Newsletter 21 Novembre/2022 – L’EDITORIALE

 

SETTANT’ANNI DI DEMOCRAZIA PARLAMENTARE: E POI ?

Il Parlamento europeo celebra domani i settanta anni dalla sua nascita con una cerimonia a Strasburgo a cui parteciperanno i primi ministri di Belgio, Francia e Lussemburgo e cioè i tre paesi che ospitano l’assemblea oltre alla presidente Roberta Metsòla.

In effetti la prima sessione dell’assemblea si svolse a Lussemburgo il 10 settembre 1952 ed in quella occasione i Sei – su proposta di Alcide De Gasperi e su ispirazione di Altiero Spinelli – incaricarono i deputati europei di redigere lo statuto di una “comunità politica europea” (da non confondere con quella suggerita da Emmanuel Macron settanta anni dopo come risposta alla guerra in Ucraina) che avrebbe dovuto costituire il quadro democratico e istituzionale indispensabile per dare vita alla “Comunità europea di Difesa”.

Già dalla sua nascita l’assemblea della CECA aveva deciso di adottare alcune decisioni che confermavano il carattere innovativo dell’istituzione parlamentare rispetto ad altre assemblee:

  • Innanzitutto il nome, che in tedesco e olandese sarebbe stato fin dall’inizio Parlamento europeo” per diventare il nome ufficiale in tutte le lingue dei Sei a partire dal 1962
  • In secondo luogo la suddivisione dei deputati in gruppi politici (democristiani, socialisti e liberali) invece che in delegazioni nazionali
  • In terzo luogo l’organizzazione dei lavori in periodi della sessione plenaria annuale ma soprattutto in commissioni permanenti che corrispondevano inizialmente alle attività della CECA e poi a quelle dei trattati di Roma (Mercato Comune e Energia Atomica) per assicurare la continuità del controllo parlamentare sulle attività delle Comunità
  • In quarto luogo il fatto di essere, nonostante la designazione dei membri da parte delle assemblee legislative nazionali fino al 1979, la rappresentante dei popoli degli Stati riuniti nelle Comunità e non dei parlamenti nazionali.

Dal 1952, il Parlamento europeo è stato – per usare un’espressione di Altiero Spinelli – la cittadella della democrazia europea in statu nascendi rivendicando con continuità il suo diritto a diventare un vero parlamento al contrario delle altre assemblee interparlamentari che hanno sempre accettato la loro condizione di organi solo consultivi e il punto di riferimento della difesa dei diritti fondamentali nelle Comunità, in Europa e nel mondo.

La prospettiva sovranazionale è stata periodicamente evocata dalla maggioranza dei membri del Parlamento europeo legandola innanzitutto alla sua elezione a suffragio universale e diretto affermata già nell’articolo 21 del Trattato della CECA e poi nell’evoluzione delle Comunità verso una “unione sempre più stretta” che fu la formula proposta dal negoziatore francese Jean-François Deniau nei trattati di Roma come compromesso fra la finalità federale indicata nella Dichiarazione Schuman del 1950 e l’Europa delle patrie o confederale rivendicata dal generale De Gaulle.

L’obiettivo sovranazionale o, per essere più precisi nella sua sostanza più che nella forma, ha trovato nel 1984 una realizzazione di carattere costituzionale nel progetto di Trattato che istituisce l’Unione europea meglio conosciuto come “progetto Spinelli”.

Nella logica della continuità dell’azione della assemblea per settanta anni, noi riteniamo che il nono Parlamento europeo eletto nel 2019 debba rivendicare la necessità e l’urgenza di andare al di là del trattato di Lisbona firmato quindici anni fa superando l’ostilità dei governi nazionali affidandosi alla sua legittimità di rappresentante delle cittadine e dei cittadini europei che lo hanno eletto in un ruolo che potremmo definire “precostituente”.

Non si tratta cioè di affidare il futuro dell’Europa alla proposta di una parziale revisione del trattato di Lisbona – che la logica del minimo comun denominatore fra i gruppi politici ha ridotto a due articoli del trattato legati all’idea illusoria che il passaggio dalla confederazione alla federazione possa avvenire con una formale eliminazione del diritto di veto – ma di elaborare un progetto politico che contenga la visione di un sistema efficace e democratico valido oggi per l’Unione a ventisette ma in un futuro certo per l’unificazione in una sola comunità di tutti i paesi democratici del continente.

A nostro avviso questo progetto dovrebbe essere periodicamente sottoposto in itinere agli strumenti della democrazia partecipativa che hanno caratterizzato la Conferenza sul futuro dell’Europa e ad un confronto delle democrazie rappresentative in “assise interparlamentari” che dovrebbero svolgersi nell’autunno 2023 durante il semestre di presidenza spagnola del Consiglio al fine da far adottare a maggioranza dal Parlamento europeo un rapporto definitivo prima dei congressi dei partiti europei che dovranno preparare i loro programmi in vista delle elezioni nel maggio 2024.

A partire da quella data si dovrà aprire una forte azione politica sul decimo Parlamento europeo eletto affinché assuma su di sé un ruolo sostanzialmente costituente come avvenne nella prima legislatura sotto impulso di Altiero Spinelli.

Così facendo possiamo sperare ed agire per realizzare la finalità federale del processo di integrazione europea e completare l’architettura di un’Europa unita che metta fine alle divisioni del continente per promuovere la pace, il progresso, la sicurezza e la cooperazione internazionale.

Roma, 21 novembre 2022

coccodrillo