Newsletter 13 Aprile/2026

 

 L’EDITORIALE

Lettera aperta del Movimento Europeo

alla commissione per i bilanci del Parlamento europeo

in vista del voto della relazione interlocutoria

sulla proposta di regolamento del Consiglio relativa al Quadro Finanziario Pluriannuale

Siegfried Muresan (PPE) e Cara Tavares (S&D) e cioè i due relatori del Parlamento europeo sul Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) hanno presentato alla stampa l’ipotesi di un compromesso che potrebbe essere accettato il 15 aprile dalla commissione per i bilanci del Parlamento in vista della sessione plenaria che avrà luogo a Strasburgo dal 27 al 30 aprile ad una settimana dalla riunione straordinaria del Consiglio europeo convocata da Antonio Costa per il 22 e 23 aprile.

Il QFP continua ad essere cocciutamente considerato in una assurda scadenza di sette anni 2028-2034 nonostante il fatto che le evidenze finanziarie e politiche esigano una normale scadenza quinquennale e che la loro stessa proposta di relazione interlocutoria chiede dalla Commissione europea un “riesame del funzionamento del QFP entro il luglio 2031”.

La relazione interlocutoria del Parlamento europeo è stata preceduta da numerosi pareri delle commissioni parlamentari (LINK), dai pareri del Comitato economico e sociale (LINK) e del Comitato delle Regioni (LINK) e da un appello di un’ampia rete della società civile europea promosso dallo European Civic Forum a sostegno dei programmi europei per la democrazia, lo stato di diritto e la cultura nel quadro del progetto AgoraEU destinato a fondere molti distinti programmi attuali (LINK).

Il Parlamento europeo ignora, così come fanno la Commissione ed i governi, le esigenze di ben più ambiziosi finanziamenti pari a 1200 miliardi di euro totali all’anno in un mix pubblico/privato/nazionale/europeo suggeriti dalla BCE (LINK) e dal malauguratamente dimenticato rapporto Draghi (LINK) sulla competitività per garantire l’autonomia strategica dell’Unione europea nelle transizioni energetica, digitale e ambientale, nella sicurezza e nella difesa e nel ruolo europeo come attore globale di cui per ora non si vede traccia nei ribollenti scenari internazionali.

Dopo aver preannunciato il 7 maggio 2025 (LINK) una dura contestazione delle proposte che  la Commissione europea aveva fatto circolare in un documento off-limits a febbraio di quell’anno (LINK) e che furono confermate poi il 16 luglio 2025 (LINK), i due relatori sembrano giunti a più miti consigli perché propongono un modesto aumento globale del 10% che porterebbe il totale delle risorse dall’1.26 all’1,38% del RNL includendo i rimborsi del NGEU per un QFP dedicato a loro giudizio agli investimenti e non solo a rispondere alle crisi.

Nel concreto i due relatori propongono

  • di mantenere il livello attuale delle spese per la coesione e per la PAC in termini reali con i finanziamenti per l’agricoltura pari al 50% di questo settore del bilancio ivi compresi 45 miliardi di euro dedicati all’accordo del Mercosur e con una priorità agli aiuti rispetto allo sviluppo rurale;
  • di dedicare 7 miliardi di euro al Fondo Sociale europeo;
  • di assegnare preliminarmente tutti i fondi nel capitolo per la competitività escludendo l’idea di risorse non-ringfenced che la Commissione vorrebbe attribuire in larga parte al suo controllo per situazioni di emergenza sottraendole al controllo dei legislatori accanto al Fondo per la competitività ed ai programmi LIFE e EU4Health attualmente privi di una base giuridica.

Essi accolgono poi “con favore l’aumento sostanziale…di maggiori investimenti nella ricerca, nella autonomia strategica, nella transizione pulita, nella difesa, nella sovranità tecnologica, nella resilienza economica…e nell’Europa globale” (!) contraddicendo il loro giudizio sulla inadeguatezza del QFP per affrontare crisi e sfide politiche.

