Proteggere i diritti nella società digitale
Un graduale processo di disciplina del mondo digitale, delle sue tecnologie e della Ai è stato approntato dall’Ue con il Digital Compass che ha portato a provvedimenti come il Digital Market act (DMA), Il Digital Service Act (DSA) e il Data Act insieme all’accordo sul AI Act che riguarda anche le nuovissime tecnologie delle chatbot per riconciliare l’utilizzo delle macchine con il rispetto dei diritti fondamentali della Carta e con il dominio umano.
Sulla base di questi atti divenuti legge e specialmente per il DMA del 2024 è stata giudicata colpevole Google per aver violato quel che punta a vigilare sui gatekeeper chiamati a garantire la parità per gli utenti ed essa ha una scadenza di due mesi per adeguarsi.
Si tratta in definitiva della evidente capacità dell’Unione europea di reagire alle emergenze a partire dallo European Microchips Act, un piano per rispondere alla dipendenza dell’industria europea nella produzione di componenti elettronici, che incide in un settore che a livello mondiale vale 500 miliardi di euro, in cui sono in posizione egemonica Cina e Taiwan ma che riguarda i diritti delle cittadine e dei cittadini.
L’Unione europea è intervenuta con l’European Data Act, dettando una disciplina sull’accesso e l’utilizzo di dati, in particolare di quelli industriali.
A questo proposito occorre tenere in conto il rapporto fra intelligenza artificiale e tutela dei diritti per garantire la qualità, la trasparenza e la interoperabilità dei dati.
La tecnologia della blockchain appare essenziale per favorire maggiore certezza nella raccolta dei dati rielaborati dai sistemi di intelligenza artificiale dando consistenza alla fiducia nei risultati prodotti dagli algoritmi.
Per reagire all’emergenza le istituzioni europee devono investire per giungere nel mercato mondiale al 20% entro il 2030 con i tre pilastri dello European Microchips Act: il Chips for Europe Initiative (che prevede la costruzione di laboratori e fabbriche per incrementare la produzione di microchips), la garanzia di forniture necessarie usando investimenti pubblici e privati e la collaborazione fra Stati membri.
All’investimento nella produzione di microchips si aggiunge la dimensione della ricerca avanzata per accelerare il livello delle conoscenze europee bloccate al livello della sperimentazione al fine di dare la priorità alla industrializzazione delle tecnologie europee.
Beneficeranno delle risorse europee gli impianti europei per la produzione di microchips ma anche i loro fornitori nel quadro dello sviluppo della cooperazione fra l’Unione europea e gli Stati membri che comprende la costante verifica dello stato di approvvigionamento dei semiconduttori, del livello della domanda e dell’offerta anche per pianificare eventuali e nuove crisi.
Le iniziative della Commissione europea si accompagnano alla maggiore flessibilità nell’applicazione delle norme relative agli aiuti di Stato che interessano anche l’Italia, che per esempio è partner nella StMicroelectronics all’avanguardia nella costruzione di nuovi impianti di microchips.
Vale la pena di sottolineare tre aspetti negli accordi raggiunti europei con il ruolo attivo della Commissione europea:
- gli atti europei si fondano sul partenariato pubblico/privato, un metodo essenziale per garantire la competitività dell’infosfera europea;
- si immagina di investire nella politica industriale europea in un settore sensibile della nostra autonomia strategica;
- in una situazione di crisi si rafforza la “dimensione europea” delle nostre relazioni con Taiwan.
Al di là dello European Microchips Act, tutto quello che ruota intorno al mondo che si adatta all’intelligenza artificiale, ci conduce dall’internet delle cose (Internet of things o IOT) all’internet della interconnessione (Internet of everything) e supera la dimensione territoriale, solleva la questione costituzionale dell’etica e del diritto in cui l’Unione europea è all’avanguardia insieme al tema inesplorato di un potere europeo di partecipazione e di controllo su imprese transnazionali.
La Dichiarazione del 15 dicembre 2022 sui principi e diritti per il decennio digitale aveva specificato gli impegni comuni per guidare i responsabili politici nella trasformazione digitale e mettere al centro le persone e sostenere la solidarietà e l’inclusione, tramite la connettività, l’istruzione, la formazione e le competenze digitali, condizioni di lavoro eque e giuste e la libertà di scelta nelle interazioni con gli algoritmi e i sistemi di intelligenza artificiale, la partecipazione allo spazio pubblico digitale.
L’approccio europeo si distingue da quello americano caratterizzato dal ruolo determinante dei grandi players del mercato digitale (BIG TECH) e da quello cinese, caratterizzato dalla straordinaria capacità di profilazione di un sistema autocratico (BIG STATE), contrapponendo ad essi una cultura da BIG DEMOCRACY..in statu nascendi, fondata su capacità regolatorie dell’Unione europea, caratterizzate dalla progressiva trasformazione dei principi etici in strumenti normativi, idonei a garantire un livello significativo di equilibrio tra il rispetto dei diritti fondamentali e le esigenze della ricerca scientifica e tecnologica.
Si tratta di un tema di natura costituzionale che riguarda le relazioni fra gli Stati e l’Ue ma anche il sistema di governo europeo che sarà sensibile nel passaggio dall’attuale modello alla futura federazione europea.
Roma, 27 luglio 2026![]()
