CARE LETTRICI E CARI LETTORI
La nostra newsletter settimanale Noi e il futuro dell’Europa è stata concepita per contribuire ad una corretta informazione sull’Unione europea e partecipare al dibattito sulla riforma dell’Unione, così come abbiamo fatto durante la Conferenza sul futuro dell’Europa e come continueremo a fare per la nuova legislatura europea.
Ecco l’indice della nostra newsletter di oggi:
– Editoriale, che esprime l’opinione del Movimento europeo su un tema di attualità
– Petizione al Parlamento europeo
– 41° anniversario del Progetto Spinelli
– Rubrica “Attiriamo la vostra attenzione“
– La settimana del Movimento europeo
– Eventi principali, sull’Europa in Italia e Testi in evidenza
– Rubrica “Ultime da Bruxelles”
Siamo come sempre a vostra disposizione per migliorare il nostro servizio di comunicazione e di informazione e per aggiungere vostri eventi di interesse europeo nella speranza di poter contare su un vostro volontario contributo finanziario.
L’EDITORIALE
APPELLO PER UN UMANESIMO MILITANTE
“Ciò che oggi sarebbe necessario è un umanesimo militante, che si saturi della convinzione che il principio della libertà, della tolleranza e del dubbio non deve lasciarci sfruttare e sorpassare da un fanatismo che è senza vergogna e senza dubbi. Se l’umanesimo europeo è diventato incapace di una gagliarda rinascita delle sue idee; se non è più in grado di rendere la propria anima consapevole di sé stessa in una pugnace alacrità di vita, andrà in rovina e ci sarà una Europa il cui nome non sarà più che un’espressione storica e da cui sarebbe meglio rifugiarsi nella neutralità fuori dal tempo” (Thomas Mann, Achtung Europa 1938).
Così scriveva Thomas Mann agli Europei alla vigilia della deflagrazione della Seconda Guerra Mondiale mentre era andata in scena la vergogna degli accordi di Monaco fra Neville Chamberlain, Eduard Daladier, Adolf Hitler e Benito Mussolini che – in assenza dei rappresentanti della Cecoslovacchia – aprirono una strada su cui Francia e Regno Unito erano convinti di aver ottenuto una pace duratura accontentando le mire espansionistiche del Terzo Reich nei territori cecoslovacchi di lingua tedesca che invece dettero vita ad una guerra di conquista nazifascista su tutto il continente europeo.
Gli annunci di Donald Trump, James David Vance e Keith Kellogg sull’ipotesi di un negoziato con la Russia di Vladimir Putin – come tema al centro della Conferenza sulla sicurezza al Marketplace di Monaco ed il preludio del futuro incontro Donald Trump-Vladimir Putin avvenuto a Riad fra lo statunitense Marco Rubio e il russo Sergej Lavrov in assenza dei rappresentanti dell’Ucraina e dell’Unione europea – hanno richiamato inevitabilmente alla memoria gli accordi di Monaco del 1938.
L’ipotesi di una concessione unilaterale di tutti i territori russofoni del Donec’k, di Zaporizzja e di Cherson alla Federazione Russa oltre che il definitivo riconoscimento dell’occupazione della Crimea e di Luhans’k ricorda infatti il cedimento di Francia e Regno Unito all’espansionismo nazista sapendo che Vladimir Putin esigerà la smilitarizzazione e la neutralità dell’Ucraina insieme all’organizzazione di incerte elezioni presidenziali e legislative in un territorio devastato dalla guerra di conquista russa.
Le litanie lamentose dei leader europei – che hanno sostenuto finanziariamente e militarmente in questi tre anni l’Ucraina ben più che gli Stati Uniti ma che non sono stati capaci di immaginare uno straccio di futuro di pace e di sicurezza per garantirne l’indipendenza e l’inviolabilità contemporaneamente all’indipendenza e all’inviolabilità dei paesi vicini europei che confinano con la Russia – non hanno prodotto alcun risultato concreto.
Ciò nonostante, l’illusione di chi pensava che il gruppo variegato di capi di governo volenterosi, invitati sorprendentemente da Emmanuel Macron all’Eliseo il 17 febbraio, avrebbe aperto la strada ad un embrione di difesa comune europea è evaporata come neve al sole.
