Newsletter 11 Settembre/2025

CARE LETTRICI E CARI LETTORI

La nostra newsletter settimanale Noi e il futuro dell’Europa è stata concepita per contribuire ad una corretta informazione sull’Unione europea e partecipare al dibattito sulla riforma dell’Unione, così come abbiamo fatto durante la Conferenza sul futuro dell’Europa e come continueremo a fare per la nuova legislatura europea.

Ecco l’indice della nostra newsletter di oggi:

– Editoriale, che esprime l’opinione del Movimento europeo su un tema di attualità

– Rubrica “La bussola sulla disabilità” – Seconda edizione

– La settimana del Movimento europeo

– Eventi principali, sull’Europa in Italia e Testi in evidenza

– Rubrica “Ultime da Bruxelles“

Siamo come sempre a vostra disposizione per migliorare il nostro servizio di comunicazione e di informazione e per aggiungere vostri eventi di interesse europeo nella speranza di poter contare su un vostro volontario contributo finanziario.

 

 


 L’EDITORIALE

L’Europa che non c’è di Ursula von der Leyen

Alcuni dei nostri lettori e delle nostre lettrici ricordano forse il romanzo di James Matthew Barrie della “Isola che non c’è” di Peter Pan a cui lo scrittore inglese dedicò nel 1907 lo spettacolo teatrale sul “bambino che non vuole crescere”.

L’idea fu musicalmente ripresa da Edoardo Bennato nel 1992 in un album dove, insieme alla “Isola che non c’è”, ci sono canzoni i cui titoli potrebbero essere rappresentativi dello stato dell’Unione europea e del suo futuro come “la torre di Babele”, “non farti cadere le braccia” e “quando sarai grande”.

Ci è venuta in mente la “Isola che non c’è” sentendo e rileggendo il quinto discorso sullo “Stato dell’Unione” di Ursula von der Leyen e rispolverando dagli archivi della Commissione europea il suo primo discorso nel settembre 2020.

Esso fu caratterizzato dalla determinazione di assicurare alle cittadine e ai cittadini europei il bene pubblico della salute messa drammaticamente a rischio dalla pandemia ma anche dalla volontà di garantire il futuro della convergenza ecologica della società europea attraverso l’attuazione dello European Green Deal che aveva consolidato nel Parlamento europeo il rapporto di fiducia fra la sua prima Commissione e una ampia maggioranza europeista che comprendeva allora popolari, socialisti, liberali e verdi.

Dal settembre 2020 in poi l’Unione europea non è diventata grande ed anzi è tornata ad essere piccola piccola in uno stato che è stato definito di “irrilevanza” soprattutto davanti alle sfide di un mondo in ebollizione e l’isola immaginaria come luogo ideale di armonia e di felicità appare oggi a molti un sogno e l’utopia di Peter Pan.

Di fronte alle crisi interne ed esterne che stiamo vivendo ormai da cinque anni ci saremmo aspettati che Ursula von der Leyen non si limitasse a rivolgere un generico “appello all’unità” fra le istituzioni europee.

Era necessario e urgente che la Presidente della Commissione facesse una analisi impietosa dello stato dell’Unione accompagnando ad una onesta autocritica della inadeguatezza della gestione delle politiche europee da parte della sua prima Commissione europea la denuncia delle responsabilità di chi doveva tradurre le proposte in atti normativi e finanziari (il Consiglio europeo ed il Consiglio in quanto rappresentanti dei governi) ed un’indicazione ancora più impietosa dell’inefficacia e della inefficienza del sistema europeo così come è dal Trattato di Lisbona in poi e in vista dei futuri allargamenti.

A ben guardare, molte delle colpe di Ursula von der Leyen e delle sue due Commissioni sono solo in parte dovute all’Esecutivo europeo e dovrebbero essere attribuite invece in buona parte alle responsabilità dei governi a cominciare dal metodo che essi hanno voluto applicare al Next Generation EU la cui gestione è stata affidata solo agli Stati che appaiono incapaci di portare a compimento migliaia di piccoli e grandi progetti a quindici mesi dalla sua scadenza insieme alla paralisi delle decisioni nella politica estera e della sicurezza sottomesse alla regola della unanimità.   

