Newsletter 3 Novembre/2025

CARE LETTRICI E CARI LETTORI

La nostra newsletter settimanale Noi e il futuro dell’Europa è stata concepita per contribuire ad una corretta informazione sull’Unione europea e partecipare al dibattito sulle riforme dell’Unione e sulle più importanti politiche europee nel corso della legislatura.

Ecco l’indice della nostra newsletter di oggi:

– Editoriale, che esprime l’opinione del Movimento europeo su un tema di attualità

– Rubrica “Europa dei diritti“

– La settimana del Movimento europeo

– Eventi principali, sull’Europa in Italia e Testi in evidenza

– Rubrica “Ultime da Bruxelles“

Siamo come sempre a vostra disposizione per migliorare il nostro servizio di comunicazione e di informazione e per aggiungere vostri eventi di interesse europeo nella speranza di poter contare su un vostro volontario contributo finanziario.

 

 


 L’EDITORIALE

“È cambiato il mondo, deve cambiare il bilancio europeo”

Con la presentazione il 16 luglio 2025 della proposta di regolamento del Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034 (QFP) (LINK) da parte della Presidente Ursula von der Leyen e del commissario Piotr Serafin è stato avviato il dialogo – o meglio il confronto –  fra le istituzioni (Parlamento europeo, Consiglio, Commissione europea) e gli organi (Comitato Economico e Sociale e Comitato delle Regioni) dell’Unione europea sulla programmazione delle politiche europee per un periodo che potrebbe essere di sette anni e cioè per tutta la legislatura 2029-2034 se non verrà accolta la richiesta adottata dal Parlamento europeo il 22 novembre 2023 di adeguare la programmazione finanziaria alla periodicità naturale di cinque anni.

La newsletter “Noi e il futuro dell’Europa” ha affrontato fin dall’inizio del 2025 questo tema con analisi e documenti a cui vi rinviamo per un’approfondita lettura.

Il Movimento europeo ha deciso di consacrare lo spazio pubblico della “piattaforma sul futuro dell’Europa” (LINK) a questo tema, come aveva già fatto nel 2020 in vista del QFP 2021-2027, dedicando la sua azione politica alle priorità dei beni pubblici europei, della dimensione democratica e delle finanze necessarie e cioè delle risorse proprie per rispondere ai bisogni delle cittadine e dei cittadini europei.

I bilanci annuali sono fondati, come sappiamo, su una dettagliata procedura (art. 314 TFUE) in cui Parlamento europeo e Consiglio rappresentano formalmente l’autorità di bilancio con due limiti apparentemente insormontabili che riducono in modo sostanziale i poteri del Parlamento europeo:

  • l’ammontare globale delle spese è fissato dal QFP,
  • e l’ammontare globale delle entrate è deciso dal solo Consiglio violando così il principio no taxation without representation sulla base di una consolidata regola dei trattati secondo cui le spese sono dettate dalle entrate.

Il Parlamento europeo non intende rinunciare al suo potere (art. 314.7.c TFUE) sull’ammontare delle spese annuali, un potere che potrebbe tradursi nel rigetto del bilancio per l’esercizio 2026 – come avvenne nel 1979 e nel 1984 – a conclusione dei tentativi di “conciliazione” che saranno discussi a Strasburgo il 26 novembre 2025 aprendo in questo caso un periodo di “dodicesimi provvisori” fino a che non sarà raggiunto un accordo su un nuovo progetto di bilancio.

Consapevole dell’importanza della programmazione pluriennale, il Parlamento europeo ha tuttavia deciso di concentrare la sua azione politica sul QFP sapendo che la Commissione europea ha il diritto e il dovere di modificare la sua proposta di regolamento fino a quando non sarà formalmente avviato il confronto fra il Parlamento europeo e il Consiglio.

Allo stato attuale, i portavoce della Commissione europea hanno escluso la possibilità di introdurre modifiche alla proposta del 16 luglio ed anzi il vicepresidente Raffaele Fitto, che ha la responsabilità della politica di coesione, è stato “richiamato all’ordine” dal gabinetto della Presidente per aver osato far balenare l’ipotesi di queste modifiche.

Gli elementi essenziali del confronto saranno più chiari quando l’Assemblea si sarà formalmente espressa sulla proposta di regolamento del QFP – in una data ancora imprecisata a causa delle divisioni interne al PPE combattuto fra la solidarietà verso la Presidente von der Leyen e le pressioni delle potenti organizzazioni agricole – e dopo il dibattito nella riunione al vertice dei Capi di Stato e di governo del Consiglio europeo del 18 e 19 dicembre 2025.

In vista di questi due appuntamenti i quattro gruppi politici che formarono a suo tempo la cosiddetta “maggioranza Ursula” (PPE, S&D, Renew e Verdi) hanno inviato il 30 ottobre 2025 una lettera alla Presidente della Commissione europea (LINK) in cui esigono modifiche sostanziali alla proposta di regolamento come condizione per potersi sedere al tavolo del confronto con il Consiglio.

Essi annunciano che, se queste modifiche non fossero accolte, potrebbero chiedere alla Assemblea di rifiutare alla maggioranza assoluta dei suoi membri l’approvazione della decisione (unanime) del Consiglio (art. 312.2 TFUE).

Alla lettera di questi quattro gruppi si è aggiunta il 31 ottobre una lettera del gruppo ECR (LINK) a cui aderiscono Fratelli d’Italia e il PiS polacco che condivide l’opposizione al metodo dei piani nazionali e all’accorpamento dei fondi per le spese agricole e della coesione.

