Newsletter 14 Aprile/2025

CARE LETTRICI E CARI LETTORI

La nostra newsletter settimanale Noi e il futuro dell’Europa è stata concepita per contribuire ad una corretta informazione sull’Unione europea e partecipare al dibattito sulla riforma dell’Unione, così come abbiamo fatto durante la Conferenza sul futuro dell’Europa e come continueremo a fare per la nuova legislatura europea.

Ecco l’indice della nostra newsletter di oggi:

– Editoriale, che esprime l’opinione del Movimento europeo su un tema di attualità

– Bando di concorso “Immagini per il futuro dell’Europa”

– Petizione al Parlamento europeo

– Rubrica “Attiriamo la vostra attenzione“

– La settimana del Movimento europeo

– Eventi principali, sull’Europa in Italia e Testi in evidenza

– Rubrica “Ultime da Bruxelles“

Siamo come sempre a vostra disposizione per migliorare il nostro servizio di comunicazione e di informazione e per aggiungere vostri eventi di interesse europeo nella speranza di poter contare su un vostro volontario contributo finanziario.

 

 


 L’EDITORIALE

Se la politica estera europea ci libera dalle paure e dai bisogni

Sul ruolo dell’Unione europea come attore internazionale si sono scritte anche recentemente molte cose dove sono state più spesso sottolineate la (apparente) forza economica, la incontestabile debolezza politica e la drammatica inconsistenza militare come hanno fatto Mario Draghi, Enrico Letta e Sauli Niinistö nei tre rapporti concentrati più sulle diagnosi che sulle proposte di soluzioni a breve e ancor di più a lungo termine.

Alcuni ribadiscono con ossessione il loro disprezzo per chi ci ha indicato la via ragionevole del superamento delle sovranità assolute e dei nazionalismi immaginato nel Manifesto di Ventotene del 1941 ma anche nella Dichiarazione Schuman del 1950 come fa Ernesto Galli della Loggia con le sue periodiche litanie piene di strafalcioni storici e generosamente ospitate dal quotidiano di Via Solferino.

Così sembra suggerirci Stefano Feltri quando ci spiega, su Il Mulino 1/25, che l’alternativa al suo “bipensiero europeo” sarebbe quella di contrapporre al nazionalismo reaganiano e trumpiano (Make America great again) un nazionalismo europeo (Make Europe great again), per ora propagandato non a caso da Viktor Orban e Elon Musk, che sarebbe a suo dire garantito limitando l’azione europea alle competenze attuali “senza espanderle in ambiti in cui l’Unione europea si muove incerta e ha scarsi poteri”.

Con un saggio degno della cultura e della tradizione de Il Mulino, Giovanni Farese ci ha invece opportunamente ricordato l’eredità politica e morale del Presidente USA Franklin Delano Roosevelt a ottanta anni dalla sua morte (12 aprile 1945) sottolineando come intorno a quell’eredità si raccolse anche il gruppo di intellettuali che diede vita a Il Mulino sei anni più tardi “per capire il presente con i piedi a Bologna e la testa nel mondo”.

Al di là della politica economica e del New Deal che fecero uscire l’America dalla Grande Depressione, Giovanni Farese ci ricorda le “quattro libertà” della persona umana e la profezia di Franklin Delano Roosevelt: di culto ovverossia di avere o non avere un culto, di espressione, dai bisogni e dalle paure di cui le prime due sono scolpite nella nostra Carta europea dei diritti fondamentali (articoli 10 e 11) ma le altre due stentano ancora a far parte dei beni garantiti dall’Unione europea.

Vorremmo attirare la vostra attenzione sulle libertà dalle paure e dai bisogni legandole al ruolo dell’Unione europea come attore internazionale e riflettendo sugli effetti che le soluzioni immaginate in questi mesi per la sicurezza e la difesa europee possano avere per liberarci dalle paure e garantirci la fruizione di beni secondo il principio alla base della Agenda 2030: no one left behind.

Leghiamo il ruolo dell’Unione europea come attore internazionale alle liberà dalle paure e dai bisogni – non sottovalutando certo la libertà di pensiero, di coscienza e di religione insieme alla libertà di espressione e di informazione che sono il sale delle democrazie – perché è ormai diffusa la convinzione che la difesa europea non possa essere separata dalla politica estera.