Avevamo suggerito a Ursula von der Leyen che il suo appello fosse indirizzato a tutte le europee e a tutti gli europei ispirandosi a quello di Thomas Mann Achtung Europa nel pieno della Seconda Guerra Mondiale o che tenesse coerentemente conto delle proposte di Mario Draghi non solo sulla competitività ma anche sull’idea…quasi federalista che l’Unione si faccia “Stato”.

L’Europa di Ursula von der Leyen è rimasta una “isola che non c’è” e la sua “bussola sulla competitività” è inconsistente quanto lo era la bussola sulla difesa che Charles Michel fece approvare in fretta e furia dal Consiglio europeo nel maggio 2022 nell’illusione che la Russia ci considerasse capaci di esercitare una forte pressione militare.

Sul riarmo dell’Europa Ursula von der Leyen ha aperto il suo discorso con una visione senza prospettive partendo dall’affermazione che “l’Unione è in guerra” (Europa is in a fight), che sulla difesa abbiamo dietro di noi un periodo di successi e che ci prepariamo (Readness) a mieterne i risultati con consistenti investimenti europei privati e pubblici.

La Presidente della Commissione ha invece ricordato la messa in opera del programma Safe che è attualmente pendente davanti alla Corte di Giustizia per un ricorso del Parlamento europeo sulla sua base giuridica ignorando la torre di Babele fra i cosiddetti volenterosi e la censura del cancelliere Merz sull’invio di truppe europee in Ucraina (ground troops in Ukraine).

Sull’Ucraina e la Moldavia Ursula von der Leyen ha sorvolato sul fatto che i tempi delle adesioni saranno lunghi, che né l’una né l’altra potranno diventare membri a pieno titolo solo quando saranno finita la guerra nell’una e sarà messo fine alle minacce ibride e alle ingerenze della Russia nell’altra, che l’una e l’altra potranno entrare quando avranno realizzato le riforme interne e che è infine politicamente inimmaginabile che l’una e l’altra entrino nell’Unione europea prima dei candidati dei Balcani che attendono da anni di entrare in attesa davanti alle porte dell’Unione europea.

Sulla situazione a Gaza e l’escalation nei massacri perpetrati da Israele non solo a Gaza ma al di là dei suoi confini Ursula von der Leyen ha preso impegni come quello sugli accordi di associazione che sfuggono tuttavia e in buona parte alle competenze della sua Commissione per chiudere il contrasto con la vicepresidente Ribera e placare le ire dei gruppi politici.

Ha invece evitato di esprimere solidarietà alla Freedom Sumud Flotilla e di denunciare l’aggressione extraterritoriale di Israele al Qatar.

Sui dazi e sulle relazioni con gli Stati Uniti, la posizione difensiva di Ursula von der Leyen ha avuto solo il sostegno di Manfred Weber e le critiche più o meno demolitrici degli altri gruppi politici della maggioranza pur sapendo che in materia di politica commerciale e di accordi di associazione come il Mercosur il Parlamento europeo decide insieme al Consiglio.

Sulla transizione ecologica Ursula von der Leyen ha apparentemente placato gli animi dei Verdi con la frase ad effetto secondo cui “il futuro è dell’auto elettrica” e annunciando una per ora improbabile mini-Ecar sapendo di scavare così un solco con il provincialismo degli inarrestabili ritardi dell’industria italiana ma di avere il consenso della produzione tedesca che ha quasi raggiunto quella di Musk e della Cina.

L’impegno ambientale di Ursula von der Leyen è stata tuttavia moderato dalla scelta della “neutralità ecologica”, dal silenzio sui pesticidi nonostante la sentenza del Consiglio costituzionale francese e dalla priorità allo Industrial Deal rispetto al Green Deal mentre il silenzio è stato assordante sul futuro partenariato strategico con l’Africa in vista del settimo Vertice UE/UA del 24 e 25 novembre in cui gli accordi sui raw materials appaiono essenziali anche per una nuova alleanza con il Global South. 

Sulle politiche migratorie l’accento è stato nuovamente messo sulla protezione delle frontiere e sulle misure di allontanamento o, meglio, di respingimento secondo la logica dell’Europa dei muri che sostituisce quella dei ponti nonostante le sentenze della Corte di Giustizia e l’assenza di piani nazionali di accoglienza e di inclusione.

