Newsletter 13 Aprile/2026 – ULTIME DA BRUXELLES

 

D’ARTAGNAN, L’UNIONE EUROPEA

E L’(IRRISOLVIBILE?) ENIGMA DEL QUARTO ESCLUSO

Dunque «il cuore dell’Europa … batte più forte in Ungheria», esclama Ursula von der Leyen alla notizia dell’esito delle elezioni di Domenica 12 aprile[1].

Interrogando l’intelligenza artificiale su Google risulta che «Quando il cuore batte forte (tachicardia) o si avvertono palpitazioni è importante cercare di rilassarsi, sedersi, bere acqua e praticare una respirazione lenta e profonda. Se i sintomi persistono … è fondamentale rivolgersi al pronto soccorso».

 La tachicardia dell’Unione europea del resto si fonda oggi, di fronte allo sviluppo delle questioni geopolitiche, su cause quali la questione energetica, tanto con riferimento all’energia primaria quanto ad esempio alla catena di produzione dei fertilizzanti, tralasciando il molto altro che fa infine dire come si sia in «un continente che si destruttura lungo le linee di pressione che chi ha interesse a frammentarlo sa già come applicare»[2].

Produciamo allora respiri lenti e profondi, intanto pensando a quale pronto soccorso rivolgerci.

Il fatto è che, non troppo “unita nelle avversità”, l’Unione europea trova persino problematicità nell’attività del Parlamento europeo, che da un lato interviene sul progetto di “direttiva rimpatri” esprimendo una maggioranza composta da Ppe, Ecr, Patrioti e ultradestra (v. la scorsa Newsletter)[3]; da un altro lato, nell’ambito del cosiddetto “pacchetto Omnibus 1” proposto dalla Commissione, interviene a ridurre i requisiti di due diligence in materia di rendicontazione della sostenibilità aziendale[4]. Per fortuna approva la direttiva “anticorruzione” comprendente la disciplina dell’abuso d’ufficio[5].

L’Unione europea, frutto del Trattato di Maastricht …

Appunto Maastricht, nei Paesi Bassi, è stata la patria (o matria[6]?) del Trattato sottoscritto nel 1992 con cui nel1993 gli Stati membri delle Comunità europee del tempo «istituiscono tra loro un’Unione europea», specificando che il Trattato «segna una nuova tappa nel processo di creazione di un’unione sempre più stretta tra i popoli dell’Europa, in cui le decisioni siano prese il più vicino possibile ai cittadini»[7].

Quel Trattato ha consentito l’introduzione dell’Euro, della cui applicazione in “forma” digitale si va oggi ragionando[8].

Sempre a Maastricht ma al tempo odierno, durante i lavori nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo, sono stati ritrovati resti umani «che potrebbe appartenere a Charles de Batz de Castelmore, noto come D’Artagnan, figura storica che ispirò il celebre personaggio creato da Alexandre Dumas»[9]. Io non intendo aspettare l’esame del DNA[10] per rivendicare l’eccezionalità dell’evento, a partire dal luogo geografico (Maastricht) e da quello spirituale (una chiesa) in cui è avvenuto. Se non si trattasse di D’Artagnan sarebbero comunque gli altri tre moschettieri – Athos, Portos e Aramis – a venir evocati in puro spirito, oltre il mero fatto fisico, andando oltre la fisica. Insomma, da persona semplice come sono (sarà poi vero?) mi vien fatto di evocare il motto dei moschettieri “tutti per uno uno per tutti” (proclamato proprio da D’Artagnan) per attualizzare il motto dell’Unione europea sancito dalla dichiarazione n. 52 annessa ai Trattati d’Unione e relativa ai simboli dell’UE (pure l’euro è uno di questi simboli!). Il motto è quello che dice che l’Unione dev’essere “unita nella diversità”. Motto da attualizzare ben sapendo che esso non è stato accolto da tutti gli Stati membri e che anche fra quanti lo accettano ci sono quelli che vi si rivoltano contro accentuando la propria diversità (ad esempio l’Ungheria di quell’Orbàn Viktòr appena sconfitto dal voto popolare).

A sostegno allora del motto “tutti per uno uno uno per tutti”, salvaguardando sempre l’unità nella diversità,  proviamo a ricorrere al pronto soccorso. A D’Artagnan!

