Newsletter 10 Dicembre/2024

CARE LETTRICI E CARI LETTORI

La nostra newsletter settimanale Noi e il futuro dell’Europa è stata concepita per contribuire ad una corretta informazione sull’Unione europea e partecipare al dibattito sulla riforma dell’Unione, così come abbiamo fatto durante la Conferenza sul futuro dell’Europa e come continueremo a fare per la nuova legislatura europea.

Ecco l’indice della nostra newsletter di oggi:

– Editoriale, che esprime l’opinione del Movimento europeo su un tema di attualità

– Rubrica “Ultime da Bruxelles“

– Rubrica “Attualità“

– La settimana del Movimento europeo

– Eventi principali, sull’Europa in Italia e Testi in evidenza

Siamo come sempre a vostra disposizione per migliorare il nostro servizio di comunicazione e di informazione e per aggiungere vostri eventi di interesse europeo nella speranza di poter contare su un vostro volontario contributo finanziario.

 

 


 L’EDITORIALE

 L’Unione europea e gli strumenti necessari per una transizione dinamica nel 2025

La Commissione europea traduce le sue priorità programmatiche quinquennali in un piano annuale di norme e di politiche che la impegna in quanto detentrice di un diritto di quasi esclusiva iniziativa legislativa e che impegna il Parlamento europeo a pianificare i propri lavori nelle commissioni parlamentari e poi in sessione plenaria insieme alle Presidenze semestrali del Consiglio dell’Unione nel quadro del programma del cosiddetto “Trio”.

Fu così il 29 gennaio 2020 quando Ursula von der Leyen presentò a nome della sua Commissione il piano annuale per il 2020 (LINK) due settimane dopo la sessione plenaria del Parlamento europeo, che si svolse dal 13 al 16 gennaio 2020, concentrandolo

  • sulle “transizioni gemelle” ambientale nella prospettiva dell’Agenda ONU 2030 (“European Green Deal”) e digitale (“European Data Strategy”),
  • su un’economia che lavora per le persone (”Unique Social Market Economy”),
  • su un’Europa più forte nel mondo (“New Strategies with Africa and Western Balkans”),
  • su quello che fu pudicamente chiamato lo stile di vita europeo ma che si limitava alle politiche migratorie (“New Pact on Migration and Asylum”),
  • ed infine sulla nuova spinta per la democrazia europea (“Conference on the future of Europe”).

Sappiamo che, poche settimane dopo la presentazione di quel piano, l’Unione europea ed il mondo furono travolti dal COrona VIrus Disease 19 (COVID) – i cui primi casi erano stati accertati in Cina a dicembre 2019 – con conseguenze sanitarie, economiche, finanziarie e sociali che hanno sconvolto i programmi europei per tutta la legislatura.

A queste conseguenze si sono aggiunti il 24 febbraio 2022 l’aggressione della Russia all’Ucraina con un conflitto che dura da più di mille giorni e il 7 ottobre 2023 l’attacco terroristico di Hamas ad Israele con i successivi atti di guerra anche contro le popolazioni civili.

Questi tre stress-test hanno messo a dura prova la resilienza del sistema europeo che ha mostrato talvolta di essere in grado di affrontare le emergenze ma non di pianificare il proprio futuro.

Nonostante ed anzi anche a causa di queste drammatiche emergenze la verifica fra quel che la Commissione von der Leyen aveva promesso di realizzare – o almeno di avviare a realizzazione – il 29 gennaio 2020 e quel che è giunto a conclusione alla fine della nona legislatura 2019-2024 mostra vistose crepe perché

  • siamo in ritardo sugli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile a sei anni dalla scadenza dell’Agenda ONU 2030,
  • la nostra dipendenza strategica nell’infosfera non è mutata ed anzi si è approfondita,
  • il Piano d’azione sociale è stato presentato a Porto solo a maggio 2021 ed è lontano dal suo completamento anche dopo il vertice di La Hulpe nell’aprile di quest’anno,
  • la nuova strategia con l’Africa annunciata nel 2020 non è stata nemmeno concepita ed il Vertice Unione europea-Unione africana non è ancora fissato dopo quello inconcludente svoltosi nel 2022,
  • un contestabile accordo su una parte delle politiche migratorie e di asilo ha visto la luce a dicembre 2023 con l’accordo fra Parlamento europeo e Consiglio dell’Unione e sarà forse operativo solo a giugno 2026,
  • e le richieste delle cittadine e dei cittadini coinvolti nella Conferenza sul futuro dell’Europa sono rimaste ben conservate negli archivi delle Istituzioni europee.