Contestata rumorosamente dai parlamentari sovranisti dei gruppi dei Patrioti a cui appartiene la  Lega e dei nazionalisti egemonizzato dall’AFD ma anche da alcuni conservatori dell’ECR a cui appartiene Fratelli d’Italia, Ursula von der Leyen ha deciso di prendere le distanze da Manfred Weber e dalla sua politica dei due forni sui temi della difesa dello stato di diritto e della democrazia confermando le regole della condizionalità sull’attribuzione dei fondi ma non ha annunciato nessuna misura concreta per interrompere le crescenti violazioni dei diritti fondamentali in Ungheria e in Slovacchia.

Sulle questioni finanziarie e del bilancio, oltre all’annuncio di una serie di nuovi fondi, Ursula von der Leyen non ha dato nessuna risposta alle critiche del Parlamento europeo sul Quadro Finanziario Pluriennale ed in particolare sull’idea della rinazionalizzazione delle spese secondo il modello del NGEU e tanto meno sul tema controverso delle nuove risorse proprie dove è forte l’ostilità di molti governi.

Nessuna seria risposta infine è venuta infine nel discorso sullo stato dell’Unione alla richiesta del Parlamento europeo di avviare un processo di riforma dei trattati per dare seguito ai suggerimenti contenuti nei rapporti Draghi e Letta e per preparare l’Unione europea alle conseguenze dell’allargamento confermando così che la Commissione si è piegata alla ostilità della maggioranza dei governi alla modifica dei trattati e che la sola via possibile appare sempre di più quella di un processo costituente nella prospettiva delle elezioni europee che avranno luogo nella primavera del 2029.

Roma, 11 settembre 2025 (anniversario del golpe militare contro la democrazia cilena, dell’attentato alle Torri Gemelle e dell’assassinio di Anna Lindh, ministro degli Esteri svedese)

coccodrillo

 

 

 


LA BUSSOLA SULLA DISABILITA’

Questa rubrica si propone di informare sulle principali fonti normative italiane, europee ed internazionali riguardanti i diritti delle persone con disabilità con l’obiettivo di fare da ‘bussola’ su un tema così complesso e di orientare gli interessati nel mare sconfinato della Rete.

Di seguito, proponiamo il quinto numero della rubrica su “Il Trattato di Marrakech: il diritto all’istruzione, all’informazione e alla cultura delle persone con disabilità (eccezioni al diritto d’ autore)”.

 

Indice

Introduzione (pag.3)

Il Trattato di Marrakech e le eccezioni al diritto d’autore (pag.4)
Parole chiave del Trattato di Marrakech (artt. 2 e 3)

L’Accessible Books Consortium (pag.6)
L’ABC Global Book Service

Trattato di Marrakech in Italia: art. 71 bis della legge sul diritto d’autore n. 633/1941 (pag.9)

Istruzioni per l’uso (FAQ) (pag.10)

Conclusioni (pag.13)

Appendice (pag.15)

 

SCARICA LA RUBRICA COMPLETA

 

 

 


LA SETTIMANA DEL MOVIMENTO EUROPEO

9 settembre

  • Webinar RELAZIONI UE-AFRICA, ciclo di incontri “Visioni e sfide per il futuro dell’Europa” (Europe Direct Roma Innovazione, Movimento Europeo in Italia e Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale)

10 settembre

  • Roma, “SOTEU 2025: l’Europa vista dal Lazio” (Europe Direct Roma Innovazione, in collaborazione con il Consiglio regionale del Lazio e il Movimento Europeo in Italia)
  • Incontro “Altiero Spinelli, Ursula Hirschmann, du Manifeste de Ventotene à l’Europe unie. Histoire et actualité d’une idée” (UEF Francia)

11 settembre

  • Roma, incontro “Federalist Peace Forum: a Palestinian-Israeli dialectic experience beyond the two-states solution” (Gioventù Federalista Europea in collaborazione con JEF Deutschland, JEF Europe, Union of European Federalists e Democracy & Federalism Hub)

13 settembre

  • Camaldoli (AR), “Un codice per una nuova Europa” (Associazione Nuova Camaldoli)

14 settembre

  • Ventotene, 1° Conferenza europea di Ventotene per la libertà e la democrazia (Parlamento europeo)

 

 


