Lettera aperta del Movimento Europeo
alla commissione per i bilanci del Parlamento europeo
in vista del voto della relazione interlocutoria
sulla proposta di regolamento del Consiglio relativa al Quadro Finanziario Pluriannuale
Siegfried Muresan (PPE) e Cara Tavares (S&D) e cioè i due relatori del Parlamento europeo sul Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) hanno presentato alla stampa l’ipotesi di un compromesso che potrebbe essere accettato il 15 aprile dalla commissione per i bilanci del Parlamento in vista della sessione plenaria che avrà luogo a Strasburgo dal 27 al 30 aprile ad una settimana dalla riunione straordinaria del Consiglio europeo convocata da Antonio Costa per il 22 e 23 aprile.
Il QFP continua ad essere cocciutamente considerato in una assurda scadenza di sette anni 2028-2034 nonostante il fatto che le evidenze finanziarie e politiche esigano una normale scadenza quinquennale e che la loro stessa proposta di relazione interlocutoria chiede dalla Commissione europea un “riesame del funzionamento del QFP entro il luglio 2031”.
La relazione interlocutoria del Parlamento europeo è stata preceduta da numerosi pareri delle commissioni parlamentari (LINK), dai pareri del Comitato economico e sociale (LINK) e del Comitato delle Regioni (LINK) e da un appello di un’ampia rete della società civile europea promosso dallo European Civic Forum a sostegno dei programmi europei per la democrazia, lo stato di diritto e la cultura nel quadro del progetto AgoraEU destinato a fondere molti distinti programmi attuali (LINK).
Il Parlamento europeo ignora, così come fanno la Commissione ed i governi, le esigenze di ben più ambiziosi finanziamenti pari a 1200 miliardi di euro totali all’anno in un mix pubblico/privato/nazionale/europeo suggeriti dalla BCE (LINK) e dal malauguratamente dimenticato rapporto Draghi (LINK) sulla competitività per garantire l’autonomia strategica dell’Unione europea nelle transizioni energetica, digitale e ambientale, nella sicurezza e nella difesa e nel ruolo europeo come attore globale di cui per ora non si vede traccia nei ribollenti scenari internazionali.
Dopo aver preannunciato il 7 maggio 2025 (LINK) una dura contestazione delle proposte che la Commissione europea aveva fatto circolare in un documento off-limits a febbraio di quell’anno (LINK) e che furono confermate poi il 16 luglio 2025 (LINK), i due relatori sembrano giunti a più miti consigli perché propongono un modesto aumento globale del 10% che porterebbe il totale delle risorse dall’1.26 all’1,38% del RNL includendo i rimborsi del NGEU per un QFP dedicato a loro giudizio agli investimenti e non solo a rispondere alle crisi.
Nel concreto i due relatori propongono
- di mantenere il livello attuale delle spese per la coesione e per la PAC in termini reali con i finanziamenti per l’agricoltura pari al 50% di questo settore del bilancio ivi compresi 45 miliardi di euro dedicati all’accordo del Mercosur e con una priorità agli aiuti rispetto allo sviluppo rurale;
- di dedicare 7 miliardi di euro al Fondo Sociale europeo;
- di assegnare preliminarmente tutti i fondi nel capitolo per la competitività escludendo l’idea di risorse non-ringfenced che la Commissione vorrebbe attribuire in larga parte al suo controllo per situazioni di emergenza sottraendole al controllo dei legislatori accanto al Fondo per la competitività ed ai programmi LIFE e EU4Health attualmente privi di una base giuridica.
Essi accolgono poi “con favore l’aumento sostanziale…di maggiori investimenti nella ricerca, nella autonomia strategica, nella transizione pulita, nella difesa, nella sovranità tecnologica, nella resilienza economica…e nell’Europa globale” (!) contraddicendo il loro giudizio sulla inadeguatezza del QFP per affrontare crisi e sfide politiche.
Pur considerando centrale la questione delle nuove risorse proprie, i due relatori si limitino a chiedere di aggiungere alle proposte della Commissione europea – fortemente contestate dagli Stati membri – una tassa sul digitale perché “it would be unacceptable to cut funding to European researchers, SMEs and Erasmus programmes while technological giants enjoy a positive business environment in Europe” sorvolando sullo stato dei negoziati relativamente a questo tema nel G7 e nell’OCSE.
I due relatori non si esprimono invece sulle proposte allo studio della Commissione di tassare i super profitti delle compagnie petrolifere o sulla questione controversa dell’ETS.
Il Movimento europeo in Italia aveva condiviso gli orientamenti espressi dal Parlamento europeo nella risoluzione del 7 maggio 2025 secondo cui solo un Quadro Finanziario Pluriennale ambizioso, fondato su vere risorse proprie, possa rispondere alla richiesta di beni pubblici europei che rafforzino l’autonomia strategica dell’Unione europea.
