CARE LETTRICI E CARI LETTORI
La nostra newsletter settimanale Noi e il futuro dell’Europa è stata concepita per contribuire ad una corretta informazione sull’Unione europea e partecipare al dibattito sulla riforma dell’Unione, così come abbiamo fatto durante la Conferenza sul futuro dell’Europa e come continueremo a fare per la nuova legislatura europea.
Ecco l’indice della nostra newsletter di oggi:
– Editoriale, che esprime l’opinione del Movimento europeo su un tema di attualità
– La settimana del Movimento europeo
– Eventi principali, sull’Europa in Italia e Testi in evidenza
– Rubrica “Ultime da Bruxelles“
Siamo come sempre a vostra disposizione per migliorare il nostro servizio di comunicazione e di informazione e per aggiungere vostri eventi di interesse europeo nella speranza di poter contare su un vostro volontario contributo finanziario.
L’EDITORIALE
I SONNAMBULI EUROPEI E GLI STATI UNITI D’EUROPA
Nel 2013, le edizioni di Giuseppe Laterza pubblicarono la traduzione italiana dell’opera di Christopher Clark: “I sonnambuli: come l’Europa arrivò alla Grande Guerra” dedicata alle settimane che precedettero lo scoppio del conflitto, che divenne poi mondiale, dopo l’assassinio di Sarajevo.
Dieci anni dopo, Massimo Giannini si ispirò a Christopher Clark in un editoriale su “La Repubblica” dedicato ai “sonnambuli europei” in vista delle elezioni europee del 2024 e dedicato ai membri della moderna “Santa Alleanza” rappresentata dal Consiglio europeo.
Esso è formato dai ventisette Capi di Stato e di governo dell’Unione europea a cui si accompagnano il Presidente del Consiglio europeo, il Presidente o la Presidente della Commissione europea e, dall’aggressione della Russia a Kiev, il Presidente attualmente non rieletto dell’Ucraina Volodymyr Zelens’kyj come invitato online o in presenza permanente, il o la presidente della BCE e l’Alto o l’Alta Rappresentante della politica estera e della sicurezza europea come previsto dall’art. 15 TUE.
Generosamente la “Santa Alleanza” ascolta all’inizio dei suoi lavori un breve speech del Presidente o della Presidente del Parlamento europeo che rappresenta per quel consesso il “punto A” dei lavori del Consiglio e del Coreper dedicato alle opinioni non legislative del Parlamento europeo che non hanno notoriamente nessuna influenza sulle decisioni intergovernative o confederali.
Le conclusioni delle riunioni della “Santa Alleanza” erano normalmente preparate prima dei vertici dalle diplomazie nazionali e la redazione dei testi finali sui punti più sensibili assomigliava agli “esercizi di stile” di Raymond Queneau di cui consigliamo una lettura estiva per alleggerire il peso del caos mondiale.
Durante la presidenza del Consiglio europeo del poeta belga a tempo perso Herman van Rompuy le conclusioni erano scritte dal suo capo di gabinetto e dagli sherpa dei Capi di Stato e di governo suscitando sentimenti di acuta frustrazione nei ministeri degli esteri e degli affari europei che avevano inventato il neologismo di “sherpacrazia”.
Per molti anni la presenza equilibrata di diverse culture politiche nel Consiglio europeo rappresentate da popolari, socialisti e liberali aveva dato luogo a inutili e serali riunioni conviviali dei leader nazionali dei partiti europei ai quali partecipavano i Capi di Stato e di governo appartenenti a quelle culture politiche e, prima di Lisbona, i ministri degli esteri con orientamenti ignorati dagli stessi Capi di Stato e di governo le cui logiche di decisione confederali esulavano da quelle partitiche.
Dalle elezioni del 2024 in poi l’ampia egemonia dei popolati europei nel Consiglio europeo e nella Commissione europea insieme al metodo dei “due forni” di Manfred Weber, da cui nascono ratione materiae alleanze flessibili nel Parlamento europeo fra centro-sinistra e destre estreme, ha rafforzato l’influenza delle riunioni dei leader del PPE governate dal trio tedesco Weber–Von der Leyen–Merz e dai loro sodali.
Esse raggiungono ormai un accordo preventivo sulle conclusioni del Consiglio europeo contando sulla irrilevanza dei socialisti il cui unico vero leader è ora Pedro Sanchez e dei liberali rappresentati da Emmanuel Macron che non partecipa alle riunioni dell’ALDE a cui il suo partito francese non appartiene.
