Newsletter 1 Settembre/2025 – DOCUMENTO DI LAVORO

  

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Riflessione sulla difesa europea e l’Europa politica

Il 19 agosto 1954 moriva Alcide De Gasperi e molti hanno scritto che la sua morte era la conseguenza della ormai certa fine della Comunità europea di Difesa (CED) il cui scopo iniziale era quello legato alla ricostituzione dell’esercito della Repubblica Federale Tedesca (Occidentale) nel quadro di una Comunità Politica Europea (CPE).

L’alternativa sarebbe stata la sua ricostituzione nel quadro dell’egemonia americana contrapposta all’impero sovietico.    

L’idea francese nel “Rapporto Pleven” annunciato nell’ottobre 1950 non era quella di creare un pilastro europeo della Nato né di programmare una guerra all’Unione Sovietica ma di gettare le basi di quella che si chiama oggi autonomia strategica europea o che era allora la creazione di un esercito integrato europeo in sostituzione degli eserciti nazionali, un’idea accolta inizialmente con scetticismo se non con ostilità dagli Stati Uniti d’America.

La CED sarebbe stata però possibile solo all’interno di un quadro politico e democratico europeo e cioè di una vera Comunità Politica Europea di natura federale così come venne proposto da Alcide De Gasperi su suggerimento di Altiero Spinelli attraverso l’art. 38 del progetto di Trattato della CED.

La CED cadde e con essa la CPE per la miopia delle destre e delle sinistre nazionaliste francesi ma anche per l’apatia dell’Italia che aveva deciso di procrastinare la ratifica del trattato CED.

Si discute oggi delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina e cioè in primo luogo del rafforzamento del suo esercito ed in secondo luogo della sicurezza europea attraverso forze di mare, di terra e d’aria pronte a reagire (cioè, per usare il linguaggio onusiano, per missioni di peace enforcement conformemente al capitolo VII dello Statuto delle Nazioni Unite) nel caso in cui la Russia decidesse di non rispettare gli accordi di pace (e cioè dopo un accordo di pace giusto e duraturo e non dopo un semplice cessate il fuoco) non solo nei confronti dell’Ucraina ma anche dei paesi vicini indipendenti e sovrani.

Poiché questa garanzia di sicurezza europea non può essere data dalla NATO e poiché essa riguarda essenzialmente gli interessi europei e la coalizione di trenta volenterosi costituita a marzo 2025 su iniziativa di Macron e di Starmer va ben al di là del quadro dell’Unione Europea varrebbe  la pena di riflettere sul modello di una nuova CED da creare in parallelo all’Unione Europea come già avvenne con gli accordi di Schengen per la soppressione dei controlli alle frontiere interne negoziati e conclusi al di fuori delle allora Comunità europee tra il 1985 e il 1999.

Tali accordi, ai quali partecipano anche Stati non membri dell’UE e di cui festeggiamo oggi il quarantennale, furono un vero e proprio “laboratorio” che portò alla formazione di un ”acquis di Schengen” che divenne patrimonio comune di tutti gli Stati membri grazie al successivo Trattato di Amsterdam nel 1999.

Un cammino analogo venne seguito anni più tardi con la cooperazione di polizia coperta dagli accordi di PRUM e soprattutto con il Trattato sul MES, tuttora parallelo all’Unione europea, ma che la stessa Corte di Giustizia ha considerato compatibile con i Trattati (Sentenza “PRINGLE”).

L’elemento fondamentale nella creazione del “laboratorio” in materia di difesa da negoziare parallelamente all’Unione europea è il riconoscimento della sua strumentalità rispetto al conseguimento degli obiettivi di cui all’art. 21 TUE nel quadro di una politica estera e di sicurezza comune che deve condurre ad una difesa comune.

In questa prospettiva sarebbe perfettamente logico prevedere l’utilizzazione, nelle forme adeguate, anche delle istituzioni dell’Unione europea compresa la Corte di Giustizia e prevedere un suo articolo “42.7” per una solidarietà comune e conformemente all’art. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite simile a quello del Trattato sull’Unione europea all’interno del quale inserire anche il contributo di paesi terzi come il Regno Unito o la stessa Ucraina.

Le sue attività di difesa, di deterrenza e di peace enforcement dovrebbero nascere in modo vincolante dalla nuova CED con il corollario imprescindibile che le decisioni militari non potranno essere lasciate alla responsabilità dei Capi di Stato maggiore ma ad un organo politico sotto un controllo democratico europeo con un bilancio sovranazionale e non la somma di bilanci nazionali superando i vincoli della unanimità e in un sistema di sovranità condivisa.

La nuova CED/CPE potrebbe essere affidata provvisoriamente ad una Alta Autorità, come avvenne con la CECA, il cui Alto responsabile risponda regolarmente al Parlamento europeo e alla sua commissione difesa (SEDE) così come il Presidente dell’Eurogruppo e il Presidente della BCE dialogano periodicamente e in modo trasparente con la commissione affari economici e monetari del PE coinvolgendo delegazioni dei parlamenti nazionali.

Poiché la dimensione della difesa europea deve essere accompagnata o meglio preceduta da un forte segnale di impegno europeo per la pace, la giustizia e i diritti fondamentali,  l’Unione europea e cioè le sue tre istituzioni politiche (Parlamento europeo, Consiglio europeo e Commissione europea) dovrebbero rilanciare la proposta  che il Presidente Sergio Mattarella presentò alla Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa di una seconda Conferenza sulla cooperazione e sulla sicurezza in Europa in una dichiarazione interistituzionale comune cinquanta anni dopo la firma dell’Atto finale  di Helsinki.

Ventotene, 1° settembre 2025

Movimento Europeo Italia e Movimento Europeo Francia

 

[VERSIONE FRANCESE]