Il miracolo del risveglio intergovernativo europeo, al di fuori delle pastoie decisionali dell’Unione europea che era stato persino sperato da Antonio Costa liberatosi per l’occasione dal cappello ingombrante di Presidente del Consiglio europeo, non è avvenuto perché i volenterosi raccolti a Parigi da Emmanuel Macron
- si sono accapigliati sulla proposta dell’extra comunitario Keir Starmer di inviare “consistenti eserciti nazionali” in Ucraina, quando sarebbe stato necessario garantire militarmente l’eventuale accordo di pace fra USA e Russia, con una solo apparente generosità che i giornali britannici hanno ipotizzato in 25/30000 uomini di cui diecimila francesi e diecimila di Sua Maestà,
- hanno rinnovato lo scontro fra “frugali” e “spendaccioni” sullo scorporo delle spese militari dal nuovo e più rigido Patto di Stabilità,
- hanno sotterrato ancora volta l’ipotesi di eurobond e debito europeo per finanziare in comune l’aumento degli investimenti nelle armi e nelle tecnologie belliche lasciando a bocca asciutta Donald Trump e il fido Mark Rutte che pretendevano dagli Europei un livello di spesa militare mediamente superiore a quello statunitense,
- hanno manifestato ostentatamente la protezione di interessi nazionali fra chi vuole mantenere la dipendenza dall’industria d’oltre Atlantico e chi vorrebbe gettare le basi di un’autonomia strategica europea.
La Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, da parte sua, non ha aperto alcuno spiraglio all’ipotesi di una difesa comune proponendo inutilmente a Monaco di usare la escape clause nazionale dell’art. 26 del Patto di stabilità per aiutare i bilanci degli Stati senza ipotizzare acquisti comuni, integrazioni o standardizzazione delle produzioni con buona pace di una progressiva difesa comune.
Al di là dei contrasti confermati nell’inconcludente vertice di Parigi del 17 febbraio, nel dibattito sulla futura difesa europea permangono irrisolti i pluridecennali difetti congeniti di cui si discusse già al tempo della Comunità europea di Difesa (CED) nel 1952-1954, che allora non furono superati e che ancora oggi non sono affrontati dai governi, dalla Commissione europea e dalle forze politiche per l’ostilità a cedere la seconda parte della sovranità nazionale dopo quella monetaria e che qui riassumiamo in sei quesiti:
- si tratta di fondare un esercito unico nonostante le differenze linguistiche con una organizzazione sovranazionale e una perdita di autonomia o di mantenere gli eserciti nazionali con l’eccezione di limitate strutture comuni?
- gli uomini e le donne chiamati a svolgere un servizio militare avranno una educazione politica-militare europea o nazionali qualunque sia la scelta fra un unico esercito o più eserciti nazionali?
- il bilancio militare sarà unico per quanto riguarda le spese e sarà finanziato da contributi nazionali o da risorse proprie oppure sarà la somma dei bilanci nazionali fatta eccezione per la standardizzazione europea degli acquisti e delle produzioni?
- gli Stati membri conserveranno il potere di constatare le aggressioni ad uno degli Stati membri, di ordinare la mobilitazione, di dichiarare la guerra o di fare la pace oppure sarà costituta preventivamente o parallelamente una autorità politica sovranazionale agli ordini della quale la forza armata europea o le forze armate nazionali dovranno rispondere?
- la creazione di uno strumento militare comune per raggiungere gli obiettivi di carattere umanitario e di soccorso, di mantenimento della pace e di gestione delle crisi comprese quelle di ristabilimento della pace, di ispezione sul rispetto dei trattati internazionali e di lotta al terrorismo richiederà maggiori spese con l’eccezione degli investimenti industriali in nuove tecnologie o realizzerà un’efficace interoperabilità fra le forze armate e fra i servizi di intelligence con minori spese?
- la difesa comune ed il potere politico europeo costituiranno due problemi separati di cui il primo potrebbe precedere il secondo per l’urgenza della situazione internazionale o saranno affrontati e risolti come un solo problema come la logica e la democrazia imporrebbero?
Uscendo dal dibattito ora contingente ma tuttavia pluridecennale sulla difesa europea come strumento a sostegno della libertà e della sicurezza, torniamo ora all’idea iniziale di Thomas Mann dell’umanesimo militante perché noi siamo convinti che la soluzione dei sei quesiti che vi abbiamo qui sopra riassunto non può essere racchiusa in un appello ad un gruppo di governi pur volenterosi ma nella mobilitazione delle opinioni pubbliche ed in particolare delle giovani generazioni per riscoprire insieme il valore della solidarietà e della giustizia.