D’Artagnan che è il quarto escluso di cui abbiamo bisogno[11]. Escluso perché non previsto nell’ordine sociale rappresentato del numero perfetto (tre) degli altri moschettieri[12]. Occorre un D’Artagnan rappresentativo, nell’Unione europea, del federatore vincente, escluso – e tuttavia ora più che mai necessario – dalla trinità dell’ordine sociale trinitario esistente e in sostanziale alleanza: il sovranismo nazionalista, la cooperazione intergovernativa tradizionale, l’integrazione sovrannazionale limitata.

«La questione del federalismo europeo non è una questione ideologica: è una questione di efficienza sistemica in un ambiente che ha smesso di tollerare l’inefficienza»[13]. Infatti «un’Europa frammentata è o un oggetto conteso tra potenze o una somma di attori marginali. Solo in uno scenario — quello in cui l’Europa smette di essere un’area di influenza altrui e diventa un polo autonomo — il continente ha qualcosa da offrire ai propri cittadini che valga il costo dell’integrazione»[14]. Perciò, «La scelta che si pone all’Europa non è tra federalismo e sovranismo nazionale: è tra la consapevolezza politica e l’irrilevanza gestita. Esistere come potenza richiede una politica estera comune che possa prendere decisioni senza aspettare il consenso di ventisette governi con calendari elettorali non sincronizzati, una difesa comune con catena di comando autonoma e industria integrata, una politica energetica capace di rispondere agli shock asimmetrici invece di lasciare che ventisette sistemi nazionali di riserve strategiche si comportino come compartimenti stagni. Richiede, soprattutto, la capacità di articolare un interesse europeo che non sia la somma algebrica di interessi nazionali spesso incompatibili, ma una visione politica autonoma che i governi possano portare ai propri elettorati come programma credibile»[15].

Amen

 

DINO G. RINOLDI

           

 

[1] V. F. Basso, Il sollievo di Bruxelles «Il nostro cuore può battere più forte», in Corriere della Sera del 13 aprile 2026, pp. 1 e poi 8.

[2] V. KOMMANDER61, La resa dei conti dell’Europa, in Substack Kommander: Rapporto di Area (on line),10 aprile 2026.

[3] Via libera dell’Eurocamera alle norme sui rimpatri, si ai “return hubs” – Asse Ppe-Ecr-Patrioti, passa il testo che prevede rimpatri nei Paesi Terzi, in ansa.it, 26 marzo 2026. V. pure la sentenza n. 40 del 27 marzo 2026 della Corte costituzionale italiana circa la necessità che il nostro ordinamento si atteggi, in materia di protezione internazionale dello straniero, «attraverso modalità pienamente conformi non solo al diritto dell’Unione, ma anche alle esigenze di tutela della libertà personale desumibili (…) dall’art. 13 Cost. Norma, quest’ultima, che condiziona a stringenti regole procedurali le sue possibili limitazioni nei confronti di cittadini e stranieri, a garanzia contro possibili arbitri dell’autorità di pubblica sicurezza, dell’autorità giudiziaria e dello stesso legislatore» (così in conclusione delle motivazioni della sentenza cit.).

[4] V. Parlamento europeo, Comunicato stampa, Rendicontazione di sostenibilità e dovere di diligenza: approvata la riforma, in europarl.europa.eu, 16 dicembre 2025.

[5] V. Anac, Approvata la direttiva UE anticorruzione. Busia: colmare vuoti aperti con abrogazione abuso d’ufficio, in anticorruzione.it, 26 marzo 2026.

[6] V. la voce Matria (neologismi, 2019), in vocabolario Treccani on line, in Treccani.it.

[7] V. l’art. A del Trattato di Maastricht.

[8] M. Frojo, La prossima sfida è l’euro digitale, in la Repubblica inserto Economia, 30 marzo 2026, p. 33.

[9] V. Maastricht, trovati i resti di D’Artagnan: attesa per il Dna, in ottopagine.it, 26 marzo 2026.

[10] V. l’articolo appena cit.

[11] Proprio questo è il titolo dell’articolo di L. Lipperini, in lipperatura.it del 12 maggio 2021, dove si ricorda il libro di R. Brandt. D’Artagnan, il quarto escluso, Feltrinelli, Milano, 1998.

[12] V. l’articolo cit. in nota precedente.

[13] V. La resa dei conti dell’Europa, cit.

[14] Op. ult. cit.

[15] Op. ult. cit.