Per chi si occupa da tempo di questioni europee la lettura delle conclusioni delle riunioni del Consiglio europeo prima della grande crisi finanziaria scoppiata a cavallo del primo e del secondo decennio di questo secolo fu la prova provata del sonno dei Capi di Stato e di governo, che non li ha mai abbandonati, convinti allora e a torto che l’Europa e il mondo stavano entrando in un periodo aureo di miracolo economico.
Superata con successo la fase dell’emergenza provocata dalla pandemia del 2020, la “Santa Alleanza” è ripiombata in un sonno catalettico di fronte alla preannunciata aggressione della Russia all’Ucraina e poi alla guerra che dura da tre anni e mezzo essendo incapace di elaborare e proporre soluzioni per una pace giusta e duratura.
Così è avvenuto dopo l’assalto terroristico di Hamas alle popolazioni civili di Israele del 7 ottobre 2023 e le successive aggressioni militari di quell’organizzazione insieme militare e politica, un assalto sanguinoso a lungo preparato con la sorprendente e per ora inspiegabile inettitudine dell’intelligence e dell’esercito israeliani.
Così è avvenuto di fronte alle azioni militari in spregio del diritto e delle convenzioni internazionali che hanno provocato in ventuno mesi quasi 60.000 vittime civili, perpetrate nella Striscia di Gaza ma anche in Cisgiordania dal governo di Benjamin Netanyahu – che fu definito dalla CNN come “l’esecutivo più a destra della storia del paese” – insieme al suo ministro della difesa Israel Katz, della sicurezza nazionale Ben Gvir e del tesoro Bezalei Smotrich.
L’Unione europea non ha avuto ancora la consapevolezza dei suoi valori per sospendere l’accordo di associazione con Israele in modo da contribuire alla cessazione delle azioni in spregio del diritto internazionale del governo Netanyahu.
Il sonno catalettico ha colpito non solo la “Santa Alleanza” ma anche la Commissione europea di fronte alla più volte preannunciata guerra commerciale di Donald Trump, avviata già nella prima era trumpiana e ora concretizzata nella lettera alla “onorevole Ursula von der Leyen” del 12 luglio 2025 in cui il livello dei dazi minacciati – con l’esclusione di altri ben più elevati – passerebbe a partire dal 1° agosto dal 10 al 30%.
Il sonno europeo è eclatante e frutto di una inaccettabile arrendevolezza ai ricatti del primo Donald Trump proseguiti anche durante la presidenza Biden – a cui l’Unione europea e i suoi governi a cominciare da quello italiano hanno risposto con una pervicace e stupida disponibilità al dialogo e ai negoziati – se esso si compara alle reazioni ben diverse arrivate della Cina.
Essa reagì infatti nel 2019 con un ricorso, poi vinto, davanti al WTO che si concluse nel 2020 con la firma dell’accordo “Phase One” a cui è seguita ora la dura risposta cinese nel 2025 con dazi del 34% pari a quelli USA raggiungendo il livello del 125% con la sospensione dei dazi USA per novanta giorni e l’avvio di negoziati fra USA e Cina per implementare gli accordi di Ginevra.
Rispetto all’Unione europea la forza cinese sta tuttavia nella sua ricchezza di terre rare che non esistono nell’Unione europea anche perché il sonno europeo ha colpito le relazioni con il continente africano e i rapporti con il Sud Globale, e sta anche nel fatto che la Cina possiede una fetta importante del debito pubblico americano che potrebbe essere trasformato in un deprezzamento dei titoli di Stato cosa che potrebbe teoricamente avvenire con i molti risparmi europei investiti in USA, come è stato sottolineato nel Rapporto Letta, se gli europei avessero il coraggio di affrancarsi dall’imperialismo finanziario statunitense.
Nessuno ha per ora ascoltato fra i sonnambuli europei il suggerimento di Olivier Blanchard e Jean Pisani-Ferry su Project Syndacate e in Italia di Andrea Boitani e Roberto Tamborini su Eticaeconomia di una iniziativa europea per una “coalizione di volenterosi” per costruire una rete di accordi multilaterali con un maggior numero possibile di paesi senza gli USA fondata non solo sulla politica commerciale ma anche sulle questioni sociali, della salute e ambientali.