La firma dell’ECR non si è tuttavia aggiunta a quella della maggioranza perché i conservatori contestano l’estensione della condizionalità dell’attribuzione dei fondi al rispetto dello stato di diritto così come fanno i gruppi dei Patrioti (PIE) e dei sovranisti (ESN), una condizionalità giudicata dai quattro gruppi della maggioranza ancora troppo tiepida.

Se la Commissione europea non dovesse dare un seguito adeguato alle richieste del Parlamento europeo non annunciando in aula il 12 novembre 2025 la sua disponibilità ad introdurre le modifiche dettagliate nella lettera del 30 ottobre ci troveremmo di fronte alla rottura del rapporto di fiducia fra il Parlamento europeo e Ursula von der Leyen anche se essa non si tradurrà in una formale mozione di censura che richiederebbe l’accordo dei due terzi dei membri del Parlamento europeo.  

Nel caso della successiva non approvazione del QFP da parte del Parlamento europeo – contrariamente a quel che avviene nei rapporti fra il Congresso e il Presidente negli Stati Uniti dove il conflitto istituzionale e politico può sfociare in una assenza di bilancio – le regole europee (art. 312.4 TFUE) prevedono invece che l’ammontare delle spese e i loro regolamenti di attuazione corrispondano a quelli dell’esercizio finanziario precedente (in questo caso il 2027) il che vuol dire che l’opposizione parlamentare si tradurrebbe in una crisi politica ma non in una crisi di bilancio.

La lettera dei quattro gruppi è in linea, del resto, con la risoluzione approvata a larga maggioranza dal Parlamento europeo il 7 maggio 2025 (LINK) che anticipava criticamente gli orientamenti annunciati in aprile dalla Commissione europea poi tradotti nelle proposte del 16 luglio 2025.

La risoluzione parlamentare sul QFP dovrebbe mettere in evidenza un decalogo di priorità che risponda in modo coerente alla campagna di comunicazione “è cambiato il mondo, cambiamo il bilancio” allontanando il sospetto di una maggioranza parlamentare sensibile solo alle pressioni dei portatori di interesse più forti:

  • Il QFP deve essere lo strumento per garantire alle cittadine e cittadini europei beni pubblici che non possono essere assicurati dagli Stati membri ognuno per conto proprio. In questo quadro, oltre alle tradizionali spese della politica agricola e della coesione economica, sociale e territoriale – che dovranno essere tra di loro separate e che rappresenterebbero comunque il 45% del QFP – è indispensabile dare un forte segnale alle opinioni pubbliche sul sostegno alle politiche innovative in materia di politica ambientale e digitale, di investimenti strategici e per lo spazio, nella ricerca e nelle nuove tecnologie con particolare riferimento ai programmi Horizon Europe, nella attuazione del mercato unico, nell’educazione e formazione con particolare riferimento ai programmi Erasmus Plus, nel sostegno alla società civile e nello scudo democratico, nella salute con particolare riferimento ai fondi per la salute globale e alla Alleanza globale per i vaccini (GAVI) dentro e fuori l’Unione europea, nell’energia, nell’impegno per le nuove generazioni e nella politica di accoglienza e di inclusione dei migranti. Non si tratta di ridurre le spese agricole finalizzate agli obiettivi della difesa della restaurazione della natura e quelle della coesione rivolte in particolare alle aree interne e alla lotta alle diseguaglianze ma di aumentare in maniera consistente il QFP per la garanzia dei beni pubblici europei qui sopra indicati.
  • Al fine di attuare le proposte contenute nei Rapporti sulla Competitività di Mario Draghi (LINK), di Enrico Letta sul mercato unico (LINK) e di Sauli Niinistö sulla difesa (LINK) e di tenere in debito conto le analisi della BCE (LINK) è indispensabile un forte impegno finanziario sulla politica industriale e l’innovazione secondo il metodo del partenariato pubblico e privato che è fondamentale per stimolare gli investimenti nell’Unione europea.
  • Insieme alle politiche interne dell’Unione europea il nuovo QFP deve garantire impegni finanziari adeguati legati ai partenariati strategici a livello internazionale ed in particolare a quelli con l’Unione africana ed i Paesi del Mediterraneo a cui si aggiungono la messa in opera delle decisioni adottate a Siviglia sullo sviluppo sostenibile (LINK) e le politiche di sostegno ai Paesi candidati all’adesione.
  • Questi impegni riguardano anche la politica estera e di sicurezza che comprende la dimensione della difesa comune al fine di garantire investimenti europei con una logica che escluda l’aumento delle spese nazionali come è stato proposto invece dalla Commissione europea.
  • Al fine di realizzare questi obiettivi appare evidente che le entrate previste e dunque le nuove risorse proprie non sono adeguate (LINK), che bisogna sostituire progressivamente i contributi nazionali con tali risorse e che esse devono creare le condizioni di un quadro finanziario che raggiunga un livello pari ad almeno il 2% del Prodotto Interno Lordo a cui si aggiunga lo strumento di debiti pubblici europei come è avvenuto con il NGEU (LINK).
  • Non è accettabile che il QFP copra un periodo di tempo di sette anni vincolando in tal modo il Parlamento europeo che sarà eletto nel 2029 e violando regole che esistono in tutti i paesi membri con una periodicità che va da un minimo di tre anni ad un massimo di cinque. Il Parlamento europeo dovrebbe affermare che è disponibile a sedersi al tavolo del negoziato col Consiglio solo a condizione che il QFP si concluda a dicembre 2032 e che preveda una revisione di metà percorso nel primo semestre 2030.
  • Il Parlamento europeo dovrebbe chiedere al Consiglio europeo di applicare la “clausola della passerella” prevista dall’articolo 312.2 TFUE consentendo così al Consiglio di deliberare a maggioranza qualificata.
  • L’accordo interistituzionale previsto all’art. 312.5 TFUE dovrebbe prevedere l’inserimento di una “procedura di concertazione finanziaria”, simile a quella che fu introdotta il 4 marzo 1975 con la Dichiarazione comune delle tre istituzioni a seguito del Trattato di Bruxelles sul bilancio europeo, attribuendo di fatto al Parlamento europeo un potere di codecisione sul sistema delle risorse proprie e superando così il metodo previsto nell’articolo 311 TFUE che attribuisce un potere esclusivo di decisione al Consiglio.
  • Poiché è essenziale garantire la democrazia rappresentativa, il Movimento europeo insiste sulla necessità di promuovere delle assise interparlamentari (LINK) durante i negoziati del QFP – in modo da coinvolgere i parlamenti nazionali e le regioni con poteri legislativi nei sistemi federali che sono altrimenti esclusi – secondo il modello delle assise che si svolsero a Roma nel novembre del 1990 e di assicurare il pieno rispetto dei principi della trasparenza previsti dall’art. 15.3 TFUE e dall’art. 42 della Carta dei diritti fondamentali.
  • La democrazia rappresentativa deve essere accompagnata dalla democrazia partecipativa introducendo il metodo del “bilancio partecipativo” come forma di partecipazione diretta dei cittadini alla vita politica utilizzando gli strumenti adottati dalla Conferenza sul futuro dell’Europa e prevedendo momenti deliberativi delle organizzazioni rappresentative della società civile e del mondo del lavoro e della produzione anche attraverso il ruolo del Comitato Economico e Sociale.