Sulla base delle nove priorità presentate da Ursula von der Leyen all’inizio del suo secondo mandato il 18 luglio 2024 e del risicato voto di fiducia ottenuto dall’insieme della sua Commissione il 27 novembre 2024, sappiamo che il piano annuale di politiche e di atti normativi per il 2025 dovrebbe essere adottato dal Collegio a Strasburgo il 20 gennaio 2025 mentre il Parlamento sarà riunito in sessione plenaria e che esso farà seguito alla “Agenda 2025” (LINK) che il nuovo Presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha inviato ai suoi colleghi insieme alla convocazione del Vertice del 19 dicembre 2024 (LINK).

Sappiamo anche che nei primi cento giorni del suo mandato – se sarà rispettato il calendario indicato nelle lettere di missione ai commissari (LINK) – la Commissione europea dovrebbe depositare a metà febbraio 2025 sul tavolo delle Istituzioni europee quattro proposte sul Clean Industrial Deal (Ribera), sugli investimenti nel settore digitale (Virkunnen), sull’attuazione del Piano d’azione sociale (Minzatu) e sulla difesa europea (Kubilius) – un tema che sarà all’o.d.g. del Consiglio europeo il 3 febbraio 2025 –  e che i primi orientamenti sul Quadro Finanziario Quinquennale 2028-2032 dovrebbero circolare già a febbraio 2025 in vista del Consiglio europeo del 20 marzo 2025 (Serafin).

Ambiente e industria, società digitale, dimensione sociale, difesa e bilancio sono i temi centrali della legislatura 2024-2029 nel quadro più ampio della riforma delle politiche (policies) e delle regole istituzionali (politics) che deve precedere i negoziati con i Paesi candidati verso cui deve essere manifestata in modo trasparente la convinzione secondo cui le loro riforme interne devono essere precedute dalle riforme interne dell’Unione europea come condizione per la conclusione dei Trattati di adesione usando gli strumenti della democrazia partecipativa – come la piattaforma digitale e i panel transnazionali – come garanzia della trasparenza verso le opinioni pubbliche degli Stati membri e di coloro che auspicano a divenirne membri.

Per questa ragione e per evitare il caos politico di maggioranze parlamentari variabili secondo il metodo dei “due forni”, il Movimento europeo insiste sulla urgenza e sulla necessità che una coalizione non occasionale di innovatori si manifesti nella Assemblea dal 20 al 23 gennaio 2025 presentando e facendo votare una risoluzione politica e programmatica (LINK) che influenzi e determini le proposte di politiche e di atti normativi della Commissione europea.

Roma, 9 dicembre 2024
coccodrillo

 

 

 

 


ULTIME DA BRUXELLES

9 dicembre “LA GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA CORRUZIONE”:

a qualcuno ancora interessa prevenirla e, nel caso ciò fallisca, reprimerla?

Il 9 dicembre 2003 è stata aperta alla firma la Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione. Si tratta di un accordo internazionale di respiro universale, così come è l’Organizzazione che l’ha promossa: Ne sono infatti parti contrenti 190 Stati e un’Organizzazione di integrazione regionale, l’Unione europea. Dunque, soltanto tre fra i Paesi membri delle Nazioni Unite non ne sono parti: La Siria (che ha pur firmato proprio in prima battuta), la Corea del Nord e l’Eritrea.

Una così vasta adesione a questo Accordo ci dice che i suoi contenuti rappresentano la “coscienza” giuridica della comunità internazionale circa gli strumenti, le vie per contrastare la corruzione: a livello tanto interno quanto internazionale; tanto pubblica che, in parte molto piccola anche, privata; tanto grande (“grand corruption”) quanto piccola (“petty corruption”), tanto sul piano della repressione (secondo le modalità di contrasto fino ad allora tradizionali) quanto sul piano della prevenzione (che rappresenta la grande novità della Convenzione).

Questa così ampia adesione ha determinato le Nazioni Unite a proclamare il 9 dicembre di ogni anno “giornata internazionale contro la corruzione”.

Ma perché l’anniversario non resti un vuoto esercizio retorico occorre domandarsi a che punto siamo nell’azione di contrasto alla corruzione.

