Newsletter 16 Giugno/2025

CARE LETTRICI E CARI LETTORI

La nostra newsletter settimanale Noi e il futuro dell’Europa è stata concepita per contribuire ad una corretta informazione sull’Unione europea e partecipare al dibattito sulla riforma dell’Unione, così come abbiamo fatto durante la Conferenza sul futuro dell’Europa e come continueremo a fare per la nuova legislatura europea.

Ecco l’indice della nostra newsletter di oggi:

– Editoriale, che esprime l’opinione del Movimento europeo su un tema di attualità

– Rubrica “Attiriamo la vostra attenzione“

– La settimana del Movimento europeo

– Eventi principali, sull’Europa in Italia e Testi in evidenza

– Rubrica “Ultime da Bruxelles“

Siamo come sempre a vostra disposizione per migliorare il nostro servizio di comunicazione e di informazione e per aggiungere vostri eventi di interesse europeo nella speranza di poter contare su un vostro volontario contributo finanziario.

 

 


 L’EDITORIALE

Perché e come l’Europa intera deve entrare in un percorso di democrazia costituente (I)

Il 9 luglio di quarantacinque anni fa otto parlamentari europei accettarono l’invito che Altiero Spinelli aveva rivolto a tutti i suoi 409 colleghi per creare il primo intergruppo del Parlamento europeo con gli obiettivi di

  • avviare un percorso di democrazia costituente,
  • trasformare il sistema comunitario e il metodo intergovernativo para-comunitario in un modello federale,
  • uscire dal paradosso di un’assemblea eletta ma senza poteri,
  • riconoscere alla dimensione europea poteri e competenze che gli Stati avevano dimostrato di non saper esercitare con efficacia.

L’occasione storica che aveva determinato la svolta costituente, condivisa progressivamente dalla maggioranza dei parlamentari europei, fu data dal conflitto fra l’Assemblea dotata di legittimità europea a nome delle cittadine e dei cittadini che l’avevano eletta e il Consiglio dei ministri a nome dei governi nazionali dotati di legittimità nazionali ma non di legittimità europea sul tema centrale della democrazia relativo al legame fra il potere fiscale e la sovranità popolare che fu alle origini della rivoluzione americana delle tredici colonie britanniche contro il Regno Unito (no taxation without representation).

Il Consiglio dei ministri aveva contestato alla Assemblea la natura  che essa rivendicava di “autorità di bilancio” e dunque di autorità legislativa legata al caso specifico del bilancio per l’esercizio 1980 che avrebbe dovuto fissare in un unico atto finanziario tutte le spese europee e cioè l’aiuto ai PVS e alle regioni europee accanto al sostegno alla PAC e ai paesi in difficoltà per l’introduzione dello SME creando la base giuridica per prestiti europei (che oggi chiamiamo eurobond) e vere risorse proprie alternative ai contributi nazionali.

Di fronte al rifiuto del Consiglio, che agiva con la complicità della Commissione europea presieduta dall’inconsistente liberale lussemburghese Gaston Thorn, di riconoscere le conseguenze del primo voto europeo nel giugno 1979 l’Assemblea si convinse che occorreva abbandonare la strada di mediocri compromessi finanziari che i ministri avevano offerto ai parlamentari e respingere il progetto di bilancio costringendo le Comunità ad entrare in una fase di dodicesimi provvisori.

L’Assemblea vinse il 13 dicembre 1979 la sua battaglia ma perse inevitabilmente la sua guerra istituzionale e con essa la persero le politiche europee in statu nascendi perché i trattati erano stati concepiti secondo il metodo funzionalista che privilegiava (e privilegia) l’accordo fra i governi e l’amministrazione europea.

Apparve così indispensabile avviare un percorso costituente per realizzare i quattro obiettivi che abbiamo indicato qui sopra e che costituirono il programma d’azione dell’iniziativa del Coccodrillo.