La risposta europea al programma di Donald Trump “Make America Great Again” non può essere lo slogan uguale e parallelo “Make Europe Great Again” sostituendo al nazionalismo degli Stati un improbabile e pericoloso nazionalismo europeo con l’idea di una patria europea sovrana destinata ad aumentare il caos e la conflittualità internazionale.
La strada da percorrere è piuttosto quella di una crescente autonomia strategica europea nella ricerca, nello sviluppo delle nuove tecnologie a partire dalle energie rinnovabili e alternative e dall’infosfera, nella convergenza sociale e ambientale come obiettivo per garantire la competitività, nella cooperazione internazionale con i Paesi esportatori di materie prime e mano d’opera, nella formazione durante tutto il corso della vita e nella solidarietà intergenerazionale sapendo che tutto ciò richiede un sostanzioso bilancio pluriennale finanziato da risorse proprie e da debito comune per investire in beni pubblici europei e non in un insieme di progetti nazionali come è avvenuto con il NGEU.
Dando sostanza ad un progetto sostenibile di governance internazionale e di sovranità condivisa – che si ispiri all’Agenda 2030 – la risposta europea al sovranismo di Donald Trump e all’imperialismo di Xi Jinping deve riscoprire e rilanciare il valore politico e culturale del Manifesto di Ventotene nella sua dimensione internazionale di lotta alle sovranità assolute.
Bruxelles, 18 febbraio 2025![]()
[VERSIONE INGLESE] – [VERSIONE FRANCESE]
PETIZIONE AL PARLAMENTO EUROPEO
Promuovere nell’attuazione del Patto Europeo Migrazione e Asilo il
modello “Riace” per l’accoglienza e inclusione dei migranti
Il Movimento Europeo Italia ha presentato alla Commissione Petizioni del Parlamento Europeo una petizione per promuovere il modello Riace nell’attuazione del Patto Europeo su Migrazione e Asilo.
Riace ha dimostrato che accoglienza e inclusione possono andare di pari passo con la rinascita dei territori e la costruzione di comunità più coese. Ora chiediamo all’Unione Europea di:
- Coinvolgere le autorità locali e la società civile nelle politiche migratorie.
- Finanziare un progetto pilota basato sul modello Riace.
- Promuovere un’iniziativa legislativa per garantire un trattamento equo ai migranti.
- Porre fine alla criminalizzazione di chi fornisce assistenza umanitaria.
Abbiamo 90 giorni per raccogliere il maggior numero di firme possibile!
Firmare è semplice e veloce attraverso questo MODULO ONLINE.
Vi invitiamo a sottoscrivere la petizione e a condividerla con i vostri contatti. Insieme possiamo costruire un’Europa più giusta e solidale!
Testo della petizione disponibile in: [ITALIANO] – [INGLESE] – [FRANCESE]
41 ANNI DAL PROGETTO SPINELLI: UN’EREDITÀ PER L’EUROPA
Quarantuno anni fa il Parlamento europeo approvò a larga maggioranza il “Progetto di Trattato che istituisce l’Unione europea” elaborato con il contributo di un comitato di giuristi.
Il commentario del progetto è stato pubblicato dall’Università Libera di Bruxelles nel 2014.
Quel voto fu il frutto della decisione della Assemblea adottata il 9 luglio 1981 su sollecitazione di Altiero Spinelli e del Club del Coccodrillo di assumere un ruolo sostanzialmente costituente evitando gli ostacoli di una conferenza intergovernativa e indirizzando il progetto direttamente ai parlamenti nazionali chiedendo loro di approvarlo sulla base della Convenzione di Vienna sui trattati internazionali.
Il progetto del 1984 fu il frutto di un lavoro parlamentare trasparente e partecipativo che coinvolse la società civile e il mondo accademico e che fu diffuso attraverso la rivista “Crocodile: lettera ai membri del Parlamento europeo” inviata a parlamentari europei e nazionali con diecimila abbonamenti in tutta Europa che è conservata presso gli Archivi Storici dell’Unione europea.
Di fronte alla chiusura dei governi e della Commissione sull’ipotesi di una revisione dei Trattati il Parlamento europeo dovrebbe abbandonare la via intergovernativa e inefficace della convenzione e ispirarsi alla iniziativa del Coccodrillo.
