Newsletter 22 Aprile/2025 – ATTUALITA’

 

PER UN 25 APRILE VERAMENTE EUROPEO 

1. Venerdì prossimo ricorre in Italia la Festa della Liberazione. Ci si appresta a ricordare che il 25 aprile 1945, dalle città di Milano e Torino, il Comitato di liberazione nazionale Alta Italia – che coordinava i non pochi e molto diversi per impronta ideologica gruppi impegnati nella resistenza armata contro l’occupazione della Germania nazista, alleata al regime di Mussolini – proclamò l’ordine di insurrezione generale.  

Si tratta di una data convenzionalmente proiettata alla memoria della liberazione, giacché la resa delle forze armate dell’Asse nazi-fascista avvenne a Caserta il 29 dello stesso mese.  

Quindi è una data simbolica che vuole ricordare a tutti a quale prezzo i cittadini italiani ripresero un percorso di democrazia che li portò, per tappe, prima a scegliere la forma di Stato repubblicana (col referendum del 2 giugno) e a contestualmente eleggere i componenti di un’Assemblea costituente, poi ad elaborare una Carta costituzionale che entrò in vigore il 1° gennaio 1948. 

Questo traguardo fu conseguito tramite una transizione complessa, a partire dal 3 settembre 1943 con l’armistizio (concluso a Cassibile e reso noto l’8) tra il Regno d’Italia e le Forze alleate. Esso determinò la resa incondizionata dell’Italia, la fine dell’alleanza con la Germania, l’inizio di un periodo di guerra civile. Fu dunque una transizione dolorosa per il Paese, divisiva, sanguinosa e traumatica. 

2. In altra parte del nostro Continente – in Portogallo – il 25 aprile è egualmente festa nazionale. Ricorre infatti l’anniversario della “rivoluzione dei garofani” – la Revolução dos cravos – che il 25 aprile 1974 pose fine al regime dittatoriale instaurato nel 1933 da António Salazar.  

Fu una rivoluzione popolare che durò un solo giorno: il suo nome, così singolare, deriva dai garofani che le forze armate progressiste portoghesi – appoggiate dalla popolazione – infilarono nelle canne dei propri fucili, a simboleggiare la volontà di avviare una transizione non cruenta. Ed infatti le vittime sembra che siano state soltanto 4. 

Si avviò quel giorno una transizione contrassegnata da due tappe fondamentali: nuovamente un 25 aprile, ma dell’anno successivo, 1975, furono eletti i componenti dell’Assemblea costituente; e nuovamente un 25 aprile, ma del1976, si tennero le elezioni politiche dell’Assemblea della Repubblica. 

3. Oggi nel nostro Continente si avverte l’esigenza di cambiamenti radicali per fronteggiare situazioni drammatiche, tra cui spicca la guerra di aggressione della Russia nei confronti di uno Stato sovrano, l’Ucraina, in spregio alla norma di diritto internazionale cogente che vuole l’intangibilità dei confini nazionali e il divieto dell’uso della forza nelle relazioni interstatuali. Ma contribuiscono fra l’altro allo sconcerto, e a quello che molti interpretano come un cambiamento epocale, anche le modalità con cui il rieletto Presidente della federazione statunitense, D. J. Trump, governa, determinando ad esempio la considerazione da parte del Sen. Mario Monti che gli USA non siano più una «democrazia liberale»[1]. E in specie quanto alla guerra russo-ucraina va sottolineato l’atteggiamento attuale di Trump (esemplificativamente riconducibile al comportamento tenuto alla Casa Bianca nei confronti di V. Zelensky il 28 febbraio scorso) rispetto al primo mandato presidenziale, quando il suo Segretario di Stato Mike Pompeo parlò al riguardo chiaramente di minaccia a «un principio internazionale fondamentale condiviso dagli Stati democratici: che nessun Paese può modificare i confini di un altro con la forza». 

Si avverte da più parti la pochezza (la ben poca autorevolezza) della comunità politica oggi denominata Unione europea, auspicando l’esigenza che essa si doti in particolare di una propria autonomia strategica. È stata chiaramente individuata la necessità di approntare finalmente una effettiva politica estera comune, comprendendovi la necessità di attrezzare una politica comune di difesa. Prendere al riguardo spunto dal pensiero di Immanuel Kant (la cui città natale oggi sta in territorio russo!) vale a rammentare, come fa A. Padoa Schioppa nel suo Destini incrociati[2], che «lo stato di pace deve essere istituito»[3] e dunque una comunità politica dev’essere in grado di difendersi a titolo individuale.

Allora si potrebbe pensare che anche l’Unione europea deve poter avere un proprio “25 aprile”: un giorno in cui il Parlamento europeo – che rappresenta i cittadini dell’attuale comunità politica europea – avvierà di propria iniziativa un processo costituente, sulla falsariga di quanto avvenne il 14 febbraio del 1984 quanto il Parlamento europeo di allora approvò, sulla spinta politica di Altiero Spinelli, la risoluzione contenente il «Progetto di Trattato che istituisce l’Unione europea». Pur non entrato in vigore, quel  progetto fu comunque una tappa importante che aprì ai successivi sviluppi istituzionali con scelte che tuttavia si sono rivelate non tutte felici. 

Oggi il preoccupante disordine mondiale dovrebbe convincere il Parlamento europeo che sono necessarie scelte istituzionali fondamentali per avviare l’Unione verso la soluzione federale, unica in grado di assicurare il governo dei tanti beni pubblici europei in condizioni di democrazia e rispetto dei principi e della pratica dello Stato di diritto.

E magari si ricordi, il Parlamento europeo, che il 25 aprile si celebra San Marco evangelista, quello secondo cui «Il tempo è compiuto» (1.15).

Nicoletta Parisi 

Dino G. Rinoldi  

 

[1] V. la Repubblica del 10 aprile 2025.

[2] Il Mulino, 2024, particolarmente p. 99 ss.

[3] Per la pace perpetua, 1795.