A quarantacinque anni dalla cena del Coccodrillo lo stato dell’Unione europea nelle sfide interne ed esterne esige il rilancio del progetto, del metodo e dell’azione proposti da Altiero Spinelli nel 1980.

Dedicheremo i prossimi editoriali fino al 9 luglio a questo tema.

Bruxelles, 16 giugno 2025coccodrillo

 

 

  


ATTIRIAMO LA VOSTRA ATTENZIONE

SUMMER SCHOOL RENZO IMBENI 2025

AVVISO DI SELEZIONE

Organizzata dal Comune di Modena in collaborazione con l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e la Fondazione Collegio San Carlo, la Summer School Renzo Imbeni è un’iniziativa prestigiosa, nata per onorare la memoria di Renzo Imbeni, Vicepresidente del Parlamento europeo.

Il titolo di questa edizione è Europa 2025: da utopia a necessità.

Il corso, si terrà dal 1° al 6 settembre 2025 ed è rivolto a un massimo di 30 corsisti. Il termine ultimo per presentare la domanda è fissato per le ore 12:00 del 07 luglio 2025.

Per il bando, le modalità di partecipazione e la documentazione necessaria visitare il sito della Summer school Renzo Imbeni alla pagina dedicata.

 

 


LA SETTIMANA DEL MOVIMENTO EUROPEO

16-19 giugno

  • Bruxelles, Congresso 2025 AIACE (International Association of Former Staff of the European Union)

16-18 giugno

  • Varsavia, European Civic Forum General Assembly 2025

17 giugno

  • Assemblea ASTRID

19 giugno

  • Taormina, evento internazionale “A new constitutional framework for Europe: shaping the future institutional set-up of the European Union and delivering on citizens’ expectations and needs, 70 years after the Messina Conference” (Regione Sicilia, Fondazione Taormina Arte Sicilia, Comuni di Messina e Taormina, in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri, il Parlamento e la Commissione europea)

20 giugno

  • Torino, incontro “Verso la difesa europea: quale pilastro europeo per l’Alleanza Atlantica?” (Coordinamento regionale piemontese del Movimento Europeo in collaborazione con il Centro regionale MFE Piemonte, il Movimento Federalista europeo, la Rete dei Consiglieri locali dell’Unione europea e il patrocinio del Consiglio regionale del Piemonte e della Consulta regionale europea)

21 giugno

  • Parma, presentazione del libro “Ada Rossi” con gli autori Antonella Braga e Rodolfo Vittori (Movimento europeo Italia, Parma Giovani 2027, Gioventù Federalista europea, Movimento Federalista europeo sezione di Parma, Fondazione Ernesto Rossi Gaetano Salvemini)

 

 