Partendo da questi orientamenti il Movimento europeo in Italia propone in una “lettera aperta” (LINK) alla commissione per i bilanci di adottare il 15 aprile 2026 un progetto di relazione interlocutoria da sottoporre all’Assemblea dal 27 al 30 aprile 2026 in cui si condividano alcuni elementi da negoziare con il Consiglio dell’Unione e la Commissione europea ed in particolare:
1) il raddoppio del bilancio europeo annuale da circa 150 miliardi di euro a livello del 2027 a 300 miliardi di euro pari al 2.5% del RNL (escludendo i rimborsi del NGEU) e che dunque il prossimo QFP che sia fondato interamente su vere risorse proprie aggiuntive per 150 miliardi di euro (e non sull’incremento dei contributi nazionali dei Paesi membri) per soddisfare le molteplici e nuove esigenze di beni pubblici e di investimenti europei.
Le stime più qualificate espresse dalla BCE e dal rapporto Draghi del 9 settembre 2024 stimano da 800 a 1200 miliardi di euro annui i fabbisogni europei di investimenti aggiuntivi (nel medio/lungo periodo) rispetto all’attuale livello delle spese europee in particolare per obiettivi di politiche europee relativi a:
- crescita e competitività,
- infrastrutture,
- transizione e indipendenza energetica,
- transizione digitale,
- sicurezza e difesa (in primis scudo spaziale europeo),
- ricerca (in primis intelligenza artificiale europea) e innovazione,
- formazione e lavoro,
- crescita democratica e diritti fondamentali,
- Europa come attore globale,
- transizione ambientale.
A tali obiettivi occorrerebbe aggiungere la dimensione dell’Europa sociale, in particolare con interventi a favore degli oltre 93 milioni di poveri nell’Unione europea ed a rischio di esclusione sociale.
2) la raccolta di nuove e aggiuntive risorse proprie europee per 150 miliardi di euro annui derivanti (in un arco attuativo progressivo quinquennale) non dalla tassazione dei redditi, dei patrimoni o degli scambi, ma prioritariamente da sovraimposte europee alla fonte concentrate nei settori a esternalità economiche e sociali negative.
Il Movimento europeo in Italia suggerisce di prendere in considerazione in particolare sovraimposte europee legate:
- al gioco d’azzardo,
- al tabacco,
- e all’alcol.
Si stima che i giochi d’azzardo nell’Unione Europea determinino l’erogazione annua di vincite per oltre 560 miliardi di euro (Fonte H2gambling). Una sovraimposta europea tramite ritenuta alla fonte del 15% consentirebbe a regime l’introito per il bilancio europeo di oltre 85 miliardi di euro annui, senza incidere sulla raccolta dei giochi e sulla tassazione dei concessionari e senza alterare i gettiti nazionali sui giochi stessi.
Nell’Unione Europea si fumano circa 380 miliardi di sigarette l’anno. Una sovraimposta europea di consumo di 8 centesimi di euro a sigaretta, che comprenda anche le sigarette elettroniche, consentirebbe introiti di 30 miliardi di euro annui.
Nell’Unione europea si consumano secondo l’OMS almeno 11 litri pro-capite di alcol puro l’anno per ognuno dei circa 400 milioni di abitanti di età superiore ai 15 anni con un consumo di oltre 46 miliardi di litri di bevande alcoliche all’anno (oltre 31 mld di litri di birra, oltre 13 miliardi di litri di vino e circa 2 miliardi di litri di super alcolici) in base alle stime del Movimento europeo in Italia.
L’introduzione di una sovraimposta europea sull’alcol aggiuntiva rispetto alle tassazioni nazionali – e pari a 40 cent per litro di birra, 80 cent per litro di vino e 1.6 euro per litro di superalcolico considerando i volumi stimati di consumo – consentirebbe la generazione di un gettito potenziale annuo europeo di sovrimposta pari a circa 26 miliardi di euro.
Il totale di risorse proprie annuo raccolte progressivamente nei settori dei giochi d’azzardo, del fumo e dell’alcol supererebbe quindi i 140 miliardi di euro all’anno.
Ulteriori sovraimposte europee potrebbero riguardare fra l’altro i consumi di lusso di importo superiore a soglie predefinite, per raggiungere i 150 miliardi di euro, con effetti moltiplicativi virtuosi ai fini della crescita dell’innovazione e dello sviluppo economico e sociale europeo.
In una nota allegata alla lettera aperta (LINK) il Movimento europeo in Italia insiste anzitutto sul fatto che l’agenda europea dovrebbe prevedere la scadenza del prossimo QFP alla fine del 2032 con una revisione a metà percorso nel primo semestre 2030 e cioè sei mesi dopo l’inizio della nuova legislatura europea che partirà dopo il voto europeo dal 6 al 9 giugno 2029 e la nomina della nuova Commissione europea a novembre 2029.
Il Movimento europeo attira poi l’attenzione sull’importanza del metodo della democrazia rappresentativa, che esigerebbe una cooperazione permanente con i parlamenti nazionali ed i poteri locali e regionali anche attraverso delle assise interparlamentari, e della democrazia partecipativa.
Essa esigerebbe di ripetere l’esperienza della Conferenza sul futuro dell’Europa affiancandola con strumenti digitali come una piattaforma di dialogo fra il Parlamento europeo e la società civile aperta anche ai paesi candidati e panel transnazionali che non debbono essere l’esclusiva della Commissione europea.
Roma, 13 aprile 2026