IN EVIDENZA

VI SEGNALIAMO

  • 11 settembre, ore 11:30, Roma. In occasione della conclusione del Federalist Peace Forum, tenutosi dal 7 al 10 settembre sull’isola di Ventotene – simbolo dell’unità europea – si terrà a Roma una sessione finale pubblica dedicata alla presentazione dei risultati emersi dal Forum. Il progetto, promosso dalla Gioventù Federalista Europea in collaborazione con JEF Deutschland, JEF Europe, Union of European Federalists e Democracy & Federalism Hub, con il sostegno del Consiglio d’Europa, ha riunito giovani attivisti e attiviste da Israele, Palestina e Unione europea per esplorare soluzioni di pace innovative, al di là del paradigma dei due Stati. Durante l’incontro a Montecitorio, verranno condivise le proposte elaborate nel corso dei laboratori e dei dibattiti accademici e politici, con l’obiettivo di promuovere una visione federalista come strumento concreto per affrontare i conflitti e costruire una pace duratura. Un’occasione unica per ascoltare voci giovani, esperte e internazionali su uno dei temi più urgenti del nostro tempo. LOCANDINA.
  • 13 settembre, ore 10:00-17:30, Camaldoli. In occasione degli 80 anni dal Codice di Camaldoli, presso il Monastero di Camaldoli (Arezzo) sarà presentato il documento “Un Codice per una Nuova Europa”, frutto del lavoro di oltre 100 intellettuali cattolici e laici. L’iniziativa, promossa dall’Associazione Nuova Camaldoli, rilancia l’impegno per una piena unificazione europea ispirata ai valori dei Padri fondatori. LOCANDINA. COMUNICATO STAMPA. In diretta anche su Google Meet:  https://meet.google.com/tpk-ijsu-bwm
  • 14 settembre, Ventotene. Dal 12 al 14 settembre si svolgerà a Ventotene la prima Conferenza europea per la libertà e la democrazia, promossa dalla Vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno e organizzata dall’Ufficio del Parlamento europeo in Italia, in collaborazione con la Rappresentanza della Commissione europea. L’iniziativa riunirà figure di spicco della difesa dei diritti umani e della democrazia, tra cui Julija Navalnaya, Shirin Ebadi, Oleksandra Matviichuk, Oleksandra Romantsova e Sviatlana Tsikhanouskaya. Saranno presenti anche i movimenti Women of the Sun e Women Wage Peace, insieme all’attivista israeliano Maoz Inon, per discutere delle prospettive di pace in Medio Oriente. Oltre alla Vicepresidente Picierno, interverranno eurodeputati di diversi gruppi politici, parlamentari italiani, giornalisti, accademici e diplomatici. ULTERIORI INFORMAZIONI E PROGRAMMA.

 

ARTICOLI E TESTI DELLA SETTIMANA

 

 


ULTIME DA BRUXELLES

LO STATO DELL’UNIONE (EUROPEA),

CHE STATO NON È MA È PUR SEMPRE SOVRANNAZIONALE:

I SUOI POTERI COSTITUITI, COSTITUZIONALI, COSTITUENTI

Il 10 settembre 2025 la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen ha pronunciato l’abituale discorso sullo stato dell’Unione (europea), a imitazione di quel che avviene nella federazione statunitense americana (a inizio marzo il Presidente Trump ha parlato in quel contesto di “età dell’oro” per il proprio Paese). Non dei suoi contenuti voglio qui parlare: non del testo ma del contesto in cui questo discorso va collocato.

Per cominciare in modo sistematico occorre sottolineare che c’è gran confusione, specie di questi tempi, su cosa sia il diritto internazionale; eppure se ne afferma a parole necessità di applicazione continua pressoché in ogni dove, salvo abitualmente restare assai generici sulle regole di cui si lamenta quasi sempre la mancata applicazione ovvero, più raramente, l’indebito impiego[1]. Del resto la stessa “comunità internazionale”, che circa siffatta applicazione è chiamata come imputata della sostanziale mancanza di farsene appropriatamente carico, è soggetto fantasmatico (nel senso aristotelico della mera impressione sensoriale), insomma sostanzialmente inesistente. Infatti, nella coesistenza nel tempo presente di poco meno di duecento soggetti statuali (Stati cosiddetti sovrani) e di tanti altri enti che, come le organizzazioni internazionali create dai vari governi (la più affollata delle quali è l’Organizzazione delle Nazioni Unite coi suoi 193 Paesi membri), ambiscono a un ruolo nelle relazioni internazionali, si può al più parlare di “società internazionale” (societas inter nationes), senza spendere avventatamente al riguardo l’impegnativa qualifica “comunitaria” bensì lasciando il riferimento alla ricerca, appunto societaria, cooperativa, del perseguimento di interessi comuni da parte di soggetti nazionali che restano ben distinti, indipendenti. Dove appunto di Comunità proprio non si può parlare e dove oltretutto la potenza nelle relazioni internazionali dei tanti singoli Stati assume la sostanza di poche statualità imperiali, o egemoni (USA, Cina e Russia), a dispetto della sempre più acuta ricerca di protagonismo degli individui e di associazioni ed enti privati sul piano inter nationes[2], in attesa di un lontano trasformarsi del contesto in un piano regolato dallo ius gentium.