Abbondano le proposte sulle modalità attraverso cui deve realizzarsi la difesa comune ma la nebbia è fitta quando si tratta di identificare gli interessi strategici dell’Unione europea, fissarne gli obiettivi, definirne gli orientamenti ed indicare gli ostacoli che hanno impedito di superarne la debolezza politica e di cancellarne l’inconsistenza strategica.

La nebbia è fitta non solo se li leggono le conclusioni delle riunioni del Consiglio europeo a cui il Trattato di Lisbona assegna questo compito (art. 26 TUE)  ma anche gli oltre quattrocento paragrafi delle risoluzioni approvate dal Parlamento europeo il 2 aprile 2025 in cui l’Assemblea ha finalmente dato seguito al potere affidatole nell’art. 36 TUE di “procedere due volte all’anno a un dibattito sui progressi della PESC e della PESD” così come le mozioni presentate nel Parlamento italiano dai gruppi di maggioranza e di opposizione l’8 aprile.

Se rileggiamo il Trattato di Lisbona (TUE e TFUE) nelle sue due parti, e cioè quella breve originata dal progetto di Trattato costituzionale e quella lunghissima che i governi hanno voluto imporre su richiesta di Angela Merkel e Tony Blair per farne evaporare la dimensione sovranazionale, ci rendiamo conto di quante scelte sciagurate siano emerse nel negoziato intergovernativo confermando la debolezza politica e l’inconsistenza strategica dell’Unione europea che rendono indispensabile un’ampia riforma del sistema europeo prima del suo allargamento:

  • la decisione apparentemente nominale di non chiamare l’ex Mr. PESC, nato ad Amsterdam nel 1997, “ministro degli esteri” ma “Alto Rappresentante”,
  • le decisioni più sostanziali di salvaguardare la natura confederale di tutta la politica estera e di sicurezza “ivi compresa la difesa comune”, di mantenere il principio del voto all’unanimità, di creare il duopolio fra Presidente del Consiglio europeo e Presidente della Commissione sottraendole il diritto di iniziativa autonomo, di confermare l’ombrello della NATO per i Paesi che ne sono membri, di rendere puramente formale il ruolo del Parlamento europeo evitando ogni riferimento al controllo politico dei parlamenti nazionali,
  • la scelta, contraria all’obiettivo della convergenza e della coerenza, di separare la dimensione confederale della PESC e della PESD racchiuse nel Trattato sull’Unione europea insieme alle procedure di adesione e alla politica di vicinato dalla dimensione comunitaria dell’azione esterna dell’Unione europea che comprende la competenza esclusiva della politica commerciale comune, la cooperazione con i paesi terzi e l’aiuto umanitario, le misure restrittive, gli accordi internazionali, le relazioni con le organizzazioni internazionali e i Paesi terzi e le delegazioni dell’Unione europea, la clausola di solidarietà.

La libertà dalle paure riguarda l’eventuale pericolo di aggressioni armate dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, una libertà da cui dovremmo essere teoricamente garantiti dal rafforzamento dei nostri arsenali militari nazionali (ReArm Europe ora ribattezzato Readiness 2030) – ognuno per sé ma nessuno per tutti – se non ci sarà un accordo per creare debito e investimenti comuni o per mettere insieme gruppi di Paesi “volenterosi”.

Fermo restando l’impegno alla rinnovata e rafforzata solidarietà economica, finanziaria, umanitaria e militare all’Ucraina sempre più urgente per far fronte alla brutale violenza di Mosca che richiede l’interoperabilità degli aiuti europei dopo il disimpegno di Donald Trump, la libertà dalle paure riguarda in modo diverso i Paesi confinanti con la Russia (Baltici, Finlandia e Polonia) e quelli le cui frontiere terrestri non coincidono con quelle della Federazione Russa

La clausola di mutua difesa inserita nell’art. 42.7 TUE precisa che “gli impegni e la cooperazione in questo settore rimangono conformi agli impegni assunti nell’ambito dell’Organizzazione del trattato del Nord-Atlantico che resta, per gli Stati che ne sono membri, il fondamento della loro difesa collettiva e l’istanza di attuazione della stessa” e che tale clausola diventa più incerta di fronte all’eventuale disimpegno di Washington con la conseguenza che occorre definire i termini di un pilastro europeo della NATO o di una indipendenza strategica europea.

