Newsletter 15 Settembre/2025 – ULTIME DA BRUXELLES

 

ANCORA SULLO STATO DELL’UNIONE (EUROPEA)
MA PURE SU QUELLO MIO PERSONALE (DI PROSTRAZIONE)
DI FRONTE ALLE TANTE SENTINELLE DA ALLERTARE
A OVEST, A EST, A SUD E A NORD
(un esercizio monacale?)

Alcuni «oggi fissano la data dell’attacco russo all’Europa» – evidentemente compiendo l’analisi di escludere geograficamente questo Paese, già membro del Consiglio d’Europa, dal “vecchio continente” – nell’«anno di disgrazia 2029»[1], quindi ritenendo solo prodromica l’attuale situazione in Ucraina.

E se ironizzar fosse possibile (e non lo è) potremmo ben riprendere il senso del titolo del libro di Erich Maria Remarque «Niente di nuovo su fronte occidentale» per ragionare pure sulle perlomeno complicate relazioni euro-atlantiche, dunque a Ovest. Restando principalmente da considerare la situazione in Ucraina a Est, di valenza straordinaria è lì anche l’estensione dell’attività tecnologico-militare sovietica – pardon: russa – su Polonia e Romania[2], che ci fa finir col chiedere, assieme al profeta Isaia: «Sentinella, a che punto è la notte?»[3].

«Sentinella dell’Est» è appunto la denominazione dell’operazione di cui la Polonia ha annunciato l’inizio per rafforzare il fianco orientale della NATO (e della UE)[4].

A Sud c’è il … “Sud globale”[5], con la coreografia della parata militare mandata in onda mondiale a inizio del presente mese da Xi Jinping in Cina, alla presenza di Putin, Big Jim (pardon: Kim Jong-un), Pezeshkian, Lukashenko e altri, tra i quali purtroppo anche Fico (Robert non Roberto) e Vučić.

A Nord c’è l’Artico, coi piani d’invasione dell’amministrazione Trump nell’europea (perché danese) Groenlandia[6], che d’altro canto dal 1985 è fuori dalla disciplina dell’UE.

E così apprezziamo la direttrice esecutiva del Centro ucraino per le libertà civili, premio Nobel per la pace 2022 (l’UE ha conseguito lo stesso premio nel 2012) assieme al Russia’s Memorial e all’attivista bielorusso Ales Bialatski, la quale ci rammenta che «La guerra è già arrivata in Europa e voi non siete pronti»[7]. A dispetto del progettato ReArmEU, o appunto Readiness 2030,[8] per ora ridotto al solo (si salvi chi può …) S.A.F.E.[9].

Basta, «per affrontare il presente oscuro in modo costruttivo», affermare: «E adesso ripartiamo!»[10]?

Ripartiamo da Ursula (purtroppo non Hirschmann, col collegato ricordo di Eugenio Colorni e Altiero Spinelli), da Ursula von der Leyen, che parlando dello stato (con l’iniziale minuscola) dell’Unione europea (della sua situazione, non della sua forma istituzionale) identifica una serie di problemi e non dice come conseguirne soluzione con appunto forme adeguate, giacché la Commissione europea ha competenze specifiche attribuitele dai “padroni dei trattati istitutivi”: gli Stati membri. Non dice della «morte di un’alleanza» e della «nascita di un vassallaggio» con gli USA di Trump[11]. Non dice puntualmente dello stato di attuazione dei rapporti Draghi e Letta[12]. Non dice «della necessità di ricorrere a debito europeo» in tanti capitoli di spesa[13].

E allora soprattutto ridico io, pur prostrato, della necessità di far ieri (oggi può essere tardi) un “salto” istituzionale, dove a chi ritiene possa esser nel buio va ribattuto che noi stiamo con Carl Gustav Jung nel ritenere che se esiste il buio – meglio: se esiste l’ombra che sovente avvolge la realtà – significa che c’è anche la luce che l’ombra provoca e a cui può sostituirsi[14], sempreché, beninteso, la sentinella ci renda consapevoli. Nel mio ridire rinvio soltanto alla newsletter immediatamente precedente questa, cioè al contributo su Lo stato dell’Unione (europea) che Stato non è ma è pur sempre sovrannazionale: i suoi poteri costituiti, costituzionali, costituenti. Poteri costituenti per la Federazione europea, per la nuova Comunità politica europea, dove il termine “comunità” è qualificante.