Bruxelles-Strasburgo, 14 febbraio 1984
ATTIRIAMO LA VOSTRA ATTENZIONE
“Giorgio Napolitano e il Parlamento europeo”
a cura di Pier Virgilio Dastoli e Nicoletta Parisi con prefazione di Giuliano Amato
(Editoriale Scientifica – Napoli)

II volume trova la propria origine nell’evento dedicato a Giorgio Napolitano, tenutosi il 22 febbraio 2024 su invito e iniziativa del Senatore Pier Ferdinando Casini e del Movimento Europeo in Italia, nonché con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale a partire dal progetto dedicato ai “Beni comuni europei per una prosperità condivisa: opportunità e sfide del sistema Italia nella decima Legislatura europea”.
Il volume non si limita a raccogliere il testo degli interventi allora presentati da personalità che – per aver ricoperto incarichi nelle istituzioni europee e per essere state vicine a Giorgio Napolitano durante la sua esperienza di componente del Parlamento europeo – hanno voluto, prima, prendere parte all’evento e, poi, mettere a disposizione dei curatori il proprio contributo. Esso è infatti integrato da altre testimonianze – fra le quali quella espressa dalla Prefazione di Giuliano Amato – e dalla raccolta dei discorsi che Giorgio Napolitano ha tenuto nel corso della quinta legislatura del Parlamento europeo, dove Egli ha ricoperto l’incarico di Presidente della Commissione Affari Costituzionali (1999-2004). Quest’ultima scelta è stata motivata dalla volontà dei Curatori di far scaturire direttamente dalle parole del Nostro il grande contributo da Lui dato al processo di integrazione europea, attraverso l’affermazione dei valori dello Stato di diritto, della democrazia, del rispetto di diritti e libertà individuali.
Il volume vuole anche essere un ringraziamento postumo a un Presidente del Movimento Europeo in Italia (1995-2006) significativamente attivo: Egli ha riversato nell’Associazione energie intellettuali potenti, sostenendo l’idea di un’Europa politicamente integrata, secondo l’insegnamento di Altiero Spinelli e il pragmatismo di Jacques Delors (di stampo “monettiano”) fondato sulla strategia dei “piccoli passi” per costruire politiche comuni.
LA SETTIMANA DEL MOVIMENTO EUROPEO
18 febbraio
- Bruxelles, quarta riunione dei membri collettivi del Movimento europeo Italia presso le istituzioni europee
- Bruxelles, evento Luigi Einaudi pioniere dell’”Europa libera e unita” (Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles e Movimento europeo Italia)
IN EVIDENZA
VI SEGNALIAMO
- 18 febbraio, ore 10:00-12:30, Bruxelles. Quarta riunione dei membri collettivi del Movimento europeo Italia presso le istituzioni europee. Al centro del dibattito ci saranno le priorità dell’Unione Europea per il 2025, con un’introduzione del Presidente Pier Virgilio Dastoli. L’evento prevede la presentazione delle attività dei membri collettivi presso le Istituzioni europee e la partecipazione del Movimento Europeo Italia alla Piattaforma digitale della Commissione Europea. Tra i temi affrontati, anche iniziative comuni su ambiente, politiche migratorie, difesa e bilancio, oltre a proposte di collaborazione con il Comitato Economico e Sociale Europeo e il Comitato delle Regioni. Sono previsti interventi di parlamentari europei e rappresentanti del CESE e del CoR. LOCANDINA.
- 18 febbraio, ore 18:30, Bruxelles. Sarà l’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles ad ospitare la tappa internazionale delle celebrazioni per i 150 anni dalla nascita di Luigi Einaudi (24 marzo 2024 – 30 ottobre 1961), promossa con il Movimento Europeo Italia nel quadro delle iniziative coordinate dal Comitato nazionale per i 150 anni dalla nascita di Luigi Einaudi. Luigi Einaudi, primo Presidente della Repubblica eletto dal Parlamento italiano nel 1948, dopo l’approvazione della Costituzione, è stato tra i primi a porre, già alla fine dell’Ottocento, il tema della necessità della creazione di una stretta e strutturata forma di unione tra gli Stati europei, più volte poi riaffermata e rafforzata con argomentazioni di tipo federalista, sia alla fine della prima, che della seconda Guerra mondiale. Oltre ad essere tra i membri dell’Assemblea Costituente, egli è stato anche Governatore della Banca d’Italia ed ha contribuito allo sviluppo dell’economia del nostro Paese ed alla promozione dei principi liberali. PROGRAMMA e COMUNICATO STAMPA. L’incontro si terrà solo in presenza. Le registazioni sono ancora aperte al seguente LINK.