IN EVIDENZA

VI SEGNALIAMO

  • 16-19 giugno, Bruxelles. Il Congresso annuale AIACE si terrà a Bruxelles, presso il Centre de Conférences Albert Borschette. Nel corso della settimana sono previste numerose attività: interventi istituzionali, dibattiti su temi europei, workshop tematici su servizi sociali e pensioni, e momenti culturali, tra cui visite guidate, conferenze e cene conviviali in location suggestive della capitale belga. In particolare, il giorno 16 ci sarà la tavola rotonda sul tema “L’Europa difende i diritti fondamentali?”. PROGRAMMA COMPLETO.
  • 16-18 giugno, Varsavia. Assemblea Generale 2025 del Forum Civico Europeo (European Civic Forum). L’evento si aprirà lunedì sera con una cena congiunta ECF e OFOP, seguita, il giorno successivo, da una giornata ricca di contenuti dedicata alla democrazia, allo stato di diritto in Europa e al ruolo della presidenza civile europea. I lavori proseguiranno con la prima sessione dell’Assemblea e si concluderanno con una cena celebrativa per i 20 anni di ECF. Mercoledì sarà dedicato alla seconda parte dell’Assemblea, seguita da un pranzo conclusivo presso la sede dell’evento.
  • 19 giugno, ore 11:30-16:30, Taormina. Dal 18 al 20 giugno, nell’ambito del Festival Taobuk, si terranno le Celebrazioni per i 70 anni dalla Conferenza di Messina e Taormina, evento chiave per la nascita dell’Unione Europea. Promosse dalla Regione Siciliana e altre istituzioni, vedranno la partecipazione di Ministri degli Esteri degli Stati membri UE, Paesi candidati e rappresentanti delle Istituzioni europee. In questo contesto, il 19 giugno a Taormina, l’ufficio di collegamento del Parlamento europeo in Italia organizza l’evento “A new constitutional framework for Europe: shaping the future institutional set-up of the European Union and delivering on citizens’ expectations and needs, 70 years after the Messina Conference”, un dibattito di alto livello tra la delegazione della commissione Affari Costituzionali, accademici e think tank, sulle riforme necessarie per rafforzare la sicurezza e l’autonomia strategica dell’UE. Interverranno, tra gli altri, il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri Antonio Tajani e il Commissario alla Difesa e Spazio Andrius Kubilius.
  • 20 giugno, ore 16:00-18:00, Torino. Presso la Sala delle Colonne del Comune di Torino, il Coordinamento regionale piemontese del Movimento Europeo, in collaborazione con il Centro regionale MFE Piemonte, il Movimento Federalista Europeo e la Rete dei Consiglieri locali dell’UE, con il patrocinio del Consiglio regionale del Piemonte e della Consulta regionale europea, organizza un incontro pubblico dedicato al futuro della difesa comune, dal titolo “Verso la difesa europea: quale pilastro europeo per l’Alleanza Atlantica?”. L’iniziativa nasce a seguito dell’approvazione, da parte del Consiglio comunale di Torino, di un ordine del giorno a favore della difesa europea, e si colloca in vista del prossimo vertice NATO del 24-25 giugno. L’evento vuole promuovere un dibattito aperto sulla necessità che l’Unione europea si assuma maggiori responsabilità nel campo della sicurezza e della difesa, anche all’interno dell’Alleanza Atlantica. In particolare, sarà affrontato il tema della leadership militare europea: può l’UE esprimere un proprio comando operativo all’interno della NATO? PROGRAMMA.
  • 21 giugno, ore 11:00, Parma. Il Comitato promotore “Ada Rossi” organizza la presentazione del volume “Ada Rossi”, con la partecipazione dei co-autori Antonella Braga (Presidente della Fondazione Rossi-Salvemini) e Rodolfo Vittori. L’incontro vuole rendere omaggio a una figura chiave della Resistenza antifascista e della nascita dell’Europa unita: Ada Rossi, nata a Golese (Parma) nel 1899, fu protagonista della diffusione del Manifesto di Ventotene, scritto da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, che pose le basi per il progetto europeo attuale. L’evento è organizzato da: Movimento Europeo Italia, Parma Giovani 2027, Gioventù Federalista Europea, Movimento Federalista Europeo – sezione di Parma, e Fondazione Ernesto Rossi – Gaetano Salvemini. LOCANDINA.
  • | SAVE THE DATE | 2 luglio, ore 16:00, Roma. Su iniziativa del Senatore Pier Ferdinando Casini, il Movimento europeo Italia e l’Istituto Universitario europeo, in collaborazione con la Commissione europea – Rappresentanza in Italia, organizzano il prossimo 2 luglio, alle ore 16:00, un incontro in onore di Filippo Maria Pandolfi, scomparso il 22 marzo 2025, per riflettere sul suo ruolo di Ministro del Tesoro, di Commissario europeo e di uomo politico di grande sensibilità europea. L’incontro si svolgerà presso la Sala Zuccari del Senato. L’incontro rappresenta un’importante occasione per riflettere sul contributo di Filippo Maria Pandolfi al processo di integrazione europea, sia nel suo ruolo di Commissario europeo, dove ha lavorato per rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri, sia come Ministro del Tesoro, promuovendo politiche economiche che hanno avuto un impatto significativo sul progetto europeo. La partecipazione è gratuita previa registrazione obbligatoria tramite l’apposito form online, da compilare entro e non oltre il 26 giugno. L’accesso alla Sala – con abbigliamento consono e, per gli uomini, obbligo di giacca e cravatta – è consentito fino al raggiungimento della capienza massima. PROGRAMMA e FORM DI ISCRIZIONE ONLINE.

