Newsletter 10 Dicembre/2024 – L’EDITORIALE

 

 

 L’Unione europea e gli strumenti necessari per una transizione dinamica nel 2025

La Commissione europea traduce le sue priorità programmatiche quinquennali in un piano annuale di norme e di politiche che la impegna in quanto detentrice di un diritto di quasi esclusiva iniziativa legislativa e che impegna il Parlamento europeo a pianificare i propri lavori nelle commissioni parlamentari e poi in sessione plenaria insieme alle Presidenze semestrali del Consiglio dell’Unione nel quadro del programma del cosiddetto “Trio”.

Fu così il 29 gennaio 2020 quando Ursula von der Leyen presentò a nome della sua Commissione il piano annuale per il 2020 (LINK) due settimane dopo la sessione plenaria del Parlamento europeo, che si svolse dal 13 al 16 gennaio 2020, concentrandolo

  • sulle “transizioni gemelle” ambientale nella prospettiva dell’Agenda ONU 2030 (“European Green Deal”) e digitale (“European Data Strategy”),
  • su un’economia che lavora per le persone (”Unique Social Market Economy”),
  • su un’Europa più forte nel mondo (“New Strategies with Africa and Western Balkans”),
  • su quello che fu pudicamente chiamato lo stile di vita europeo ma che si limitava alle politiche migratorie (“New Pact on Migration and Asylum”),
  • ed infine sulla nuova spinta per la democrazia europea (“Conference on the future of Europe”).

Sappiamo che, poche settimane dopo la presentazione di quel piano, l’Unione europea ed il mondo furono travolti dal COrona VIrus Disease 19 (COVID) – i cui primi casi erano stati accertati in Cina a dicembre 2019 – con conseguenze sanitarie, economiche, finanziarie e sociali che hanno sconvolto i programmi europei per tutta la legislatura.

A queste conseguenze si sono aggiunti il 24 febbraio 2022 l’aggressione della Russia all’Ucraina con un conflitto che dura da più di mille giorni e il 7 ottobre 2023 l’attacco terroristico di Hamas ad Israele con i successivi atti di guerra anche contro le popolazioni civili.

Questi tre stress-test hanno messo a dura prova la resilienza del sistema europeo che ha mostrato talvolta di essere in grado di affrontare le emergenze ma non di pianificare il proprio futuro.

Nonostante ed anzi anche a causa di queste drammatiche emergenze la verifica fra quel che la Commissione von der Leyen aveva promesso di realizzare – o almeno di avviare a realizzazione – il 29 gennaio 2020 e quel che è giunto a conclusione alla fine della nona legislatura 2019-2024 mostra vistose crepe perché

  • siamo in ritardo sugli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile a sei anni dalla scadenza dell’Agenda ONU 2030,
  • la nostra dipendenza strategica nell’infosfera non è mutata ed anzi si è approfondita,
  • il Piano d’azione sociale è stato presentato a Porto solo a maggio 2021 ed è lontano dal suo completamento anche dopo il vertice di La Hulpe nell’aprile di quest’anno,
  • la nuova strategia con l’Africa annunciata nel 2020 non è stata nemmeno concepita ed il Vertice Unione europea-Unione africana non è ancora fissato dopo quello inconcludente svoltosi nel 2022,
  • un contestabile accordo su una parte delle politiche migratorie e di asilo ha visto la luce a dicembre 2023 con l’accordo fra Parlamento europeo e Consiglio dell’Unione e sarà forse operativo solo a giugno 2026,
  • e le richieste delle cittadine e dei cittadini coinvolti nella Conferenza sul futuro dell’Europa sono rimaste ben conservate negli archivi delle Istituzioni europee.

Sulla base delle nove priorità presentate da Ursula von der Leyen all’inizio del suo secondo mandato il 18 luglio 2024 e del risicato voto di fiducia ottenuto dall’insieme della sua Commissione il 27 novembre 2024, sappiamo che il piano annuale di politiche e di atti normativi per il 2025 dovrebbe essere adottato dal Collegio a Strasburgo il 20 gennaio 2025 mentre il Parlamento sarà riunito in sessione plenaria e che esso farà seguito alla “Agenda 2025” (LINK) che il nuovo Presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha inviato ai suoi colleghi insieme alla convocazione del Vertice del 19 dicembre 2024 (LINK).

Sappiamo anche che nei primi cento giorni del suo mandato – se sarà rispettato il calendario indicato nelle lettere di missione ai commissari (LINK) – la Commissione europea dovrebbe depositare a metà febbraio 2025 sul tavolo delle Istituzioni europee quattro proposte sul Clean Industrial Deal (Ribera), sugli investimenti nel settore digitale (Virkunnen), sull’attuazione del Piano d’azione sociale (Minzatu) e sulla difesa europea (Kubilius) – un tema che sarà all’o.d.g. del Consiglio europeo il 3 febbraio 2025 –  e che i primi orientamenti sul Quadro Finanziario Quinquennale 2028-2032 dovrebbero circolare già a febbraio 2025 in vista del Consiglio europeo del 20 marzo 2025 (Serafin).

Ambiente e industria, società digitale, dimensione sociale, difesa e bilancio sono i temi centrali della legislatura 2024-2029 nel quadro più ampio della riforma delle politiche (policies) e delle regole istituzionali (politics) che deve precedere i negoziati con i Paesi candidati verso cui deve essere manifestata in modo trasparente la convinzione secondo cui le loro riforme interne devono essere precedute dalle riforme interne dell’Unione europea come condizione per la conclusione dei Trattati di adesione usando gli strumenti della democrazia partecipativa – come la piattaforma digitale e i panel transnazionali – come garanzia della trasparenza verso le opinioni pubbliche degli Stati membri e di coloro che auspicano a divenirne membri.

Per questa ragione e per evitare il caos politico di maggioranze parlamentari variabili secondo il metodo dei “due forni”, il Movimento europeo insiste sulla urgenza e sulla necessità che una coalizione non occasionale di innovatori si manifesti nella Assemblea dal 20 al 23 gennaio 2025 presentando e facendo votare una risoluzione politica e programmatica (LINK) che influenzi e determini le proposte di politiche e di atti normativi della Commissione europea.

Roma, 9 dicembre 2024
coccodrillo