Newsletter 16 Febbraio/2026 – L’EDITORIALE

 

Un progetto, un metodo e un’agenda per la sovranità federale europea

Attualità e potenzialità del Trattato Spinelli per evitare la disgregazione dell’UE

Il 14 febbraio 1984 il Parlamento europeo approvava a larga maggioranza il Progetto di Trattato per istituire l’Unione europea (progetto Spinelli) dopo due anni di trasparente lavoro parlamentare iniziato a fine gennaio 1982 con l’avvio di una commissione parlamentare ad hoc e a tre anni e mezzo dalla nascita del Club del Coccodrillo e cioè di un intergruppo parlamentare su iniziativa di Altiero Spinelli.

E’ interessante notare che la maggioranza parlamentare non fu solo numerica ma politica perché a favore di quel Progetto di Trattato si espresse quasi tutto il gruppo Democratico cristiano divenuto poi PPE insieme alla maggioranza dei socialisti (che erano allora il gruppo di maggioranza relativa), dei liberali e democratici, dei comunisti (italiani), dei conservatori britannici del Gruppo democratico europeo e dei non-iscritti a cui appartenevano i radicali italiani e i deputati del MSI con l’eccezione di una maggioranza dei francesi (gollisti appartenenti al Gruppo dei democratici europei di progresso, comunisti francesi e la maggioranza dei socialisti).

Agli sviluppi positivi dell’iniziativa del Club del Coccodrillo avevano contribuito vari fattori che dovrebbero essere tenuti in considerazione in vista della riapertura del cantiere della riforma dell’Unione europea diciotto anni dopo la firma del Trattato di Lisbona nel dicembre 2007 che archiviò il Trattato-costituzionale del 2004.

A ciò si aggiunge il sostanziale diniego dei governi degli Stati membri e della Commissione europea di dare seguito alle conclusioni della Conferenza sul futuro dell’Europa e alla proposta di parziale revisione dei Trattati votata dal Parlamento europeo il 22 novembre 2023 in cui si proponeva la convocazione della convenzione prevista dall’art. 48 del Trattato sull’Unione europea.

Si tratta in particolare dei seguenti fattori:

  • della rottura del tabù della immodificabilità dei trattati di cui i governi si consideravano e si considerano ancora oggi gli unici depositari legittimi
  • della decisione del Parlamento europeo nel luglio 1981 di procedere sulla via di una integrale sostituzione dei Trattati di Roma con un nuovo Trattato che avrebbe fatto proprio tutto il patrimonio delle realizzazioni comunitarie
  • di escludere così la via di una parziale revisione di quei trattati che avrebbe reso inevitabile la convocazione di una tradizionale conferenza intergovernativa
  • di un metodo di lavoro trasparente e consensuale che implicava un pieno e costante coinvolgimento dei gruppi politici ma anche la promozione di iniziative esterne al Parlamento europeo e il contributo di un gruppo di giuristi durante i lavori della commissione ma soprattutto nella redazione del testo finale del Progetto di Trattato
  • di un passaggio preliminare in seduta plenaria per consolidare il consenso politico sulle scelte prioritarie (cittadinanza, diritti fondamentali, metodo d’azione e competenze dell’Unione europea, disposizioni istituzionali, politiche dell’Unione, finanze dell’Unione, procedura di entrata in vigore) che avvenne il 13 settembre 1983
  • della volontà di coinvolgere direttamente i parlamenti nazionali chiedendo loro di esaminare il progetto e di proporre eventuali emendamenti che avrebbero dovuto essere discussi e approvati dal nuovo Parlamento eletto nel 1984 in modo da adottare un testo definitivo di trattato da sottoporre alle ratifiche nazionali sulla base degli articoli 11 e 14 della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati che potrebbe rendere superflua la firma dei governi nazionali quando un progetto di trattato è elaborato da una organizzazione internazionale.

Come sappiamo, il Consiglio europeo di Fontainebleau del 26 giugno 1984 decise di non dare un seguito formale al progetto adottato dal Parlamento europeo il 14 febbraio dello stesso anno, malgrado l’impegno assunto davanti alla assemblea europea da François Mitterrand il 24 maggio 1984, ma di creare un comitato ad hoc (“Comitato Dooge” dal nome del suo presidente irlandese) per elaborare dei suggerimenti sul miglioramento del funzionamento della cooperazione europea nel settore comunitario.

