OBIETTIVO 1000: un progetto, un metodo e un’agenda per un’Europa sovrana
Nel corso di diverse iniziative si è discusso la scorsa settimana sull’eredità e sulla attualità di Altiero Spinelli e della sua battaglia europea iniziata nella lotta per la libertà mentre era chiuso da giovane comunista nelle carceri fasciste e che è diventato l’obiettivo principale della sua vita dall’inverno del 1941 a Ventotene fino alla morte avvenuta a Roma la mattina del 23 maggio 1986.
Avendo combattuto per alcuni anni e con vigore quello che egli chiamava “il mio cancretto” e sapendo che i tumori non sono solo fisicamente maligni ma che essi hanno una maligna influenza psicologica lasciando il terreno libero alla riproduzione delle metastasi, egli ha iniziato a morire il 18 dicembre 1985 quando i governi dei Dieci – con l’avallo della Commissione europea presieduta da Jacques Delors e con la progressiva evaporazione della determinazione costituente del Parlamento europeo – hanno deciso nella Conferenza intergovernativa del 17 dicembre di cancellare nel futuro Atto Unico Europeo gli elementi essenziali del progetto approvato a larga maggioranza dalla assemblea il 14 febbraio 1984 e cioè:
- il voto a maggioranza come regola nelle decisioni del Consiglio,
- il conseguente potere di codecisione del Parlamento europeo,
- la dimensione sociale del mercato interno nel quadro di una più ampia politica della società,
- e il passaggio dalla inefficace cooperazione in materia di relazioni internazionali, introdotta nei rapporti del diplomatico belga Etienne Davignon, ad una progressiva politica estera e della sicurezza.
Altiero Spinelli aveva tuttavia lasciato in eredità alla “sua” Commissione affari istituzionali un testamento politico che qui riproduciamo (LINK) in cui lancia l’idea di un mandato costituente al Parlamento europeo che sarà eletto nel 1989 facendo emergere il suggerimento di un appello ai cittadini, di un referendum europeo e di una decisione a maggioranza degli Stati membri insieme al programma politico della campagna elettorale per le elezioni nel giugno 1979 che presentò alla convention del PCI a novembre 1978 (LINK) in cui afferma che dovrà essere il Parlamento europeo eletto a “cambiare la Costituzione della Comunità”.
La letteratura sulla vita e sull’opera di Altiero Spinelli è molto vasta a partire dal Manifesto di Ventotene e ha solo in parte varcato i confini nazionali come la sua autobiografia tradotta solo in spagnolo, i discorsi parlamentari in italiano, francese ed inglese e i tre corposi volumi dei “Diari” pubblicati da Il Mulino in italiano.
Per chi volesse cimentarsi nella lettura della sua opera omnia suggeriamo di accedere direttamente ai suoi archivi microfilmati e depositati presso l’Istituto Universitario Europeo per attingere alle fonti originali evitando così interpretazioni di comodo che non sempre corrispondono al pensiero autentico di Altiero Spinelli.
Noi riteniamo – e lo abbiamo ribadito in una prima riunione di tutte le iniziative culturali (LINK) sensibili all’idea degli “Stati Uniti d’Europa” svoltasi il 21 maggio nella Sala Sassoli della Città Metropolitana di Roma (LINK) – che bisogna gradualmente ricostituire le condizioni per far sì che il prossimo Parlamento europeo eletto nel giugno 2029 assuma un ruolo sostanzialmente costituente come fece il primo Parlamento europeo eletto scegliendo la terza fra tre strade radicalmente alternative
- far procedere il processo di integrazione comunitaria limitandosi a usare i trattati esistenti,
- affidandosi alla buona volontà dei governi che allora come oggi conservano il potere formale di cambiare i trattati,
- rivendicando il principio inalienabile secondo cui le sovranità popolari sancite nell’incipit di tutte le costituzioni democratiche devono sostanziarsi nel lavoro di elaborazione costituzionale di una assemblea rappresentativa delle volontà popolari.
Ci sarà l’occasione di parlare dell’efficacia del metodo costituente fra qualche giorno, quando ricorderemo gli ottanta anni del referendum in Italia del 2 giugno 1946, l’elezione della Assemblea costituente ed il lavoro della “Commissione Ruini” con una campagna lanciata dal Presidente Sergio Mattarella con lo slogan “La Repubblica siamo noi” e che potrebbe essere mutuato a livello dell’Unione europea con un analogo slogan “L’Europa siamo noi”.