Di “comunità” si continua invece a parlare, propriamente, riguardo alla costruzione di un ordine giuridico sovrannazionale nel contesto del continente europeo. Un ordine giuridico alla ricerca di una (nuova) sovranità, una sovranità condivisa al di sopra dell’individualismo nazionale di Stati che, dopo la lunga “guerra civile europea” [3], hanno percorso un cammino di reciproca integrazione mediante la Comunità europea del carbone e dell’acciaio-CECA, la Comunità economica europea-CEE e la Comunità europea dell’energia atomica-CEEA, fondate negli anni cinquanta del secolo scorso e finendo, le prime due, con l’essere assorbite nell’attuale Unione europea, che nei trattati che la disciplinano comprende ancora, accanto a quello sull’UE, a quello sul funzionamento dell’UE e a quello denominato Carta dei diritti fondamentali dell’UE,  il trattato della Comunità europea dell’energia atomica.

Quest’ordine giuridico sovrannazionale è qualitativamente diverso da quello proprio di tutte le altre organizzazioni internazionali governative, ONU compresa, tanto è vero che l’ordinamento giuridico italiano lo considera l’unico complesso normativo capace di applicazione nel nostro Stato ai sensi dell’art. 11 della Costituzione, determinando quindi addirittura “limitazioni di sovranità”[4]. Un ordine giuridico – comportante diritti, obblighi, facoltà, oneri e opportunità – tuttavia non (ancora) coincidente con un ordine statuale, né come quello dei tanti Stati esistenti né, tantomeno, come quello dei pochi Stati “imperiali”. Eppure va perseguita la traccia statuale, quella dell’integrazione politica, per non far precipitare questa parte del continente europeo nell’ “irrilevanza” di cui ha parlato anche Mario Draghi[5].

Va calcato un percorso costituente. Subito. Con chi ci sta. Con gli Stati che non vogliono essere irrilevanti e non intendono accontentarsi di un posto a tavola alla sinistra del Padre[6]. E la forma del percorso può esser quella di un nuovo trattato ad imitazione di quello arrivato nella prima metà degli anni Cinquanta del secolo scorso a un passo dall’entrata in vigore: il trattato istitutivo della Comunità (ancora la parola “Comunità”!) europea di difesa-CED. Il nostro movimento sta promuovendo questo processo: si veda quanto scritto da P.V. Dastoli sulla rivista on line de Il Mulino il 4 settembre ragionando sul “Perché serve una nuova Comunità europea di difesa”, ritenuta necessaria giacché “per affrontare le esigenze di sicurezza dell’Europa occorre stabilire un’autonomia strategica europea e una difesa comune, con bilancio e controllo democratico sovranazionale”. Ma contemporaneamente la nuova CED dovrebbe attivare il procedimento di creazione di una nuova Comunità politica europea- CPE[7](attenzione sempre alla parola “Comunità”), sempre a imitazione di quella immaginata nel corso di ratifica del vecchio trattato CED e defunta col venir meno dell’adozione di questo.

Una nuova Comunità politica europea deve poter assumere caratteri di federazione, di soggetto sovrano unitario sul piano internazionale, lasciando vivere peculiarità degli Stati federati alla maniera degli USA.

