricordate ma  accenna ad un piano più generale ed ambizioso:

 “Il programma di lavoro comprende un primo elenco di valutazioni di singoli atti normativi o di interi settori d’intervento (controlli dell’adeguatezza) con cui prende avvio un processo volto a sottoporre a prova di stress il corpus normativo dell’UE. Le valutazioni esamineranno in modo critico le possibilità di semplificare e si concentreranno sulla ricerca di possibilità di riduzione dei costi e di consolidamento delle norme, tenendo conto in particolare delle sfide con cui sono confrontate le PMI. In un circolo virtuoso, i risultati confluiranno nel successivo ciclo di pacchetti di semplificazione.Le prove di stress costituiranno un processo continuo di vaglio della normativa dell’UE. In ultima analisi l’obiettivo è rivedere l’intero acquis dell’UE al fine di rilevarne gli effetti cumulativi e le potenziali incoerenze e di semplificarlo, conseguendo nel contempo in modo più efficiente gli obiettivi strategici che persegue. Ciascun commissario provvederà a che la normativa nei settori di sua competenza sia sottoposta a prove di stress, sotto la guida del commissario per l’Attuazione e la semplificazione. Sulla base di tale processo, ogni anno saranno incluse nel programma di lavoro della Commissione misure concrete di semplificazione”.

Il 26.2.2025 le due proposte di direttiva sono state pubblicate con l’inizio dell’iter legislativo  ([10]).

Da questo complesso piuttosto ridondante di atti di varia natura emerge l’obiettivo primario del taglio del 25% dei costi con un risparmio di risorse per le imprese pari ad oltre 37 miliardi: l’enfasi risulta progressivamente spostata sul taglio in quanto tale per la convinzione che

“To regain competitiveness and unleash growth, the EU needs to foster a favourable business environment and ensure that companies can thrive”([11]).

Meno vincoli per le attività di reporting, meno spese amministrative sembrano elementi cruciali per il rilancio di un modello economico poco innovativo e quindi anche poco attrattivo secondo un approccio che rischia di mortificare lo stesso impianto del Rapporto Draghi dove, con maggiore realismo, si individua la premessa di questo rilancio in grande stile  in politiche industriali adeguatamente finanziate da un debito pubblico europeo (euro-bond)  realizzato con risorse proprie dell’ordine di svariate centinaia di miliardi di euro annui. Negli atti di indirizzo che abbiamo indicato finisce, poi, per sparire la meta-indicazione per cui la semplificazione (con conseguentetaglio dei costi) è possibile solo ove si possa provare che gli adempimenti siano inutili o ripetuti (e ove alla soppressione di questi non ostino interessi pubblici rilevanti)  seguendo il significato di uso comune della parola. Una valutazione di merito è in sostanza rimessa alle proposte legislative. Dovrebbero comunque esulare dal campo semantico della “semplificazione” misure legislative che dilazionino i termini per recepire  direttive o li allunghino ove siano già scaduti, che alzino le soglie del numero di dipendenti per l’applicabilità di disposizioni che comportano obblighi di reporting o oneri amministrativi, che mutino radicalmente il contenuto di informazioni laddove queste siano imprescindibili per realizzare gli obiettivi della legislazione sovranazionale visto che misure di tal genere annullano, mutano in radice o sospendono temporalmente il nucleo sostanziale del dettato normativo interessato ([12]).

  3. I follow up delle proposte omnibus.

Lasciando alle tre relazioni l’illustrazione nel merito delle proposte di direttive omnibus I e omnibus 2 (presentate il 26.2.20225 che richiamano il Rapporto Draghi nelle prime premesse come si trattasse della Carta dei diritti o del Social Pillar Ue)vorremmo sottolineare che l’importanza della “semplificazione” sembra avere un forte riscontro negli equilibri tra Governi visto che il Consiglio europeo  straordinario del 20.3.2025 ([13]) ha dedicato unintero paragrafo alla questione nelle conclusioni approvate all’unanimità (anche se ovviamente dal valore meramente indicativo):