Nel caso in cui le richieste del Parlamento europeo non vengano accolte dal Consiglio e dalla Commissione europea, bisognerebbe dunque prendere in considerazione la possibilità che l’Assemblea neghi la sua approvazione al progetto di regolamento sul QFP così come è previsto dall’articolo 312.2 TFUE avviando a gennaio 2028 un periodo di dodicesimi provvisori fino a quando non sarà raggiunto un accordo soddisfacente tra il Parlamento europeo e il Consiglio.

In questo spirito è necessario sostenere e diffondere la campagna di comunicazione del Parlamento europeo e lo slogan “è cambiato il mondo, deve cambiare il bilancio europeo“.

Roma, 3 novembre 2025coccodrillo

 

 

  


EUROPA DEI DIRITTI

TRASPARENZA E PROCESSO DECISIONALE EUROPEO:

a proposito dello Stato di diritto ….

1.  Il 29 ottobre scorso il Tribunale dell’Unione ha pronunciato la sentenza nel caso (T-590/23) De Capitani c. Consiglio dell’Unione. La questione sottoposta all’attenzione del giudice europeo riguardava il diniego di accesso a due documenti di lavoro del Segretariato generale del Consiglio riguardanti due procedure legislative inserite nel progettato Patto sull’immigrazione e l’asilo. Il Consiglio (con la decisione del 14 luglio 2023 SGS23/CO2579) aveva sostenuto che la divulgazione di essi avrebbe determinato un pregiudizio al processo decisionale europeo e dunque ha agito sulla base dell’eccezione stabilita nel regolamento (UE) 1049/2001 dall’art. 4, n. 3, comma 1.

Il Tribunale ha affermato che «nessuno dei motivi addotti dal Consiglio nella decisione impugnata consente di considerare che la divulgazione dei documenti controversi pregiudicherebbe gravemente, in modo concreto, effettivo e non ipotetico, il processo decisionale» sulla base della disposizione da ultimo richiamata (punto 120) e dunque «annulla(…) la decisione impugnata» (punto 122).

Ci si potrebbe ritenere soddisfatti.

Invece si crede che il Tribunale sia stato piuttosto …. timido.

Desidero attirare l’attenzione su una parte specifica della motivazione della sentenza, quella espressa nei punti da 49 a 54. Ivi si sostiene che «il regolamento n.1049/2001 non mette direttamente in relazione il diritto di accesso ai documenti, previsto al suo articolo 2, paragrafo 1, con l’obbligo imposto alle istituzioni di istituire un registro pubblico, previsto dall’articolo 11 di detto regolamento. Di conseguenza, non è possibile imporre l’adempimento dell’obbligo di registrazione dei documenti mediante una domanda di accesso a documenti» (punto 50). Infatti l’articolo 12 del regolamento stabilisce che, «[p]er quanto possibile, le istituzioni rendono direttamente accessibili al pubblico i documenti sotto forma elettronica o attraverso un registro» (par. 1), e che «i documenti legislativi (…) dovrebbero essere resi direttamente accessibili» (par. 2), fatte salve le ipotesi di deroga espresse negli artt. 4 e 9 dello stesso regolamento (punto 51). Non è dunque possibile imporre a un’istituzione dell’Unione la pubblicazione del documento mediante una domanda di accesso civico (punto 53). Conclusivamente il diritto di accesso civico «non include la pubblicazione di documenti nel registro dell’istituzione interessata» (punto 54).