Su questo avrebbe dovuto insistere von der Leyen buttando un cuore politico oltre gli ostacoli odierni. Di questo avrebbe potuto discorrere pur occupandosi, come ha fatto, di guerre, droni, sanzioni, e così via. Anzi, proprio questi temi sarebbero stati meglio inseriti in un contesto ben più promettente per quegli odierni poteri costituiti europei che si trovano in mezzo al guado, tra la sponda dove sono appostati i tanti governi degli Stati membri e la sponda dove aspettano i poteri costituenti la Federazione, la Comunità politica europea. E in mezzo al guado della realtà internazionale i pur esistenti poteri costituzionali europei[8] rischiano fortemente d’essere travolti dalla corrente e dissolti.

Altro che indifferenza … !

DINO G. RINOLDI

 

[1] Sulla mancata applicazione rinvio appena a quanto desumibile dai conflitti bellici del tempo presente. Sull’indebito impiego cito esemplificativamente solo quanto riconducibile in questi ultimi tempi all’adozione di mandati d’arresto da parte della Corte penale internazionale e alle reazioni ad essi.  Mi limito poi a rammentare l’utilità, nel campo della conoscenza dell’ordinamento giuridico internazionale attuale, di studi quali, per restare a tempi recenti: T. Scovazzi (a cura di), Corso di Diritto internazionale, vol. I, Giuffrè, Milano, 2024, quarta edizione; F. Salerno, Diritto internazionale. Principi e norme, Wolters Kluwer Italia, Milano, 2024, settima edizione; B. Conforti e Massimo Iovane, Diritto internazionale, Editoriale Scientifica, Napoli, 2023, dodicesima edizione.  Ma non dimentico, fra i moltissimi, studi specifici d’estrema attualità quali: Aa. Vv., Introduzione al diritto penale internazionale, in Quaderni di diritto penale comparato, internazionale ed europeo, Giappichelli, Torino, 2025, quinta edizione; N. Ronzitti, Diritto internazionale per ufficiali della marina militare, supplemento alla Rivista marittima, luglio 1996; C. Ponti, Crimini transnazionali e diritto internazionale, Giuffrè, Milano, 2010; P. Verri, Dizionario di diritto internazionale dei conflitti armati, edizioni della Rassegna dell’Arma dei Carabinieri, Roma ,1987, seconda edizione.

[2] V. U. Leanza e I. Caracciolo, Il diritto internazionale: diritto per gli Stati e diritto per gli individui. Parte generale, Giappichelli, Torino, 2022, quarta edizione.

[3] E. Nolte, La guerra civile europea 1917-1945, Rizzoli, Milano, 2018.

[4] Fatti salvi i cosiddetti “controlimiti” nazionali a tali limitazioni determinati da un eventuale contrasto irrimediabile fra norme dell’ordinamento sovrannazionale e principi fondamentali costituzionali interni. La questione è stata affrontata dal noto “caso Taricco” ma risolta, nel dialogo fra Corte costituzionale italiana e Corte di giustizia dell’Unione europea, senza intervento di tali “controlimiti”: v. A. Bernardi e C. Cupelli, Il caso Taricco e il dialogo tra le Corti. L’ordinanza 24/2017 della Corte costituzionale, Jovene, Napoli, 2017.

[5] Al meeting di Rimini, di Comunione e Liberazione, il 22 agosto scorso.

[6] Come capitato alla Presidente del Consiglio italiano, G. Meloni, il 18 agosto scorso, alla Casa Bianca (v. foto in quest’articolo). Una quarantottenne alla sinistra di un Presidente USA settantanovenne. Con ciò nulla ha a che fare Matteo, 25, 31-35, 41-42: Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria.  Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare…” Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare…”

[7] Nulla a che fare con la (seconda) Comunità politica europea proposta il 9 maggio 2022 dal Presidente francese E.Macron (v. la voce Comunità politica europea in WikipediA).

[8]  Il parere 2/13 reso dalla Corte di giustizia dell’Unione europea fa riferimento (punto 163) “alla carta costituzionale di base dell’Unione che sono i Trattati” di questa istitutivi: la precisazione è ricavata dalla sentenza della stessa Corte (quando si chiamava Corte di giustizia delle Comunità europee) resa nel caso Les Verts/Parlamento europeo, causa 294/83, punto 23. Vi si dice, con riguardo all’allora CEE: “si deve anzitutto sottolineare che la Comunità economica europea è una comunità di diritto nel senso che né gli Stati che ne fanno parte, né le sue istituzioni sono sottratti al controllo della conformità dei loro atti alla carta costituzionale di base costituita dal trattato”.