Non è il sonno europeo invece ma il frutto di scelte politiche sciagurate e dannose per l’economia e la sostenibilità europea decise dai governi, dalla Commissione europea e dalle alleanze di destra nel Parlamento europeo che hanno l’obiettivo di demolire le regole della transizione ecologica, di applicare la politica dei respingimenti dei migranti e dei richiedenti asilo e di indebolire il sistema europeo dell’infosfera per obbedire al liberismo del mercato statunitense.
Non è il sonno europeo ma il cedimento all’imperialismo di Donald Trump, piuttosto che la risposta alle minacce di Vladimir Putin, all’origine della decisione presa all’Aja di aumentare mediamente le spese militari a livello nazionale – ciascuno per sé – fino al 3.5% del PIL entro il 2029 e poi fino al 5% entro il 2035 se non cambierà nel frattempo la politica militare di Washington verso l’Europa con la conseguenza che questi aumenti colpiranno le economie europee e non avranno nessun effetto sulla creazione di una difesa comune europea nel quadro di una politica estera europea.
Non sarà il sonno europeo ma una logica perversa la scelta condivisa da alcuni governi e preannunciata dalla Commissione europea ma mai smentita di rinazionalizzare le spese europee mantenendo i contributi nazionali secondo il metodo del NGEU nonostante le forti riserve del Parlamento europeo sostenute in Italia dal Movimento europeo e dal Forum Diseguaglianze e Diversità (LINK) a cui si aggiungono da parte del Movimento europeo proposte per colpire esternalità negative e finanziare beni pubblici europei.
Per superare il metodo dei “due forni” e rispondere alle alleanze di centro-destra che si sono andate costituendo fin dalla fine della scorsa legislatura ci sono due strade parallele e complementari che riguardano l’avvio di un percorso costituzionale a trattati costanti il cui elemento essenziale sarà il conflitto sul Quadro Finanziario Pluriennale fra il Parlamento europeo da una parte e il Consiglio insieme alla Commissione europea dall’altra e l’apertura a termine di un processo costituente con l’obiettivo degli Stati Uniti d’Europa fra quelli che lo vorranno e cioè di un modello federale per superare l’attuale sistema confederale come è stato recentemente preconizzato da un dossier de L’Espresso e da Roberto Benigni nel suo “Sogno Europeo” (Einaudi, 2025).
Il conflitto sul bilancio europeo richiederà una alleanza fra una maggioranza di innovatori nel Parlamento europeo ed un’ampia rete delle organizzazioni rappresentative della società civile, del mondo del lavoro e della produzione aprendo l’assemblea e le commissioni parlamentari a forme innovative e deliberative di riscoperta del metodo del “bilancio partecipativo”.
L’avvio di un processo costituente richiederà invece tempi più lunghi nella prospettiva delle elezioni europee che avranno luogo nel giugno 2029 in vista delle quali si dovrà preparare il terreno con un confronto sin d’ora fra le fondazioni dei partiti politici europei e i parlamenti nazionali immaginando riunioni di assise inter-parlamentari su temi di interesse comune anche con i paesi candidati all’adesione, riprendere la proposta delle liste transnazionali e studiare l’idea de L’Espresso di un referendum paneuropeo insieme alle elezioni europee per l’attribuzione al Parlamento europeo di una missione costituente.
14 luglio 2025![]()
LA SETTIMANA DEL MOVIMENTO EUROPEO
16 luglio
- Roma, XX Congresso Confederale CISL
17-18 luglio
- Cava de’ Tirreni, Assemblea Nazionale ALI
18-20 luglio
- Legnago, Comitato Federale Gioventù Federalista Europea – GFE
18 luglio
- Riunione gruppo di lavoro sulle risorse proprie (Movimento europeo Italia)
IN EVIDENZA
VI SEGNALIAMO
- 16-19 luglio, Roma. Dal 16 al 19 luglio 2025, il Palazzo dei Congressi dell’Eur a Roma ospiterà il XX Congresso Confederale della Cisl, il cui tema centrale sarà “Il coraggio della partecipazione – Responsabilità sociale e umanesimo del lavoro per rigenerare l’Italia e l’Europa”. 1034 delegate e delegati da tutte le regioni italiane, in rappresentanza di oltre 4 milioni di iscritti, si confronteranno dopo un percorso democratico che ha coinvolto 13.837 congressi territoriali e di categoria. Interverranno, tra gli altri, la Segretaria Generale della Cisl, Daniela Fumarola, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, rappresentanti delle istituzioni europee, ministri, esponenti del mondo accademico, culturale e imprenditoriale, nonché testimonianze internazionali dai sindacati di Bielorussia, Birmania, Israele, Palestina e Ucraina. Il Congresso si concluderà il 19 luglio con l’elezione dei nuovi organismi nazionali della Confederazione, chiamati a guidare la Cisl per i prossimi quattro anni. Un appuntamento fondamentale per il futuro del lavoro e della partecipazione democratica in Italia e in Europa. PROGRAMMA.