Il Parlamento italiano ha autorizzato la ratifica della Convenzione con legge n. 116/2009: sono dunque 15 anni che il nostro ordinamento si è impegnato nelle relazioni internazionali (ovvero verso ogni altra parte contraente) a dare applicazione alle norme pattizie ivi contenute. All’impegno a livello di relazioni internazionali si accompagna l’obbligo di tutti (enti e persone fisiche e giuridiche che fanno parte dello Stato italiano) ad osservarne i contenuti.

Un sondaggio pubblicato da Demos, frutto della collaborazione con l’Università di Pisa e l’associazione DE.ME.TRA. pubblicato nell’ottobre di quest’anno, dà una risposta sconfortante: a parte una piccola pattuglia di intervistati che non sa rispondere (3%), solo il 10% reputa che la corruzione sia meno diffusa oggi rispetto ai primi anni Novanta del secolo scorso segnati dalla vicenda “Tangentopoli”; invece il 31% pensa che lo sia di più e il 56% non vede differenze. Tanto è vero che un quotidiano oggi intitola la pagina dedicata all’evento celebrativo del 9 dicembre “La Tangentopoli infinita. Per un italiano su due restiamo il Paese dei corrotti” (Repubblica, p. 18). Fra i diversi settori dello Stato implicati dalla corruzione agli occhi (ovvero alla percezione) dei cittadini si salva, si fa per dire!, il sistema di polizia e giudiziario (solo il 40% degli intervistati lo ritiene compromesso), mentre la prima posizione è ricoperta dai contratti pubblici relativi alle infrastrutture per le grandi opere (con una percentuale del 78%).

In epoca di attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) sulla cui attuazione tanto si basa la modernizzazione del nostro Paese il giudizio dei cittadini non è confortante: rivela una scarsissima fiducia nella capacità delle nostre istituzioni a “tenere la posizione” di fronte all’infiltrazione criminale nell’uso delle risorse pubbliche, non importa che siano in questo caso di derivazione europea.

D’altro canto l’abolizione della norma del codice penale che prevedeva l’abuso d’ufficio (art. 323) avvenuta con la legge 114/2024 (art. 1) è un’ottima cartina al tornasole per valutare quanto le istituzioni stesse tengano poco al contrasto alla corruzione. Si pensi che la norma ha avuto una propria prima “edizione” vigente in territorio italiano già con il Codice del Regno delle due Sicilie (1819), fu ripresa dal Codice Zanardelli (1889) e, poi, dall’attuale Codice Rocco (1930). Era certo mal scritta come tanta parte della dottrina ha sostenuto non a torto, impedendo così di essere applicata con rigore in sede giudiziaria; le 4 diverse formulazioni comprese fra il 1990 e oggi danno conto della tormentata ricerca di un modello comportamentale di disvalore al ricorrere del quale applicare le necessarie sanzioni.

L’abuso d’ufficio si sostanzia in quel comportamento posto in essere da un pubblico dipendente o da un incaricato di pubblico servizio in violazione di un dovere inerente all’ufficio; la persona, insomma, utilizza il mandato ricevuto per un fine diverso al quale esso è preordinato.

La norma che assegnava rilevanza penale a comportamenti siffatti rivestiva una grande utilità: si pensi a quanto possono minare l’imparzialità della pubblica amministrazione (art. 97 della Costituzione) situazioni quale quella di un pubblico concorso nella celebrazione del quale un componente della commissione di valutazione consegni in anticipo a un candidato (a uno solo!) le tracce delle prove scritte; o, ancora, quella di un dirigente del Ministero preposto che consente (tramite il passaggio di informazioni riservate) che l’appalto per un’opera sia conferito all’impresa di cui è proprietaria la moglie; e così via…. La casistica si ricava dalle 3.600 sentenze di condanna intervenute a questo titolo fra il 1997 e il 2020 (questi dati sono ricavati dall’inchiesta pubblicata da Luigi Ferrarella e Milena Gabanelli sul Corriere della sera del 2 dicembre 2024, p. 29).

La norma aveva una grande utilità perché era preordinata ad arginare l’uso protervo del potere pubblico nei confronti dei cittadini. Il diritto è posto a protezione di chi non ha potere; l’imparzialità della pubblica amministrazione è la garanzia di un’applicazione non discriminatoria del diritto.

