«DEUS VULT»
FRA TUTTE LE COSE CHE VOGLIAMO FAR FARE A DIO
C’É UN POSTICINO PER LA FEDERAZIONE EUROPEA?
Quando andrete all’assalto dei nemici,
sia questo l’unanime grido di tutti i soldati di Dio:
«Dio lo vuole! Dio lo vuole!»
Urbano II, 27 novembre 1095
«Non nominare il nome di Dio invano», intima il secondo dei dieci comandamenti iscritti sulle tavole della legge custodite nell’Arca dell’Alleanza. Al riguardo nel Catechismo del Concilio di Trento si precisa: «Spiegando questo comandamento non si dimentichi che la legge implicitamente mette, insieme alla proibizione, l’imposizione di ciò che gli uomini devono fare. Proibizione e imposizione devono essere spiegate separatamente … [Il comandamento] comanda che il nome di Dio sia onorato e con esso non si facciano che giuramenti santi; proibisce poi di offenderlo, di invocarlo stoltamente, di giurare con esso niente di falso, di vano e di temerario»[1].
Eppure …
Nella canzone Prete Liprando e il giudizio di Dio, del 1981, Enzo Jannacci ci raccontava vicende di questo religioso, autodefinitosi «ex-combattente», che ammetteva di aver «fatto la prima crociata, e anche la terza» ma dovendo subito specificare: «la seconda no, perché ero malato». Ora, il grido di battaglia dei crociati durante proprio la prima crociata nel 1096 era Deus vult, espressione latina medievale poi fatta propria dai cavalieri del Santo Sepolcro per rappresentare la sottomissione alla volontà divina.
L’altro giorno il Presidente turco, Recep Tayyp Erdogan, si lancia a sperare che Possa Dio schiacciare e distruggere Israele[2].
Il Segretario alla guerra degli Stati Uniti d’America, Peter Hegseth, si appende al Salmo 144 per sostenere i bombardamenti sull’Iran: Benedetto il Signore, mia roccia, che addestra le mie mani alla guerra, le mie dita alla battaglia[3].
Benjamin Netanyahu prega invece al Muro del pianto assieme a un rabbino e chiede prudentemente, senza nominare Dio: Possa Egli [il Signore Dio] benedire, custodire, proteggere e aiutare ed esaltare ed elevare in alto il Presidente degli Stati Uniti, il Signor [non Dio][4] Donald John, figlio di Mary Anne, perché si è assunto il compito di scacciare il male e le tenebre nel mondo[5].
Non la faccio lunga perché l’elencazione diventerebbe (quasi) eterna. Ricordo almeno il «filo rosso [che] lega la violenza dell’aggressione russa contro l’Ucraina con quella che … [ha colpito] la protesta delle donne e del popolo iraniano contro il regime degli ayatollah. In entrambi i casi viene evocata l’immagine di Dio per giustificare gli abomini più efferati. Il patriarca della Chiesa ortodossa Kyrill e il regime teocratico di Teheran benedicono le armi che seminano la morte nel nome di Dio. Fa sempre impressione vedere Putin che in Chiesa con una mano impugna la candela invocando il suo Signore, mentre con l’altra ordina il massacro del popolo ucraino mandando al fronte migliaia di giovani russi»[6].
E l’Unione europea?
Il Consiglio europeo di giovedì 19 marzo si chiude con un «esito imbarazzante»[7], in particolare venendo bloccato il prestito di 90 miliardi all’Ucraina avviato lo scorso dicembre e fondato su una procedura di cooperazione rafforzata a 24 Stati membri sulla base di una modifica del quadro finanziario pluriennale, modifica ora impedita da Ungheria e Slovacchia. Si celebra in tal modo «l’introversione della UE» mentre il mondo esterno obbliga (obbligherebbe) l’Unione «a guardare fuori di sé»[8].
Intanto Si allunga la gittata dei missili di Teheran[9].