2. Occorre considerare che quando il regolamento 1049 fu approvato si era nel 2001. La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea era già stata proclamata (dicembre 2000) … ma il Trattato di Lisbona era ancora da venire.

Esso innova profondamente per quanto riguarda l’argomento che qui ci occupa stabilendo che:

– l’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dei diritti umani, dello Stato di diritto e dell’eguaglianza (art. 2 TUE);

– la Carta dei diritti fondamentali ha lo stesso valore giuridico dei Trattati di Unione (art. 6.1. TUE), dunque è vincolante, non è più soltanto una dichiarazione di alto valore politico;

– ogni cittadino europeo ha diritto di partecipare alla vita democratica dell’Unione (art. 10.3 TUE) – dunque ha diritto di “conoscere per deliberare” consapevolmente – e, a questo fine, le istituzioni dell’Unione mantengono un dialogo aperto, trasparente e regolare con la società civile (art. 11.2 TUE);

– ai fini di promuovere (e garantire) il buon governo e la partecipazione della società civile, le istituzioni, gli organi e gli organismi dell’Unione operano nel modo più trasparente possibile (art. 15.1 TFUE): conseguentemente ogni cittadino europeo e persona fisica e giuridica che si trovino nell’Unione ha il diritto di accesso civico ai documenti di essi (art. 15.3 TFUE).

Il regolamento 1049 è dunque assai invecchiato, superato da norme primarie che impongono la trasparenza del processo decisionale europeo come diritto fondamentale della persona.

3. In particolare la Carta dei diritti fondamentali contiene tre disposizioni implicate nel caso di specie e dunque anche nel ragionamento del Tribunale.

L’art. 41 afferma complessivamente che l’Unione è una comunità di diritto: essa è governata secondo i principi della “buona amministrazione” che mettono al centro la sua imparzialità. Questa si concreta esemplificativamente nel diritto di ogni persona di essere ascoltata prima che nei suoi confronti possa essere adottato un provvedimento a lei sfavorevole; nell’esercizio del diritto all’accesso difensivo; nell’obbligo per l’amministrazione europea di motivare le proprie decisioni. Si dispone poi in tema di diritti della persona al risarcimento del danno causato dall’Unione e a rivolgersi alle istituzioni dell’Unione (nonché a ricevere una risposta) in una delle lingue ufficiali dell’Unione.

L’art. 42 dispone in tema di diritto alla conoscenza dell’agire pubblico, da esercitarsi tramite l’accesso ai documenti delle istituzioni, degli organi e degli organismi dell’Unione. Si tratta dunque del diritto ad esercitare l’accesso civico.

L’art. 47 detta un’estesa tutela giudiziaria della persona tramite il diritto a un ricorso effettivo davanti a un giudice, secondo i principi dell’equo processo, potendo essa anche godere del gratuito patrocinio quando necessario per dare effettività alla tutela stessa.

Sono tre disposizioni che danno conto di un processo di costituzionalizzazione del principio di buona amministrazione, confermando la vigenza nell’ordinamento dell’Unione di principi generali del diritto comuni agli Stati che riguardano l’esercizio dei pubblici poteri. Essi danno sostanza allo Stato di diritto, sul quale si fonda l’Unione europea e che, proprio a motivo della loro presenza, assicurano la tenuta democratica dell’ordinamento europeo.

Giurisprudenza importante ha messo in luce la strumentalità di questi principi all’assetto democratico dell’Organizzazione che si fonda sulla democrazia rappresentativa (art. 10 TUE), come rafforzata dagli istituti di democrazia partecipativa (art. 11 TUE) e dal principio di prossimità (art. 1 TUE).

In particolare in tema di trasparenza dell’agire pubblico basta qui ricordare la funzione del principio di trasparenza attuato anche tramite il diritto del singolo alla conoscibilità dell’agire pubblico. In questa giurisprudenza[1] si afferma sinteticamente che la trasparenza attuata grazie alla conoscibilità dei diversi numerosi passaggi che contraddistinguono la procedura di adozione degli atti dell’Unione contribuisce a rafforzare il carattere democratico dell’Unione, poiché permette di valutare ed eventualmente anche di criticare il comportamento dei pubblici poteri. La trasparenza del processo decisionale consente che si radichi l’accountability del colegislatore europeo verso i cittadini.

4.  Riesce dunque difficile comprendere il percorso concettuale del Tribunale nella sentenza del 29 ottobre scorso.

Ragioniamo sulla ratio che distingue fra l’accesso di cui all’art. 41 della Carta dei diritti fondamentali e l’accesso di cui all’art. 42 della stessa.

Il primo ha una funzione «difensiva», come ben dice la norma; il secondo serve ad esercitare il diritto alla conoscenza.

Il primo può essere esercitato se ci sia un interesse individuale, diretto, attuale a conoscere un documento (perché, per esempio, occorre comprendere come mai la Pubblica Amministrazione mi neghi un’autorizzazione, eccetera); il secondo può essere esperito senza motivazione alcuna, per il solo scopo di conoscere l’agire pubblico.

Il primo, dunque e conclusivamente, viene esercitato per un interesse proprio; il secondo nell’interesse pubblico, collettivo.