Questo comitato propose al successivo Consiglio europeo di Milano nel giugno 1985 di riunire una Conferenza intergovernativa per negoziare un progetto di trattato d’Unione europea sulla base del patrimonio delle realizzazioni comunitarie, della dichiarazione di Stoccarda e ispirandosi allo spirito e al metodo del progetto Spinelli.

Per ricordare l’espressione usata da Altiero Spinelli, la montagna della conferenza intergovernativa, ignorando lo spirito e il metodo del progetto Spinelli, partorì nel febbraio 1986 il topolino dell’Atto Unico Europeo e la prospettiva del passaggio dalle Comunità europee all’Unione con la formula dei tre pilastri fu rinviata invece al Trattato di Maastricht entrato in vigore nel 1993.

Di quell’Atto Unico che non si ispirò al progetto Spinelli è necessario sottolineare, rispetto alle sfide successive:

  • il silenzio sulla dimensione geopolitica dell’Europa unita di fronte ad un continente in ebollizione,
  • la reticenza sulla convergenza ecologica,
  • l’inadeguatezza sulla dimensione sociale,
  • l’assenza di strumenti giuridici per combattere le distorsioni del mercato unico,
  • l’approccio bizantino nella ricerca di un sistema istituzionale efficace e democratico.

Nonostante il costante freno dei negoziati intergovernativi, i trattati successivi all’Atto Unico Europeo hanno ripreso parti importanti del progetto Spinelli che vale la pena di ricordare come il principio di sussidiarietà, il carattere democratico dei paesi candidati, la cittadinanza europea, il rispetto dello stato di diritto e la carta dei diritti, la personalità giuridica dell’Unione, la ripartizione delle competenze, il potere di codecisione del Parlamento europeo e l’estensione del voto a maggioranza nel Consiglio, il voto di investitura della Commissione europea.

Vale la pena di ricordare anche parti importanti di quel progetto che non hanno trovato adeguata collocazione nei trattati successivi ed in particolare la totale abolizione del potere di veto, il metodo della procedura di codecisione, il diritto di iniziativa del Parlamento europeo, le leggi organiche, il contenuto della politica della società, la coerenza e l’unitarietà nelle relazioni internazionali, il sistema delle finanze ed infine l’entrata in vigore del Trattato alla maggioranza qualificata degli Stati membri.

Come viene ricordato nel commentario giuridico del progetto Spinelli si potrebbero classificare quasi duecento iniziative sull’idea di unificare da quella del giurista francese Pierre Dubois nel quattordicesimo secolo fino a quelle dell’abate Saint Pierre e di Emmanuel Kant ma nessuna di esse andava al di là dell’idea di una organizzazione pacifica dell’Europa e nessuna ha concretamente influito sul processo di integrazione del continente e potrà influire in futuro per il contenuto del progetto ed il suo metodo per realizzarlo quanto il “progetto Spinelli” del 1984.

Esso appare estremamente attuale e contiene risorse politiche e giuridiche per superare l’inazione dell’Unione europea, combattere i rischi della frammentazione e della disaggregazione insiti nelle varie proposte avanzate recentemente come risposta alla “morte dell’ordine mondiale”, contrastare i movimenti populisti e sovranisti, creare un sistema di sovranità condivisa che apra la strada verso un modello federale.

Da questo punto di vista una attenta lettura ed una ampia diffusione del commentario dei giuristi del progetto Spinelli articolo per articolo preceduto dall’esaustiva introduzione storica appare essenziale per arricchire il dibattito sul futuro dell’Europa fino alle elezioni europee nel 2029 e in vista dell’avvio di un processo costituente (LINK).

Il Movimento Europeo in Italia pubblicherà una versione italiana del commentario con la casa editrice Il Mulino in occasione del quarantesimo anniversario della scomparsa di Altiero Spinelli (23 maggio 1986).

Bruxelles, 14 febbraio 2026coccodrillo