SERVE UN PARTENARIATO INNOVATIVO FRA EUROPA E AFRICA
Il 21 maggio si svolgerà a Bruxelles la terza riunione fra i ministri degli esteri dell’Unione europea coordinati dall’Alta Rappresentante per la politica estera e i ministri degli esteri dell’Unione africana coordinati dal ministro dell’Angola in preparazione del sesto vertice UE-UA che si svolgerà nel prossimo semestre sotto presidenza danese su cui discuteranno i Capi di Stato e di governo nel Consiglio europeo di fine giugno.
L’ultimo vertice UE-UA si svolse nel 2022 e da allora molti sono stati i passi indietro fatti dall’Unione europea e dai suoi Paesi membri nei confronti dei Paesi dell’Africa sub-sahariana ed in particolare nei confronti di quelli con un PIL drammaticamente al di sotto della media mondiale, di quelli che soffrono più degli altri gli effetti del cambiamento climatico e di quelli che subiscono la crisi del debito africano.
Un allarme è stato ripreso in Italia da Paolo Gentiloni, che ha scritto di una “crisi silenziosa in questo periodo di disordine mondiale” che ha colpito i Paesi più poveri dell’Africa, rispondendo alle analisi preoccupate dalle Nazioni Unite – che mostrano in questo la loro utilità – e alle forti espressioni di Papa Bergoglio di cui ha parlato anche Papa Prevost.
Paolo Gentiloni ne scrive da testimone informato dei fatti come co-presidente del gruppo di esperti creato da Guterres nell’ambito delle Nazioni Unite in vista della Conferenza internazionale che si svolgerà a fine giugno a Siviglia e che dovrebbe avviare una riflessione per cercare le strade necessarie al finanziamento dello sviluppo globale.
Paolo Gentiloni ci ricorda che la crisi è esplosa dalla crescita insostenibile dei costi del servizio del debito e cioè da una crisi di liquidità creata da vari fattori su cui ha influito il COVID, l’aggressione della Russia all’Ucraina, i prezzi più alti dell’energia e dei generi alimentari, il taglio delle risorse destinate all’aiuto pubblico ai PVS portando ad un “default dello sviluppo” con la conseguenza che gli interessi del debito costano più della spesa sanitaria e dell’istruzione e che ci sarà una forte limitazione nello sviluppo del capitale umano ed una accentuazione delle pressioni migratorie.
Ci chiediamo con quali proposte si presenteranno alla riunione del 21 maggio i ministri degli esteri dell’Unione europea davanti ai ministri degli esteri dell’Unione africana quando discuteranno di pace, di multilateralismo, di prosperità, di persone e di mobilità e se avranno la dignità di ammettere gli errori compiuti dal 2022 ad oggi ed i passi indietro compiuti rispetto agli obiettivi della pace, della prosperità e della mobilità delle persone.
Bisogna diffondere ai giornalisti che assisteranno alla riunione del 21 maggio, al Consiglio europeo di fine giugno e al sesto Vertice UE-UA i dati del SIPRI sul commercio delle armi fra i Paesi dell’Unione europea e i Paesi dell’Africa sub-sahariana dove sono cresciuti in quest’ultimo quinquennio i conflitti armati sottolineando che questo commercio è aumentato dall’11 al 28% nella vendita mondiale di strumenti di morte e che le importazioni di questi strumenti di morte da parte dell’Africa sub-sahariana a livello mondiale è aumentato dal 2.2 al 4.2% nello scorso quinquennio.
Per difendere l’idea dell’Europa dei ponti contro l’Europa dei muri diffonderemo inoltre la lettera delle oltre cinquanta organizzazioni non governative in cui si contestò nel dicembre 2023 lo sciagurato accordo fra il Consiglio e il Parlamento europeo sulle modifiche ai regolamenti sulle politiche migratorie e di accoglienza dei richiedenti asilo e di chi ha diritto ad una protezione temporanea internazionale che è stata applicata agli ucraini e che dovrebbe essere applicata a chi subisce gli effetti delle aggressioni armate a Gaza, nello Yemen, in Sudan e negli altri Paesi africani sconvolti da conflitti militari spiegando quanto gli immigrati dall’Africa siano estremamente produttivi nei Paesi dove emigrano e come i loro risparmi inviati nei Paesi di origine superino largamente gli aiuti internazionali.
Bisognerà diffondere ancora i dati relativi al ruolo delle multinazionali europee che usano l’Africa come discarica dove depositare rifiuti tossici e narrare le politiche europee che impediscono ai Paesi africani di proteggere le produzioni locali in nome del “free trade” quando nell’Unione europea l’agricoltura e gli allevamenti sono invece fortemente protetti.
In vista dei Vertici fra UE e UA e sui temi all’ordine del giorno fra i ministri degli esteri del 21 maggio pubblichiamo in questa newsletter una lettera collettiva inviata ai Presidenti del Consiglio europeo e dell’Unione europea e su cui attendiamo una risposta urgente.
Serve un partenariato innovativo fra Europa e Africa nell’interesse dello sviluppo dell’Africa e per aiutare l’autonomia strategica dell’Unione europea nel mondo.
Roma, 19 maggio 2025![]()
