La maggioranza degli italiani pensano che il nostro paese sia il paese europeo più esposto alla pressione migratoria che viene dal resto del mondo. Non è così. Le immagini dei profughi salvati dai gommoni che affondano ci sono regolarmente presentate da tutte le televisioni e, logicamente, ci colpiscono. Ma i profughi che arrivano via mare attraverso il mediterraneo sono solo una piccola parte del totale dei profughi che ogni anno arrivano nei nostri paesi. Se si tiene conto di tutti i profughi che arrivano in Europa si scopre che molti altri paesi ricevono più profughi di noi.
Un profugo diventa un “peso” per la pubblica amministrazione di un paese dal momento in cui presenta una domanda di asilo o protezione umanitaria. Il paese dove la domanda è stata presentata deve farsi carico della richiesta e decidere se accoglierla o no. In questo secondo caso, il paese deve organizzare, se possibile, il ritorno del richiedente nel paese di origine. In entrambi i casi, il paese che ha ricevuto la domanda deve farsi carico del mantenimento del profugo fino a quando questo non sarà integrato nel paese o sarà riportato nel paese di origine.
L’Unione europea si è data delle procedure per evitare che i richiedenti asilo/protezione la cui domanda è stata rifiutata in un paese facciano una domanda analoga in un altro paese UE. L’Unione europea ha creato un sistema per registrare tutte le domande presentate e raccogliere i dati (fino alle impronte digitali) di chiunque presenta una domanda. Naturalmente Eurostat è in grado di pubblicare dati mensili sulle nuove domande presentate in ogni paese. Queste statistiche sono estremamente affidabili perché basate su un sistema su cui gli stati dell’UE hanno investito molto e danno un’idea abbastanza precisa del peso che ogni paese deve sopportare per l’immigrazione irregolare.
Le statistiche recenti mostrano che nel periodo di 18 mesi “2021 e primi sei mesi del 2022” il nostro paese ha ricevuto 90 575 domande di asilo. Si tratta certo di una cifra alta. Ma nello stesso periodo in Germania sono state presentate 288 515 domande di questo tipo. In Francia sono state 189 810 e in Spagna 122 800. Perfino Malta ne ha ricevute 2 075, cosa che, in proporzione alla sua popolazione o al suo PIL, implica uno sforzo più che doppio rispetto a quello sostenuto dal nostro paese.
Se si esaminano i dati per un periodo più lungo, le cose non cambiano. Le domande di asilo presentate nell’Unione europea negli ultimi dieci anni completi (2012-2021) sono state 6 511 970. Il numero di quelle presentate in Italia nello stesso periodo è stato di 628 200, pari al 9,1 per cento del totale. Una percentuale ben inferiore al peso del nostro paese nel PIL dell’Unione europea (13,3 per cento) o nella sua popolazione (13,5 per cento). Se fosse esistita una possibilità di redistribuzione dei profughi tra i paesi europei sulla base del PIL o della popolazione di ogni paese, l’Italia avrebbe dovuto accettare più profughi di quelli che sono effettivamente arrivati nel paese.
Come si spiega che nonostante quello che queste cifre mostrano chiaramente tante persone credano che l’Italia sia più colpita degli altri paesi europei dal fenomeno dell’immigrazione irregolare?
Come ricordato, è soprattutto dovuto al fatto che molti non si rendono conto del fatto che l’immigrazione irregolare non si limita agli arrivi via mare. Molti non si rendono conto che questi arrivi rappresentano solo una piccola parte degli arrivi di profughi in Europa.
Le statistiche ci mostrano che il numero dei profughi che fanno domanda di asilo o protezione in un paese europeo è molto più alto di quello delle persone sbarcate nei paesi dell’Unione europea dopo un viaggio in mare. Nel corso del 2021 e dei primi sei mesi del 2022, secondo le statistiche dell’Organizzazione mondiale delle migrazioni (agenzia ONU che usa i dati del nostro Ministero dell’interno), sono arrivate nell’UE (Spagna, Italia, Grecia, Cipro e Malta), via mare, 140 333 persone. Uso questo periodo perché nel corso del 2020 c’è stata un’interruzione della raccolta di questi dati a causa della pandemia.