- 17-18 luglio, Cava de’ Tirreni. Il 17 e 18 luglio, nella suggestiva cornice del Monastero di San Giovanni a Cava de’ Tirreni, si terrà la quarta edizione degli Stati Generali della Bellezza, promossi da ALI – Autonomie Locali Italiane. L’appuntamento riunirà amministratori, sindaci e assessori da tutta Italia per discutere il rapporto tra patrimonio culturale e naturale e promuovere modelli di sviluppo locale sostenibile. Obiettivo: rafforzare il ruolo degli enti locali nella valorizzazione dei territori e favorire un turismo consapevole, rispettoso e “green”. Un vero laboratorio nazionale per il futuro della bellezza urbana e ambientale. MAGGIORI INFORMAZIONI E PROGRAMMA.
ARTICOLI E TESTI DELLA SETTIMANA
- A Legal Scalpel Instead of an Axe. How a Reinterpretation of Article 7 TEU Could Neutralise Hungary’s CFSP Veto Strategy, by Lucia Serena Rossi (verfassungsblog – 09/07/2025)
- Outcome document of the Fourth International Conference on Financing for Development (16/06/2025)
- Il federalismo come alternativa al nazionalismo della paura e alla democrazia illiberale, di Giulio Saputo (Patria Indipendente – 12/06/2025)
- I giudici nella crisi delle democrazie europee: antefatti e rischi del “nuovo fronte” italiano, di Mariarosaria Guglielmi (Questione Giustizia – 04/07/2025)
- Bollettino quindicinale sulle attività dell’Unione europea a cura dell’Ufficio Rapporti con l’Unione europea della Camera dei deputati (Bollettino n.61 / 30 giugno-13 luglio 2025)
- Calendario delle attività della Camera dei deputati in materia di Unione europea (14-20 luglio 2025). Ufficio Rapporti con l’Unione europea
ULTIME DA BRUXELLES
MONDO IN DISORDINE, FRATTURE OCCIDENTALI,
DIFESA OSTINATA DELLO STATO DI DIRITTO
AL TEMPO DELLA SESTA RELAZIONE DELLA COMMISSIONE EUROPEA
… l’unica area al mondo dove valgono ancora
la trasparenza, lo Stato di diritto, la separazione dei poteri
e un sistema di governo prevedibile:
l’Unione europea.
Federico Fubini, Dazi, è uno scontro di potere,
in Corriere della Sera, 13 luglio 2025, p. 26
Ora che l’Atlantico si è fatto più largo
e l’antica fortezza USA sembra sbriciolarsi
in un assurdo negazionismo delle stesse sue fondamenta,
c’è questa «ridotta» europea di democrazia parlamentare che non molla
… la democrazia parlamentare di Strasburgo rischia di essere solo un’isola
nella corrente del mondo …
Andrea Manzella, Europa, una lezione di Democrazia,
in Corriere della Sera, 14 luglio 2025, p. 34
Il primo fascicolo della nuova rivista Unione europea e diritti (direttore responsabile Patrizia De Pasquale), uscito da pochissimo, contiene un primo articolo, di Marco Buccarella, su L’altalena dei dazi di Trump e il preludio di una nuova epoca (instabile) del commercio internazionale. Quale ruolo per l’Unione europea?[1]. Il 12 luglio scorso il Presidente degli Stati Uniti d’America ha reso pubblico sul proprio “social” Truth la lettera, datata 11 luglio, indirizzata a «Her Exellency Ursula von der Leyen, President of the European Commission, Bruxelles». Alla «Dear Madam President» Donald Trump scrive (il testo tradotto è ripreso da Il Sole 24 Ore[2]):
« … è per me un grande onore inviarle questa lettera, in quanto dimostra la forza e l’impegno delle nostre relazioni commerciali e il fatto che gli Stati Uniti d’America abbiano accettato di continuare a collaborare con l’Unione Europea, nonostante uno dei nostri maggiori deficit commerciali con voi. Ciononostante, abbiamo deciso di andare avanti, ma solo con un COMMERCIO più equilibrato ed equo.