Ora, la conclusione secondo la quale, una volta riconosciuto alla persona il diritto di accesso civico, non consegue l’obbligo di pubblicazione significa tradire la finalità dell’accesso civico stesso: il documento al quale si accede è destinato infatti -secondo il ragionamento del tribunale – a restare confinato nel rapporto (bilaterale) fra l’istituzione che lo rende accessibile e la persona che lo ha chiesto, tradendo la finalità alla quale l’istituto è preordinato.

Una volta tanto bisogna riconoscere che l’ordinamento italiano (ma anche gli ordinamenti di altri Stati membri: per fare un solo esempio quello svedese che conoscere la trasparenza pubblica fin dal 1766, grazie al Tryckfrihetsförordningen, l’Atto sulla Libertà di Stampa) ha ben compreso – e conseguentemente ben regolato – la differenza fra accesso difensivo (legge 241/1990) e accesso civico (decreto legislativo 33/2013): l’Unione dovrebbe imparare dai propri Stati membri!

E allora viene in mente il “Meccanismo sullo Stato di diritto” che è gestito dalla Commissione europea su base annuale per valutare lo stato di salute dello Stato di diritto nei 27 Paesi membri dell’Unione: l’ultimo si è tradotto nella sesta Relazione pubblicata l’8 luglio scorso[2]. E viene anche da chiedersi se non sarebbe utile che pure l’ordinamento dell’Unione europea – che esprime un potere di governo su individui persone fisiche e giuridiche e che noi vorremmo vedere rafforzato perché possa esercitare autonomia strategica in modo efficace nei equilibri geopolitici attuali – si sottoponesse a una valutazione sulla qualità del rispetto dei principi dello Stato di diritto al proprio interno.

Nicoletta Parisi

Milano, 2 novembre 2025

 

[1] Esemplificativamente: Tribunale, VII sez. ampliata, sentenza 22 marzo 2018, causa T-540/15, De Capitani/Parlamento europeo; Tribunale, X sez. ampliata, sentenza 25 gennaio 2023, causa T-163/21, De Capitani/Consiglio.

[2] COM(2025) 900 final.

 

 

 


LA SETTIMANA DEL MOVIMENTO EUROPEO

4 novembre

  • Roma, evento formativo per comunicatori pubblici “Migrazioni: i fatti e le rappresentazioni dal 1989 ad oggi, secondo le regole deontologiche professionali” (Dipartimento Scienze Umane, Sociali e Patrimonio Culturale – Laboratorio Scienza e Dialogo per la Pace (Cnr-Dsu), CNR-Istituto di Studi sul Mediterraneo, Istituto Nazionale Ferruccio Parri, in collaborazione paritaria con Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale, Movimento Europeo Italia, Associazione Carta di Roma)

5 novembre

  • Treccani-Vigoni Forum 2025. Il nuovo ordine internazionale. Italia, Germania, Europa

6 novembre

  • Roma, Cerimonia di apertura 31° Edizione del MedFilm Festival

6-7-8 novembre

  • Roma, FREI – INTERNATIONAL EVENT (Movimento europeo Italia)

8 novembre

  • Pisa, XXVII Congresso Gioventù Federalista europea

 

  