Di Federazione europea del resto ha appena ragionato il mondo cattolico italiano, adottando il 14 settembre a Camaldoli, all’interno dello storico monastero (dove il monaco era sì tale: μονος, solo, ma viveva in comunità) un approfondito documento auspicato fin dal 2023[15].

È stato pure redatto un «Appello per una nuova Europa», caricato su change.org come petizione da sottoscrivere. Vi si parla della necessità, «in tempi rapidi, di una Federazione Europea fra gli Stati che, pur rimanendo all’interno dell’Unione, decidano di condividere la propria sovranità entro un’unica sintesi politica». Vi si chiede allora «Un’Europa più unita e coraggiosa, capace di condividere sovranità su temi cruciali come politica estera, difesa, fiscalità, salute e ambiente, politica estera, difesa, fiscalità, salute e ambiente». Vi si ritiene indispensabile «Una fase costituente federale: un gruppo di Paesi disponibili ad accelerare il processo di integrazione deve avviare subito il percorso verso una vera Federazione europea, interna all’attuale Unione, e aperta a quanti successivamente vorranno parteciparvi».

Insomma, vi si conclude: «Costruiamo insieme una Nuova Europa: più giusta, più unita, più umana, più federale».

DINO G. RINOLDI

 

[1] V. l’Editoriale (intitolato Ci siamo persi) di Limes n.8/2025, pp.7e 8.

[2] Alludo evidentemente ai droni russi vaganti in questi giorni di settembre nei cieli di Polonia e Romania.

[3] Isaia, 21, 11-12.

[4] V. F. Russo, La Polonia avvia l’operazione NATO “Sentinella dell’Est” e ringrazia l’Italia, in agi.it, 13 settembre 2025.

[5] V. Sud globale, in WikipediA.it.

[6] V. Hegseth: “Pronti i piani Usa per invadere Groenlandia e Panama”, in Rainews.it, 12 giugno 2025.

[7] V. L’intervista curata da A. Lombardi è in la Repubblica del 15 settembre 2025, pp. 4-5.

[8] V. S. Clapp, M. Höflmayer, E. Lazarou, M. Pari, ReArm Europe Plan/Readiness 2030, in Europarl.europa.eu, PE 769.566, Aprile 2025.

[9] Il Regolamento (UE) 2025/1106 del Consiglio, del 27 maggio 2025,comporta contestazioni nel Parlamento europeo circa la base giuridica utilizzata per adottare l’atto, escludente l’intervento appunto dell’organo parlamentare comunitario. Il regolamento istituisce lo strumento di azione per la sicurezza dell’Europa (SAFE) mediante il rafforzamento dell’industria europea della difesa.

[10] V. la copertina dell’allegato Robinson di la Repubblica del 14 settembre 2025,e le successive pp. 2-3 con l’articolo di M. Serra, State allegri è solo la fine del mondo.

[11] Così S. Fabbrini, Quello che Ursula non ha detto agli europei, in Il Sole 24 Ore, 14 settembre 2025, p.8.

[12] V. nota precedente. V.anche, sullo stesso numero del quotidiano, a p. 6, l’intervista di B. Romano proprio a Gianni Letta, col titolo «Il completamento del mercato unico nel 2028 ultima chance per l’UE».

[13] V. ancora l’articolo di S. Fabbrini cit. in nota 11.

[14] V. L’Ombra e la Luce: l’Insegnamento di Jung sull’Integrazione dell’Inconscio, in vivereconfilosofia.it (senza data, salvo l’indicazione, riscontrabile oggi: «12 mesi fa».

[15] Codice di Camaldoli per una nuova Europa, a continuazione e cambiamento di quello adottato nello stesso luogo nel 1943. Sull’evento e i trascorsi menzionati v. Avvenire del 14 settembre, p. 3, con gli articoli di A. Picariello.