Pertanto, La invitiamo a partecipare alla straordinaria economia degli Stati Uniti, di gran lunga il mercato numero uno al mondo. Abbiamo avuto anni per discutere delle nostre relazioni commerciali con l’Unione Europea e abbiamo concluso che dobbiamo abbandonare questi deficit commerciali a lungo termine, ampi e persistenti, generati dalle Sue politiche tariffarie e non tariffarie e dalle Sue barriere commerciali.
Le nostre relazioni sono state, purtroppo, tutt’altro che reciproche. A partire dal 1° agosto 2025, applicheremo all’Unione Europea una tariffa di solo il 30% sui prodotti UE spediti negli Stati Uniti, distinta da tutte le tariffe settoriali. Le merci trasbordate per eludere una tariffa doganale più elevata saranno soggette a tale tariffa doganale più elevata. Vi preghiamo di comprendere che il 30% è di gran lunga inferiore a quanto necessario per eliminare il divario di deficit commerciale che abbiamo con l’UE. Come sapete, non ci saranno tariffe doganali se l’Unione Europea, o le aziende all’interno dell’UE, decidessero di costruire o produrre prodotti negli Stati Uniti e, di fatto, faremo tutto il possibile per ottenere le autorizzazioni rapidamente, professionalmente e regolarmente – in altre parole, nel giro di poche settimane.
L’Unione Europea consentirà un accesso completo e aperto al mercato degli Stati Uniti, senza che ci vengano addebitate tariffe doganali, nel tentativo di ridurre l’elevato deficit commerciale. Se per qualsiasi motivo decidete di aumentare le vostre tariffe e di reagire, l’importo, qualunque sia l’aumento scelto, verrà aggiunto al 30% che applichiamo.
Vi preghiamo di comprendere che queste tariffe sono necessarie per correggere i molti anni di politiche tariffarie e non tariffarie e barriere commerciali dell’Unione Europea che causano gli ingenti e insostenibili deficit commerciali a carico degli Stati Uniti. Questo deficit rappresenta una grave minaccia per la nostra economia e, di fatto, per la nostra sicurezza nazionale!
Non vediamo l’ora di collaborare con voi come vostro partner commerciale per molti anni a venire. Se desiderate aprire i vostri mercati commerciali, finora chiusi, agli Stati Uniti ed eliminare le vostre politiche tariffarie e non tariffarie e le barriere commerciali, potremmo valutare una modifica a questa lettera. Queste tariffe potrebbero essere modificate, al rialzo o al ribasso, a seconda del nostro rapporto con il vostro Paese. Non rimarrete mai delusi dagli Stati Uniti d’America.
Grazie per l’attenzione alla materia.
Con i migliori auguri,
Donald J. Trump».
Aspettiamo adeguate risposte (contromisure) da collocare nel contesto di un’epoca contemporanea ben più che instabile, dove il Presidente statunitense a fine febbraio scorso lamenta che «l’Unione europea è nata per fregarci» (l’espressione in inglese suona più forte) e dove i tre imperi (USA, Cina e Russia) stanno organizzando l’ordine internazionale della «Nuova Yalta», come fin dal 2017 preconizzava la Rivista L’Espresso[3]. E in ciascuno dei suddetti contesti imperiali lo Stato di diritto o è assente (come in Cina e Russia) o soffre (negli Stati Uniti d’America al tempo delle – al plurale! – presidenze Trump, con l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, i conflitti coi giudici nel 2025, ecc.).
E intanto la Commissione europea pubblica l’8 luglio la sesta relazione annuale sullo Stato di diritto nell’UE con puntuale attenzione a tutti e 27 gli Stati membri, cui vengono indirizzate specifiche «raccomandazioni» (chissà se capaci di trovar risposte adeguate, mi verrebbe da dire, più di quelle indirizzateci da piccoli da parte delle nostre nonne!). I quattro capitoli della relazione concernono:1) Il sistema giudiziario, 2) Il quadro anticorruzione, 3) La libertà e il pluralismo dei media, 4) I controlli e i contrappesi istituzionali. Con riferimento a questi quattro pilastri la relazione ne approfondisce l’impatto sul funzionamento del mercato unico e sul contesto operativo per le imprese.