 

ARTICOLI E TESTI DELLA SETTIMANA

 

 


ULTIME DA BRUXELLES

DEMOCRAZIA EUROPEA COSTRUENS E DIFENDENTE:

LA MINACCIA E L’USO DELL’ARMA NUCLEARE

(NATURALMENTE “CON L’AIUTO DI DIO”)

Insisto su una questione cruciale, quella della democrazia in Europa e della sua difesa[1], nel momento in cui ai confini marittimi meridionali dell’Unione europea si appesantisce l’azione bellica da parte di uno Stato detentore dell’arma nucleare, Israele, contro uno Stato, l’Iran, che a quell’arma anela per accompagnarsi a Corea del Nord, India, Pakistan, nonché … ai cinque Paesi membri con diritto di veto del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e, naturalmente, all’«entità sionista» stessa.

Dopo l’attacco portato nelle prime ore del 13 giugno (venerdì; venerdì 13!) il Primo ministro d’Israele, Benjamin Netanyahu, ha dichiarato: «abbiamo colpito il comando superiore [iraniano], abbiamo colpito scienziati senior che promuovono lo sviluppo di armi nucleari, abbiamo colpito installazioni nucleari». Ha aggiunto che, «con l’aiuto di Dio, otterremo moltissimi risultati».

Il generale di brigata iraniano Abolfazi Shekarchi ha replicato che «un attacco di rappresaglia è certo, se Dio vuole».

Non mi permetto di immaginare cosa intenderà fare il rispettivo Dio delle due religioni monoteistiche in questione. Temo, altrimenti, conseguenze. Avanzo invece appena qualche considerazione di (povero) tono giuridico con riferimento a quel diritto internazionale di continuo invocato in questi tempi pur restando ai più sconosciuto[2]. «Cosa sia ognun lo dice, dove sia nessun lo sa» potrebbe essere la facile qualifica applicata ai richiami in materia, evocando l’Araba fenice.

Preliminarmente mi corre però l’obbligo di riferire quanto scritto da M.M. in una chat WhatsApp (cui partecipo) intitolata Radicalismo Libertario: vi si constata (13/1/2025) «la falsa storia della bomba nucleare mai realizzata da chicchessia». Cosicché le due foto che corredano questo mio intervento risulterebbero parte di una narrazione ingannevole.

Con l’animo (forse) più leggero passo allora a valutare qualche aspetto appunto giuridico dell’oscura vicenda che preme: la disciplina internazionale dell’arma nucleare. Se ne hanno tracce nel Trattato di non proliferazione, in vigore dal 1970 dopo esser stato approvato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Vi si attua il riconoscimento dell’ufficialità della qualifica di Stati detentori dell’arma nucleare ai soli cinque membri (permanenti) del Consiglio di sicurezza di cui dicevo sopra. L’Iran è Paese contrante dello strumento pattizio, per quanto in posizione precaria come valutato recentissimamente in seno all’AIEA (l’Agenzia internazionale per l’energia atomica) rispetto agli obblighi assunti[3].

Ometto di citare le trattative e i vari strumenti internazionali intercorsi fra Stati Uniti d’America e URSS (poi Federazione russa, succeduta alla prima nel seggio permanente in Consiglio di sicurezza ONU) nel contesto della ricerca di una limitazione in materia.

In Italia all’art. 11 della Costituzione («L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…»), nonché alle altre norme della Carta fondamentale che trattano della guerra (60, 78, 87, 103 e 111), si accompagna in particolare la legge 185 del 1990 concernente Nuove norme sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento[4].