Non so se bastano poteri divini, susseguenti all’invocazione di Dio, per trasformar l’Unione europea in Federazione, della cui utilità, anzi necessità indifferibile, non sto qui a ridire visto il luogo di pubblicazione di questa Newsletter. Non sprechiamo quindi, conformemente al comandamento, il nome di Dio ben conoscendo «l’essenza di ogni idolatria: non è Dio a creare l’uomo, ma l’uomo a creare il proprio Dio ridotto a idolo»[10]. Una Costituzione federale proviamo invece a invocarla, non per l’Unione europea com’è oggi ma per farla “con chi ci sta”, subito (o quasi), anche non con tutti gli Stati ora membri dell’Ue, anche aggiungendo Stati che siano al momento fuori dalla UE[11]. Per esempio, dato che uno dei miei pochi lettori potrebbe obiettarmi: «Falla tu, saputello, e non solo pensala, una modalità pratica di attuazione rapida di una Costituzione federale europea!», mi spingo a indicare qualcosa di pratico e di attuazione immediata. Anzi, non lo dico io ma lo dice Sergio Fabbrini quando considera che, «come gli inglesi sostengono da tempo, le politiche estere e di sicurezza debbono essere dissociate da quelle [comunitarie] di mercato, perseguendole [le prime] attraverso coalizioni mutevoli e ad hoc tra alcuni Stati membri e non Stati membri dell’UE»[12]. Per magari rapidamente – questo lo aggiungo io – federarsi stabilmente quelli “che vogliono starci”.
E nella Costituzione europea, nella Federazione continentale, dov’è, dove sta, Dio?
«Il futuro Trattato costituzionale dell’Unione Europea deve contenere un richiamo a Dio e al Trascendente» diceva il documento della Commissione delle Conferenze episcopali dei vescovi degli Stati membri dell’Unione Europea il 22 maggio 2002[13], Commissione il cui Presidente è oggi, manco a dirlo, monsignor Crociata, che di nome, manco a dirlo, fa Mariano.
Ma nemmeno nella Costituzione italiana c’è richiamo a Dio, e il Trascendente è ridotto alla menzione della religione agli artt. 3, 8, 19, 20 e 117, co.2, lett. c., non dimenticando la Chiesa cattolica e i Patti Lateranensi citati all’art. 7.
Nei Trattati sull’Unione europea si parla di religione nel preambolo del Trattato UE, quando gli Stati membri affermano di ispirarsi «alle eredità culturali, religiose e umanistiche dell’Europa, da cui si sono sviluppati i valori universali dei diritti inviolabili e inalienabili della persona, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza e dello Stato di diritto». Nel Trattato sul funzionamento dell’UE (TFUE) si dice all’art. 10 che «l’Unione mira a combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale». All’art. 13 TFUE si esprime la volontà di rispettare «le disposizioni legislative o amministrative e le consuetudini degli Stati membri per quanto riguarda … [fra l’altro] i riti religiosi». All’art. 17.1 si sottolinea che l’UE «rispetta e non pregiudica lo status di cui le chiese e le associazioni o comunità religiose godono negli Stati membri in virtù del diritto nazionale», continuando l’art. 17.3 con l’affermazione che l’UE «mantiene un dialogo aperto, trasparente e regolare con tali chiese e organizzazioni». All’art. 19. 1 TFUE si afferma la necessità di combattere contro le discriminazioni, come quelle fondate sulla religione. Mentre nella Carta dei diritti fondamentali dell’UE l’art. 10 si dedica alla «Libertà di pensiero, di coscienza e di religione», precisando pure che «il diritto all’obiezione di coscienza è riconosciuto secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l’esercizio»; l’art. 14.3 si occupa del «Diritto all’istruzione», ammettendo fra le altre le convinzioni religiose; l’art. 21 regola la «Non discriminazione», fra l’altro nel campo della religione; l’art. 22 ammette la «Diversità culturale, religiosa e linguistica», rispettando ad esempio quella religiosa.
Si tratta di affermazioni non difformi da quelle presenti in documenti internazionali rilevanti nell’evoluzione del diritto internazionale e in specie del diritto internazionale dei diritti della persona umana negli ultimi decenni[14]. Di
ritto che sembra ora sull’orlo di un precipizio.