E allora chiediamoci: se l’Italia va in questa direzione cosa sta facendo l’Unione europea, almeno per proteggere le proprie risorse finanziarie messe a disposizione nei tanti strumenti finanziari che sostengono il tessuto socio-economico degli Stati membri: per esempio nel quadro dei fondi di coesione; oppure nel quadro di NextGenerationEU, lo strumento che ha originato il “dispositivo di ripresa e resilienza”, cioè i 27 Piani nazionali destinati appunto al rendere gli Stati membri dell’Unione (e dunque l’Unione stessa) più resistenti, economicamente in crescita e stabili finanziariamente a fronte di crisi che come quella della pandemia da COVID-19 arrivano senza preannunciarsi? E cosa sta facendo l’ Unione per rafforzare le difese dello Stato di diritto da queste condotte che sono un vero e proprio «furto di democrazia» (Sergio Mattarella) e un «furto di futuro per i giovani» (Raffaele Cantone), perché umiliano il merito, la competenza, l’impegno a favore del tanto abusato “amichettismo”.

L’Unione è parte contraente della Convenzione delle Nazioni Unite, e ha a questo titolo, al pari degli Stati che l’hanno accettata, diritti, doveri e responsabilità circa l’adempimento delle norme in essa contenute. Si è dotata di tante disposizioni a protezione del proprio bilancio (e sul loro corretto uso vigilano la Commissione, OLAF e infine la Procura europea), quale, per esempio e significativamente, il regolamento “condizionalità” (reg. UE 2020/2092). Vigila sull’osservanza da parte dei Paesi membri dei principi dello Stato di diritto (si veda il “meccanismo” annuale in materia). Dopo il “Qatargate” (9 dicembre 2022!) ha riformato le norme interne in tema di prevenzione dell’illegalità ed ha avviato l’adozione di un “pacchetto di misure anticorruzione” (5 maggio 2023). In questo “pacchetto” vi è una direttiva (atto che, se approvato, si rivolgerà agli Stati membri) che rende più stringenti le norme della Convenzione delle Nazioni Unite, anche in termini di prevenzione e anche in termini di abuso d’ufficio: ora la direttiva è allo studio del cosiddetto “trilogo” ai fini della sua approvazione.

L’auspicio è che essa venga approvata con un rafforzamento delle misure di prevenzione, un alleggerimento di alcune delle misure repressive, ma anche un chiaro messaggio che l’abuso d’ufficio deve essere considerato una condotta penalmente rilevante, in quanto sanzionarla significa anticipare la soglia di vigilanza su possibili conseguenti condotte corruttive.

Nicoletta Parisi

 

 

 


 ATTUALITA’

PARIGI, NIZZA, STRASBURGO: UN PERCORSO NON SOLO FRANCESE,

DALLA DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELL’UOMO E DEL CITTADINO

A QUELLA UNIVERSALE DEL 10 GENNAIO 1948

FINO ALLA CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL’UE

Il 10 gennaio si celebra la giornata mondiale dei diritti umani. È il giorno e il mese in cui, nel 1948, l’Assemblea generale della da poco istituita Organizzazione delle Nazioni Unite ha adottato, a Parigi, la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. I principi che vi si enunciano non sono com’è noto obblighi pattizi, ma in gran parte i suoi 30 articoli riecheggiano norme di diritto internazionale generale con validità erga omnes, quindi per tutti gli Stati. Talvolta hanno conseguito addirittura la portata di norma di ius cogens.  Penso a mero titolo d’esempio all’art. 4, secondo cui «Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma».  La specificazione pattizia di quei principi si trova in accordi quali la Convenzione europea dei diritti dell’uomo (1950), che nell’art. 1 obbliga i Paesi contraenti a «rispettare i diritti dell’uomo» da «riconoscere a ogni persona sottoposta alla loro giurisdizione», o quali i due Patti internazionali del 1966, l’uno sui diritti civili e politici l’altro sui diritti economici, sociali e culturali, che fanno altrettanto.

Sempre a Parigi si era assistito all’adozione (nel 1789, a poco più di un mese dalla “presa della Bastiglia” del 14 luglio) di un’altra Dichiarazione, quella dei diritti dell’uomo e del cittadino, che assieme alla Carta dei diritti degli Stati Uniti d’America, promulgata nel 1791, costituiscono la base su cui si fonda la Dichiarazione del 1948.

