Perché e come l’Europa intera deve entrare in un percorso di democrazia costituente (I)
Il 9 luglio di quarantacinque anni fa otto parlamentari europei accettarono l’invito che Altiero Spinelli aveva rivolto a tutti i suoi 409 colleghi per creare il primo intergruppo del Parlamento europeo con gli obiettivi di
- avviare un percorso di democrazia costituente,
- trasformare il sistema comunitario e il metodo intergovernativo para-comunitario in un modello federale,
- uscire dal paradosso di un’assemblea eletta ma senza poteri,
- riconoscere alla dimensione europea poteri e competenze che gli Stati avevano dimostrato di non saper esercitare con efficacia.
L’occasione storica che aveva determinato la svolta costituente, condivisa progressivamente dalla maggioranza dei parlamentari europei, fu data dal conflitto fra l’Assemblea dotata di legittimità europea a nome delle cittadine e dei cittadini che l’avevano eletta e il Consiglio dei ministri a nome dei governi nazionali dotati di legittimità nazionali ma non di legittimità europea sul tema centrale della democrazia relativo al legame fra il potere fiscale e la sovranità popolare che fu alle origini della rivoluzione americana delle tredici colonie britanniche contro il Regno Unito (no taxation without representation).
Il Consiglio dei ministri aveva contestato alla Assemblea la natura che essa rivendicava di “autorità di bilancio” e dunque di autorità legislativa legata al caso specifico del bilancio per l’esercizio 1980 che avrebbe dovuto fissare in un unico atto finanziario tutte le spese europee e cioè l’aiuto ai PVS e alle regioni europee accanto al sostegno alla PAC e ai paesi in difficoltà per l’introduzione dello SME creando la base giuridica per prestiti europei (che oggi chiamiamo eurobond) e vere risorse proprie alternative ai contributi nazionali.
Di fronte al rifiuto del Consiglio, che agiva con la complicità della Commissione europea presieduta dall’inconsistente liberale lussemburghese Gaston Thorn, di riconoscere le conseguenze del primo voto europeo nel giugno 1979 l’Assemblea si convinse che occorreva abbandonare la strada di mediocri compromessi finanziari che i ministri avevano offerto ai parlamentari e respingere il progetto di bilancio costringendo le Comunità ad entrare in una fase di dodicesimi provvisori.
L’Assemblea vinse il 13 dicembre 1979 la sua battaglia ma perse inevitabilmente la sua guerra istituzionale e con essa la persero le politiche europee in statu nascendi perché i trattati erano stati concepiti secondo il metodo funzionalista che privilegiava (e privilegia) l’accordo fra i governi e l’amministrazione europea.
Apparve così indispensabile avviare un percorso costituente per realizzare i quattro obiettivi che abbiamo indicato qui sopra e che costituirono il programma d’azione dell’iniziativa del Coccodrillo.
A quarantacinque anni dalla cena del Coccodrillo lo stato dell’Unione europea nelle sfide interne ed esterne esige il rilancio del progetto, del metodo e dell’azione proposti da Altiero Spinelli nel 1980.
Dedicheremo i prossimi editoriali fino al 9 luglio a questo tema.
Bruxelles, 16 giugno 2025![]()