Circa la situazione dello Stato di diritto in Italia la Commissione, prendendo le mosse dalle osservazioni manifestate nella quinta relazione, quella del 2024, scrive così.
«Nel complesso, per quanto riguarda le raccomandazioni formulate nella Relazione sullo Stato di diritto 2024 l’Italia ha realizzato:
- alcuni ulteriori progressi nel proseguire l’impegno volto a migliorare ulteriormente il livello di digitalizzazione nelle sedi penali e nelle procure;
- alcuni progressi nell’adozione della proposta legislativa pendente in materia di conflitti di interessi, e progressi limitati nell’adozione di norme complessive sul lobbying per l’istituzione di un registro operativo delle attività dei rappresentanti di interessi, compresa un’impronta legislativa;
- ancora nessun progresso nell’affrontare efficacemente e rapidamente la pratica di incanalare le donazioni attraverso fondazioni e associazioni politiche e nell’introdurre un registro elettronico unico per le informazioni sul finanziamento dei partiti e delle campagne;
- alcuni progressi nel provvedere affinché siano in vigore disposizioni o meccanismi che assicurino un finanziamento dei media del servizio pubblico adeguato per l’adempimento della loro missione di servizio pubblico e per garantirne l’indipendenza;
- nessun ulteriore progresso nel portare avanti il processo legislativo del progetto di riforma sulla diffamazione e sulla protezione del segreto professionale e delle fonti giornalistiche, evitando ogni rischio di incidenza negativa sulla libertà di stampa e tenendo conto delle norme europee in materia di protezione dei giornalisti;
- nessun ulteriore progresso nell’intensificare gli sforzi per costituire un’istituzione nazionale per i diritti umani tenendo conto dei principi di Parigi delle Nazioni Unite.
Su tale base, e tenuto conto di altri sviluppi intervenuti nel periodo di riferimento, oltre a ricordare gli impegni pertinenti assunti nell’ambito del piano per la ripresa e la resilienza nonché le pertinenti raccomandazioni specifiche per paese nel quadro del semestre europeo, si raccomanda all’Italia di:
- completare il sistema digitale di gestione delle cause nelle sedi penali e nelle procure;
- adottare la proposta legislativa pendente in materia di conflitti di interessi e intensificare l’impegno per adottare norme complessive sul lobbying per l’istituzione di un registro operativo delle attività dei rappresentanti di interessi, compresa un’impronta legislativa;
- intensificare l’impegno per affrontare efficacemente e rapidamente la pratica di incanalare le donazioni attraverso fondazioni e associazioni politiche e introdurre un registro elettronico unico per le informazioni sul finanziamento dei partiti e delle campagne;
- portare avanti l’attività legislativa in corso affinché siano in vigore disposizioni o meccanismi che assicurino un finanziamento dei media del servizio pubblico adeguato per l’adempimento della loro missione di servizio pubblico e per garantirne l’indipendenza;
- portare avanti il processo legislativo in corso del progetto di riforma sulla diffamazione e sulla protezione del segreto professionale e delle fonti giornalistiche, evitando ogni rischio di incidenza negativa sulla libertà di stampa e tenendo conto delle norme europee in materia di protezione dei giornalisti;
- intensificare le iniziative per costituire un’istituzione nazionale per i diritti umani tenendo conto dei principi di Parigi delle Nazioni Unite».
Poco dopo, l’11 luglio, ancora la Rivista L’Espresso pubblica un numero dedicato – come si scrive in copertina – agli Stati Uniti d’Europa, precisando subito sotto il titolo: «Federarsi o soccombere. Non c’è spazio per 27 deboli voci nell’Europa smarrita fra nazionalismi e sovranismi. Per imporsi nello scacchiere degli Stati Continente l’UE ha un’unica possibilità: tornare allo spirito originario di Ventotene e realizzare una vera Unione politica».
Appunto…
Dino G. Rinoldi
[1] La rivista è edita quadrimestralmente da Editoriale Scientifica e disponibile in open access online al sito
www.uediritti.it.
[2] 13 luglio 2025, p.2.
[3] L’Espresso del 3 dicembre 2017, la cui copertina viene in questo articolo riprodotta.
LIMITAZIONE DELLA RESPONSABILITÀ
Ad eccezione de L’EDITORIALE, le opinioni espresse nella presente newsletter sono esclusivamente riconducibili alla responsabilità degli autori e non riflettono la posizione ufficiale del Movimento europeo.