Pur considerando centrale la questione delle nuove risorse proprie, i due relatori si limitino a chiedere di aggiungere alle proposte della Commissione europea – fortemente contestate dagli Stati membri – una tassa sul digitale perché “it would be unacceptable to cut funding to European researchers, SMEs and Erasmus programmes while technological giants enjoy a positive business environment in Europe” sorvolando sullo stato dei negoziati relativamente a questo tema nel G7 e nell’OCSE.

I due relatori non si esprimono invece sulle proposte allo studio della Commissione di tassare i super profitti delle compagnie petrolifere o sulla questione controversa dell’ETS.

Il Movimento europeo in Italia aveva condiviso gli orientamenti espressi dal Parlamento europeo nella risoluzione del 7 maggio 2025 secondo cui solo un Quadro Finanziario Pluriennale ambizioso, fondato su vere risorse proprie, possa rispondere alla richiesta di beni pubblici europei che rafforzino l’autonomia strategica dell’Unione europea.

Partendo da questi orientamenti il Movimento europeo in Italia propone in una “lettera aperta” (LINK) alla commissione per i bilanci di adottare il 15 aprile 2026 un progetto di relazione interlocutoria da sottoporre all’Assemblea dal 27 al 30 aprile 2026 in cui si condividano alcuni elementi da negoziare con il Consiglio dell’Unione e la Commissione europea ed in particolare:

1) il raddoppio del bilancio europeo annuale da circa 150 miliardi di euro a livello del 2027 a 300 miliardi di euro pari al 2.5% del RNL (escludendo i rimborsi del NGEU) e  che dunque il prossimo QFP che sia fondato interamente su vere risorse proprie aggiuntive per 150 miliardi di euro (e non sull’incremento dei contributi nazionali dei Paesi membri) per soddisfare le molteplici e nuove esigenze di beni pubblici e di investimenti europei.

Le stime più qualificate espresse dalla BCE e dal rapporto Draghi del 9 settembre 2024 stimano da 800 a 1200 miliardi di euro annui i fabbisogni europei di investimenti aggiuntivi (nel medio/lungo periodo) rispetto all’attuale livello delle spese europee in particolare per obiettivi di politiche europee relativi a:

  • crescita e competitività,
  • infrastrutture,
  • transizione e indipendenza energetica,
  • transizione digitale,
  • sicurezza e difesa (in primis scudo spaziale europeo),
  • ricerca (in primis intelligenza artificiale europea) e innovazione,
  • formazione e lavoro,
  • crescita democratica e diritti fondamentali,
  • Europa come attore globale,
  • transizione ambientale.

A tali obiettivi occorrerebbe aggiungere la dimensione dell’Europa sociale, in particolare con interventi a favore degli oltre 93 milioni di poveri nell’Unione europea ed a rischio di esclusione sociale.

2) la raccolta di nuove e aggiuntive risorse proprie europee per 150 miliardi di euro annui derivanti (in un arco attuativo progressivo quinquennale) non dalla tassazione dei redditi, dei patrimoni o degli scambi, ma prioritariamente da sovraimposte europee alla fonte concentrate nei settori a esternalità economiche e sociali negative.

Il Movimento europeo in Italia suggerisce di prendere in considerazione in particolare sovraimposte europee legate:

  • al gioco d’azzardo,
  • al tabacco,
  • e all’alcol.

Si stima che i giochi d’azzardo nell’Unione Europea determinino l’erogazione annua di vincite per oltre 560 miliardi di euro (Fonte H2gambling). Una sovraimposta europea tramite ritenuta alla fonte del 15% consentirebbe a regime l’introito per il bilancio europeo di oltre 85 miliardi di euro annui, senza incidere sulla raccolta dei giochi e sulla tassazione dei concessionari e senza alterare i gettiti nazionali sui giochi stessi. 

Nell’Unione Europea si fumano circa 380 miliardi di sigarette l’anno. Una sovraimposta europea di consumo di 8 centesimi di euro a sigaretta, che comprenda anche le sigarette elettroniche, consentirebbe introiti di 30 miliardi di euro annui. 