“Dando seguito alla comunicazione della Commissione, dell’11 febbraio 2025, sull’attuazione e la semplificazione, il Consiglio europeo chiede che siano compiuti sforzi a tutti i livelli — dell’UE, nazionale e regionale — per garantire un quadro normativo chiaro, semplice, intelligente e favorevole all’innovazione e per realizzare con urgenza una drastica riduzione degli oneri amministrativi, normativi e di comunicazione per le imprese e le pubbliche amministrazioni, senza compromettere la prevedibilità, gli obiettivi strategici, gli standard elevati e l’integrità del mercato unico. In tale contesto, il Consiglio europeo: a) b) c) d) e) f) invita la Commissione e i colegislatori ad adoperarsi a favore del conseguimento dell’obiettivo di ridurre il costo di tutti gli oneri amministrativi di almeno il 25 %, e di almeno il 35 % per le PMI; invita la Commissione a continuare a sottoporre ad esame e a prove di stress l’acquis dell’UE al fine di individuare modalità per semplificare e consolidare ulteriormente la legislazione vigente; sollecita i colegislatori a portare avanti, in via prioritaria e con un elevato livello di ambizione, i lavori sui pacchetti omnibus di semplificazione presentati il 26 febbraio 2025, nell’ottica di finalizzarli quanto prima nel 2025; invita i colegislatori ad adottare la proposta sul meccanismo di rinvio dei termini (“stop-the-clock”) della rendicontazione di sostenibilità e del dovere di diligenza ai fini della sostenibilità senza indugio e al più tardi entro giugno 2025; invita la Commissione ad assicurare un rapido seguito mediante ulteriori iniziative di semplificazione, anche per quanto riguarda la decarbonizzazione industriale nonché la sicurezza e la difesa; e esorta la Commissione e i colegislatori ad aderire, durante l’intero processo legislativo, ai principi del legiferare meglio, così da evitare un’eccessiva regolamentazione e l’introduzione di oneri amministrativi, in particolare per le PMI”.

Inoltre Mario Draghi nella sua audizione al Parlamento italiano del 18.3.2025 presso le Camere riunite ha valutato con grande favore le due proposte omnibus dicendo che vanno nella giusta direzione e sottolineando il raccordo tra azione della Commissione e le linee del Rapporto:

“per quanto riguarda la semplificazione regolatoria e amministrativa, in linea con le raccomandazioni del Rapporto, recentemente la Commissione ha presentato alcune proposte in materia di obblighi di informativa sulla sostenibilità, da cui saranno esentate le imprese con meno di mille dipendenti. È solo un primo passo nella direzione giusta. Da parte degli Stati Membri non risulta alcuna iniziativa di maggiore semplificazione” ([14]).

Tuttavia non sembra così lineare il passaggio definitivo verso il varo delle direttive omnibus visto che nella votazione del 1.4.2025 al Parlamento europeo la proposta di applicare la procedura d’urgenza per il loro esame (che esclude l’esame nellacommissione interessata) è stata approvata con il voto contrario di verdi e socialdemocratici con una maggioranza, quindi,che ingloba i tre gruppi ad orientamento sovranista. E’ già quindi  emerso piuttosto platealmente   come quelle che vengono ancora definite  “semplificazioni” vadano ad urtare la sensibilità dei partiti transnazionali più sensibili ai temi della sostenibilità sociale ed ambientale che certamente daranno battaglia in aula. Si tratta infatti di un intervento legislativo molto inusuale che interviene in modo significativo su direttive delle quali non si sono davvero sperimentati gli effetti (la due diligence è stata approvata nel maggio del 2024 dopo un lungo calvario di aggiustamenti compromissori); il bilanciamento tra interessi delle imprese (anche alla luce degli artt. 16 e 17 della Carta) e quelli a carattere pubblico connessi anche al Social Pillar ed alle conclamate Agende strategiche dell’Ue è stato già attentamente effettuato. Gli oneri informativi peraltro sembrano  strettamente connessi ad una filosofia regolativa che rinuncia ad una disciplina diretta ed invasiva per indurre solo  le imprese a “ scoprire le carte” (disclousure) delle proprie politiche industriali in materia di sostenibilità; un’alternativa (praticata anche per l’Ai nei settori non “ ad alto rischio” ), quasi da soft law, a regolazioni più aggressive e sostanziali che proprio il mondo delle imprese dovrebbe in realtà apprezzare lasciando più margini di discrezionalità e di libertà di manovra([15]).

Il 3 Aprile il Parlamento europeo ha approvato ( con una maggioranza più ampia) il cosidetto “styop the clock”, cioè il rinvio dei termini dell’operatività delle due direttive, sulle rendicontazione di sostenibilità (CSRD) e di due diligence (CSDDD), con alcuni aggiustamenti anche in relazione alle dimensioni delle imprese tenute  rinvio che quindi ora deve essere solo consacrato dal Consiglio): l’esame nel merito della cosidetta semplificazione (anche riguardo la “tassonomia verde”) è stata rinviata alla Commissione Affari giuridici del PE ed è del tutto prevedibile che su questo esame si registrerà un scontro nell’ambito della cosidetta  “maggioranza Ursula”.      

