Newsletter 24 Marzo/2025 – ULTIME DA BRUXELLES

 

LA DEMOCRAZIA EUROPEA,
COSTRUENS E DIFENDENTE
(LA RANA E GLI SCORPIONI)

Sostiene il sen. Mario Monti che «La serietà con la quale l’Italia si muoverà nelle prossime settimane nel cantiere della difesa europea determinerà anche il posizionamento del nostro Paese nelle impalpabili – ma reali, non autoproclamate – gerarchie europee»[1].

Capisco perché oggi si possa parlare di “gerarchie europee”; ma il punto è piuttosto quello della necessità di parlare di “gerarchia mondiale” nell’ambito della quale rinvenire, se possibile, un posto per l’Europa quale soggetto politico, magari strategico.

L’imbelle rana che risponde al nome di Unione europea è sempre – seguendo la metafora di Esopo – alla metà del guado, trasportando con gran fatica i non sempre avveduti scorpioni nazionali la cui natura è capace di emergere con punte di mordace perigliosità nazionalista avverso la collaborazione sovrannazionale instaurata. Collaborazione necessaria per finalità economico-sociali, ma pure politiche, che ogni scorpioncino da solo non sarebbe in grado, o sarebbe meno efficacemente in grado, di perseguire. Non aspettiamo che muoia (affogata) l’Unione per esser soddisfatti della coeva morte dei filistei nazionalisti, incapaci da soli di sopravvivere alla ricomposizione imperiale (USA, Cina e Russia) del mondo. Non celebriamo la cenere del premio Nobel, conseguito nel 2012 dall’UE «per aver contribuito alla pace, alla riconciliazione, alla democrazia e ai diritti umani in Europa», dimenticando invece di custodire con cura il fuoco di un tragitto “comunitario” europeo acceso nella seconda metà del secolo scorso sul fondamento di percorsi intellettuali quali espressi dal (progetto di) Manifesto (per un’Europa libera e unita) di Ventotene, ma non solo da esso.

Il fuoco di questo tragitto, per quanto accidentato, non deve esser spento dall’acqua dove gli scorpioni affoghino la rana; il fuoco non può non permanere a illuminare l’Europa, e non solo, mentre le cose del mondo si son fatte d’ombra. E il buio sopravanza.

Il fuoco va però alimentato da un atteggiamento difendente, pur strettamente ricompreso nella costruzione (pars costruens) di una cooperazione democratica continentale unitaria compiuta, capace di valorizzare le diversità con forza inclusiva, arricchente e non escludente.

Il fuoco della democrazia in Europa[2] fa capo, nei Trattati istitutivi dell’UE, ai principi di democrazia popolare rappresentativa, diretta nonché partecipativa di cui al Titolo II del Trattato sull’Unione europea/TUE sulle «Disposizioni relative ai principi democratici» (artt. 9-12). Il riferimento va così, per la prima declinazione di democrazia, all’elezione e alle competenze del Parlamento europeo (art. 10, fra gli altri); per la seconda declinazione di democrazia all’iniziativa dei cittadini europei (art. 11.4); per la terza declinazione al fatto che le istituzioni dell’UE hanno l’obbligo di dare «ai cittadini e alle associazioni rappresentative, attraverso gli opportuni canali, la possibilità di far conoscere e di scambiare pubblicamente le loro opinioni in tutti i settori di azione dell’Unione» (art. 11.1)[3]. Si tratta di un movimento di espressione democratica capace di tener conto del fatto che «L’azione dell’Unione sulla scena internazionale si fonda sui principi che ne hanno informato la creazione, lo sviluppo e l’allargamento e che essa si prefigge di promuovere nel resto del mondo: democrazia, Stato di diritto, universalità e indivisibilità dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, rispetto della dignità umana, principi di uguaglianza e di solidarietà e rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale» (art. 21.1, co. 1, TUE).

Il «movimento di espressione democratica» in questione deve portare a realizzare quel «partito rivoluzionario» menzionato già nell’edizione del 1941 del Manifesto di Ventotene. Un partito rivoluzionario plurale e multiforme ma espressivo di una pars univocamente rivolta alla Federazione europea. Questa «dittatura del partito rivoluzionario» , la sua capacità di affermarsi contro spinte divergenti, è la sola in grado di salvare la civitas europaea, con un’azione attraverso cui si «forma il nuovo Stato, e intorno ad esso la nuova vera democrazia» continentale[4]. Un’azione costituente che muova da un’insurrezione pacifica, da un nuovo 25 aprile su scala europea.

Allora la rana da imbelle deve farsi non bellicosa ma costruttiva (costruens) nell’affermazione e nella difesa dei propri principi, della propria stessa vita. La creatura ibrida dell’Unione europea – né Stato né tradizionale organizzazione intergovernativa giacché sovrannazionale[5] – deve superare il complesso dell’ermafrodito incerto fra Ermes (Marte) e Afrodite (Venere) e accettare compiutamente ambedue le complementari caratteristiche. Per il secondo verso “facendosi bella” delle proprie «eredità culturali, religiose e umanistiche … , da cui si sono sviluppati i valori universali dei diritti inviolabili e inalienabili della persona, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza e dello Stato di diritto»[6]. Per il primo verso “battagliando virilmente” per sostenere e difendere le eredità suddette.