IN EVIDENZA

VI SEGNALIAMO

  • 4 novembre, ore 14:00-18:00, Roma. Evento formativo per comunicatori pubblici “Migrazioni: narrazioni e realtà dal 1989 a oggi, tra storia e responsabilità professionale”. Nel 2023 il Consiglio Nazionale delle Ricerche ha avviato una collaborazione con l’Istituto Nazionale Ferruccio Parri, che ha portato alla realizzazione dell’Atlante dei campi di assistenza per i profughi giuliani e dalmati, ora consultabile online: (https://www.reteparri.it/esodiprofuganzeww2/). L’incontro sarà l’occasione per presentare pubblicamente questo importante progetto di ricerca e divulgazione, e per riflettere sul tema delle migrazioni e dei profughi dalla Seconda guerra mondiale a oggi. Il dibattito si concentrerà anche sul ruolo dell’informazione e della comunicazione pubblica, con riferimento ai principi contenuti nel Codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti e nel Codice di buona condotta delle comunicatrici e dei comunicatori pubblici. L’evento è organizzato dal Dipartimento Scienze Umane, Sociali e Patrimonio Culturale del CNR (DSU), dal CNR – Istituto di Studi sul Mediterraneo e dall’Istituto Nazionale Ferruccio Parri, in collaborazione con l’Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale, il Movimento Europeo Italiano e l’Associazione Carta di Roma. L’incontro si svolgerà in presenza ed è rivolto a Comunicatori Pubblici e dipendenti CNR. Accesso su registrazione/accredito. Per accrediti: mattoni@cnr.it – segreteria.dsu@cnr.it. PROGRAMMA.
  • 5 novembre, ore 17:00, Ravenna. Presso il Salone Nobile di Palazzo Rasponi dalle Teste, si svolgerà a Ravenna un incontro pubblico dedicato al tema della Difesa europea e al ruolo dell’Unione nello scenario globale. L’iniziativa intende promuovere un confronto aperto su questioni strategiche come l’autonomia dell’UE, lo sviluppo dell’industria della difesa e il coinvolgimento dell’opinione pubblica. L’evento si inserisce nel quadro delle attività promosse dal Centro Europe Direct della Romagna e rappresenta un’occasione di approfondimento su uno dei temi centrali della nuova agenda europea. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti. PROGRAMMA.
  • 6 novembre, Roma. Dal 6 al 16 novembre, Roma ospita la 31ª edizione del MedFilm Festival, la più longeva manifestazione cinematografica italiana dedicata al dialogo tra le culture del Mediterraneo attraverso il cinema. La cerimonia di apertura si terrà mercoledì 6 novembre, dando il via a dieci giorni di proiezioni, incontri, masterclass e premi. Il festival propone un ricco programma di film in concorso, anteprime internazionali e momenti di confronto tra registi, autori e pubblico, con un’attenzione particolare ai temi dell’inclusione, dei diritti umani e della cooperazione culturale. Fondato e diretto da Ginella Vocca, il MedFilm Festival si conferma come spazio di riflessione e narrazione condivisa, valorizzando le produzioni cinematografiche provenienti da Europa, Medio Oriente e Nord Africa. MAGGIORI INFORMAZIONI E PROGRAMMA.
  • 6 novembre, ore 9:00-15:00, Bari. Il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Bari organizza il convegno “L’interpretazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo a 75 anni dalla sua adozione”, una giornata di studio dedicata all’approfondimento giuridico e istituzionale del principale strumento europeo di tutela dei diritti fondamentali. L’incontro vedrà la partecipazione di docenti, esperti e rappresentanti delle istituzioni, con l’obiettivo di analizzare l’evoluzione interpretativa della Convenzione e il suo impatto sui sistemi giuridici nazionali e sovranazionali. Sarà possibile seguire l’incontro anche in modalità telematica, tramite il link contenuto all’interno del PROGRAMMA.
  • 6 novembre, ore 16:00, Roma. Si terrà il 6 novembre l’evento di presentazione ufficiale degli Universitari Federalisti Europei (UFE), un’iniziativa volta a promuovere il dibattito universitario sui temi dell’integrazione europea e della costruzione degli Stati Uniti d’Europa. L’incontro sarà dedicato all’approfondimento delle sfide comuni che l’Unione Europea si trova ad affrontare, con particolare attenzione alla politica estera, alla difesa e alla transizione ecologica. Dopo gli interventi istituzionali e tematici, è previsto uno spazio di confronto aperto (Open Mic) per favorire la partecipazione attiva degli studenti. L’evento è gratuito e aperto a tutti gli studenti. È richiesta l’iscrizione per motivi organizzativi. LOCANDINA.
  • 6-7-8 novembre, Roma. Dal 6 all’8 novembre, il Movimento Europeo Italia organizza a Roma l’evento internazionale del progetto “FREI – From Resistance to European Integration”, nell’ambito del programma CERV Remembrance, con il sostegno della Commissione Europea. Il progetto propone un percorso storico che collega i movimenti di resistenza ai regimi fascisti in Austria, Italia, Portogallo, Romania e Grecia ai primi passi verso l’integrazione europea, offrendo una riflessione sul XX secolo e sulle radici democratiche dell’Europa contemporanea. Il programma prevede momenti istituzionali, panel tematici, testimonianze sulla resistenza, workshop partecipativi e attività culturali. Tra i temi affrontati: il Manifesto di Ventotene, il ruolo della società civile nei processi di integrazione, la disinformazione nei regimi non democratici e i rischi per la libertà dei media in Europa. E’ prevista anche una passeggiata nei luoghi della resistenza romana. L’evento rappresenta un’occasione unica per riflettere sulle radici democratiche dell’Europa e per costruire insieme una visione condivisa del futuro europeo. PROGRAMMA.
  • 7-9 novembre, Pisa. Dal 7 al 9 novembre si terrà a Pisa il XXVII Congresso nazionale della Gioventù Federalista Europea. Delegati e delegate da tutta Italia definiranno la linea politica dell’organizzazione ed eleggeranno i nuovi organi dirigenti. Il Congresso si aprirà con un evento pubblico alla Domus Mazziniana, con ospiti del mondo accademico e istituzionale. Seguirà un panel con giovani rappresentanti dei principali partiti italiani sul futuro dell’Europa. Sabato e domenica saranno dedicati ai lavori congressuali, con interventi di reti giovanili e federaliste europee. Tra i temi centrali: pace, democrazia, ambiente e ruolo dei giovani nella costruzione europea. Un’occasione di confronto e rilancio per il federalismo europeo in Italia. PROGRAMMA. 
  • SAVE THE DATE – 11 novembre, ore 15:00-17:00. Il quinto appuntamento del ciclo di dialoghi dedicati alla transizione ecologica, promosso da Formez PA, sarà incentrato sull’attuazione delle politiche ambientali nel contesto del PNRR e delle strategie europee. L’incontro rappresenta un’occasione importante per valutare lo stato di avanzamento delle misure, il coinvolgimento degli attori territoriali e il ruolo delle amministrazioni pubbliche nella promozione della sostenibilità. Il ciclo “Visioni e sfide per il futuro dell’Europa: Dialoghi su Mercato, Relazioni globali e Sicurezza” è promosso dal Centro Europe Direct Roma Innovazione, dal Consiglio Italiano del Movimento Europeo e dall’Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale. L’iniziativa mira a offrire una piattaforma di confronto e riflessione sui temi cruciali e sulle sfide globali che attendono l’Unione Europea, coinvolgendo esperti, accademici, rappresentanti istituzionali, comunicatori, professionisti dell’informazione e cittadini in un dialogo aperto, partecipato e consapevole. PER MAGGIORI INFORMAZIONI E ISCRIZIONI.
  • SAVE THE DATE – 14-15 novembre, Viareggio. Casa Europa Viareggio A.P.S. organizza la terza edizione della Scuola di Politiche Europee Ursula Hirschmann, in collaborazione con istituzioni locali ed europee. L’iniziativa è gratuita e aperta a tutti gli interessati fino a esaurimento posti, con possibilità di pernottamento per chi proviene da fuori provincia di Lucca. Le iscrizioni sono aperte fino a lunedì 10 novembre alle ore 23:59. Tema dell’edizione: “L’Europa che verrà: competitività e coesione per un futuro comune” In un contesto internazionale in rapida evoluzione, la Scuola affronterà le sfide dell’Unione Europea in materia di competitività globale, coesione sociale e bilancio pluriennale, con riferimento al Report Draghi e alle prospettive di riforma delle politiche europee. Il ciclo “Visioni e sfide per il futuro dell’Europa: Dialoghi su Mercato, Relazioni globali e Sicurezza”, di cui la Scuola fa parte, è promosso dal Centro Europe Direct Roma Innovazione, dal Movimento Europeo Italia e dall’Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale. L’obiettivo è offrire uno spazio di confronto su temi cruciali per il futuro dell’UE, coinvolgendo esperti, istituzioni, comunicatori e cittadini in un dialogo informato e partecipativo. Per maggiori informazioni e iscrizioni.
  • Segnalazione ciclo di eventi: ASviS Live – Le quattro dimensioni dello sviluppo sostenibile. Per approfondire i contenuti del Rapporto ASviS 2025 “Pace, giustizia e diritti: pilastri della sostenibilità”, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile organizza quattro incontri tematici, gli ASviS Live, dedicati alle principali dimensioni dello sviluppo sostenibile: istituzionale, sociale, ambientale ed economica. Ogni appuntamento vedrà il confronto tra rappresentanti delle istituzioni e stakeholder chiave sulle analisi e proposte contenute nel Rapporto. Calendario degli eventi:
  • 3 novembre – Istituzioni: “Pace e governance globale: rifondare il multilateralismo dopo il Patto per il Futuro”
  • 10 novembre – Società: “Le giuste transizioni, per non lasciare nessuno indietro”
  • 17 novembre – Ambiente: “Biodiversità al lavoro: attuare la Legge UE sul ripristino della natura e il deposito cauzionale (DRS)”
  • 24 novembre – Economia: “Le sfide della transizione: capitali, competenze e regole per crescere”
  • 11 dicembre, evento conclusivo presso il CNEL, si terrà la presentazione del Rapporto ASviS sui Territori 2025, che offre una panoramica sul posizionamento di Regioni, Province, città metropolitane, aree urbane e Comuni italiani rispetto ai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile. PER MAGGIORI INFORMAZIONI.

