BISOGNA AVERE IL CAOS DENTRO PER PARTORIRE UNA STELLA DANZANTE
(E L’UNIONE EUROPEA, CHE DI STELLE NE HA GIÀ DODICI?)
Dormivo, forse dormo ancora
mi ha disturbato il rumore
dello scontro di due cieli
fra ieri e domani
ci sarà spazio per me?
Dentro il cupo silenzio
si agita l’ombra di una stella danzante
(…)
Lucia Pulpo, Stella danzante, in www.pulpo.it,
3 dicembre 2016
A Bruxelles si riunisce oggi, 16 marzo, il Consiglio dell’Unione europea con competenza su «Trasporti, telecomunicazioni e energia» per discutere anche – in tempo di guerra – di un’energia a prezzi accessibili e complessivamente di sicurezza energetica. Nella stessa data si riunisce il Consiglio «Affari esteri» per procedere «a uno scambio di opinioni sulla guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina, sulla situazione in Medio Oriente a seguito dello scoppio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran e sulle relazioni tra l’UE e il vicinato meridionale»[1]. Il 17 marzo si riunisce sia il Consiglio «Ambiente», per ragionare su emissioni di CO2 da autovetture e furgoni ed esaminare «le modalità per rafforzare la collaborazione strategica dell’UE nella diplomazia ambientale globale»[2], sia il Consiglio «Affari generali», per valutare il quadro finanziario pluriennale 2028-2034 dell’UE e le modifiche da apporre all’atto elettorale relativo all’elezione del Parlamento europeo. Il 19 e 20 marzo si riunisce il Consiglio europeo per discutere «di Ucraina, Medio Oriente, competitività e mercato unico, prossimo quadro finanziario pluriennale, difesa e sicurezza europee, migrazione e altri punti»[3]. Il Consiglio «Affari esteri», nella formazione «Commercio», si terrà nei giorni 26-29 marzo a margine della 14ª conferenza ministeriale dell’Organizzazione mondiale del commercio a Yaoundé, in Camerun, fra l’altro per adottare una decisione sulla posizione da assumere a nome dell’UE in tale sede.
All’approssimarsi di siffatta intensa attività, il 14 marzo, muore Jürgen Habermas … e nemmeno il «patriottismo costituzionale europeo» su cui egli ragionava si sente tanto bene![4] D’altro canto nella stessa data, ma nel 1861, il tricolore diventa la bandiera del Regno d’Italia, bandiera che oggi, fattasi repubblicana, convive con le 12 stelle dell’Unione europea (e del Consiglio d’Europa) in ragione della Dichiarazione n. 52, relativa ai simboli dell’Unione europea, allegata all’atto finale della conferenza intergovernativa che ha adottato il Trattato di Lisbona firmato il 13 dicembre 2007[5]. Per soprammercato il 18 giugno, del 1815 e non del 1929 (data di nascita di Jürgen Habermas), avviene la sconfitta di Napoleone Bonaparte (nato Buonaparte e poi “sovranisticamente” francesizzato).
Ora, il patriottismo sopra menzionato si trova di fronte ai «rischi di una “democrazia intermittente”, capace nell’UE di produrre – si dice – quel «federalismo tecnocratico degli esecutivi» che con «un “lieve colpo di Stato”» ha concentrato «tutti i poteri nelle mani del Consiglio europeo», mentre «Jurgen Habermas è convinto che la “democrazia continua” debba nascere invece da un dialogo costituente» essendo «necessario e urgente agire per una Unione antisovranista che punti ad una integrazione federale» pur di fronte alla «miopia dei leader europei incapaci di avere una propria strategia europea»[6].
Oggi 16 marzo ma non oggi – nel 1978 e non nel 2026 – intorno alle nove del mattino vengono uccisi a Roma dal gruppo terroristico Brigate rosse cinque uomini delle forze dell’ordine, incaricati di scortare il deputato ed ex Presidente del Consiglio italiano Aldo Moro che viene rapito per poi essere ucciso il 9 maggio successivo. E se quest’ultima data coincide con la giornata dell’Europa, in ricordo della Dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950 con cui l’allora Ministro francese degli affari esteri propose l’istituzione di un’organizzazione internazionale (la futura CECA) capace di rendere la guerra «non solo impensabile ma materialmente impossibile», non posso fare a meno di accostare a quegli eventi la situazione di conflitto armato diffuso, di terrorismo, di violenza in cui viviamo e rammentare pure che un 16 marzo, ma del 1946, il Luogotenente generale del Regno d’Italia Umberto di Savoia firmò il decreto luogotenenziale n°98 con cui venne indetto il referendum sulla nostra forma di Stato che avrebbe portato alla nascita della Repubblica Italiana e poi alla Costituzione.
