1) Viktor Orban ha definito la risoluzione adottata a larga maggioranza dal Parlamento europeo sulla violazione sistemica dei principi della democrazia in Ungheria “una barzelletta”.
Il suo disprezzo nei confronti dei deputati europei che rappresentano l’insieme dei cittadini dell’Unione è l’ulteriore dimostrazione della fondatezza del rapporto adottato dal Parlamento europeo, un disprezzo che coinvolge anche i deputati della Lega e di Fratelli d’Italia che pur hanno votato contro.
Questo disprezzo ricorda quello manifestato da Benito Mussolini cento anni fa dopo la Marcia su Roma quando definì il parlamento del Regno d’Italia una ”aula sorda e grigia”
Viktor Orban non riderà quando la Commissione, fondandosi su questo rapporto, confermerà il blocco dei finanziamenti del NGEU ma anche i fondi di cui l’Ungheria ha approfittato dai suo ingresso nell’Ue e quando sarà avviata formalmente la procedura dell’art. 7 per la sospensione del diritto di voto (e del potere di veto) del governo ungherese.
Ci chiediamo se Giorgia Meloni e Matteo Salvini stanno ridendo insieme a Orban e quale è l’opinione dei loro alleati di Forza Italia.
Berlusconi ha già dichiarato che, nel caso di una linea anti-Eu Forza Italia uscirebbe da un eventuale governo di centro-destra anche se la stessa Forza Italia si era opposta all’espulsione del partito di Orban dal Ppe.
Che faranno i ministri di Forza Italia in un ancora eventuale governo di centrodestra se l’Italia decidesse di bloccare l’applicazione dell’art. 7 in una situazione in cui tutto il Consiglio fosse schierato a favore della richiesta del Pe?
2) La Corte europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo ha deciso che la Federazione Russa non sarà più una delle parti della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali a partire dal 16 settembre 2022 ma che la Corte continuerà a giudicare i 17.500 ricorsi presentati contro la Federazione russa fino a quella data.
3) Il futuro monco dell’Europa di UvdL
Il trattato di Lisbona è stato firmato dai governi quindici anni fa, fu un modesto succedaneo del trattato costituzionale e fu ulteriormente peggiorato prima della sua definitiva entrata in vigore nel 2009.
Da allora l’Unione è passata attraverso sette crisi che hanno messo in evidenza la necessità di gettarsi alle spalle il modesto trattato di Lisbona e costruire un’Europa più democratica e più solidale.
Ciononostante il Parlamento europeo, ora la Commissione e molti europeisti che hanno dimenticato la lezione di Altiero Spinelli pensano ad un futuro monco dell’Europa con una parziale revisione del Trattato di Lisbona fondata sul principio apparentemente intangibile secondo cui gli Stati sono i padroni dei trattati e hanno il potere esclusivo di decidere sulla loro revisione all’unanimità ed anche di sottrarre competenze all’Unione per restituirle agli Stati.
In questo quadro appare sconcertante e non condivisibile la visione monca del futuro dell’Europa presentata da UvdL nel suo discorso sullo stato dell’Unione che qualcuno ha definito molto affrettatamente « storico ».
Secondo UvdL la dimensione democratica, la governance economica, l’economia sociale di mercato (fondata sulle singole persone e non sulla collettività), l’integrazione dei paesi candidati nel mercato unico, l’autonomia strategica e la competitività internazionale, la difesa dello Stato di diritto, la lotta al cambiamento climatico possono realizzarsi a trattati costanti e l’agenda della convenzione per la parziale revisione dei trattati dovrebbe essere limitata alla salute mentale e alla solidarietà fra le generazioni.
Nonostante il reiterato « non possumus » o meglio “nolumus” dei governi gli europeisti che hanno dimenticato la lezione di Altiero Spinelli continuano a illudersi che ci sarà una parziale revisione del modesto trattato di Lisbona in tempi brevi che non darà evidentemente delle risposte ai problemi che secondo UvdL possono essere risolti a trattati costanti.