Nello stesso periodo, i paesi dell’Unione europea hanno ricevuto, secondo Eurostat, 1 038 685 domande di asilo (unicamente prime domande e senza tener conto dei profughi ucraini). Quindi gli sbarchi via mare in questo periodo hanno rappresentato meno del 15 per cento di tutti i nuovi profughi che hanno fatto domanda di asilo in un paese europeo.
Come si spiega questa grossa differenza? Un primo fattore è ovviamente rappresentato dalle persone che arrivano via terra. Ma quantitativamente si tratta del fattore meno importante. Il grosso dei profughi sono invece persone che arrivano in aereo o con altri mezzi di trasporto e che entrano nell’UE con un visto turistico. Dopo la scadenza del periodo previsto da questo tipo di visto, si presentano alle autorità e fanno domanda di asilo. Nel dibattito politico sull’immigrazione in Spagna è accettato da quasi tutti che la grossa porta di ingresso in Spagna per gli immigrati irregolari è rappresentata dall’aeroporto di Barajas, l’aeroporto di Madrid. È importante rendersi conto che, dal punto di vista del peso finanziario e amministrativo e da quello della responsabilità legale per le decisioni sul futuro del nuovo arrivato, la maniera in cui le persone sono arrivate alla presentazione della domanda di asilo non cambia nulla.
Dove questa la differenza nella maniera di arrivare nel paese ha un ruolo importante è nella percezione da parte dell’opinione pubblica del peso dell’immigrazione irregolare sui vari paesi. La maggioranza dei nostri concittadini guarda il fatto che su 140 333 persone arrivate nell’Unione europea via mare nel periodo già indicato (2021 e primi sei mesi del 2022), 64 958 (più del 45 per cento del totale) sono arrivate nel nostro paese. Gli altri paesi vedono invece che su 1 038 685 domande di asilo ricevute nell’Unione europea, in Italia ne sono state presentate “solo” 90 575, ossia l’8,7 per cento; una percentuale ben inferiore al peso del nostro paese nel PIL dell’Unione europea o nella sua popolazione.
In Germania, ma anche in Olanda e Belgio, ci sono tensioni tra il governo centrale e le autorità locali perché queste ultime dicono di non essere più in grado di assistere i profughi che hanno fatto domanda di asilo/protezione. In questi paesi, l’opinione pubblica si preoccupa del numero totale di profughi arrivati, non solo di quelli arrivati via mare.
A complicare ulteriormente la percezione del peso reale dell’arrivo dei profughi c’è poi il problema dei profughi ucraini. Si tratta sicuramente di profughi temporanei. Ma il loro costo per le amministrazioni pubbliche è ben più alto di quello dei profughi provenienti da altre parti del mondo. Il grosso dei profughi ucraini è andato in Polonia. Lo UNHCR ha stimato il numero di profughi ucraini presenti in Italia a fine ottobre in 171 500. Ma la cifra corrispondente per la Germania è di 1 019 000. E ci si aspetta che l’inverno, grazie anche ai bombardamenti russi sulle infrastrutture energetiche, porti ad un nuovo flusso di rifugiati dall’Ucraina.
L’immigrazione è un grosso problema. Nessuno vuole l’immigrazione irregolare e tutti si rendono conto delle difficoltà che presenta l’integrazione dei profughi. Tutti i paesi cercano di scoraggiare gli arrivi. Ma cercano di farlo in maniera dignitosa. Non stiamo parlando di merci, ma di esseri umani alla ricerca di una vita migliore. Purtroppo non ci sono soluzioni facili o soluzioni belle. La pressione migratoria continuerà per i prossimi decenni e diventerà sempre più forte. I profughi continueranno ad arrivare e dovremo gestire il loro arrivo in una maniera di cui non ci si debba vergognare.
Fabio Colasanti