Nell’Unione europea si consumano secondo l’OMS almeno 11 litri pro-capite di alcol puro l’anno per ognuno dei circa 400 milioni di abitanti di età superiore ai 15 anni con un consumo di oltre 46 miliardi di litri di bevande alcoliche all’anno (oltre 31 mld di litri di birra, oltre 13 miliardi di litri di vino e circa 2 miliardi di litri di super alcolici) in base alle stime del Movimento europeo in Italia.

L’introduzione di una sovraimposta europea sull’alcol aggiuntiva rispetto alle tassazioni nazionali – e pari a 40 cent per litro di birra, 80 cent per litro di vino e 1.6 euro per litro di superalcolico considerando i volumi stimati di consumo – consentirebbe la generazione di un gettito potenziale annuo europeo di sovrimposta pari a circa 26 miliardi di euro.

Il totale di risorse proprie annuo raccolte progressivamente nei settori dei giochi d’azzardo, del fumo e dell’alcol supererebbe quindi i 140 miliardi di euro all’anno.

Ulteriori sovraimposte europee potrebbero riguardare fra l’altro i consumi di lusso di importo superiore a soglie predefinite, per raggiungere i 150 miliardi di euro, con effetti moltiplicativi virtuosi ai fini della crescita dell’innovazione e dello sviluppo economico e sociale europeo.

In una nota allegata alla lettera aperta (LINK) il Movimento europeo in Italia insiste anzitutto sul fatto che l’agenda europea dovrebbe prevedere la scadenza del prossimo QFP alla fine del 2032 con una revisione a metà percorso nel primo semestre 2030 e cioè sei mesi dopo l’inizio della nuova legislatura europea che partirà dopo il voto europeo dal 6 al 9 giugno 2029 e la nomina della nuova Commissione europea a novembre 2029.

Il Movimento europeo attira poi l’attenzione sull’importanza  del metodo della democrazia rappresentativa, che esigerebbe una cooperazione permanente con i parlamenti nazionali ed i poteri locali e regionali anche attraverso delle assise interparlamentari,  e della democrazia partecipativa.

Essa esigerebbe di ripetere l’esperienza della Conferenza sul futuro dell’Europa affiancandola con strumenti digitali come una piattaforma di dialogo fra il Parlamento europeo e la società civile aperta anche ai paesi candidati e panel transnazionali che non debbono essere l’esclusiva della Commissione europea.

Roma, 13 aprile 2026coccodrillo

  

 

 


ELEZIONI IN UNGHERIA

Dalle cittadine e dai cittadini ungheresi un buon messaggio per l’Ungheria e per l’Europa

Le elezioni legislative in Ungheria del 12 aprile rappresentano per molte ragioni un buon segnale per l’Ungheria e per l’Unione europea.

Sono un buon segnale per l’Ungheria perché l’alta partecipazione al voto (77%) è il segnale inequivocabile della vitalità della democrazia ungherese nonostante i sedici anni di gestione illiberale del potere da parte di Viktor Orban e dei suoi sodali che hanno agito per demolire lo stato di diritto, la libertà di stampa, il ruolo della società civile e l’indipendenza della magistratura.

Ci vorrà del tempo e molta determinazione del nuovo governo e della maggioranza nel nuovo parlamento ungherese per eliminare i detriti maleodoranti della democrazia illiberale e corrotta di Viktor Orban che ha ricevuto ieri sera i ringraziamenti di Giorgia Meloni per la sua “difesa della Nazione”.

Sono un buon segnale per gli equilibri intergovernativi nell’Unione europea perché – dopo la vittoria della Piattaforma civica nelle elezioni polacche guidata da Donald Tusk, che è stato uno degli attori della maggioranza europeista nel Consiglio europeo insieme a Emmanuel Macron e Pedro Sanchez mettendo temporaneamente all’angolo i leader e i partiti sovranisti – la leadership di Péter Magyar contribuisce alla frantumazione del cosiddetto blocco di  Visegrad spezzato in due fra l’alleanza polacca-ungherese da una parte e la precaria alleanza ceco-slovacca di Babis e Fico le cui contrapposte posizioni nazionaliste la rendono debole e inefficace.