Un Trattato sulla proibizione delle armi nucleari è stato adottato in seno alle Nazioni Unite nel 2017 ed è entrato internazionalmente in vigore nel 2021: l’Italia, fra gli altri, non vi si è (ancora?) obbligata.

Giova infine rammentare un parere consultivo reso su richiesta dell’Assemblea generale ONU dalla Corte internazionale di giustizia, anch’essa organo delle Nazioni unite, l’8 luglio 1996 circa la minaccia o l’impiego di armi nucleari. Queste sono le conclusioni:

 «A. … Ni le droit international coutumier ni le droit international conventionnel n’autorisent spécifiquement la menace ou l’emploi d’armes nucléaires ;

B. … Ni le droit international coutumier ni le droit international conventionnel ne comportent d’interdiction complète et universelle de la menace ou de l’emploi des armes nucléaires en tant que telles;

C. Est illicite la menace ou l’emploi de la force au moyen d’armes nucléaires qui serait contraire à l’article 2, paragraphe 4, de la Charte des Nations Unies et qui ne satisferait pas a toutes les prescriptions de son article 51 ;

D. La menace ou l’emploi d’armes nucléaires devrait aussi être compatible avec les exigences du droit international applicable dans les conflits armés, spécialement celles des principes et règles du droit international humanitaire, ainsi qu’avec les obligations particulières en vertu des traités et autres engagements qui ont expressément trait aux armes nucléaires».

Ma soprattutto, con un voto di 7 giudici a favore e 7 contro e dunque approvato solo perché fra i voti a favore c’era quello del Presidente della Corte, va sottolineato il passaggio dove conclusivamente si manifesta incertezza rilevando che:

«Il ressort des exigences susmentionnées que la menace ou l’emploi d’armes nucléaires serait généralement contraire aux règles du droit international applicable dans les conflits armés, et spécialement aux principes et règles du droit humanitaire. Au vu de l’état actuel du droit international, ainsi que des éléments de fait dont elle dispose, la Cour ne peut cependant conclure de façon définitive que la menace ou l’emploi d’armes nucléaires serait licite ou illicite dans une circonstance extrême de légitime défense dans laquelle la survie même d’un Etat serait en cause».

Proprio sulla «circostanza estrema di legittima difesa in cui la sopravvivenza stessa di uno Stato sarebbe in causa», perciò capace di giustificare l’uso dell’arma nucleare, sembrano potersi fondare tanto disposizioni quali l’art. 51 della Carta ONU («Nessuna disposizione del presente Statuto pregiudica il diritto naturale di autotutela individuale o collettiva, nel caso che abbia luogo un attacco armato …» ) quanto ad esempio dichiarazioni da parte russa o israeliana nel contesto dei conflitti armati che li coinvolgono. Di «guerra esistenziale» si è infatti parlato tanto nel primo caso, da parte russa[5], quanto nel secondo caso, da parte israeliana[6].

E l’Unione europea?

Qui dopo la “Brexit” l’unico Stato detentore dell’arma nucleare è la Francia. Il Presidente francese Emmanuel Macron ha cercato di aprire un dibattito sull’estensione nell’UE del cosiddetto “ombrello nucleare” cisalpino. Ne scrive Gregoire Lory il 7 marzo scorso[7] rilevando che, «di fronte al disimpegno americano dall’Europa, il presidente … vuole aprire il dibattito sull’estensione del deterrente nucleare francese ai partner dell’Ue». Il fatto è che «le due capitali non hanno la stessa legittimità politica … né lo stesso spazio di manovra strategico». Secondo Christophe Wasinski, professore presso il Centro di ricerca e studi di politica internazionale dell’Università libera di Bruxelles, «la Francia ha un arsenale considerato autonomo» mentre la situazione è diversa per il Regno Unito, giacché «la Gran Bretagna ha sviluppato il proprio arsenale in collaborazione con gli Stati Uniti e ha bisogno delle infrastrutture e dell’assistenza degli Stati Uniti per poter gestire il proprio arsenale nucleare. E diversi esperti ritengono che se gli Stati Uniti si opponessero al suo utilizzo, la Gran Bretagna non potrebbe usare facilmente le proprie testate. Quindi la sovranità britannica [in materia] non è totale».

