Stavoltaiovoto…per trasformare il futuro dell’Europa
Migliaia di giovani sono stati quest’anno i protagonisti della Marcia della Pace da Perugia ad Assisi che percorre le vie dell’Umbria dal settembre 1961 quando l’iniziativa “per la pace e la fratellanza” fu lanciata per la prima vola dal filosofo della non-violenza Aldo Capitini.
Lo slogan “trasformiamo il futuro”, adottato dalle Scuole per la pace per la Marcia del 2023, potrebbe essere riferito all’Europa e al ruolo che l’Unione europea dovrebbe fare proprio per costruire la pace sul continente come contributo alla giustizia e alla democrazia nel mondo se la diplomazia europea fosse pronta a riflettere e poi a proporre le cinque ipotesi che abbiamo lanciato con il nostro editoriale del 15 maggio e che è stato diffuso in Europa dallo European Civic Forum proprio nel momento in cui è emersa l’idea di una Conferenza internazionale per la pace nel prossimo mese di luglio e Jorge Bergoglio ha chiesto a Matteo Zuppi di avviare una missione per aprire la strada alla cessazione della guerra scatenata da Vladimir Putin il 24 febbraio 2022.
Dopo la decisione del Consiglio dell’Unione europea di fissare la data delle decime elezioni europee dal 6 al 9 giugno 2024 chiamando alle urne quattrocento milioni di cittadine e di cittadine fra cui quasi dieci milioni di giovani nati entro il 31 maggio 2006 (con l’eccezione della Germania e dell’Austria dove voteranno anche i giovani nati entro il 31 maggio 2008), noi sappiamo che le prossime cinquantacinque settimane saranno scandite da scelte o da non-scelte dei governi dei Ventisette e delle istituzioni europee che influiranno sul voto e che saranno in grado di trasformarne il futuro per avviare un nuovo cammino del processo di integrazione europea o far compiere all’Europa un salto verso un pericoloso passato.
Fra queste scelte o non-scelte vi è certamente il contributo che l’Unione europea può dare per far cessare le ostilità, per affermare il principio secondo cui la violazione delle frontiere è una delle cause principali delle guerre poiché tale violazione deriva dagli effetti devastanti dei nazionalismi e dell’imperialismo, per ribadire che le sue porte sono aperte ai paesi e ai popoli europei pronti a condividere il rispetto dei valori comuni su cui si è fondata la Comunità nata dalla lotta a qualunque forma di autocrazie, per ricordare che fra questi valori c’è il rispetto dei diritti delle persone appartenenti a delle minoranze e per condividere la convinzione secondo cui l’estensione delle alleanze e delle strutture militari aumenta inevitabilmente le tensioni e i rischi di conflitti da cui dovrebbe derivare la decisione di opporsi all’ingresso dei nuovi paesi candidati – e in primo luogo dell’Ucraina – nella NATO poiché il Trattato sull’Unione europea contiene una “clausola di mutua difesa” (art. 42.7) in caso di aggressione armata sul territorio di uno Stato membro conformemente all’art. 51 della Carta delle Nazioni Unite.
In vista delle decime elezioni europee che avranno luogo fra cinquanta cinque settimane, noi ribadiamo la nostra richiesta ai governi rivolgendoci al governo spagnolo di Pedro Sanchéz che presiederà il Consiglio dal 1° luglio 2023 e al Presidente del Consiglio europeo Charles Michel affinché mettano in votazione le proposte del Parlamento europeo per il rispetto dell’equilibrio di genere, per l’introduzione di liste transnazionali e per l’estensione del diritto di elettorato attivo alle giovani e ai giovani nati fra il 31 maggio 2006 e il 31 maggio 2008 in modo tale che sia chiaro quali governi sostengono il rafforzamento della democrazia europea.
Noi chiediamo inoltre alla Commissione europea e al Parlamento europeo di proporre al Consiglio europeo e al Consiglio dell’Unione di estendere il diritto di elettorato attivo e passivo a tutte le persone di paesi terzi che risiedono legalmente sul territorio dell’Unione europea e a cui si applicano i diritti alla dignità, alle libertà, all’uguaglianza, alla solidarietà insieme ai diritti alla buona amministrazione, alla trasparenza, al diritto di rivolgersi al mediatore e di indirizzare delle petizioni al Parlamento europeo previsti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea in modo tale che sia chiaro quali governo sostengono i principi dell’inclusione e della non-discriminazione.
Noi ribadiamo infine la nostra convinzione che – oltre quindici anni dopo la firma del Trattato di Lisbona e mentre l’Unione europea discute della possibilità di ampliare il suo territorio, le sue istituzioni e le sue politiche ai Balcani occidentali e ad una parte dell’Europa orientale – la prossima legislatura debba essere fondata su un metodo costituente affinché il sistema europeo sia preliminarmente approfondito per renderlo più efficace e più democratico in vista del suo allargamento ai paesi che accetteranno di entrare nella nuova Unione prevedendo una procedura che lasci agli attuali paesi membri il diritto di accettarla o di stabilire con essa delle relazioni di cooperazione e di associazione.
Perugia, 21 maggio 2023
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