Dopo il cambio di maggioranza nei Paesi Bassi e l’arrivo al governo del liberale progressista Rob Jetten, intorno al tavolo del Consiglio europeo di giugno si siederà dunque un altro leader che si è autoproclamato europeista quando ha deciso di abbandonare il partito di Orban e fondare il nuovo partito Tisza che fa parte della famiglia del PPE.

Vale la pena di ricordare che Péter Magyar è stato eletto a luglio 2024 vicepresidente della commissione affari costituzionali del Parlamento europeo per verificare nel prossimo giugno dove si collocherà il governo ungherese intorno al tavolo del Consiglio europeo sulle questioni al centro del dibattito intergovernativo a cominciare dal tema dell’approfondimento versus allargamento di fronte al rapporto che i governi hanno chiesto alla Commissione europea e dalla adozione del cosiddetto box sul Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) che ha pure un significato costituzionale.

Sul punto del QFP diffonderemo il discorso in aula del deputato europeo Péter Magyar per far conoscere il suo punto di vista parlamentare in un dibattito che divide i governi e i partiti europei anche all’interno dei gruppi politici.

Sono infine un buon segnale per gli equilibri politici all’interno del Parlamento europeo perché la rottura fra Viktor Orban e Péter Magyar collocherà la delegazione del partito Tisza fra quelle componenti, pur minoritarie, che non condividono nel PPE la politica dei “due forni” di Manfred Weber e ancor di più le crescenti alleanze fra il PPE e i gruppi di destra ECR (in cui siedono i conservatori italiani e polacchi) e di estrema destra del PIE (in cui siedono i sovranisti ungheresi e italiani) e del ESN (in cui siedono i nazionalisti tedeschi ed ora anche i deputati di Vannacci) con la costituzione della “maggioranza Giorgia” su temi divisivi come la transizione ecologica, le politiche migratorie, la difesa dello stato di diritto ed il ruolo della società civile.

La strada verso la “Europa sovrana” auspicata da Emmanuel Macron nelle sue felicitazioni a Péter Magyar è ancora irta di ostacoli e il passaggio dall’ermafrodita Unione europea concepita nel 2007 con il Trattato di Lisbona agli Stati Uniti d’Europa – che qualche inguaribile ottimista vorrebbe “ora e subito” – dovrà attendere l’esito delle elezioni europee nel giugno 2029 se entrerà nel nuovo Parlamento europeo uno “Spinelli collettivo” accantonando finalmente il gradualismo del metodo comunitario di Jean Monnet per scegliere la via democratica di un  vero processo costituente.

Roma, 13 aprile 2026    

 

 


ONLINE IL QUESTIONARIO SUL QFP 2028–2034:

PARTECIPA ALLA CONSULTAZIONE!

Da lunedì 13 aprile è online il questionario (LINK) che fa parte degli strumenti di indagine e di partecipazione legati al progetto: “IL QFP 2028-2034, quali nuove risorse per i beni pubblici, una crescita sostenibile e competitiva del sistema economico: proposte italiane e tedesche a confronto”, promosso dal Movimento Europeo – Italia, il Centro italo-tedesco per il dialogo europeo Villa Vigoni ed il Centres for European Policy Network.

Esso è mirato a favorire l’analisi ed il dibattito sul futuro quadro finanziario pluriennale dell’UE, in modo da poter fornire un contributo alle scelte degli attori istituzionali coinvolti. Tutti coloro che quindi sono interessati a partecipare, in particolare, anche alla definizione della posizione italiana nei rispetti delle scelte di bilancio destinate ad influire in modo molto considerevole sulla capacità di agire dell’Unione nei prossimi anni, sono quindi invitati a compilare il questionario proposto entro il 26 aprile 2026.  

Tale iniziativa è realizzata anche con il supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

 

 


ATTIRIAMO LA VOSTRA ATTENZIONE

Roma si prepara a celebrare la Festa dell’Europa  

Per la prima volta la città di Roma si prepara a celebrare la Festa dell’Europa con in funzione una Consulta dedicata specificatamente alle questioni europee.

Tale nuovo organismo ha lanciato un’iniziativa per promuovere le attività dedicate all’Europa che si svolgeranno sul territorio intorno alla data simbolica del 9 maggio (esattamente tra il 6 ed il 16 maggio 2026).