Ora si avvicina (22 e 23 marzo prossimi) un altro referendum, sulle modifiche costituzionali proposte il 30 ottobre 2025 dal Parlamento con le norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare. Nulla, che io sappia (mi sbaglio?), è stato detto in quest’ambito circa la «sua compatibilità con il diritto dell’Unione europea, che prevale su ogni misura nazionale, anche costituzionale, con esso incompatibile»[7]. Prevale a dispetto del fatto che la Presidente del Consiglio in carica, Giorgia Meloni, da deputata della scorsa, XVIII legislatura, abbia apposto la propria firma in prima posizione sotto il testo di una proposta di legge, anch’essa necessariamente costituzionale, con cui si chiedevano modifiche agli articoli 11 e 117 della Costituzione per introdurvi esplicita menzione del principio di sovranità nazionale rispetto all’ordinamento dell’Unione europea[8]. In particolare qui si riteneva assai rilevante considerare «la crescente disaffezione dei popoli europei rispetto alle regole e ai vincoli economici, monetari e sociali imposti dall’Unione europea spesso in spregio agli interessi nazionali»[9].
La questione oggi significativa, in tempi in cui di diritto si straparla in ogni dove[10], è pure quella della necessità di far operare «giudici indipendenti nazionali e allo stesso tempo europei»[11], correndo l’obbligo di inquadrare al meglio la «dimensione sovrannazionale dell’indipendenza dei nostri giudici (ma anche di ogni altro Stato membro [dell’UE]), ignorata fino a oggi nei lavori preparatori della riforma e nei dibattiti referendari» benché si tratti di dimensione capace di introdurre «una prospettiva nuova che andrebbe ricordata e spiegata». Occorre infatti ragionare sul fatto che «i cittadini che vanno alle urne hanno bisogno di certezze e di effettive garanzie, sia a tutela dei loro diritti di origine comunitaria sia a protezione della benedetta indipendenza di quei giudici che disapplichino le norme di legge incompatibili con tali diritti, senza per questo dover correre il rischio di possibili sanzioni disciplinari»[12]. Così c’è chi autorevolmente puntualizza che «una possibile formula di garanzia sarebbe stata peraltro semplice da realizzare. Bastava aggiungere, dopo la modifica dell’art. 105 Cost. sulle competenze e i poteri di questi organi di controllo giudiziario, la seguente frase: “Sono fatti salvi i vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario”»[13] (o, meglio, «derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea»). Ma come avrebbero potuto sopportarlo Meloni e compagnìa?
La Commissione europea per la democrazia attraverso il diritto (cosiddetta “Commissione di Venezia”, organo consultivo del Consiglio d’Europa) nella sua 145° sessione del 12-13 dicembre 2025 ha adottato il documento The Updated Rule of Law Checklist, in aggiornamento del primo documento in materia adottato nel 2011[14]. Vi si sottolinea fra l’altro che, rispetto all’azione di un Consiglio giudiziario nazionale ovvero di organi competenti circa nomina, revoca, ecc., dei giudici, «deve essere garantita l’indipendenza del Consiglio o dell’organo equivalente, come specificato nella recente giurisprudenza sia della Corte europea dei diritti dell’uomo che della Corte di giustizia dell’UE[15]. Le decisioni relative alla carriera dei giudici devono essere prese da enti indipendenti, o direttamente o sulla base delle loro raccomandazioni. I giudici devono essere nominati e promossi in base alla loro capacità, integrità ed esperienza, seguendo una valutazione equa dei loro meriti come stabilito dalla legge. I rischi di politicizzazione attraverso il coinvolgimento di altri organi governativi, o anche di interesse personale e corporativismo attraverso l’esclusiva partecipazione dei giudici, devono essere evitati»[16].
Occorre dunque ancora applicarsi a fare in modo che la nostra giustizia superi quella degli scribi e dei farisei, onde favorire la miglior esperienza di vita nella società contemporanea ancor più che ambire ad entrare nel Regno dei cieli[17] (anche considerando, dei cieli, una certa precarietà di cui alla fine dirò[18]). Nell’incertezza odierna entro cui l’Unione europea si dibatte è già un obiettivo assai significativo.
