Negli ambienti federalisti circola un paragone errato fra l’azione attuale del Parlamento europeo per la riforma dei trattati e il rigetto dei bilancio per il 1980 da parte del primo Parlamento europeo eletto il 13 dicembre 1979.
Si trattò di un atto di « insurrezione istituzionale » peraltro prevista dai trattati non preannunciata ma resa inevitabile dopo il fallimento del negoziato fra la commissione bilanci e i ministri delle finanze degli allora nove paesi membri legata al contenuto delle politiche europee: agricoltura, coesione, aiuto ai paesi in via di sviluppo, dimensione sociale insieme a nuove risorse proprie.
Non fu di certo concepita come un atto di « insurrezione istituzionale » per ottenere dal Consiglio altro che un diverso bilancio nelle spese e nelle entrate nel quadro dei trattati o, come si dice oggi, a trattato costante e fu preceduta nel 1978 dalla decisione del Parlamento europeo non ancora eletto di fissare un ammontare del fondo regionale (una “spesa non obbligatoria”) diverso da quello proposto dal Consiglio.
Si trattò di una decisione di fatto ignorata o sottovalutata dai federalisti che avevano deciso di concentrare la loro strategia sul punto specifico della moneta europea e consideravano quell’azione parlamentare “funzionalista” e non federalista.
Al contrario dei suoi colleghi che consideravano quell’atto di insurrezione prevista dai trattati come un grande successo Spinelli era convinto che essa si sarebbe conclusa con una vittoria del Consiglio rendendo evidente la necessità di avviare un processo di revisione dei trattati non esigendola dai governi ma affidandola al ruolo democratico – non previsto dai trattati ma dalla logica democratica – del Parlamento europeo.
La vicenda del 1979 e la successiva azione del Club del Coccodrillo – peraltro inizialmente osteggiata dai federalisti – nulla hanno a che fare con l’iniziativa del Parlamento europeo uscente di proporre ai governi con un metodo a trattato costante la revisione intergovernativa dei trattati e la ventilata minaccia di non dare la fiducia al presidente della Commissione eletto dal Consiglio europeo (o a tutta la Commissione?) nel caso in cui il Consiglio europeo non convochi una convenzione per modificare i trattati.
