“SICUREZZA EUROPA”?
LA POLONIA È TORNATA (1939-2025)
- Testo, contesto e pretesto.
Nell’editoriale di questa Newsletter Pier Virgilio Dastoli richiama i valori della democrazia partecipativa e sottolinea la necessità di “creare legami” nella società civile per realizzare una cittadinanza attiva. Si tratta, secondo Dastoli, di un testo da collocare nel contesto, nella cornice, di quel “tornare al futuro” che non è rievocazione della nota serie di film sul “ritorno al futuro” ma, partendo dal titolo di un saggio di G. Amato e F. Forquet del 2002, è spunto di ragionamento sul “che fare?” dell’Europa odierna alle prese col disordine del mondo e col cambiamento/sovvertimento (non sempre da criticare) di canoni e regole passate.
Perché non sia mero pretesto di discorso fine a sè stesso conviene allora guardare al futuro ri-considerando i primi anni cinquanta del secolo scorso. In quel tempo alla Dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950 seguì il Trattato del 1951 istitutivo della Comunità europea del carbone e dell’acciaio/CECA, prendendo poi forme concrete la speranza di federazione continentale fondandosi nel 1952 sul Trattato istitutivo di una Comunità europea di difesa/CED e subito dopo su una collegata Comunità politica europea, di cui nel 1953 fu approvato il Trattato istitutivo. Non se ne ricavò sèguito compiuto a motivo dell’accantonamento del progetto CED col voto contrario, nel 1954, da parte dell’Assemblea nazionale francese. Il ripiego consolatorio avvenne successivamente, com’è noto, prima con la Conferenza di Messina che nel 1955 rilanciò il processo di integrazione europea, poi nel 1957, coi Trattati istitutivi della Comunità economica europea/CEE e della Comunità europea dell’energia atomica/CEEA (o Euratom) entrati in vigore il primo gennaio 1958.
Guardare indietro per leggervi i passi del possibile futuro prossimo, nel tempo attuale delle catastrofi presenti e annunciate, può essere esercizio utile ma con la piena coscienza dell’irripetibilità puntuale del passato (che del resto gli obiettivi federali che noi auspichiamo non li ha raggiunti).
Allora ecco la Polonia, alla guida del Consiglio (dei ministri) dell’Unione europea nel corso del primo semestre del nuovo anno, che al centro del proprio programma di governo delle cose europee mette l’espressione “Sicurezza Europa!” (col punto esclamativo!).
Torna orgogliosamente questo Paese, senza che ci si possa dimenticare la criminale finis Poloniae sancita nel 1939 nel patto nazisovietico Molotov-Ribbentrop di sua spartizione, con tutto quello che ne è seguito. Né va dimenticata, sia pur considerandone il diverso peso, la stagione polacca di “euroscetticismo” da poco conclusasi.
La Polonia sarà la nuova locomotiva d’Europa? Questo il titolo dell’articolo pubblicato su Internazionale.it del 10 gennaio scorso.
- Sicurezza d’Europa.
Dunque, convintamente, “Sicurezza Europa!”. Oppure, più dubitativamente, “Sicurezza Europa?”.
Nel dar risposta alla domanda son sicuro che la Polonia abbia fra l’altro ben presente il proprio confine nord orientale con la federazione Russa nonché quello con Kaliningrad, territorio anch’esso russo e costituente un’enclave sulle rive del mar Baltico fra Lituania e, appunto, Polonia. Si tratta, come si sa, della vecchia Könisberg, patria di Immanuel Kant; e qui mi fermo perché le sollecitazioni al riguardo mi trascinerebbero lontano, dal passato a un futuro Kantianamente ardimentoso.
Allora qual è, sia pure in estrema sintesi, il contenuto del programma polacco?
Nel sito Internet dell’ASVIS (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile) lo si trova così riassunto, l’8 gennaio: “Difendere democrazia e valori, contrastare la disinformazione sul clima, partecipazione per una transizione basata su consenso, sostegno e incentivi, competitività: le priorità del primo semestre 2025 del Consiglio dell’Unione”. Il tema “Sicurezza Europa!” – ci dice Luigi Di Marco – “viene declinata in tutte le sue dimensioni: esterna, interna, informativa, economica, energetica, alimentare e sanitaria”.
Le priorità della presidenza polacca del Consiglio saranno dibattute in Parlamento europeo, col Primo ministro Tusk, il 22 gennaio, dopo la dichiarazione del governo polacco secondo cui la propria (seconda) presidenza dell’UE giunge “in un momento di incertezza e preoccupazione” per quanto riguarda le conseguenze della guerra, ormai al terzo anno, della Russia contro l’Ucraina, con le crescenti tensioni geopolitiche, la pressione migratoria e il declino della competitività europea.
“Le sette priorità della presidenza polacca” – ci riassume il sito del Parlamento europeo dedicato all’ “Attualità” – “sono le seguenti:
- Difesa e sicurezza
- Protezione delle persone e delle frontiere
- Resistenza alle ingerenze straniere e alla disinformazione
- Garantire la sicurezza e la libertà d’impresa
- Transizione energetica
- Agricoltura competitiva e resiliente
- Sicurezza sanitaria”.
Se ne potrà ragionare nei prossimi giorni, per verificarne saldezza di fondamento (giuridico-politico) e prospettive di successo.
Dino G. Rinoldi
