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L’abuso di potere del Consiglio europeo

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Si sta consumando a Bruxelles, con la complicità della Commissione europea, un abuso di potere da parte del Consiglio europeo che potrebbe provocare per un tempo indefinito la paralisi dell’integrazione europea.

Contrariamente al riequilibrio istituzionale introdotto dal Trattato di Lisbona che ha separato il potere di indirizzo politico del Consiglio europeo dal potere legislativo e di bilancio del Consiglio e del Parlamento europeo, il negoziato sul regolamento che introduce le prospettive finanziarie pluriennali 2021-2027 sulla base di un accordo fra ministri delle finanze e parlamentari europei è stato avocato a sé dal Consiglio europeo dei capi di Stato e di governo.

Se giungeranno a trovare un accordo unanime fra paesi “frugali” e “amici della coesione”, i capi di Stato e di governo vorranno imporre la loro decisione nello stesso tempo ai loro ministri e al Parlamento europeo vincolando le politiche dell’Unione per i prossimi sette anni.

Programmazione quinquennale

Innovando rispetto ai trattati precedenti, il Trattato di Lisbona ha introdotto una procedura legislativa apparsa necessaria per garantire lo svolgimento regolare delle procedure di bilancio, stabilendo una programmazione quinquennale delle spese e dunque delle politiche comuni legando gli impegni e i pagamenti a risorse proprie e cioè alla capacità fiscale dell’Unione indipendente da quella degli Stati membri da cui dovrebbero discendere i livelli dei bilanci annuali nel rispetto del quadro finanziario pluriennale.
Bruxelles, la nuova sede del Consiglio

Il Trattato prevede anche che Parlamento, Consiglio e Commissione agiscono con spirito di cooperazione leale per facilitare l’adozione della programmazione pluriennale stabilendo tuttavia (come avviene a livello nazionale) che la mancata approvazione della “legge finanziaria” europea entro la fine del periodo della precedente programmazione non determina la paralisi delle politiche comuni con effetti finanziari perché sarà applicato il sistema tradizionale dei dodicesimi provvisori corrispondenti al livello di impegni e di pagamenti dell’ultimo anno.

Il sistema è fondato su una doppia logica istituzionale: il ruolo crescente del Parlamento europeo per rafforzare la dimensione europea della democrazia rappresentativa e la natura comunitaria del Consiglio, istituzione comune dell’Unione come l’Assemblea e la Commissione sottomessa a tutte le regole europee a cominciare dal controllo giurisprudenziale pieno della Corte di Giustizia che è limitato per il Consiglio europeo agli atti che producono effetti giuridici nei riguardi di terzi o se esso si è astenuto dal decidere (ricorso in carenza).

La Corte non può invece giudicare il Consiglio europeo per incompetenza, violazione delle forme sostanziali, violazione dei trattati o di ogni regola del diritto relativa alla loro applicazione o abuso di potere al contrario di uno Stato membro, del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione.

La logica del sistema contiene tuttavia tre rilevanti eccezioni che dovranno essere corrette quando si metterà mano alla revisione dei trattati: il potere esclusivo del Consiglio sulle entrate in violazione del principio no taxation without representation, il voto all’unanimità del Consiglio sulle entrate e sul quadro finanziario pluriennale e l’incomprensibile e ingiustificabile sottrazione alla Commissione del suo potere esclusivo di iniziativa legislativa.

Il Consiglio europeo dei capi di Stato e di governo è dunque legibus solutus.

Una nuova proposta della Commissione

Non sappiamo ancora, mentre scriviamo, se e quando il Consiglio europeo raggiungerà un accordo che dovrà inviare comunque al Consiglio che – prima di adottarlo all’unanimità – dovrà ottenere l’approvazione del Parlamento europeo.

L’Assemblea avrebbe dovuto chiedere alla Commissione von der Leyen, contestualmente al voto di fiducia, di presentare una proposta destinata a sostituire quella – ormai politicamente, finanziariamente e economicamente caduca – della Commissione Juncker del 2 maggio 2018.

Non basterebbe tuttavia chiedere ora il ritiro da parte della Commissione di quella proposta perché – contrariamente alla procedura legislativa ordinaria – il negoziato finanziario potrebbe continuare anche in assenza di un documento dell’esecutivo.
Bruxelles, la Commissione

Il Parlamento europeo dovrebbe accompagnare questa richiesta dalla decisione di respingere ad ultimum qualunque proposta del Consiglio e, a fortiori, una proposta del Consiglio europeo adottata in evidente abuso di potere.

Il Parlamento europeo dovrebbe pretendere dalla Commissione che la nuova proposta sia conforme alle sei priorità politiche su cui essa si è impegnata per ricevere la fiducia dell’aula e che sia programmata per un periodo di cinque anni fino all’inizio della nuova legislatura europea, che il livello delle risorse proprie [1] sia superiore a quello dei contributi nazionali calcolati sulla base del PIL di ogni Stato membro, che – in attesa di una revisione dei trattati – sia introdotto un accordo interistituzionale sulle risorse proprie che riconosca di fatto all’assemblea un potere di codecisione sull’esempio della cooperazione finanziaria del 1975 applicata agli atti legislativi con conseguenze finanziarie.

Un’alleanza siffatta fra Parlamento europeo e Commissione porrebbe le basi politiche di uno sviluppo in senso federale dell’integrazione europea nel momento in cui si dovrebbe avviare la Conferenza europea sul futuro dell’Europa al cui interno l’assemblea intende svolgere un ruolo di leadership.

Pier Virgilio Dastoli

21/02/2020

 

[1] Secondo il Movimento europeo – www.movimentoeuropeo.it – è possibile introdurre risorse proprie pari all’1% del PIL globale dell’UE con prelievo legati all’elusione fiscale delle multinazionali, alle più grandi e dominanti aziende nel settore dell’informatica (web tax), ai giochi d’azzardo e al tabacco, alla border carbon tax.

 

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