Giova così richiamare la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, che in piena rivoluzione francese, nel 1791, Olympe de Gouges pubblicò a imitazione della, ma anche in contrapposizione alla, Dichiarazione “maschilista” di due anni prima. L’art. 1 così disponeva: «La Donna nasce libera e ha gli stessi diritti dell’uomo. Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sull’interesse comune». L’art. 4 prevedeva che «La libertà e la giustizia consistono nel restituire tutto ciò che appartiene ad altri; così l’unico limite all’esercizio dei diritti naturali della donna, la perpetua tirannia dell’uomo cioè, va riformato dalle leggi della natura e della ragione». Il fatto è, poi, che secondo l’art. 10 «Nessuno deve essere molestato per le sue opinioni anche di principio; la donna ha il diritto di salire sul patibolo, essa deve avere pure quello di salire sul podio sempre che le sue manifestazioni non turbino l’ordine pubblico stabilito dalla Legge». Cosicché nel 1793 almeno di questa norma si dette applicazione ghigliottinando Olympe, seconda donna a subire questo previlegio pochi giorni dopo la (ex) regina Maria Antonietta.

Nel XXI secolo, quello attuale, un’assai significativa affermazione dei diritti umani risiede nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Già proclamata a Nizza nell’ambito del Consiglio europeo che vi si tenne nel dicembre del 2000, la Carta venne adattata a Strasburgo, nel dicembre 2007, da Parlamento europeo, Consiglio e Commissione, per diventare finalmente vincolante dal 1° dicembre 2009 con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona.

La Carta è assai significativa anzitutto per le sue parti concernenti la dignità (Titolo I), la libertà (Titolo II), l’uguaglianza (Titolo III), la solidarietà (Titolo IV), la cittadinanza (Titolo V) e la giustizia (Titolo VI), e quindi fra l’altro richiamando liberté, égalité e … fraternité, essendo la solidarietà la declinazione contemporanea della fratellanza (della quale ci ha parlato ancora l’enciclica «Fratelli tutti» di Papa Francesco). La Carta è poi ben significativa per il suo rivolgersi direttamente a persone e popoli, quei «popoli europei» che, «nel creare tra loro un’unione sempre più stretta hanno deciso di condividere un futuro di pace fondato su valori comuni», quelli «indivisibili e universali di dignità umana, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà», cosicché «l’Unione si basa sui principi di democrazia e dello stato di diritto. Essa pone la persona al centro della sua azione istituendo la cittadinanza dell’Unione e creando uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia» (così il preambolo del documento). Ma la Carta, affermando diritti anche innovativi come quelli dei minori, degli anziani e delle persone con disabilità (artt. 24, 25 e 26), non si esime dal sottolineare pure che «Il godimento di questi diritti fa sorgere responsabilità e doveri nei confronti degli altri come pure della comunità umana e delle generazioni future». Già dei doveri dell’uomo s’era occupato Giuseppe Mazzini (nel libro – “libretto” lo definì il suo autore – dall’omonimo titolo del 1860) nonché la stessa Dichiarazione del 1948, dove all’art. 29.1 dispone che «Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità», e dove all’art.10 prevede che «Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri».

Dino G. Rinoldi

 

 

 


LA SETTIMANA DEL MOVIMENTO EUROPEO

9 dicembre

  • Roma, incontro e presentazione del libro “L’EUROPA A UNA SVOLTA: IL GRUPPO DEI 20” (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro CNEL, Eurilink University Press, Fondazione Tor Vergata)

10 dicembre

  • Webinar “WEBINAR: Micro-Grants in Action. Results and qualitative reporting from European Civic Micro-Grants projects” (European Civic Forum)

11 dicembre

  • Roma, convegno “I giovani verso il futuro: dal NextGenerationEU al Patto per il Futuro delle Nazioni Unite” (SIOI – Società Italiana per la Organizzazione Internazionale e Movimento europeo in Italia)
  • Roma, incontro in ricordo di Emilio Gabaglio “Una Europa adulta. Ripartire da Delors. Gabaglio l’europeo. Un contributo da leader” (Associazione Koinè)
  • Roma, Cerimonia di consegna del Premio Ducci per la Pace 2024 e Concerto per la Pace nel Mondo (Fondazione Ducci)

12 dicembre

  • Civil EU Presidency – sharing experiences & lessons learned (Ökotárs Alapítvány / Hungarian)
  • Presentazione del libro “A che ci serve l’Europa” di Emma Bonino e Pier Virgilio Dastoli (Fondazione Luigi Einaudi di Torino)

13 dicembre

  • Democratic Odyssey Brown Bag Lunch (European University Institute)
  • Plenary meeting of the Study Group on the European Constitution

14 dicembre

  • Roma, “Bicinrosa 2025, il sorriso di Claudia” (Europe Direct Roma Innovazione)

14-15 dicembre

  • Perugia, Assemblea Generale di Volt Italia

 

 

 