Essa si concretizzerà con la pubblicazione sul sito istituzionale di Roma Capitale ed attraverso tutti gli altri strumenti di informazione gestiti da esso, delle iniziative che verranno appositamente segnalate da qualsiasi organizzazione che intenda farsi parte attiva relativamente a tale tematica.

Una lettera di invito in tal senso (in allegato) specifica meglio le modalità che devono essere rispettate per poter rientrare in questo “calendario” dedicato.

Le iniziative previste dovranno essere segnalate entro il 23 aprile 2026 all’indirizzo di posta elettronica: consulta.europa@comune.roma.it 

 

 


 EUROPA DEI DIRITTI

 

 


LA SETTIMANA DEL MOVIMENTO EUROPEO

13 aprile

  • Riunione gruppo di lavoro “Il pilastro sociale europeo ed il dialogo sociale” Consiglio accademico e degli esperti (Movimento europeo Italia)
  • Riunione gruppo di lavoro “Sicurezza e difesa” Consiglio accademico e degli esperti (Movimento europeo Italia)

15 aprile

  • Roma, evento “Diritti, valori e centralità dei cittadini nella dimensione europea – 35 anni di impegno di Comunicazione Pubblica nella comunicazione e nell’innovazione per la democrazia” (Associazione italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale)
  • Loveno di Menaggio (CO), evento “PROPOSALS FOR A FUTURE-PROOF MULTI-ANNUAL EUROPEAN FINANCIAL FRAMEWORK” (Movimento europeo Italia, Villa Vigoni Centro italo-tedesco per il dialogo europeo, cep | Centro Politiche Europee, Rotary CORE Cooperation of Rotarians for Europe)

16-17 aprile

  • Bergamo,Assemblea Nazionale di ALI – Autonomie Locali Italiane

17 aprile

  • Napoli “IL VERTICE DI NAPOLI. VERSO LA FASE COSTITUENTE DELL’EUROPA FEDERALE” (Fondazione Stati Uniti del Mondo, Fondazione Antonino Caponnetto, Fondazione La Pira)

 

 


