DEMOCRAZIE ALLA FRUTTA:
IN ITALIA MELONI, NELL’UNIONE EUROPEA APPENA MELE
… ED È SUBITO PERA ?
«Un fagiolo non è un fagiolo europeo se ha un diametro inferiore a un centimetro». Così la Presidente del Consiglio dei Ministri all’assemblea di Confindustria del 27 maggio scorso. Quest’affermazione “cade a fagiuolo”, come si diceva e sempre meno si dice, per scriver qualcosa circa «le norme assurde» (così sempre Giorgia Meloni) dell’Unione europea – e, prima ancora, della Comunità europea – in materia di frutta e verdura (i fagioli sono legumi, un tipo particolare di verdura appartenente al gruppo degli ortaggi da seme).
La questione sfiora l’attuale decadenza della forma e della pratica della democrazia, al tempo della sua stessa messa in discussione negli Stati Uniti d’America, dove «chi salva il proprio Paese non viola alcuna legge» (così Donald J. Trump, riecheggiando … Napoleone). Il problema è in definitiva appena quello dell’evoluzione delle istituzioni di governo dell’umanità, mentre le tre strutture neo-imperiali (Cina, USA, Russia) paiono affermarsi ribaltando un vecchio ordine e il mai così spesso invocato, e tanto più invocato quanto sempre meno osservato, diritto internazionale.
Per considerarla da un angolo visuale apparentemente di minor significato, ad esser interessata dalla questione è pure la regolazione europea di ambiti come quello della pesca, se pensiamo che dimensione minima delle vongole (Venus gallina o Chamelea gallina) che possono essere pescate nelle acque italiane (v. regolamento dell’UE 2022/2587) è di 22 millimetri. Una dimensione inferiore alla taglia minima di 25 millimetri imposta in altri Paesi membri; e questa deroga per l’Italia è stata prorogata fino al 31 dicembre 2025. Perché mai queste “norme assurde”? Per l’”assurda” considerazione che la dimensione minima di pesca mira a garantire la sopravvivenza e la riproduzione della specie. Le vongole sotto questa misura non hanno ancora raggiunto la maturità sessuale e non hanno avuto la possibilità di riprodursi. Se si pescassero vongole più piccole si ridurrebbe la popolazione disponibile per la riproduzione, mettendo a rischio l’ecosistema. E i regolamenti UE 2025/56 nonché 2025/282, fra gli altri, si occupano ad esempio della pesca del merluzzo bianco onde proteggere beni quali la preservazione e la salute degli stock e la pesca sostenibile.
Ma torniamo … “a fagiuolo”, in un contesto, quello dell’Unione europea, dove di giorno in giorno la democrazia da costruire all’interno dell’Organizzazione “comunitaria” è messa alla prova dell’evoluzione illiberale o autocratica della forma di governo dei suoi stessi Stati membri, per non dire delle pressioni ad essa esterne, pressioni talora assolutamente prevedibili (Russia), talaltra del tutto inaspettate (Stati Uniti d’America). E sì che «L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini»[1].
Torniamo “a fagiuolo”, dicevo. Ci sono regole dell’UE (regolamento 2024/1002) volte a disciplinare la presenza di contaminanti nei prodotti alimentari, come il perclorato nel phaseulus vulgaris. Il regolamento 2022/1363 riguarda i livelli massimi di residui di 2,4-D, azossistrobina, cialofop butile, cimoxanil, fenexamide, flazasulfuron, florasulam, flurossipir, iprovalicarb e siltiofam in o su determinati prodotti. E ci sono in generale regole dell’UE in materia di commercializzazione dei prodotti alimentari: il regolamento 543/2011, come modificato successivamente, stabilisce norme specifiche per la commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli, fra cui le mele. Si tratta di norme che riguardano la qualità, le dimensioni e la colorazione. Per la categoria “extra”, le mele devono avere una colorazione rossa su una certa percentuale della loro superficie. Inoltre, le mele devono rispettare determinate dimensioni minime, sia in diametro che in peso, definendo anche la “variabilità” all’interno di un lotto di mele, specificando i limiti entro cui è consentita una certa percentuale di mele che non rispettano pienamente i requisiti di qualità, dimensioni e colorazione. Insomma, vengono stabiliti dei parametri precisi per la commercializzazione delle mele, al fine di garantire una certa uniformità e qualità del prodotto offerto al consumatore. Analogamente è regolata la commercializzazione di altri prodotti ortofrutticoli, senza dimenticare che le etichette devono riportare informazioni come la denominazione del prodotto, la categoria di qualità e l’origine. Sempre in ossequio a un consumatore in Europa sempre più esigente e sospettoso.
Del resto molte disposizioni nei campi di cui ci stiamo occupando risalgono a tempi passati, in cui si cercava di scalpellare passo dopo passo numerosissime e fermissime norme capaci di ostacolare il mercato interno europeo. Così, «nel 2008 la Commissione europea ha proposto e ottenuto l’abolizione di molte norme dell’Organizzazione che regolavano forma e dimensione di frutta e verdura, per ridurre la burocrazia e lo spreco alimentare. Le norme sono state eliminate per vari prodotti, tra cui i fagioli, rendendone possibile la vendita indipendentemente da forma o misura. Alcuni standard sono rimasti solo per altri prodotti, ma anche per questi gli Stati membri possono autorizzarne la vendita fuori standard, purché adeguatamente etichettati»[2].
E sulla curvatura dei cetrioli non offenderò l’intelligenza del lettore, né perderò un poco del mio tempo che si va facendo stretto, occupandomene qui. Mi limito piuttosto a rinviare a una precisazione sintetica in argomento[3]. Pur temendo d’esser magari molestato con carciofi e zucchine … E nemmeno dirò al lettore malizioso chi mi ha suggerito l’accostamento metaforico con le regole comunitarie sui preservativi (ad esempio nel regolamento 2017/745 e già nella direttiva 1993/42).
Insomma, per indirizzare un commento scaramantico alla presente epoca perigliosa in cui si agitano le democrazie, e considerando il travagliato percorso attuale dell’ibrida costruzione dell’Unione europea (né Stato né Organizzazione internazionale tradizionale), vorrei rubar le parole all’ex Presidente del Senato, attuale senatore, Marcello Pera, il quale a proposito di tutt’altra situazione constata che «si speravano frutti dolci e salutari, e ne vennero di amari e velenosi»[4].
Anche ad evitare questi sviluppi servono regole e controlli.
E nella speranza del miglior successo per l’attività di semplificazione prevista in una delle riforme abilitanti del PNRR italiano, allorché Nessuno sa quante leggi sono in vigore in Italia[5].
DINO G. RINOLDI
[1] Art. 2 del Trattato sull’Unione europea.
[2] V. C. Canepa, Il Fact-checking di Meloni all’Assemblea di Confindustria, in pagellapolitica.it, 30 maggio 2025.
[3] V. L’UE e la forma dei cetrioli: una vecchia storia dura a morire, a cura della redazione, in pagellapolitica.it, 29 marzo 2019.
[4] V. Le discontinuità di un Papa agostiniano. Intervista a Pera, in Il Foglio Quotidiano, 10-11 maggio 2025, p. XVI.
[5] Questo il titolo dell’articolo di D. Leo e L. Loguercio pubblicato il 14 dicembre 2022 in pagellapolitica.it.