La libertà dalle paure non riguarda solo le aggressioni armate ma anche gli attacchi informatici (cybersicurezza), le guerre commerciali o la dipendenza dai sistemi informatici e satellitari di Paesi terzi o l’immotivata paura dei flussi migratori che richiedono politiche di accoglienza e di inclusione insieme a nuove forme di cooperazione con i Paesi di provenienza dei migranti e di chi ha diritto alla protezione internazionale.

Ben altre scelte riguardano le libertà dai bisogni che sarebbero messe in pericolo nel caso in cu si decidesse di dare la priorità alle spese militari riducendo le spese per la salute, per il welfare, per la transizione ecologica e digitale, per gli interventi nelle aree interne e per le regioni in declino industriale sapendo che la competitività del sistema europeo è legata alla sostenibilità democratica, economica e sociale della società europea nel suo insieme.

Appropriamoci dell’eredità di Franklin Delano Roosevelt e delle sue profezie da non disperdere di fronte alle sfide dell’economia mondiale ed europea!

14 aprile 2025
coccodrillo

 

 

 


BANDO DI CONCORSO “IMMAGINI PER IL FUTURO DELL’EUROPA”

Il Movimento europeo Italia, indice, con il supporto del Movimento Europeo Internazionale e della Commissione europea, la seconda edizione del bando di concorso “Images for the future of Europe”.

Il bando è rivolto alle studentesse e agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado e agli studenti universitari presenti sul territorio nazionale, tra i 16 e i 25 anni.

Il concorso vuole essere un’iniziativa volta a sollecitare la partecipazione democratica da parte dei giovani e sensibilizzare in maniera apartitica e terza al tema del ruolo dell’Unione europea nel rafforzamento dei diritti, della democrazia e della sicurezza.

L’obbiettivo principale del concorso è quello di realizzare immagini significative ed espressive, tramite l’ausilio di strumenti di Intelligenza Artificiale, capaci di rappresentare le volontà, i desideri, e le necessità delle nuove generazioni nei confronti delle politiche europee. Si invitano i giovani a riflettere sulla propria visione di quella sarà l’Europa del futuro. Sarà possibile esprimersi tramite la compilazione di un PROMPT (ovvero la stesura di breve elaborato propedeutico alla generazione di immagini AI) oppure allegando direttamente le immagini complete.

Per accedere al bando di concorso e alla guida sintetica collegata:
BANDO CONCORSO
GUIDA – Come scrivere un buon “prompt”

Link al format per la candidatura

https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfS0Wj4kCIi0iGqbsmyStyYKwfen3lWHoxkTbW_2tVQLOYmTg/viewform

 

 


PETIZIONE AL PARLAMENTO EUROPEO

Promuovere nell’attuazione del Patto Europeo Migrazione e Asilo il

modello “Riace” per l’accoglienza e inclusione dei migranti

Il Movimento Europeo Italia, insieme al “Comitato 30 gennaio per l’europeizzazione del modello Riace”, ha presentato alla Commissione Petizioni del Parlamento Europeo una petizione per promuovere il modello Riace nell’attuazione del Patto Europeo su Migrazione e Asilo. 

Riace ha dimostrato che accoglienza e inclusione possono andare di pari passo con la rinascita dei territori e la costruzione di comunità più coese. Ora chiediamo all’Unione Europea di: 

  • Coinvolgere le autorità locali e la società civile nelle politiche migratorie. 
  • Finanziare un progetto pilota basato sul modello Riace. 
  • Promuovere un’iniziativa legislativa per garantire un trattamento equo ai migranti. 
  • Porre fine alla criminalizzazione di chi fornisce assistenza umanitaria. 

Abbiamo 90 giorni per raccogliere il maggior numero di firme possibile!

Firmare è semplice e veloce attraverso questo MODULO ONLINE.  

Vi invitiamo a sottoscrivere la petizione e a condividerla con i vostri contatti. Insieme possiamo costruire un’Europa più giusta e solidale! 

Testo della petizione disponibile in: [ITALIANO]  –  [INGLESE]  –  [FRANCESE]

 

 


 ATTIRIAMO LA VOSTRA ATTENZIONE

“Giorgio Napolitano e il Parlamento europeo”

a cura di Pier Virgilio Dastoli e Nicoletta Parisi con prefazione di Giuliano Amato  

(Editoriale Scientifica – Napoli)

prima

II volume trova la propria origine nell’evento dedicato a Giorgio Napolitano, tenutosi il 22 febbraio 2024 su invito e iniziativa del Senatore Pier Ferdinando Casini e del Movimento Europeo in Italia, nonché con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale a partire dal progetto dedicato ai “Beni comuni europei per una prosperità condivisa: opportunità e sfide del sistema Italia nella decima Legislatura europea”.