IN EVIDENZA

VI SEGNALIAMO

  • 15 aprile, ore 10:00-17:00, Roma. Presso Esperienza Europa – David Sassoli, si terrà una giornata dedicata al tema “Diritti, valori e centralità dei cittadini nella dimensione europea”, in occasione dei 35 anni dell’Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale. L’incontro approfondirà le principali sfide della comunicazione pubblica nell’attuale contesto europeo, con particolare attenzione a trasformazione digitale, innovazione dei servizi, partecipazione civica e responsabilità sociale. La partecipazione è gratuita e aperta a tutti. I soci di Comunicazione Pubblica presenti riceveranno 10 crediti professionali. Per iscriversi: compubblica@compubblica.it (entro il 13 aprile 2026). PROGRAMMA. 
  • 15 aprile, ore 17:00-19:00, Loveno di Menaggio (CO). Presso Villa Vigoni – Centro Italo-Tedesco per il Dialogo Europeo, si terrà un incontro dedicato al tema “Proposals for a Future-Proof Multi-Annual European Financial Framework”, realizzato nell’ambito dell’iniziativa “Il QFP 2028–2034: quali nuove risorse per i beni pubblici, una crescita sostenibile e competitiva del sistema economico: proposte italiane e tedesche a confronto”. L’appuntamento prevede una presentazione a cura del Prof. Pier Virgilio Dastoli, Presidente del Movimento Europeo Italia, e del Dr. Giampiero Auletta Armenise, Vicepresidente del Movimento Europeo Italia. L’incontro sarà dedicato a “proposte italiane e tedesche a confronto”. La giornata si articolerà in momenti di lavoro, networking e dialogo informale, con il contributo del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ai sensi dell’art. 23 bis del D.P.R. 18/1967. PROGRAMMA.
  • 16-17 aprile, Bergamo. Si terrà il 16 e 17 aprile 2026, a Bergamo, presso il Palazzo dei Contratti e delle Manifestazioni, l’Assemblea Nazionale di ALI – Autonomie Locali Italiane, l’appuntamento annuale che riunisce sindaci e amministratori locali per discutere le priorità politiche e le sfide dei territori italiani. L’incontro sarà dedicato ai temi strategici per le città e le comunità locali: riforme istituzionali, coesione sociale, politiche territoriali, qualità dei servizi pubblici e rafforzamento del ruolo degli enti locali nelle scelte nazionali ed europee. Per maggiori dettagli sul programma e sulle modalità di partecipazione, è possibile consultare il sito di ALI.
  • 17 aprile, Napoli. IL VERTICE DI NAPOLI. VERSO LA FASE COSTITUENTE DELL’EUROPA FEDERALE. Il Vertice di Napoli 2026, appuntamento conclusivo del percorso “Europa Federale: verso una fase costituente”, è organizzato dalla Fondazione Stati Uniti del Mondo, dalla Fondazione Antonino Caponnetto e dalla Fondazione La Pira. L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che l’Europa sta attraversando una fase storica complessa, segnata da conflitti, tensioni globali, disuguaglianze e fragilità istituzionali, che richiedono una riflessione approfondita sul futuro assetto politico dell’Unione. Il Vertice rappresenta il momento di sintesi di tre tappe preparatorie svolte tra novembre 2025 e gennaio 2026 a Salerno, Firenze e Padova, dedicate rispettivamente al ruolo dell’università, alle sfide globali e al contributo del terzo settore nella costruzione di un’Europa federale. L’incontro di Napoli riunirà movimenti federalisti, reti civiche, rappresentanti istituzionali, studiosi e realtà del volontariato, con l’obiettivo di avviare un confronto ampio e plurale sulla prospettiva degli Stati Uniti d’Europa e sulla necessità di un vero processo costituente europeo. PROGRAMMA.
  • – SAVE THE DATE – 23 aprile, ore 16:30. Il Movimento Europeo in Italia, che dal 2019 coordina la Piattaforma italiana sul futuro dell’Europa avviata in seguito alla proposta del Presidente Emmanuel Macron, prosegue il proprio lavoro di confronto sul futuro dell’Unione. Facendo seguito all’incontro del 27 ottobre 2025, la XXII riunione della Piattaforma si terrà giovedì 23 aprile, in modalità online, e sarà interamente dedicata al tema del Quadro Finanziario Pluriennale (QFP), anche alla luce del voto della Commissione per i bilanci del Parlamento europeo del 15 aprile. Per partecipare, è possibile inviare una conferma all’indirizzo: segreteria@movimentoeuropeo.it
  • – SAVE THE DATE – 21-22 maggio, Roma. Il 23 maggio 2026 ricorreranno i 40 anni dalla scomparsa di Altiero Spinelli, figura centrale del federalismo europeo e promotore instancabile di un’Europa libera, unita e democratica. Per celebrare il suo impegno e rilanciare una riflessione sul futuro dell’Unione di fronte alle sfide geopolitiche attuali, le principali organizzazioni europeiste hanno promosso un’iniziativa per ricordare il suo impegno, articolata in due giornate. Gli appuntamenti si terranno: 21 maggio – Sala della Regina, Camera dei Deputati e il 22 maggio – Aula Giulio Cesare, Palazzo Senatorio, Campidoglio. Le due giornate offriranno l’occasione per ricordare l’eredità politica e culturale di Altiero Spinelli e per rilanciare il dibattito sul futuro dell’integrazione europea. Per maggiori informazioni vi invitiamo a continuare a seguirci sul nostro sito, sui nostri canali e attraverso questa newsletter, dove saranno pubblicati tutti gli aggiornamenti.

 

ARTICOLI E TESTI DELLA SETTIMANA

 

 


ULTIME DA BRUXELLES

D’ARTAGNAN, L’UNIONE EUROPEA

E L’(IRRISOLVIBILE?) ENIGMA DEL QUARTO ESCLUSO

Dunque «il cuore dell’Europa … batte più forte in Ungheria», esclama Ursula von der Leyen alla notizia dell’esito delle elezioni di Domenica 12 aprile[1].