Ovviamente, ragionare sull’«estensione del deterrente nucleare francese» alla Ue significa aver profonda contezza che ciò «comporterebbe un profondo ripensamento politico», nonché la questione dei costi dell’operazione, infrastrutture adeguate comprese, ma soprattutto cominciando dalla competenza a decidere della minaccia e addirittura dell’uso dell’arma. Certo che «l’ombrello nucleare francese sarebbe un modo per dare forma concreta all’autonomia strategica europea e alla solidarietà tra i 27 Paesi [membri]».

DINO G. RINOLDI

 

 

[1] V. in queste Newsletter gli interventi miei del 14 aprile e del 24 marzo scorsi; e quello mio con N. Parisi del 31 marzo.

[2] V. per tutti G. Boffo, Il cono d’ombra delle diplomazie, in Il Messaggero, 14/6/2025, pp. 1 e 25: «la forza del diritto internazionale è un’ombra, soppiantata dal diritto della forza che riformula il modello delle relazioni internazionali».

[3] V. Statement on the Situation in Iran, 13 june 2025, in iaea.org.

[4] L’art. 1, parr. da 5 a 7, dispone che «5. L’esportazione ed il transito di materiali di armamento, nonché la cessione delle relative licenze di produzione, sono vietati quando siano in contrasto con la Costituzione, con gli impegni internazionali dell’Italia e con i fondamentali interessi della sicurezza dello Stato, della lotta contro il terrorismo e del mantenimento di buone relazioni con altri Paesi, nonché quando manchino adeguate garanzie sulla definitiva destinazione dei materiali. 6. L’esportazione ed il transito di materiali di armamento sono altresì vietati: a) verso i Paesi in stato di conflitto armato, in contrasto con i principi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio dei ministri, da adottare previo parere delle Camere; b) verso Paesi la cui politica contrasti con i principi dell’articolo 11 della Costituzione; c) verso i Paesi nei cui confronti sia stato dichiarato l’embargo totale o parziale delle forniture belliche da parte delle Nazioni Unite o dell’Unione europea (UE); d) verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, accertate dai competenti organi delle Nazioni Unite, dell’UE o del Consiglio d’Europa; e) verso i Paesi che, ricevendo dall’Italia aiuti ai sensi della legge 26 febbraio 1987, n. 49, destinino al proprio bilancio militare risorse eccedenti le esigenze di difesa del paese; verso tali Paesi è sospesa la erogazione di aiuti ai sensi della stessa legge, ad eccezione degli aiuti alle popolazioni nei casi di disastri e calamità naturali. 7. Sono vietate la fabbricazione, l’importazione, l’esportazione ed il transito di armi biologiche, chimiche e nucleari, nonché la ricerca preordinata alla loro produzione o la cessione della relativa tecnologia. Il divieto si applica anche agli strumenti e alle tecnologie specificamente progettate per la costruzione delle suddette armi nonché a quelle idonee alla manipolazione dell’uomo e della biosfera a fini militari».  

[5] Karaganov, consigliere di Putin: “È una guerra esistenziale con l’Occidente. Colpire obiettivi in Europa? È possibile, se va avanti così”, in Il Fatto Quotidiano, 8/4/2022.

[6] “L’operazione di terra si farà, è in gioco l’esistenza di Israele”: Netanyahu parla alla nazione, in it.euronews.com/, 25/10/2023.

[7] Lo si veda in it.euronews.com … Europeinmotion.

 

 


 LIMITAZIONE DELLA RESPONSABILITÀ
Ad eccezione de L’EDITORIALE, le opinioni espresse nella presente newsletter sono esclusivamente riconducibili alla responsabilità degli autori e non riflettono la posizione ufficiale del Movimento europeo.