Il volume non si limita a raccogliere il testo degli interventi allora presentati da personalità che – per aver ricoperto incarichi nelle istituzioni europee e per essere state vicine a Giorgio Napolitano durante la sua esperienza di componente del Parlamento europeo – hanno voluto, prima, prendere parte all’evento e, poi, mettere a disposizione dei curatori il proprio contributo. Esso è infatti integrato da altre testimonianze – fra le quali quella espressa dalla Prefazione di Giuliano Amato – e dalla raccolta dei discorsi che Giorgio Napolitano ha tenuto nel corso della quinta legislatura del Parlamento europeo, dove Egli ha ricoperto l’incarico di Presidente della Commissione Affari Costituzionali (1999-2004). Quest’ultima scelta è stata motivata dalla volontà dei Curatori di far scaturire direttamente dalle parole del Nostro il grande contributo da Lui dato al processo di integrazione europea, attraverso l’affermazione dei valori dello Stato di diritto, della democrazia, del rispetto di diritti e libertà individuali.

Il volume vuole anche essere un ringraziamento postumo a un Presidente del Movimento Europeo in Italia (1995-2006) significativamente attivo: Egli ha riversato nell’Associazione energie intellettuali potenti, sostenendo l’idea di un’Europa politicamente integrata, secondo l’insegnamento di Altiero Spinelli e il pragmatismo di Jacques Delors (di stampo “monettiano”) fondato sulla strategia dei “piccoli passi” per costruire politiche comuni.

SOMMARIO.

 SCHEDA DI ACQUISTO LIBRO

 

 

 


LA SETTIMANA DEL MOVIMENTO EUROPEO

14 aprile

  • Roma, Webinar Ciclo di incontri “L’Europa che vogliamo” (Collegio Universitario dei Cavalieri del Lavoro “Lamaro Pozzani”)

15 aprile

  • Bruxelles, evento “State of the Union Citizen’s Rights 2025 Conference” (Ecas – European Citizen Action Service)
  • Roma, dibattito “Gentiloni e La Malfa con Sergio Fabbrini, autore di “Nazionalismo 2.0”” (Fondazione Ugo La Malfa onlus)
  • Consiglio Direttivo Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale

17 aprile

  • Roma, riunione gruppo di lavoro sulle risorse proprie (Movimento europeo Italia)

18 aprile

  • Roma, conferenza “Geopolitica ed Europa” (University for Peace)

 

 

 


IN EVIDENZA

VI SEGNALIAMO

  • 15 aprile, ore 9:30-13:30, Bruxelles e online. La Conferenza sullo stato dei diritti dei cittadini dell’Unione è l’evento annuale di punta dell’ECAS nella sua area di interesse sui diritti dell’UE. L’obiettivo è quello di fare il punto sui recenti sviluppi nel settore della cittadinanza europea e di fornire una piattaforma per la società civile, i decisori politici e gli accademici per discutere i modi per migliorare l’attuazione dei diritti dell’UE e innovare la cittadinanza europea. L’edizione 2025 esplorerà soluzioni praticabili per garantire che i cittadini abbiano voce in capitolo nella gestione dei loro diritti e valori più preziosi, tra cui il diritto alla libera circolazione e a una giusta transizione. Il primo panel discuterà le preoccupazioni legate alla reintroduzione temporanea delle frontiere Schengen e la necessità di adattare l’attuale quadro giuridico alle nuove realtà. Il secondo panel vedrà la partecipazione di accademici e professionisti specializzati nell’impegno con i cittadini e i gruppi vulnerabili. La conferenza si svolgerà sia in presenza che a distanza. REGISTRAZIONE E PROGRAMMA.

 

ARTICOLI E TESTI DELLA SETTIMANA

 

 


ULTIME DA BRUXELLES

 CONTINUANDO A RAGIONARE SULLA DEMOCRAZIA EUROPEA,

COSTRUENS E DIFENDENTE

(“È QUANDO I CANNONI ROMBANO CHE ABBIAMO PIÚ BISOGNO DELLE LEGGI”)

Di questi giorni, ma non di questi tempi, si è svolta la vicenda drammatica della navicella spaziale Apollo 13. Dopo il lancio un incidente si verificò alle ore 03:08 UTC del 14 aprile 1970, il che costrinse all’interruzione della missione di allunaggio e a un avventuroso ma riuscito ritorno sulla Terra dell’equipaggio, ammarato nell’Oceano Pacifico.