Interrogando l’intelligenza artificiale su Google risulta che «Quando il cuore batte forte (tachicardia) o si avvertono palpitazioni è importante cercare di rilassarsi, sedersi, bere acqua e praticare una respirazione lenta e profonda. Se i sintomi persistono … è fondamentale rivolgersi al pronto soccorso».

 La tachicardia dell’Unione europea del resto si fonda oggi, di fronte allo sviluppo delle questioni geopolitiche, su cause quali la questione energetica, tanto con riferimento all’energia primaria quanto ad esempio alla catena di produzione dei fertilizzanti, tralasciando il molto altro che fa infine dire come si sia in «un continente che si destruttura lungo le linee di pressione che chi ha interesse a frammentarlo sa già come applicare»[2].

Produciamo allora respiri lenti e profondi, intanto pensando a quale pronto soccorso rivolgerci.

Il fatto è che, non troppo “unita nelle avversità”, l’Unione europea trova persino problematicità nell’attività del Parlamento europeo, che da un lato interviene sul progetto di “direttiva rimpatri” esprimendo una maggioranza composta da Ppe, Ecr, Patrioti e ultradestra (v. la scorsa Newsletter)[3]; da un altro lato, nell’ambito del cosiddetto “pacchetto Omnibus 1” proposto dalla Commissione, interviene a ridurre i requisiti di due diligence in materia di rendicontazione della sostenibilità aziendale[4]. Per fortuna approva la direttiva “anticorruzione” comprendente la disciplina dell’abuso d’ufficio[5].

L’Unione europea, frutto del Trattato di Maastricht …

Appunto Maastricht, nei Paesi Bassi, è stata la patria (o matria[6]?) del Trattato sottoscritto nel 1992 con cui nel1993 gli Stati membri delle Comunità europee del tempo «istituiscono tra loro un’Unione europea», specificando che il Trattato «segna una nuova tappa nel processo di creazione di un’unione sempre più stretta tra i popoli dell’Europa, in cui le decisioni siano prese il più vicino possibile ai cittadini»[7].

Quel Trattato ha consentito l’introduzione dell’Euro, della cui applicazione in “forma” digitale si va oggi ragionando[8].

Sempre a Maastricht ma al tempo odierno, durante i lavori nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo, sono stati ritrovati resti umani «che potrebbe appartenere a Charles de Batz de Castelmore, noto come D’Artagnan, figura storica che ispirò il celebre personaggio creato da Alexandre Dumas»[9]. Io non intendo aspettare l’esame del DNA[10] per rivendicare l’eccezionalità dell’evento, a partire dal luogo geografico (Maastricht) e da quello spirituale (una chiesa) in cui è avvenuto. Se non si trattasse di D’Artagnan sarebbero comunque gli altri tre moschettieri – Athos, Portos e Aramis – a venir evocati in puro spirito, oltre il mero fatto fisico, andando oltre la fisica. Insomma, da persona semplice come sono (sarà poi vero?) mi vien fatto di evocare il motto dei moschettieri “tutti per uno uno per tutti” (proclamato proprio da D’Artagnan) per attualizzare il motto dell’Unione europea sancito dalla dichiarazione n. 52 annessa ai Trattati d’Unione e relativa ai simboli dell’UE (pure l’euro è uno di questi simboli!). Il motto è quello che dice che l’Unione dev’essere “unita nella diversità”. Motto da attualizzare ben sapendo che esso non è stato accolto da tutti gli Stati membri e che anche fra quanti lo accettano ci sono quelli che vi si rivoltano contro accentuando la propria diversità (ad esempio l’Ungheria di quell’Orbàn Viktòr appena sconfitto dal voto popolare).

A sostegno allora del motto “tutti per uno uno uno per tutti”, salvaguardando sempre l’unità nella diversità,  proviamo a ricorrere al pronto soccorso. A D’Artagnan!

D’Artagnan che è il quarto escluso di cui abbiamo bisogno[11]. Escluso perché non previsto nell’ordine sociale rappresentato del numero perfetto (tre) degli altri moschettieri[12]. Occorre un D’Artagnan rappresentativo, nell’Unione europea, del federatore vincente, escluso – e tuttavia ora più che mai necessario – dalla trinità dell’ordine sociale trinitario esistente e in sostanziale alleanza: il sovranismo nazionalista, la cooperazione intergovernativa tradizionale, l’integrazione sovrannazionale limitata.