 

ARTICOLI E TESTI DELLA SETTIMANA

 

  


ULTIME DA BRUXELLES

UNIONE EUROPEA E “TERRE RARE”:

UNA QUESTIONE CRITICA E STRATEGICA

Mentre “è di nuovo la stagione degli imperi”, e “a ottant’anni da Yalta le grandi potenze terrestri sono pronte a spartirsi il mondo in diverse sfere di influenza”[1], i piccoli Stati potenza integrati nell’Unione europea non riescono a farsi grande federazione “unita nella diversità”[2] e soccombono davanti ai tre Regni[3] statunitense, cinese e russo.

La Terra, intesa come pianeta, va dunque facendosi rara sede di confortevole abitazione, di favorevole convivenza umana (e sulla componente chimica del terreno – humus – affonda le proprie radici l’umanità), accendendo interesse per il “pianeta rosso”[4] anche in presenza dell’asteroide 2024 YR4, che ha una possibilità su 83 di colpire il nostro (attuale) pianeta nel dicembre 2032[5].

Di “terre rare” si discute in questi giorni per considerarne il predominio in materia della Repubblica popolare cinese, sia in ragione delle riserve possedute (44 milioni di tonnellate nel 2024, ben maggiori dei 25,7 milioni dell’ Australia, nonché, a scalare, di Brasile, Vietnam, Russia, ecc.) sia della capacità produttiva detenuta (in posizione quasi monopolistica – 95% del totale – considerando le 270.000 tonnellate del 2024 e quanto invece realizzato da Stati Uniti, Australia, Thailandia, Russia, India, Madagascar, ecc.). Le “terre rare” sono un gruppo di 17 elementi chimici (scandio, ittrio e 15 lantanidi), difficili da estrarre e purificare, strategicamente importanti per produrre tecnologie moderne come batterie per auto elettriche, turbine eoliche, smartphone, ecc.

Qui non voglio … “farla lunga”. Sottolineo solo che, d’un canto, dopo l’incontro di fine ottobre in Corea del Sud fra D. Trump e Xi Jinping, la Cina fra l’altro posticipa di un anno l’imposizione di controlli alle esportazioni di “terre rare” nonché le speciali tasse portuali destinate alle navi statunitensi, in cambio del fatto che a propria volta gli Usa sospendono per un anno le speciali tasse portuali imposte alle navi cinesi che attraccano nei porti americani. D’altro canto, di ciò si hanno ricadute pure per l’Unione europea: le attività di controllo sulle reciproche esportazioni fra quest’ultima e la Cina tornano infatti a essere oggetto di dialogo, in particolare sulla base dell’impegno di Pechino di mantenere stabilità nella catena di approvvigionamento di “terre rare”[6].