Nelle prime ore del 15 aprile 1912 naufragò, dopo la collisione con un iceberg, il transatlantico britannico RSM Titanic, in rotta verso gli Stati Uniti d’America durante il proprio viaggio inaugurale. 1.518 furono i morti.

Terra, aria (ma pure etere, nell’accezione aristotelica), acqua. È soprattutto l’ulteriore elemento rappresentato dal fuoco a collegare l’evento del 1912 (le caldaie esplosero) a quello del 1970 (durante una procedura di rimescolamento di un serbatoio di ossigeno del modulo di servizio si verificò un incendio), fino a costituire l’anima reale o figurata delle vicende belliche odierne: guerre guerreggiate, guerre commerciali (addirittura «mondiali»[1]), guerre da cui difendersi, guerre da impedire. E il fuoco dell’integrazione continentale europea è ciò che va custodito, piuttosto che venerare ceneri…[2]

«L’esperienza della storia mostra che una comunità politica che non sia in grado di assicurare la propria difesa e la propria sicurezza sul territorio è a rischio, prima o poi, di perdere anche la propria libertà»[3]. Continua allora, in questi tempi di trasformazione epocale, il dibattito sulla difesa comune europea. Difesa comune ai 27 Stati membri dell’UE. Comunque comune a quanti si rendano conto dell’indifferibile necessità di realizzarla. Al più presto. Prima del 2030. Comprendendovi il Regno Unito.

Il 2 aprile 2025 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione sull’attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune, prendendo in particolare in considerazione la relazione annuale, dal titolo Common Foreign and Security Policy Report – Our priorities in 2024, redatta dall’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Un’altra risoluzione il Parlamento europeo l’ha adottata nella stessa data prendendo in considerazione della stessa relazione annuale gli aspetti sull’attuazione della politica estera e di sicurezza comune.

Non mi imbarcherò a solcare le acque anche perigliose di questi due lunghi testi, con le molte parole che essi contengono. Io cercherò di usare poche parole, soprattutto non mie: «La parola serve a nascondere il pensiero, il pensiero a nascondere la verità. E la verità fulmina chi osa guardarla in faccia»[4].

La comunità politica europea[5] ha anzitutto bisogno di una Costituzione? Ha bisogno di essere uno Stato (unitario, benché federale) costituzionale di diritto per poter pensare alla propria sicurezza e alla propria difesa militare?

Per ora può essere ancora utile la “forma” che c’è, nulla togliendo al fatto che un processo politico costituente federativo sia necessario per il bene degli europei. Ricordo quanto contenuto nelle conclusioni presentate dall’Avvocato generale della Corte di giustizia del Lussemburgo Miguel Poiares Maduro, il 16 gennaio 2008, nella causa Yassin Abdullah Kadi e Al Barakaat International Foundation contro Consiglio dell’Unione europea. Al punto 45 si dice: «Nell’agire in tal modo, anziché sconfinare nel dominio della politica, la Corte riafferma i limiti che il diritto impone a determinate decisioni politiche. Non si tratta mai di un compito semplice, e per un organo giurisdizionale costituisce infatti una grande sfida valutare con saggezza questioni relative alla minaccia del terrorismo. Tuttavia lo stesso è valido per le istituzioni politiche. Soprattutto in materia di pubblica sicurezza, la politica ha la tendenza a divenire eccessivamente sensibile alle immediate preoccupazioni del popolo, portando le autorità a sedare le ansietà di molti a discapito dei diritti di pochi. Questo è precisamente il momento in cui gli organi giurisdizionali dovrebbero essere coinvolti, al fine di garantire che le necessità politiche dell’oggi non divengano le realtà giuridiche del domani. La loro responsabilità consiste nell’assicurare che ciò che possa essere politicamente vantaggioso in un particolare momento storico rispetti altresì lo Stato di diritto, principio senza il quale, a lungo termine, nessuna società democratica può davvero prosperare. Secondo le parole di Aharon Barak, ex presidente della Corte Suprema di Israele: “È quando i cannoni rombano che abbiamo più bisogno delle leggi (…) Ogni battaglia dello Stato — contro il terrorismo o qualsiasi altro nemico — dev’essere condotta in base alla legge. Vi è sempre una legge cui lo Stato si deve conformare. Non esistono “buchi neri”. (…) La ragione di fondo di tale approccio non è soltanto la concreta conseguenza della realtà politica e normativa. Le sue radici sono molto più profonde. Essa costituisce l’espressione della differenza tra la lotta che uno Stato democratico affronta per la sua sopravvivenza e la lotta di terroristi che insorgono contro di esso. Lo Stato combatte in nome della legge e quale suo fautore. I terroristi combattono contro la legge, violandola. La guerra contro il terrorismo è quindi una guerra di diritto contro coloro che avverso il diritto si ergono”»[6].