«La questione del federalismo europeo non è una questione ideologica: è una questione di efficienza sistemica in un ambiente che ha smesso di tollerare l’inefficienza»[13]. Infatti «un’Europa frammentata è o un oggetto conteso tra potenze o una somma di attori marginali. Solo in uno scenario — quello in cui l’Europa smette di essere un’area di influenza altrui e diventa un polo autonomo — il continente ha qualcosa da offrire ai propri cittadini che valga il costo dell’integrazione»[14]. Perciò, «La scelta che si pone all’Europa non è tra federalismo e sovranismo nazionale: è tra la consapevolezza politica e l’irrilevanza gestita. Esistere come potenza richiede una politica estera comune che possa prendere decisioni senza aspettare il consenso di ventisette governi con calendari elettorali non sincronizzati, una difesa comune con catena di comando autonoma e industria integrata, una politica energetica capace di rispondere agli shock asimmetrici invece di lasciare che ventisette sistemi nazionali di riserve strategiche si comportino come compartimenti stagni. Richiede, soprattutto, la capacità di articolare un interesse europeo che non sia la somma algebrica di interessi nazionali spesso incompatibili, ma una visione politica autonoma che i governi possano portare ai propri elettorati come programma credibile»[15].

Amen

 

DINO G. RINOLDI

           

 

[1] V. F. Basso, Il sollievo di Bruxelles «Il nostro cuore può battere più forte», in Corriere della Sera del 13 aprile 2026, pp. 1 e poi 8.

[2] V. KOMMANDER61, La resa dei conti dell’Europa, in Substack Kommander: Rapporto di Area (on line),10 aprile 2026.

[3] Via libera dell’Eurocamera alle norme sui rimpatri, si ai “return hubs” – Asse Ppe-Ecr-Patrioti, passa il testo che prevede rimpatri nei Paesi Terzi, in ansa.it, 26 marzo 2026. V. pure la sentenza n. 40 del 27 marzo 2026 della Corte costituzionale italiana circa la necessità che il nostro ordinamento si atteggi, in materia di protezione internazionale dello straniero, «attraverso modalità pienamente conformi non solo al diritto dell’Unione, ma anche alle esigenze di tutela della libertà personale desumibili (…) dall’art. 13 Cost. Norma, quest’ultima, che condiziona a stringenti regole procedurali le sue possibili limitazioni nei confronti di cittadini e stranieri, a garanzia contro possibili arbitri dell’autorità di pubblica sicurezza, dell’autorità giudiziaria e dello stesso legislatore» (così in conclusione delle motivazioni della sentenza cit.).

[4] V. Parlamento europeo, Comunicato stampa, Rendicontazione di sostenibilità e dovere di diligenza: approvata la riforma, in europarl.europa.eu, 16 dicembre 2025.

[5] V. Anac, Approvata la direttiva UE anticorruzione. Busia: colmare vuoti aperti con abrogazione abuso d’ufficio, in anticorruzione.it, 26 marzo 2026.

[6] V. la voce Matria (neologismi, 2019), in vocabolario Treccani on line, in Treccani.it.

[7] V. l’art. A del Trattato di Maastricht.

[8] M. Frojo, La prossima sfida è l’euro digitale, in la Repubblica inserto Economia, 30 marzo 2026, p. 33.

[9] V. Maastricht, trovati i resti di D’Artagnan: attesa per il Dna, in ottopagine.it, 26 marzo 2026.

[10] V. l’articolo appena cit.

[11] Proprio questo è il titolo dell’articolo di L. Lipperini, in lipperatura.it del 12 maggio 2021, dove si ricorda il libro di R. Brandt. D’Artagnan, il quarto escluso, Feltrinelli, Milano, 1998.

[12] V. l’articolo cit. in nota precedente.

[13] V. La resa dei conti dell’Europa, cit.

[14] Op. ult. cit.

[15] Op. ult. cit.

 

 


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