La questione è quella all’ordine del giorno – da trattare affinché non sia all’ordine dell’anno, del lustro, del cinquantennio, … –  dopo il Consiglio europeo del 20 marzo, che nelle proprie conclusioni, dopo i punti da I a III[7] e prima di quelli da IV a IX[8], inserisce il punto IV su «Difesa e sicurezza europee». Vi si legge, nei parr. da 21 a 23: «21. Dando seguito alle sue conclusioni del 6 marzo 2025, e alla luce del Libro bianco sul futuro della difesa europea del 19 marzo 2025, il Consiglio europeo chiede un’accelerazione dei lavori su tutti i filoni per potenziare in modo decisivo la prontezza dell’Europa alla difesa nel corso dei prossimi cinque anni. Invita il Consiglio e i colegislatori a portare avanti rapidamente i lavori sulle recenti proposte della Commissione. Il Consiglio europeo chiede che sia avviata con urgenza l’attuazione delle azioni individuate nelle sue conclusioni del 6 marzo 2025 nel settore delle capacità e che siano portati avanti i lavori relativi alle pertinenti opzioni di finanziamento. 22. Il Consiglio europeo ricorda che un’Unione europea più forte e più capace nel settore della sicurezza e della difesa contribuirà positivamente alla sicurezza globale e transatlantica ed è complementare alla NATO, che, per gli Stati che ne sono membri, resta il fondamento della loro difesa collettiva. 23. Quanto precede fa salvo il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri e tiene conto degli interessi di tutti gli Stati membri in materia di sicurezza e di difesa, conformemente ai trattati. Il Consiglio europeo invita la Commissione e l’alta rappresentante a riferire periodicamente in merito ai progressi compiuti nell’attuazione delle sue conclusioni sulla difesa. Tornerà su tutti i filoni di lavoro relativi a tale questione nella prossima riunione».

Il 2-3 aprile prossimi è programmata una riunione informale, in sede di Consiglio, dei Ministri della difesa degli Stati membri. Il 19 marzo scorso la Commissione europea e l’Alta rappresentante UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza hanno presentato, come accennato, il Libro bianco sulla difesa europea – Readiness / Preparàti per il 2030 (sperando che il lustro previsto non debordi oltre i tempi della Storia). La Commissione ha inoltre delineato nell’ambito del piano ReArm Europe, magari ridenominato alla luce del Libro bianco, le leve finanziarie utilizzabili dagli Stati membri per stimolare un aumento degli investimenti nelle capacità di difesa, orientando in questa direzione tanto i 150 miliardi di euro del programma SAFE quanto i 650 da impiegare attivando la escape clause prevista, in deroga, dal vigente Patto europeo di stabilità e crescita.

Ma di quest’ultime, anche controverse, questioni ne parlerò nel prossimo numero della nostra Newsletter, a cominciare dalla base giuridica (artt. 122 o 173.3 TFUE, o altri) su cui fondare con risultato efficace ed efficiente un edificio necessario e urgente della civitas europaea, impegnata in una democrazia costruens e difendente.

DINO G. RINOLDI *

 

 

 

*Nato sotto il segno dello scorpione!

 

[1] V. Il ruolo dell’Italia in Europa, in Corriere della Sera del 23 marzo 2025, p. 28 (nonché p. 1, col titolo L’Europa che verrà. L’azione necessaria dell’Italia).

[2] S. Goulard e M. Monti, La democrazia in Europa. Guardare lontano, Rizzoli, 2013, sulla scia di A. de Tocqueville, La democrazia in America, opera nell’edizione originaria composta da due volumi (1835-1840), prima edizione italiana 1932.

[3] L’art. 11 TUE continua così, ai propri parr. 2 e 3: «Le istituzioni [dell’UE] mantengono un dialogo aperto, trasparente e regolare con le associazioni rappresentative e la società civile» … e «Al fine di assicurare la coerenza e la trasparenza delle azioni dell’Unione, la Commissione europea procede ad ampie consultazioni delle parti interessate».

[4] Le citazioni sono tratte dal manifesto di Ventotene (1941).

[5] Dunque determinando le «limitazioni di sovranità» consentite in Italia dall’art. 11 Cost.

[6] Si veda il preambolo del Trattato sull’Unione europea.

[7] Dedicati rispettivamente a «Ucraina», «Medio Oriente» e «competitività» (con riguardo a «Semplificazione e riduzione degli oneri amministrativi», «Energia», «Unione del risparmio e degli investimenti», «Mercato unico, industria e competenze», «Altre azioni e via da seguire»).

[8] Dedicati rispettivamente a «Prossimo quadro finanziario pluriennale e nuove risorse proprie», «migrazione», «oceani», «multilateralismo», «altri punti» (dove ci si limita a rammentare che «Il Consiglio europeo ha discusso della situazione nei Balcani occidentali e invita il Consiglio ad affrontare la questione nell’aprile 2025»).