Ma allora ben più significante è ricorrere all’espressione di Friedrich Nietzsche «Ich sage euch: man muss noch Chaos in sich haben, um einen tanzenden Stern gebären zu können»[19] («Io vi dico: bisogna avere ancora il caos dentro di sé per poter partorire una stella danzante»), desumendone la grandemente positiva capacità creativa indotta da una situazione caotica ma proprio per questo liberata da tanti condizionamenti, pregiudizi, preconcetti, ecc. Insomma, in riferimento all’UE attuale e al caos geopolitico in cui si trova immersa è un po’ come riprendere il concetto, riferito a Jean Monnet, che «L’Europa sarà forgiata nelle crisi e sarà il risultato delle risposte adottate per quelle crisi»[20]. Il punto è che occorre attrezzarsi prima del precipizio in cui le odierne crisi condurranno l’attuale Unione europea. Attrezzarsi con una soluzione costituente, con i Paesi che vogliono starci, idealmente attraverso iniziative da sottoporre rapidamente ai loro popoli sul tipo del referendum consultivo – rieccoci al referendum – italiano del 1989 dove si chiedeva: «Ritenete voi che si debba procedere alla trasformazione delle Comunità europee [dell’Unione europea, diremmo oggi] in una effettiva Unione, dotata di un Governo responsabile di fronte al Parlamento, affidando allo stesso Parlamento europeo il mandato di redigere un progetto di Costituzione europea da sottoporre direttamente alla ratifica degli organi competenti degli Stati membri della Comunità?». Più pragmaticamente, magari, la postura costituente andrebbe assunta con decisioni federative assunte dai governi nazionali sollecitandosene l’approvazione ad opera dei parlamenti nazionali.
E facendo in modo che tutto ciò sia compiuto prima di un metaforico scontro di cieli – come dice la poesia riprodotta sotto il titolo di questo contributo – capace di profetizzare l’evoluzione ulteriormente distruttiva del caos odierno. Come fare in modo? Non sto qui a riprendere la molteplicità (sovrabbondante) di (teorici) interventi federalisti europei perché mi sa che resta (solo?) la possibilità di ricorrere all’Angelo custode. «Comunicare con il proprio Angelo, chiedergli consiglio, ringraziarlo» è quanto assicura il «prezioso cofanetto» di Carte dell’Angelo custode[21], da usare «per meditare, fare luce dentro di sé, mettersi in contatto con il proprio Angelo custode» … traendone consigli federalisti operativi.
DINO G. RINOLDI
[1] V. le notizie in consilium.europa.eu del 13 marzo 2026.
[2] V. nota precedente.
[3] V. nota 1.
[4] V. l’Editoriale di P.V. Dastoli in questa Newsletter.
[5] Ma mi vien anche fatto di ricordare all’eventuale lettore distratto (o disinteressato) che nella stessa data, nel 1918, il Partito bolscevico russo cambia il proprio nome in Partito comunista.
[6] V. ancora l’Editoriale in questa Newsletter.
[7] V. E. Perillo, Se il referendum dimentica l’Ue, in la Repubblica del 6 marzo 2026, p. 19.
[8] V. Atto Camera dei deputati n. 291, concernente la proposta di legge presentata il 23 marzo 2018. Ne faccio citazione anche nel mio contributo alla Newsletter del 23 febbraio. Nella presentazione della proposta ricordata nel testo non si dimentica di rammentare che comunque fra le «limitazioni di sovranità» ammesse dall’Italia ai sensi dell’art. 11 Cost. conseguentemente alla partecipazione all’UE non sono annoverabili lesioni dei princìpi supremi e delle garanzie individuali fondamentali garantiti dalla nostra costituzione (v. la sentenza di Corte costituzionale n. 1146/1988 nonché il “caso Taricco”, concluso dalla sentenza n. 115/2018 della stessa Corte).
[9] Così si legge in conclusione della presentazione della proposta di legge.
[10] In particolare menzionando continuamente il diritto internazionale: i casi sono quasi sterminati, impedendo citazioni significative al riguardo.
[11] V. il contributo di E. Perillo cit. in nota 7.
[12] Le citazioni sono tratte ancora dal contributo cit. di E. Perillo.
[13] E. Perillo, che continuo a citare, è stato giudice al Tribunale dell’Unione europea.
[14] V.https://www.questionegiustizia.it/articolo/commissione-venezia.
[15] V. ad esempio, in riferimento all’attività della Corte di giustizia dell’UE, G. Blackburn, Polonia, Corte di giustizia Ue: tribunale costituzionale non è indipendente a causa di nomine politiche, in euronews.it del 18 dicembre 2025.
[16] Punto 105 del documento in oggetto (la traduzione non ufficiale in italiano si trova al link indicato nella nota 14).
[17] V. il Vangelo di Matteo, 5.21.
[18] Precarietà che già menzionavo nel contributo alla scorsa Newsletter, del 9 marzo, citando Atlante.
[19] La frase si trova nel Prologo di Così parlò Zarathustra (Also sprach Zarathustra) 1883-1885.
[20] V. M. Buti, Jean Monnet aveva ragione? Costruire l’Europa in tempi di crisi, Bocconi University Press, Milano, 2023.
[21] L’opera è di Surabhi Guastalla, De Vecchi editore, Milano, 2023.
