Newsletter 23 Giugno/2025 – L’EDITORIALE

 

Come e perché l’Europa esige un percorso costituzionale (II)

Il Consiglio europeo del 27 giugno 2024 aveva invitato la Commissione europea a presentare entro la primavera del 2025 un piano di riforma dell’Unione europea in vista delle nuove adesioni che contenesse quattro pilasti operativi:

  • Lo stato di diritto
  • Le politiche europee per garantire la competitività, la prosperità, la leadership globale e l’autonomia strategica
  • Il bilancio sulla base di un progetto di MFF da presentare entro il 1° luglio 2025
  • La governance.

Di questo piano globale non c’è per ora una traccia sostanziale nelle comunicazioni della Commissione europea né la maggioranza parlamentare che ha confermato per la seconda volta Ursula von der Leyen alla presidenza è stata in grado di accompagnare il voto di fiducia con un “contratto di coalizione” sulle priorità della nuova legislatura.

Questi quattro temi hanno a ben vedere un significato costituzionale nel senso che la loro operatività, se si tradurrà in decisioni dell’Unione europea, inciderà sul sistema di governo europeo, sui rapporti tra le istituzioni europee e fra esse e gli Stati membri.

Questi quattro temi furono presi in considerazione dal Parlamento europeo nel rapporto sulla revisione del Trattato di Lisbona, su cui l’Assemblea si è espressa il 22 novembre 2023, che è stato ignorato dal Consiglio, dal Consiglio europeo, dalla Commissione e non fa più parte delle priorità dei gruppi politici fin dalla campagna elettorale del 2024.

Se fosse stata accettata la proposta discussa nella Convenzione sul futuro dell’Europa di introdurre delle “leggi organiche” che non richiedono modifiche dei Trattati ma più forti maggioranze, le decisioni sul rispetto dello stato di diritto, sull’ampliamento delle competenze come previsto dall’art. 352 TFUE, sul bilancio pluriennale comprensivo di debito pubblico e risorse proprie e sulla governance avrebbero potuto essere adottate superando lo scoglio dell’unanimità.

Così non è stato e le decisioni che riguardano l’essenza del sistema dell’Unione europea e cioè che sono previste nella prima parte del Trattato (TUE), che fu scritta dalla Convenzione sul futuro dell’Europa e che hanno dunque una natura costituzionale richiedono quasi sempre l’unanimità e talvolta l’intervento dei parlamenti nazionali.

Di fronte agli ostacoli del voto all’unanimità e, più in generale, all’idea errata secondo cui queste decisioni richiedono una “cessione di sovranità” mentre si tratta di una “condivisione della sovranità”, il Parlamento europeo dovrebbe abbandonare il percorso inutilmente avviato con il rapporto del 22 novembre che condurrebbe inevitabilmente ad una conferenza intergovernativa ed ispirarsi al metodo costituente partorito dal Club del Coccodrillo nel 1980.

Dopo le elezioni europee nel giugno 2024 la volontà politica di riaprire la strada verso una costituzione europea è praticamente scomparsa dai programmi di quasi tutti i gruppi parlamentari e non fa parte nemmeno delle priorità dell’intergruppo informale che si è dato il nome di “Gruppo Spinelli” che ha scelto invece la via dell’articolo 48 TUE.

Se le condizioni politiche non sono attualmente riunite per lanciare un processo costituente il Parlamento europeo dovrebbe rivendicare la necessità di un “percorso costituzionale” affinché vengano adottate decisioni che influiscono sul sistema dell’Unione europea e sulla sua essenza fondandolo su un accordo interistituzionale, su basi giuridiche che garantiscono il controllo democratico, sul coinvolgimento dei parlamenti nazionali e infine sul dialogo con i cittadini e la società civile.

Fanno certamente parte del “percorso costituzionale” il tema della difesa europea come parte integrante della politica estera e di sicurezza a cui si devono applicare basi giuridiche che riconoscono il controllo democratico parlamentare, il tema del quadro finanziario pluriennale che consente lo strumento di prestiti e mutui e dunque di debito pubblico europeo ma anche di risorse proprie tali da richiedere un accordo fra il Consiglio e il Parlamento e la promozione di un dialogo strutturato con i parlamenti nazionali, la protezione dei valori dell’Unione europeo e dunque dello stato di diritto così come sanciti dall’art. 2 TUE, l’uso dell’art. 352 TFUE per estendere le competenze dell’Unione europea laddove lo richiede il principio della sovranità condivisa e l’uso dell’art. 235 TFUE che attribuisce al Parlamento europeo un potere di “pre-iniziativa legislativa” in attesa che il potere di iniziativa venga inserito nei Trattati, lo sviluppo comunitario dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia che comprende il tema della cittadinanza, della non-discriminazione e delle politiche migratorie e di asilo.

Per quanto riguarda il dialogo con la società civile e la democrazia partecipativa che è un elemento essenziale della dimensione costituzionale, il Parlamento europeo dovrebbe rafforzare il suo regolamento interno per essere all’ascolto delle cittadine e dei cittadini che hanno fatto uso dell’art. 11 TUE in attesa di una modifica del Trattato che trasferisca alla Assemblea il potere di esaminare le ICE.

Lungo il “percorso costituzionale” apparirà chiaro al Parlamento europeo ma anche ai parlamenti nazionali e ai poteri locali che i passi in avanti saranno inadeguati anche in vista dello stato de negoziati per l’allargamento, che la difesa dello stato di diritto si scontrerà con le divisioni fra i governi, che la frammentazione delle relazioni esterne fra due parti del Trattato nuoce fortemente al ruolo internazionale dell’Unione europea, che il quadro finanziario pluriennale che proporranno i governi non sarà coerente con gli obiettivi della convergenza e della competitività e che l’art. 352 TFUE non consentirà di rafforzare le competenze dell’Unione europea laddove si pone la questione della sua autonomia strategica come l’industria e l’energia.

Bisognerà prepararsi in quel momento per passare dal “percorso costituzionale” al “processo costituente” secondo un metodo democratico e una agenda finalizzata alla conclusione della decima legislatura europea aprendo il dibattito su una ampia riforma dell’Unione europea che coinvolga una maggioranza di Stati e popoli che la condivideranno.                                      

Bruxelles, 23 giugno 2025coccodrillo