Newsletter 24 Marzo/2025 – L’EDITORIALE

 

L’Unione europea che non decide, Giorgia Meloni e la visione del Manifesto di Ventotene

Giorgia Meloni ci ha presentato una sua immaginaria visione dei risultati del Consiglio europeo che si è svolto a Bruxelles il 20 e 21 marzo dopo il dibattito alle Camere in Italia sorprendentemente chiuso dalla non sorprendente affermazione secondo cui la “sua” Europa degli Stati-nazione e delle apparenti sovranità assolute non è quella degli antifascisti e federalisti europei Eugenio Colorni, Ernesto Rossi e Altiero Spinelli.

Si sa che Giorgia Meloni mente spudoratamente ad ogni conclusione del Consiglio europeo – come del resto fanno spesso gli altri Capi di Stato e di governo  che considerano le riunioni al Vertice come degli incontri di calcio dove si vince o si perde – affermando che i suoi colleghi hanno accolto come al solito le proposte del governo italiano:

  • sui centri di detenzione per i richiedenti asilo secondo il modello Albania,
  • sulla demolizione di quella che la Presidente del Consiglio chiama la follia ideologica del green deal,
  • sui dazi europei che la Commissione europea vorrebbe attivare il 2 aprile e che Giorgia Meloni vorrebbe rinviare sine die per compiacere il suo amico Trump…
  • eccetera

Alla conclusione dell’ultimo Vertice, Giorgia Meloni ha mentito – ma nessun giornalista l’ha smentita perché i suoi incontri con la stampa sono dei grotteschi monologhi – dicendo che il Consiglio europeo avrebbe accolto la proposta italiana su Invest Eu per i capitali privati nel riarmo europeo.

Non è così perché Ursula von der Leyen si è limitata a dire che la Commissione europea studierà le proposte italiane che avrebbero lo scopo di aiutare le sole imprese italiane della difesa come Leonardo senza aumentare il debito pubblico.

Per il resto i Capi di Stato e di governo – pur confermando l’accordo di principio del Consiglio europeo del 6 marzo 2025 sul frettoloso piano di Ursula von der Leyen da lei stessa sconsideratamente e solitariamente battezzato ReArm Europe ed ora ribattezzato Readiness 2030 essendosi ispirata alla sua fallimentare esperienza di ministro della difesa tedesco fino al 2019 – sono divisi su tutte le cose essenziali salvo l’obiettivo di rafforzare l’autonomia strategica…entro il 2030.

I Capi di Stato e di governo sono divisi sulla proposta di chiedere deroghe al Patto di stabilità che Ursula von der Leyen ha proposto di attivare entro aprile per finanziare l’aumento di spese militari nazionali.

Essi sono divisi sugli Eurobond e sulla proposta di creare un fondo da lei battezzato Safe per usare i teorici 150 miliardi di euro di prestiti da rimborsare che nessuno sa da dove potranno arrivare dimenticando che sul tavolo del Consiglio e del Pe c’è la proposta del fondo Edip che si potrebbe adottare rapidamente in codecisione rispettando il principio del controllo democratico. 

Essi sono divisi sull’idea di un debito comune riproposta da Mario Draghi nella sua recente audizione davanti al Senato.

Essi sono divisi sulle modalità per stimolare la cooperazione fra gli Stati attraverso acquisti congiunti di armi. 

Essi sono divisi sull’invio di truppe in Ucraina anche se dovessero essere inviate dopo la tregua dove i cosiddetti volenterosi hanno lasciato soli Macron e Starmer.

Sull’Ucraina i Ventisei hanno dovuto subire l’ennesimo veto del putiniano Orban che ha ricevuto a Bruxelles con tutti gli onori il vicepresidente del governo Italiano Matteo Salvini.

Sulla spaventosa ed ennesima strage a Gaza perpetrata da Netanyahu con il sostegno di Trump ma con l’opposizione del Capo dello Stato israeliano i Ventisette si è limitati a «deplorare».

Vale la pena di aggiungere la…soddisfazione del Consiglio europeo sulle proposte relative agli oceani definite ambiziose olistiche e lungimiranti (!) e le banalità sulla competitività in una situazione in cui i rapporti Draghi e Letta rischiano di incamminarsi sulla via del garage.

Quando il Parlamento europeo avrà il coraggio e la determinazione di denunciare l’irresponsabilità (nel senso letterale della parola) dei 27 e della Commissione europea riprendendo il progetto Spinelli del 1984, aggiornandolo in una logica e con un metodo costituente per sottoporlo in una conferenza interparlamentare/assise all’approvazione dei parlamenti nazionali che lo vorranno accompagnandola da una agorà con le organizzazioni rappresentative delle società civile, del mondo del lavoro e della produzione al fine di dotare l’Unione europea o coloro che lo vorranno di una vera Costituzione?

Come abbiamo detto più sopra, Giorgia Meloni ci ha informato che la “sua” Europa degli Stati nazione e di apparenti sovranità assolute non è quella del Manifesto di Ventotene.

Il Manifesto di Ventotene e cioè il “progetto di un manifesto per una Europa libera e unita” appartiene alla cultura europea e a nessun partito contro ogni forma di totalitarismo, contro la “nazione” o le nazioni come spazio per una sola etnia e dunque radice del razzismo e causa delle guerre, contro le sovranità assolute l’una in conflitto con l’altra. 

Esso appartiene alla cultura della lotta anche armata contro il nazismo e contro il fascismo che avevano soggiogato dal 1939 progressivamente una vasta parte del continente europeo cancellando le ragioni della libertà, della giustizia, del rispetto della dignità umana e della democrazia.

Nello stesso tempo la lotta per la libertà era anche la negazione del totalitarismo stalinista che è oggi rappresentato dalla autocrazia di Vladimir Putin insieme alla contestazione di ogni forma di illiberalismo e di imperialismo nel mondo e degli Stati teocratici.

Di fronte alla cancellazione delle coscienze i confinati di Ventotene hanno avuto ragione a proporre un progetto rivoluzionario per la federazione europea nella prospettiva di un governo mondiale passando attraverso un’azione giacobina rivolta alle cittadine e ai cittadini soggiogati dai totalitarismi.

L’onda di movimenti illiberali in Europa e nel mondo ha reso attuali e urgenti il messaggio e gli obiettivi del Manifesto di Ventotene del 1941.

Roma, 24 marzo 2025coccodrillo