ARTICOLI E TESTI DELLA SETTIMANA
- Speech by President von der Leyen at the Munich Security Conference 2025 (14/02/2025)
- J.D. Vance’s full speech on the fall of Europe (14/02/2025)
- Discorso del Cancelliere tedesco Scholz alla Conferenza di Monaco sulla Difesa (14/02/2025)
- Commission work programme 2025 “Moving forward together: A Bolder, Simpler, Faster Union” (European Commission – 11/02/2025)
- Commission work programme 2025 – annexes (European Commission – 11/02/2025)
- The road to the next multiannual financial framework (European Commission – 11/02/2025)
- IA, per compiacere J.D. Vance l’Ue contraddice se stessa. Ritirata la proposta di direttiva sulla responsabilità civile, di Lorenzo Consoli e Alberto Ferrarese (Askanews – 15/02/2025)
- “EUROPEI SVEGLIA !”, di Simone Ceramicola
- Il sindacato internazionale di fronte alle sfide del nuovo contesto globale, di Giuseppe Iuliano
- Calendario delle attività della Camera dei deputati in materia di Unione europea (settimana 17-23 febbraio 2025). Ufficio Rapporti con l’Unione europea
- Bollettino quindicinale sulle attività dell’Unione europea a cura dell’Ufficio Rapporti con l’Unione europea della Camera dei deputati (Bollettino n.51 / 3-16 febbraio 2025)
ULTIME DA BRUXELLES
AL CONFINO!
FASCISTI SU MARTE,
EUROPEISTI A VENTOTENE,
GLI ALTRI…IN CAVERNA
Per Gustav Mahler «la tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri». Un modo dinamico di guardare al futuro mantenendo viva la migliore essenza ricavata dalle radici. Migliore perché faticosamente espressa da un’opera di mescolanza e sublimazione che nel caso della tradizione europeo-occidentale procede, per tacer d’altro, dalla Magna carta libertatum inglese del 1215 all’Habeas corpus liberum del 1679, dalla Dichiarazione francese dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 al Bill of Rights degli Stati Uniti d’America del 1791, dalla Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948 alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 1950, dai Patti delle Nazioni Unite sui diritti civili e politici nonché sui diritti economici, sociali e culturali del 1966 alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea entrata in vigore il 1° dicembre 2009.
«Custodire il fuoco implica mantenere viva l’essenza e l’energia delle tradizioni, rinnovandole e adattandole ai tempi moderni. Questo approccio suggerisce che la tradizione non dovrebbe essere vista come un insieme di pratiche statiche e obsolete, ma come una fonte di ispirazione e vitalità che può guidare le generazioni future. Adorare le ceneri, al contrario, rappresenta un attaccamento nostalgico a ciò che è passato, senza la capacità di trasformare e rinnovare»[1].
Invece…
Invece la storia umana ha dei tornanti che fanno pensare al mito platonico della caverna[2]: uomini prigionieri, incatenati e immobilizzati sul fondo della caverna, tra quel fondo e un fuoco che consente loro di vedere solo ombre, di interpretare apparenze che si rifrangono dall’esterno. Finchè l’addivenire dei prigionieri alla luce del sole ne determina l’accecamento. Occorre allora una seconda navigazione, ci dice Platone rifacendosi a Socrate: la navigazione della conoscenza, capace di condurre alla verità. Ma questa navigazione è a vele ripiegate, senza vento, col legno dei remi che si consuma nella ricerca del vero.
Ennio Flaiano, nel suo Un marziano a Roma, ci racconta appunto che «La parola serve a nascondere il pensiero, il pensiero a nascondere la verità. E la verità fulmina chi osa guardarla in faccia». Chissà se Elon Musk la troverà, la verità, su Marte dove ci racconta di voler andare, o di volerci mandar l’uomo. Lasciamolo andare, a dispetto di chi crede che noi uomini «non siamo andati neanche in orbita, tantomeno sulla Luna»[3]. Ma da Marte ci viene istantanea la sollecitazione a menzionare l’intelligente film del 2006 di Corrado Guzzanti Fascisti su Marte, data la simpatia del suddetto Musk col partito tedesco di estrema destra Alternative für Deutschland (AFD)[4]. E conseguentemente il neo-vice Presidente USA J.D. Vance, difendendo AFD a pochi giorni dalle elezioni politiche in Germania, attacca l’UE per un presunto deficit di libertà di parola e inclinazione alla censura[5].