E l’Unione europea pure sta guardando l’evolversi degli accadimenti mondiali da spettatore sull’orlo del precipizio.
Perciò non dimentichiamo: «Non nominare il nome di Dio invano», ma nemmeno invochiamo a sproposito teorie su una costituzione federale europea. Occorre unità d’intenti e non semplice presenzialismo. Concretezza, pratica e non “accademica”. Quindi necessitano Semi invece di crepuscoli[15]? Forse non bastano nemmeno Semi di saggezza[16], perché «Il vento disperde i semi» che «a volte ricadono su terreni aridi»; «in altri casi germoglieranno» ma «lontanissimo da qui»[17].
Purché il germoglio non arrivi a tempo scaduto.
Dio non voglia. E qui non lo nomino invano.
Diffidiamo infine di indovini, solo erroneamente accostabili ai profeti, che come Peter Thiel fanno lezioni (a Roma) sull’Anticristo: «Dopo aver accumulato miliardi, i nuovi profeti cercano un ruolo storico, si sentono chiamati a una missione più grande, inventano una religione. Dio ce ne scampi»[18]. E anche qui mi par che “Egli” non sia nominato invano.
Ventotto volte è stato fin qui nominato Dio e due volte Deus. Così adesso fa un totale (28 + 2 … + le 2 ultime volte) di 32. Spero che … Egli me la mandi buona.
DINO G. RINOLDI
[1] V. V. Albanesi, Secondo, non nominare il nome di Dio invano, in settimananews.it del 28 febbraio 2020.
[2] V. lespresso.it del 21 marzo 2026, sotto il titolo “Possa Dio schiacciare e distruggere Israele”. La maledizione di Erdogan.
[3] V. A proposito del salmo 144, in chiesaluterana.it del 12 marzo 2026, dove si precisa che «Quando un politico usa la Bibbia per parlare ad un briefing militare e per annunciare l’intensificazione dei bombardamenti, non sta praticando la fede cristiana».
[4] V. anche qui la dose di richiami a Dio: La preghiera per Trump nello studio ovale: pastori riuniti attorno al presidente lo toccano per benedirlo, in ilfattoquotidiano.it, 6 marzo 2026.
[5] V. in YouTube, in riferimento al giugno 2025: Gerusalemme, la preghiera di Netanyahu per Trump al Muro del Pianto.
[6] V. M. Recalcati, Se Russia e Iran invocano Dio, in la Repubblica del 13 gennaio 2023, p.1 e 29.
[7] Così S. Fabbrini, Consiglio UE, il non governo dell’Europa, in Il Sole 24 Ore del 22 marzo 2026, p.1 (con seguito a p. 9).
[8] V. S. Fabbrini nell’articolo cit. in nota precedente.
[9] Così uno dei titoli di prima pagina di Avvenire del 22 marzo 2026.
[10] V. M. Recalcati nell’articolo cit.
[11] V. G. Dell’Omodarme, Il sindaco di Londra Khan preme su Starmer per rientrare nell’UE, in eunews.it del 19 marzo 2026. A nota 5.
[12] V. S. Fabbrini nell’articolo già cit., p. 9.
[13] V. Europa: la Costituzione europea, in uaar.it.
[14] La Dichiarazione universale dei diritti umani proclamata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1948 ammette (art. 18) che «ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione». Il Patto internazionale sui diritti civili e politici, promosso nel 1966 sempre dalle Nazioni Unite, ribadisce (art. 18, par.1) che «ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione». La Convenzione di salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 1950, promossa dal Consiglio d’Europa, dispone all’art. 9, par. 1, che «ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione».
[15] Così il titolo del libro di J. Tolentino Mendonça, Vita e Pensiero, Milano, 2025.
[16] Così il titolo del libro di Edgar Morin, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2025.
[17] Così a p. 5 del libro cit. in nota precedente.
[18] V. A. Grasso, I (falsi) profeti e l’ingegneria delle anime, in Corriere della Sera del 22 marzo 2026, p.1.