Il sindacato europeo, come era prevedibile, è sul piede di guerra, nonostante proprio a Marzo la Commissione abbia stipulato con le parti sociali un Patto per il dialogo sociale europeo ([16]): nello statement del 25.3.2025dell’Etuc si legge:

“The Commission has pushed this omnibus package  through in an opaque and undemocratic way, creating a new set of rules for lawmaking at short notice that does not comply with its own Better Regulation rules. No impact assessment has been conducted, and an unusual and arbitrary “consultation” process has been disproportionately biased in favour of business stakeholders, while trade unions and civil society have been marginalised. The Commission’s U-turn on human rights and its legislative changes are putting business and profit before worker and planet, reducing existing protections for people and the environment, and putting specific business interests before the general interest.The European Commission’s blatant disregard for due process, transparency, and democratic consultation reveals its true priorities: bowing to corporate pressure while sidelining workers and environmental protections. This backroom deal-making undermines the credibility of EU law-making and sets a dangerous precedent. We call on the European Commission to immediately withdraw the Omnibus proposal and engage in a proper, inclusive consultation process to develop a common approach for streamlining reporting standards. There is room for genuine simplification, but not for deregulation” ([17]).

Peraltro l’allarme dei sindacati appare comprensibile anche perché gli interventi di semplificazione non appaiono rientrare in qualche Piano di  attuazione del Pilastro sociale, secondo le promesse del Presidente della CE e del Commissario per i diritti sociali Mînzatu, che invece è stata differito a fine anno, probabilmente per mancanza di sufficienti convergenze.

Forse la difficilissima transizione europea, che certamente necessita di una convergenza tra tutti gli attori dello spazio pubblico dell’Ue, conosce oggi un problema aggiuntivo. 

Giuseppe Bronzini

Già Presidente della sezione lavoro della Corte di cassazione;

Segretario generale Movimento europeo-Italia

 

 

[1]L’agenda dell’Unione europea per legiferare meglio | EUR-Lex

[2]https://commission.europa.eu/topics/eu-competitiveness/draghi-report_en

[3] Enrico Letta  Much more than a market  dell’aprile del 2024, pubblicato anche dalla casa editrice Il Mulino, 2024

[4] Cfr. A. Bradford  Effetto Bruxelles. Come l’Unione europea regola il mondo, Franco Angeli, 2021. La Bradford nel suo più recente Digital empires, Oxford University Press, 2024 è tornata sull’argomento  con argomenti più robusti nella  ricostruzione dei modelli di regolazione  dell’Ai in termini di filosofia evolutiva mostrando come il modello europeo (rightsbased) sarebbe più equilibrato e più solido nel medio termine rispetto a quello  USA (market driven) ove l’Unione si dotasse di istituzioni più forti, ma che più problematico sarebbe in ogni caso il confronto con il modello cinese (state driven) che rinuncia del tutto al controllo democratico.

[5] Basterà pensare alla vicenda italiana della proposta di legge di regolazione nazionale dell’Ai che la Commissione europea ha cercato di contenere con la sua audizione in Commissione. 

[6]IL DISCORSO INTEGRALE DI URSULA E LE REAZIONI

[7]Valdis Dombrovskis – European Commission

[8]Competitiveness compass – European Commission

[9]1_IT_ACT_part1_v2.docx

[10]Omnibus I – European Commission

[11] Cfr. il ricordato Compass

[12] La Treccani online   definisce “fenomeni di semplificazione quando una struttura più complessa è sostituita da una più semplice e cioè più agevole e meno impegnativa a qualche livello per l’utente”

[13]european-council-conclusions-it.pdf

[14]20250318_Audizione_Commissioni_Riunite.pdf

[15] Analoghe iniziative semplificatrici  riguardanti  i provvedimenti sull’Ai sono stati richiesti anche da G. Finocchiaro, autorevole gius-privatista esperta del mondo di Internet sulle pagine del Sole 24 ore  del 25.3.2025 in Semplificare le regole non vuol dire abolirle (come negli USA)

[16] https://files.cgil.it/version/c:ZDlhYTBhODItOGMxNS00:ZDYzZjM5YWEtYWExZC00/Patto_europeo_dialogo_sociale_IT.pdf

[17]ETUC calls for adequate financing and responsiblesimplification in the Clean Industrial Deal | ETUC; cfr. anche l’intervista sul Corriere della sera del 25.3.2025 al sindacalista Mattia Pirulli, Gli impegni ESG? Vanno difesi e potenziati difendendo chi lavora.