Che poi anche a Roma ci siano simpatizzanti aspiranti al percorso politico-cosmico marziano-muskiano-trumpiano, sulla scorta a ritroso dell’invenzione di Flaiano, non fatemelo dire o anche solo pensare…In ogni caso: lasciamoli andare!
Sull’Europa al momento attuale giova richiamare qualche titolo di giornale, per la constatazione secondo la quale l’europeismo autentico è recessivo (forse per l’appartenenza del vocabolo al problematico campo dei sostantivi che si concludono in -ismo) e la constatazione che i visionari dell’Europa federale, della Repubblica europea, stanno (ancora) al confino a Ventotene. In mezzo ad acque perigliose (magari anche in tal caso a cominciar dalla definizione – col finale in -ismo – di europeisti, e – perché no? – di federalisti).
Dunque ecco i titoli, un po’ presi alla rinfusa nei giorni scorsi, fra l’altro in quel 14 febbraio celebrativo di San Valentino, tanto per andar in contraddizione fra quest’ultimo e l’allarme dei quotidiani:
Vertice NATO, l’America mette all’angolo la UE…, C.Tito ne la Repubblica, 14/2/2025, p.2; …così Trump detta il nuovo ordine, P. Mastrolilli nello stesso giornale e nella stessa data, p. 3; Le ambizioni di USA, Cina e Russia. I tre imperi sbagliano a sottovalutare l’Unione, M. Giro in Domani, 15/2/2025, p.1 nonché p. 3 col titolo La risposta europea ai “nuovi imperi” è il multilateralismo; Ma le chiavi dei valori sono in mano all’Europa, M. Cacciari ne La Stampa, 10/2/2025, pp. 1 e 7; con la risposta Ma i valori non bastano per contrastare Donald Trump, G. Segre sempre ne La Stampa, 14/2/202, p. 27.
Per concludere: Giustizia universale? Si chiede Meloni (Chantal non Giorgia) nel titolo del proprio libro edito da Il Mulino nel settembre 2024. Giustizia, beninteso, nell’universo comprensivo ovviamente di Pianeta Terra, Luna e Marte. Mentre l’asteroide 2024 YRA minaccia di mandarci tutti al confino. Quello definitivo.
E anche per l’evenienza l’UE dovrebbe attrezzarsi, giacché al momento è la Cina che «si prepara ad affrontare l’asteroide…e cerca candidati per la difesa planetaria»[6]. Ma al di là della specifica questione il fatto è che solo «se procede unita per l’Europa c’è “spazio”», e «un vero spirito consortile europeo è l’unica alternativa per essere competitivi nelle grandi iniziative tecnologiche»[7].
Il Rapporto redatto da Mario Draghi nel 2024 sul futuro della competitività europea proprio del settore spaziale si occupa, al punto 8: Spazio, per ragionare di innovazione tecnologica, di sicurezza delle società moderne, di servizi e dati satellitari con riguardo ai settori dei trasporti, della comunicazione, di ambiente, agricoltura e risposta ai disastri naturali, dell’energia, dei mercati finanziari, di sicurezza e difesa. Vi si valuta che «Il valore dell’economia spaziale è notevole ed è destinato a crescere in modo significativo con l’adozione e l’implementazione di soluzioni spaziali in un numero sempre maggiore di settori dell’economia in generale» e che «l’’UE ha sviluppato risorse e capacità strategiche per lo spazio di prim’ordine, con competenze tecniche pari a quelle di altre potenze spaziali nella maggior parte degli ambiti». Nondimeno «l’UE ha probabilmente perso terreno nelle attività spaziali e un ulteriore ritardo potrebbe tradursi rapidamente in una maggiore dipendenza strategica». Cosicché «gli obiettivi generali di una strategia industriale spaziale rafforzata a livello dell’UE» devono comprendere i punti seguenti:
- «Garantire la sovranità europea nell’accesso autonomo allo spazio, le capacità di difesa e le applicazioni spaziali fondamentali per la società, come telecomunicazioni, osservazione della Terra, navigazione e sicurezza
- Mantenere o raggiungere una leadership industriale di livello mondiale in aree selezionate e in segmenti industriali emergenti del settore spaziale
- Consentire l’innovazione e la scalabilità degli operatori di mercato europei di successo».
