Newsletter 13 Luglio/2026 – L’EDITORIALE

 

DIFENDIAMO DALL’ASSALTO DEI SOVRANISTI 
COMENIUS, ERASMUS, MONTESQUIEU, MORE, ROCCA E THEMIS
PER SALVAGUARDARE LA CORTE DI GIUSTIZIA DELL’UNIONE EUROPEA

Secondo il Presidente della Corte di Giustizia dell’Unione europea Ken Lenaerts, i nomi scelti dalla Corte per designare i palazzi dove lavora la Corte a Lussemburgo onorano la storia dell’Europa e della Giustizia designando sei personalità (Comenius, Erasmus, Montesquieu, More, Rocca e Themis) che sono stati i primi difensori dei valori tutelati dalla giurisprudenza della Corte e del Tribunale come la democrazia e lo Stato di diritto, il rispetto delle diversità, incluso il multilinguismo, la parità di accesso alla conoscenza e più ampiamente le pari opportunità e la giustizia sociale.

Se si scorre la storia di queste sei personalità appare evidente la forza etica racchiusa nelle scelte fatte nel tempo dalla Corte che, in un unico sito, lavora ed agisce nelle torri più alte del Lussemburgo assicurando il rispetto del diritto e fondandolo attraverso l’uso rivoluzionario del diritto pretorio con sentenze che hanno fatto la storia dell’integrazione europea.

La Corte di Giustizia è stata fin dall’inizio del processo di integrazione l’istituzione più innovativa del metodo comunitario rispetto alle altre organizzazioni internazionali a partire dall’art. 31 del Trattato della CECA in cui si afferma che “la Corte assicura il rispetto del diritto nell’interpretazione e nell’applicazione del presente Trattato e dei regolamenti esecutivi” replicato tale e quale nei Trattati di Roma con la sola eliminazione del riferimento ormai superfluo ai regolamenti esecutivi.

Se fin dall’inizio fu stabilito che doveva esserci una giurisdizione superiore a quella degli Stati membri e da essi del tutto indipendente, ciò apparve essenziale per affermare che quell’organizzazione internazionale sui generis era una “comunità di diritto” e che il diritto da far valere era proprio della Comunità per garantirne l’uniformità.

Molto più che un arbitro fra gli interessi spesso contrapposti degli Stati e dei privati, la Corte ha confermato nel tempo la sua natura essenziale e imprescindibile di tutore dell’ordinamento interno avente esigenze da garantire anche se esse si pongono in contrasto con quelle degli Stati.

La formula prevista nel Trattato della CECA e nei trattati di Roma è stata confermata nei trattati successivi ed ora nell’art. 19 TUE in cui si aggiunge che “gli Stati membri stabiliscono le vie di ricorso necessarie per assicurare la protezione giurisdizionale effettiva nei settori coperti dal diritto dell’Unione”.

Ispirandosi al progetto di trattato costituzionale del 2003, la CIG del 2007 ha rafforzato nella parte del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea alcune competenze della Corte come quelle sulle materie relative allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia pur non introducendo formalmente il modello tedesco e spagnolo dei ricorsi sui diritti fondamentali, il ricorso contro gli atti del Consiglio europeo divenuto con il Trattato una delle istituzioni dell’Unione e l’efficacia dei meccanismi di sanzione in caso di non-esecuzione di una sentenza della Corte.

Vale la pena di sottolineare (art. 281 TFUE) che lo statuto della Corte può essere modificato solo con una procedura legislativa ordinaria dal Parlamento europeo e dal Consiglio o su richiesta della stessa Corte o su proposta della Commissione dopo aver consultato la Corte.

Applicando la logica politicamente perversa imposta in questa legislatura dalla politica dei due forni che è stata introdotta dal capo gruppo del PPE Manfred Weber, la commissione affari costituzionali del Parlamento europeo ha autorizzato il conservatore svedese Charlie Weimers – educato in gioventù nel Collegio dei repubblicani statunitensi e noto per le sue campagne anti-migratorie, ostili all’aumento del bilancio europeo e favorevole al referendum Brexit – ad elaborare una proposta di risoluzione “sul quadro istituzionale dell’Unione europea e la sua interazione con le autorità nazionali nell’applicazione del diritto dell’Unione con particolare riferimento all’’art. 19 TUE” (LINK). 

Il progetto di risoluzione, depositato in commissione il 29 giugno 2026 da Charlie Weimers, sintetizza in venticinque considerando e in venticinque paragrafi la volontà del suo gruppo e degli altri gruppi euro-ostili (PIE e ESN) di avviare una campagna di demolizione sistematica del ruolo e delle competenze della Corte affermati ed evoluti dal Trattato della CECA in poi, partendo dalla rivendicazione delle sovranità nazionali e delle identità costituzionali degli Stati membri.

Secondo il calendario provvisorio dell’AFCO e dopo un’audizione di esperti il 15 luglio 2026 – fra i quali l’ex avvocata britannica della Corte di Giustizia Eleanor Sharpston in evidente conflitto di interessi a causa del suo ricorso contro la Corte dopo la Brexit – la commissione parlamentare dovrebbe approvare la risoluzione in novembre per portarla in aula a dicembre 2026.

Piuttosto che contrastare la proposta di Charlie Weimers attraverso singoli emendamenti che darebbero luogo a confusi compromessi noi lanciamo un appello urgente affinché si costituisca una alleanza di gruppi o di parlamentari nell’AFCO a sostegno della Corte di Giustizia e più in generale dell’integrità del sistema giudiziario e dell’ordinamento giuridico europeo per elaborare rapidamente – fondandosi sull’articolo 188 del Regolamento interno del Parlamento europeo – una “proposta di risoluzione di sostituzione” concordandola con una analoga alleanza nella commissione giuridica incaricata di scrivere un parere sulla proposta di risoluzione dell’AFCO con l’obiettivo di sostituire integralmente la proposta di risoluzione presentata da Charlie Weimers impedendo così che essa venga messa in votazione.

Difendiamo i valori rappresentati da Comenius, Erasmus, Montesquieu, More, Rocca e Themis per salvaguardare il ruolo e i poteri della Corte di Giustizia dell’Unione europea.

Roma, 13 luglio 2026 coccodrillo

   

[VERSIONE INGLESE] – [VERSIONE FRANCESE]