IN EVIDENZA

VI SEGNALIAMO

  • 11 dicembre, ore 9:30-17:00, Roma. A conclusione degli eventi celebrativi dell’80° anniversario della SIOI, la Società Italiana per la Organizzazione Internazionale e il Movimento europeo in Italia organizzano un evento sui risultati del Summit delle Nazioni Unite per il futuro in cui fu adottata la “Dichiarazione sulle nuove generazioni”. L’evento, dal titolo “I giovani verso il futuro: dal NextGenerationEU al Patto per il Futuro delle Nazioni Unite” vedrà la partecipazione di personalità che saranno comunicate nei prossimi giorni sul sito del Movimento europeo. L’incontro, che sarà ospitato nella sede della SIOI, si svolgerà in forma ibrida. Per confermare la propria partecipazione, sia in presenza che a distanza, inviare un’email all’indirizzo: eventi@sioi.org. Le iscrizioni saranno raccolte fino a esaurimento dei posti disponibili. LOCANDINA.
  • 11 dicembre, ore 15:30-18:30, Roma. L’Associazione Koinè promuove una iniziativa per ricordare Emilio Gabaglio sotto il titolo “Una Europa adulta. Ripartire da Delors. Gabaglio l’europeo. Un contributo da leader”. Si tratta di un incontro che va oltre la commemorazione, ma si cimenta con le tante questioni che attengono al presente e al futuro dell’Europa. L’incontro si terrà in presenza presso la sede dell’Associazione in via Piemonte 32 a Roma. PROGRAMMA. Per chi intende collegarsi da remoto può richiedere il link a: info@e-koine.com
  • 12 dicembre ore 16:30. Nell’ambito del ciclo di incontri «Il libro del giovedì» la Fondazione Luigi Einaudi onlus di Torino organizza la presentazione del libro “A che ci serve l’Europa” di Emma Bonino e Pier Virgilio Dastoli con interventi di Daniela Preda e Marco Zatterin. Coordina Paolo Soddu. LOCANDINA. L’incontro si svolgerà in diretta online sul canale YouTube della Fondazione Einaudi.
  • 14 dicembre, ore 10:00-12:00, Roma. “Bicinrosa 2025, il sorriso di Claudia”. L’incontro si svolgerà presso il Campus Bio-Medico per lanciare la data dell’edizione 2025 di Bicinrosa e per ricordare la dott.ssa Claudia Salvi, co-promotrice insieme alla Breast Unit del Campus Bio Medico dal 2017 di questa iniziativa finalizzata a sensibilizzare le donne, ma in generale tutta la popolazione, sull’importanza della prevenzione del tumore al seno attraverso l’adozione di stili di vita sani basati su sport e alimentazione corretta, e sul ruolo fondamentale delle Breast Unit, quali Centri di senologia multidisciplinari istituiti grazie a una risoluzione del PE del 2006. Il Centro Europe Direct Roma Innovazione continuerà ad essere partner di Bicinrosa anche nel 2025. Bicinrosa è una manifestazione sportiva amatoriale che si inserisce nell’ambito delle iniziative organizzate in coerenza con il piano europeo di lotta contro il cancro che mira ad invertire la tendenza per quanto riguarda questa malattia e fare un altro passo avanti verso un’Unione europea della salute forte e un’UE più sicura, meglio preparata e più resiliente. LOCANDINA.
  • 14-15 dicembre, Perugia. Volt Italia organizza la propria Assemblea Generale a Perugia presso l’Auditorium della Fondazione Sant’Anna. L’Assemblea sarà un’occasione per rafforzare i legami tra i volontari, scambiarsi idee, e alimentare la passione per la politica come strumento di cambiamento concreto. Saranno presenti esponenti nazionali di CGIL, Movimento Europeo, The Good Lobby, Prime Minister, OXFAM Tax the Rich, Italiani senza cittadinanza e le realtà sociali locali. Tra gli argomenti trattati ci saranno l’astensionismo, l’impatto dell’intelligenza artificiale, le sfide ambientali, i diritti e l’equità sociale, oltre alla definizione delle prossime campagne politiche. PROGRAMMA e COMUNICATO STAMPA.

 

ARTICOLI E TESTI DELLA SETTIMANA

 

 

 

 


 LIMITAZIONE DELLA RESPONSABILITÀ
Ad eccezione de L’EDITORIALE, le opinioni espresse nella presente newsletter sono esclusivamente riconducibili alla responsabilità degli autori e non riflettono la posizione ufficiale del Movimento europeo.