Newsletter 13 Maggio/2024 – L’EDITORIALE

 

VIKTOR ORBAN NON DEVE PRESIEDERE IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA

Sulla base del calendario delle presidenze del Consiglio dell’Unione europea, il governo ungherese dell’autocrate Viktor Orban dovrebbe presiedere le riunioni intergovernative – con l’eccezione del Consiglio europeo, del Consiglio dei ministri degli affari esteri, del Consiglio dei ministri della difesa e dell’Eurogruppo – dal 1° luglio al 31 dicembre 2024 sulla base del programma del cosiddetto “trio” composto attualmente dai governi spagnolo, belga e ungherese.

Noi siamo convinti che il governo ungherese – che si è autodefinito una “democrazia illiberale” – non deve presiedere le strutture intergovernative dell’Unione europea, ve ne spieghiamo qui di seguito le ragioni e lanciamo un appello urgente a chi può influire e a chi ha il potere di decidere affinché questo attentato ai valori comuni europei non avvenga.

Come sappiamo, sia il governo spagnolo che quello belga non hanno svolto un ruolo attivo nell’apertura del cantiere della riforma dell’Unione europea avendo il primo deciso di scavallare il Consiglio europeo di metà dicembre nonostante il rapporto votato dal Parlamento europeo il 22 novembre sulla revisione del Trattato di Lisbona ed avendo il secondo evitato di mettere al centro delle riunioni intergovernative il tema del futuro dell’Europa pur avendo il compito di cooperare con il Presidente del Consiglio europeo al fine di assicurare la preparazione e la continuità dei lavori dei Capi di Stato e di governo attraverso il Consiglio affari generali e cioè i ministri degli affari europei.

Per quel che si sa l’Agenda strategica 2024-2029, che dovrebbe essere adottata in solitudine dal Consiglio europeo a fine giugno, non conterrà sul futuro dell’Europa nulla di più delle vaghe affermazioni adottate dai Capi di Stato e di governo a Granada nello scorso ottobre dove l’accento fu messo sulle politiche (policies) ma non sul loro governo democratico (politics) perché – secondo quel che ha preannunciato Mario Draghi nel Summit sociale di La Hulpe – “non possiamo permetterci il lusso di attendere la riforma dei trattati per proseguire il cammino dell’integrazione europea”.

Del resto, il Presidente francese Emmanuel Macron – all’origine dell’idea di una inedita Conferenza sul futuro dell’Europa che avrebbe dovuto applicare il metodo della democrazia deliberativa – non ha speso nemmeno una parola nel suo lunghissimo e recente discorso alla Sorbona sul tema della riforma dell’Unione europea.

Dal 1° luglio Viktor Orban e i suoi dodici ministri (fra cui una sola donna!) dovrebbero coordinare l’azione dei ventisette governi europei nei consigli specializzati – e cioè i Consigli Affari Generali, Ecofin ad eccezione dell’Eurogruppo; Giustizia e Affari Interni (e cioè i “ministri di polizia” che dovrebbero governare le politiche migratorie); Occupazione, Politica Sociale Salute e Consumatori;  Competitività (mercato interno, industria e ricerca); Trasporti, Comunicazioni e Energia; Agricoltura e Pesca, Ambiente; Educazione, Gioventù e Cultura – nelle riunioni degli ambasciatori, nei numerosi comitati che si fanno carico delle funzioni di controllo e di decisione delle burocrazie nazionali (sapendo che è lì che risiede il peso burocratico nell’Unione europea e non nella funzione pubblica europea) e nelle riunioni informali che “arricchiscono” ogni presidenza semestrale cooperando con il Presidente del Consiglio europeo nella preparazione e nella continuità dei lavori dei Capi di Stato e di governo.

Il Consiglio dell’Unione condivide poi con il Parlamento europeo il potere legislativo e di bilancio (v. articoli 14.1 e 16.1 TUE) ed è tenuto nell’esercizio di queste funzioni a promuovere il rispetto dei valori fondativi dell’Unione europea.