E «iniziative specifiche dovrebbero stabilire una governance efficace del settore, allocare e mobilitare le risorse necessarie e aumentare l’efficacia della spesa».
Del resto Per l’Europa è un nuovo momento Covid. Serve un PNRR per l’esercito comune[8]. Dunque: Effetto Trump, l’Europa si arma[9], e Ursula von der Leyen si dichiara pronta ad attivare la cosiddetta clausola di salvaguardia per derogare in materia alle regole del Patto europeo di stabilità e crescita[10].
Insomma non vale tanto l’auspicio che L’Europa batta un colpo[11] quanto la fredda constatazione che, per l’Europa, è l’ora delle scelte[12].
Speriamo nella Benevolenza cosmica[13]: «Il mondo è uno strano posto…Credevo di non dover ricorrere alle stesse affannose consolazioni cui attingono gli altri esseri umani mentre annaspano in un tratto impetuoso dell’esistenza, ma a quanto pare sbagliavo. Ci sono cose per le quali non pretendere una spiegazione è impensabile».
Così, se «l’Unione europea è la luce contro le ombre e le paure»[14], tuttavia «nessuno si illumina fantasticando su figure lucenti,
ma prendendo coscienza della propria oscurità»[15].
Giacché qualcuno esclama preoccupato Verranno di notte: lo spettro della barbarie in Europa[16].
DINO G. RINOLDI
[1] Così P. Ferrario, “La tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri”, Gustav Mahler, nel sito Internet Antologia del tempo che resta, 26/5/2015.
[2] Platone, La Repubblica, libro 7°.
[3] Riprendo dal 18 gennaio 2025 di una Chat Whatsapp di cui faccio parte, della quale null’altro nomino per riservatezza (e non solo).
[4] Capitalisti su Marte è l’articolo di D. Ariosto, in Internazionale, 14-20/2/2025, p. 40 ss.
[5] V. F. De Benedetti, «C’è un nuovo sceriffo». La furia del vice Trump contro l’UE e per l’AFD, in Domani, 15/2/2025, p.2. Ma v. pure S. J. Pope, The problem with JD Vance’s theology of ‘ordo amoris’ and its impact on policy, in Vita e Pensiero plus n.179.
[6] Ugo Leo, in lastampa.it, 14/2/2025: «La campagna di reclutamento arriva mentre cresce l’attenzione su un asteroide che ha una bassa, ma crescente, probabilità di colpire la Terra tra sette anni».
[7] Così Vittorio Colao, in Corriere della Sera, 13/2/2025.
[8] V. G. Del Vecchio, in Huffpost.it, 14/2/2025
[9] Questo il itolo centrale in prima pagina de La Stampa del 15/2/2025. V. pure F Fabbrini, Una spinta alla difesa europea che arriva dal ritorno di Trump, in Il Sole 24 Ore, 14/2/2025, p.20.
[10] C. Tito, Spaventata dagli USA von der Leyen annuncia “Spese militari fuori dal Patto di stabilità”, in la Repubblica, 15/2/2025, p.5.
[11] T. Garton Ash ne la Repubblica, 14/2/2025, p.25.
[12] D. Taino, Corriere della Sera, 15/2/2025, p. 28.
[13] Così il titolo del libro di F. Bacà, Adelphi, 2019, con la citazione che subito segue sopra nel testo.
[14] V. F. Finzi, Mattarella: “La Ue è la luce contro le ombre e le paure”, in ansa.it, 8/2/2025.
[15] Su K. G. Jung v. M. Agostini, Il tema del doppio attraverso la teoresi psicoanalitica: Carl Gustav Jung e l’Ombra, in stateofmind.it, 25/1/2017.
[16] Così il titolo del libro di P. Rumiz, Feltrinelli, 2024.
LIMITAZIONE DELLA RESPONSABILITÀ
Ad eccezione de L’EDITORIALE, le opinioni espresse nella presente newsletter sono esclusivamente riconducibili alla responsabilità degli autori e non riflettono la posizione ufficiale del Movimento europeo.