Il Regolamento (UE) 2024/1252 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’111 aprile 2024, istituisce un quadro atto a garantire un approvvigionamento sicuro e sostenibile di materie prime strategiche e critiche[7]. All’art. 1, parr. 1 e 2, se ne elencano oggetto e obiettivi:

“1.   L’obiettivo generale del presente regolamento è quello di migliorare il funzionamento del mercato interno istituendo un quadro atto a garantire l’accesso dell’Unione a un approvvigionamento sicuro, resiliente e sostenibile di materie prime critiche, anche favorendo l’efficienza e la circolarità lungo tutta la catena del valore.

2.   Per raggiungere l’obiettivo generale di cui al paragrafo 1, il presente regolamento stabilisce misure volte a:

  1. ridurre il rischio di perturbazioni dell’approvvigionamento relative alle materie prime critiche suscettibili di falsare la concorrenza e frammentare il mercato interno, in particolare individuando e sostenendo progetti strategici che contribuiscono a ridurre le dipendenze e a diversificare le importazioni e compiendo sforzi per incentivare il progresso tecnologico e l’efficienza delle risorse al fine di moderare l’aumento previsto del consumo di materie prime critiche nell’Unione;
  2. migliorare la capacità dell’Unione di monitorare e attenuare il rischio di approvvigionamento connesso alle materie prime critiche;
  3. garantire la libera circolazione delle materie prime critiche e dei prodotti contenenti materie prime critiche immessi sul mercato dell’Unione assicurando al contempo un livello elevato di protezione dell’ambiente e di sostenibilità, anche attraverso il miglioramento della loro circolarità.”

Il Regolamento, già in vigore, comporta vari passaggi applicativi, nel 2026 e nel 2028.

Anche in riferimento al suddetto atto normativo l’Italia ha adottato il Decreto legge 25 giugno 2024, n. 84, concernente Disposizioni urgenti sulle materie prime critiche di interesse strategico, entrato in vigore il 26 giugno 2024 e poi convertito con modificazioni in legge 8 agosto 2024, n. 115.

All’art. 1, parr. 1-3, si elencano “Obiettivi generali e principi”, segnalando che il provvedimento “definisce, nelle more di una disciplina organica del settore delle materie prime critiche,  misure  urgenti finalizzate all’attuazione di un   sistema   di   governo   per l’approvvigionamento  sicuro  e  sostenibile  delle   materie   prime critiche  considerate  «strategiche»  ai sensi degli articoli   3, paragrafo 1, e 4, paragrafo 1, del regolamento (UE) 2024/1252 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 aprile 2024, in ragione del  ruolo  fondamentale  delle  stesse  nella  realizzazione   delle transizioni verde e digitale e nella  salvaguardia  della  resilienza economica e dell’autonomia strategica”.

Inoltre, “In ragione del preminente interesse nazionale nell’approvvigionamento delle materie prime critiche strategiche di cui  al  comma 1  e  considerata  la  necessità  di  garantire  sul territorio nazionale il raggiungimento degli obiettivi  previsti  dal regolamento (UE) 2024/1252,” le disposizioni di legge “stabiliscono criteri uniformi per assicurare la tempestiva  e efficace realizzazione dei progetti” di cui al successivo articolo 2. Infine le disposizioni in questione “si applicano nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di  Bolzano, compatibilmente con le  disposizioni dei  rispettivi  statuti  e  le relative norme di attuazione”.

Insomma, se gli Stati membri dell’Unione europea vogliono affermare una sovranità effettiva  condivisa nel campo delle relazioni internazionali odierne non possono non passare dalla miglior considerazione, dentro l’Unione, della questione delle materie prime critiche e strategiche[8]. Giacché “chi possiede e controlla le materie prime rare e strategiche ha in mano la vera arma nucleare della geopolitica del Terzo millennio”[9].

Si tratta di una questione … critica e strategica.

DINO G. RINOLDI

 

 

[1] M. Molinari scrive sotto questo titolo (la prima frase riprodotta qui sopra) e questo “catenaccio” (la seconda frase riportata, che prosegue aggiungendo “Alleanze, conflitto aperto, instabilità. Tutte le opzioni sono aperte”) su la Repubblica del 3/11/2025.

[2] V. la Dichiarazione n. 52 allegata ai Trattati di Unione.

[3] V. il mio contributo alla Newsletter del 4 marzo 2025: La Repubblica europea e i tre Regni. Racconto distopico e quindi brevissimo, quanto il tempo che ci resta.

[4] V. il mio contributo alla Newsletter del 18 febbraio 2025: Al confino! Fascisti su Marte, Europeisti a Ventotene, gli altri … in caverna.

[5] V. Matteo Marini, Un asteroide verso la Terra: probabilità di impatto nel 2032, in Fondazioneleonardo.com, 29 gennaio 2025.

[6] V. B. Gaetani, L’intesa fra Trump e Xi fa sorridere anche l’Europa: sospese le restrizioni sull’export di terre rare, aperture anche sui chip Nexperia, 1 novembre 2025, in open.online.

[7] Modificando i Regolamenti (UE) n. 168/2013, (UE) 2018/858, (UE) 2018/1724 e (UE) 2019/1020.

[8] V. F. De Bortoli e A. Giraudo, Ritorno al passato. Miniere e terre rare, in L’Economia del Corriere della Sera, 3 novembre 2025, pp. 1-3

[9] Vedi l’articolo appena citato, p. 3.

 

 

  

 


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