L’Ungheria è non solo da anni sotto procedura di sorveglianza (art.7.1 TUE) ad iniziativa del Parlamento europeo per l’esistenza di un rischio chiaro di violazione grave dei valori comuni ma è ugualmente oggetto della procedura di condizionalità di bilancio intesa a proteggere il rispetto dei diritti e valori fondamentali UE.

A ragione quindi il 24 Aprile scorso e a grande maggioranza il Parlamento europeo ha dichiarato “..la propria preoccupazione circa il fatto che il governo ungherese non sarà in grado di adempiere in modo credibile a tale compito (la presidenza del Consiglio dell’Unione, n.d.r.) nel 2024, in considerazione della sua inosservanza del diritto dell’Unione europea dei valori sanciti dall’articolo 2 TUE e del principio di leale cooperazione; deplora il fatto che il Consiglio non abbia ancora trovato una soluzione a tale problema e che i rappresentanti del governo ungherese presiederanno le riunioni del Consiglio in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali, comprese le riunioni relative alla tutela degli interessi finanziari e del bilancio dell’UE; sottolinea che tale sfida giunge nel momento cruciale delle elezioni europee e della formazione della Commissione; si rammarica per l’incapacità di trovare una soluzione e ribadisce la propria disponibilità ad adottare le misure necessarie per difendere la credibilità dell’Unione rispetto ai valori sanciti dall’articolo 2 TUE per quanto riguarda la cooperazione con il Consiglio;”[1]

In questa prospettiva, la Presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola dovrebbe comunicare il testo dell’Assemblea al Consiglio Europeo in occasione della sua riunione del 17 e 18 giugno chiedendo che esso modifichi a maggioranza qualificata la propria decisione del 2009[2] chiarendo che, nell’interesse del buon funzionamento dell’Unione europea e del principio di cooperazione leale (art.4.2 TEU), la Presidenza del Consiglio dell’Unione non possa essere assunta da paesi per i quali sia pendente una procedura art.7.1 TUE e/o che siano soggetti alla condizionalità di bilancio.

Rivolgiamo ugualmente questo appello al Presidente della Corte di Giustizia Koen Lenaerts che, in più occasioni, ha dichiarato che la promozione dei valori fondativi fa parte dell’identità costituzionale dell’Unione europea e al Presidente del Consiglio europeo Charles Michel oltre che alla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e al Primo Ministro Belga Alexander De Croo che preparano le risoluzioni del Consiglio Europeo.

Il Consiglio europeo non può consentire ad uno Stato membro che sfida giornalmente il buon funzionamento dell’Unione europea e ricorre al diritto di veto per bloccare le decisioni all’unanimità di far perdere alle istituzioni europee quel che rimane della loro credibilità presiedendo le riunioni del Consiglio dell’Unione e gestendo i negoziati legislativi e di bilancio con il Parlamento europeo.

Modificando la Decisione del Consiglio europeo e quella del Consiglio dell’Unione che ne dà attuazione offrirebbe invece un forte segnale ai cittadini europei nel momento in cui si recano alle urne e rafforzerebbe nei cittadini ungheresi la convinzione che l’appartenenza alla famiglia europea è davvero fondata sul principio della democrazia rappresentativa (art. 10 TUE) e sullo stato di diritto (art. 2, 7 e 19 TUE).

Movimento Europeo in Italia e Movimento Europeo in Francia

coccodrillo

 

Roma, 13 maggio 2024

 

ALLEGATI:

 

[1] Vedi Risoluzione del Parlamento europeo del 24 aprile 2024 sulle audizioni in corso a norma dell’articolo 7, paragrafo 1, TUE riguardanti l’Ungheria per rafforzare lo Stato di diritto, e sulle relative implicazioni di bilancio (2024/2683(RSP))

[2] Sulla base degli articoli 16.9 TUE e 236 TFUE il Consiglio Europeo ha adottato il 1° dicembre 2009 la Decisione 2009/881/EU sull’esercizio delle Presidenze del Consiglio GUE 2009 L315/50. Questa Decisione é stata a sua volta messa in opera, lo stesso giorno, da una Decisione del Consiglio dell’Unione 2009/908/EU (emendata successivamente dalla Decisione (EU) 2016/1316 del 26 luglio 2016 GUE L 208, 2.8.2016)