Le parole di cui alle conclusioni presentate in «uno dei leading cases del costituzionalismo sovrannazionale»[7] «risultano per certi versi speculari a quanto affermata dalla Corte di giustizia UE in Les Verts»[8], cioè nella sentenza del 23 aprile 1986 resa in causa 294/83. Lì si parla di «Carta costituzionale di base costituita dai Trattati»[9], istitutivi allora delle Comunità europee e oggi dell’Unione europea.

E tanto basti per rispondere al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, che all’inaugurazione dell’anno giudiziario del Consiglio Nazionale Forense, il 7 aprile scorso, si è spinto a un’oramai non insolita considerazione della sovranità popolare insidiata, addirittura erosa, così dalla «creazione della norma per via giurisprudenziale» come dalla «tendenza delle corti a negare spazi regolativi al legislatore», il tutto magari «in favore della estensione della operatività del diritto europeo»[10].

Per concludere: il fatto è che «In democrazia non si fa niente se le opinioni pubbliche non sono d’accordo. Il pacifismo integrale sbandierato da molti è in sintonia con l’orientamento dei tanti italiani che credono che sia sufficiente volere essere lasciati in pace perché ciò avvenga. Disposti a colpevolizzare l’aggredito di oggi nonché i potenziali aggrediti di domani negando loro il diritto di difendersi. Gli aggressori ringraziano. Forse, nel giro di qualche anno, e al prezzo di molti sforzi, nascerà la difesa europea. Si spera che gli italiani, in quel momento, non siano impegnati altrove»[11].

DINO G. RINOLDI

 

[1] V. la rivista Internazionale, 11/17 aprile 2025, col titolo La nuova guerra mondiale dei dazi.

[2] «La tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri», diceva Gustav Mahler.

[3] A. Padoa-Schioppa, Destini incrociati. Europa e crisi globali, Il Mulino, 2024, p. 101.

[4] Così E. Flaiano, nel primo quadro di Un marziano a Roma, 1971.

[5] Comunità politica cui oggi fa riferimento l’Unione europea, non quella che avrebbe potuto risultare dall’applicazione dell’art. 38 del Trattato istitutivo della Comunità europea di difesa (tramontato nel 1954 quanto alla sua entrata in vigore) né quella proposta dal Presidente francese Macron nel maggio 2022.

[6] Le parole dell’ex Presidente della Corte suprema israeliana sono tratte dalla sentenza di tale organo del 13 dicembre 2006, resa in causa HCJ 769/02 (2006), The Public Committee Against Torture in Israel e a. c. The Government of Israel e a., punti 61 e 62. A ricordare oggi l’intervento dell’Avvocato generale Poiares Maduro è F. Casolari, Per una vera Unione di diritto: cinque priorità per l’ordinamento giuridico dell’Unione europea, in federalismi.it, 26 marzo 2025.

[7] Così F. Casolari, op. cit.

[8] Così sempre F. Casolari, cit.

[9] Punto 23 della sentenza.

[10] Il testo dell’intervento è in governo.it, Inaugurazione dell’Anno Giudiziario del Consiglio Nazionale Forense, l’intervento del Sottosegretario Mantovano, 7 aprile 2025.

[11] A. Panebianco, Europeisti davvero, in Corriere della Sera, 12 aprile 2025, pp. 1 e 42.

 

 

 


 LIMITAZIONE DELLA RESPONSABILITÀ
Ad eccezione de L’EDITORIALE, le opinioni espresse nella presente newsletter sono esclusivamente riconducibili alla responsabilità degli autori e non riflettono la posizione ufficiale del Movimento europeo.