Il metodo costituente non cadrà improvvisamente dal cielo in occasione della campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo nel giugno 2029 e i partiti europei – che sono la somma talvolta variegata dei partiti nazionali – non iscriveranno automaticamente questo obiettivo nei loro programmi scegliendo candidati con spirito e preparazione costituente e identificando i contenuti essenziali del futuro progetto e il metodo di lavoro per portarlo a compimento.
Sarà necessario invece un lavoro preparatorio nei parlamenti nazionali largamente rinnovati entro la primavera del 2029 accompagnandolo da iniziative politiche, economiche, finanziarie e legislative durante questa legislatura che mettano in luce il valore aggiunto della dimensione europea per quello che è stato realizzato, per quel che dovrà essere realizzato, per i costi della non-Europa e per le ragioni che inducono a gettare le basi costituzionali di un’Europa dove la sovranità è condivisa e non è cancellata dalla contrapposizione fra apparenti sovranità assolute nazionali.
Per dare immediata sostanza a questo lavoro preparatorio sarà necessario che si dia seguito ad alcune priorità di questa legislatura e che riguardano in particolar modo
- la sostenibilità sociale e ambientale con la presentazione del piano di azione sociale da parte della Commissione europea atteso fin dal 2025,
- l’accelerazione verso le energie rinnovabili e una politica fiscale severa contro i mega-profitti delle compagnie fossili come sollecitato dal Movimento Laudato Sì e da cento organizzazioni cristiane, (LINK)
- la “custodia della persona umana al tempo dell’intelligenza artificiale” richiamata dalla prima enciclica di Leone XIV (LINK),
- il programma per la politica della casa che fu considerata fra le più importanti innovazioni europee già nel 2024,
- la risposta europea al calo demografico e all’invecchiamento delle popolazioni che coinvolge le politiche migratorie di accoglienza e di inclusione,
- la convergenza delle politiche economiche e lo sviluppo di una politica industriale come condizioni per la competitività,
- il completamento del mercato unico in tutti i suoi aspetti ancora embrionali,
- l’approvazione di un quadro finanziario pluriennale che il Parlamento europeo vorrebbe più ambizioso, fondato su programmi europei e nuove risorse proprie e destinato a mutare con una scadenza quadriennale nel 2031.
Vi è poi il ruolo dell’Unione europea nel mondo – che non riguarda solo il tema della difesa come elemento essenziale della politica estera e di sicurezza in cui per contrastare le volontà degli effetti devastanti dei riarmi nazionali bisogna lavorare sull’ipotesi del modello “Schengen” all’interno dei trattati e di un debito pubblico europeo (LINK) – ma in una visione multilaterale rilanciando i partenariati strategici con l’Africa, il Mediterraneo, l’Asia e l’America Latina per far fronte agli effetti imprevisti e imprevedibili delle guerre sulle economie europee destinate a rallentare con shock energetici che spingeranno verso l’alto l’inflazione.
Nella misura in cui queste politiche saranno sviluppate o laddove esse resteranno bloccate in insormontabili strettoie istituzionali, apparirà evidente il valore aggiunto della dimensione europea e la contemporanea esigenza di avviare la riforma dell’Unione europea che tenga conto delle conseguenze del suo funzionamento democratico nella prospettiva dei futuri allargamenti.
Su queste basi fondate sui contenuti del progetto, sul mandato per realizzarlo e sulle cose che debbono essere fatte (la agenda) abbiamo deciso di lanciare il 9 settembre 2026 “l’obiettivo “1000” perché mancheranno mille giorni alle elezioni europee dal 6 al 9 giugno 2029 fissando sin d’ora tre tappe intermedie:
- il 9 e 10 dicembre 2026 a Bruxelles in occasione dei venticinque anni della Dichiarazione di Laeken (LINK) che ha dato vita alla Convenzione sull’avvenire dell’Europa e alla scrittura di un progetto di Trattato costituzionale respinto dalla Francia e dai Paesi Bassi nella versione approvata dai governi nazionali,
- iniziative europee a Roma dal 19 al 25 marzo 2027 per i settanta anni dai trattati di Roma del 1957,
- un “Congresso d’Europa” a maggio 2028 a ottanta da quello che si svolse all’Aja dal 7 al 9 maggio 1948 e che potrebbe essere organizzato in Italia durante il semestre italiano di presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea nel trio che comprenderà l’Italia, la Lettonia e il Lussemburgo.
In vista delle elezioni europee del 2029 il Parlamento europeo dovrà infine esigere dal Consiglio europeo che si apra un negoziato interistituzionale su una legge elettorale uniforme, sulle liste transnazionali e sulle modalità di scelta dei futuri leader delle istituzioni europee (Spitzenkandidaten).
Roma, 25 maggio 2026![]()
[VERSIONE INGLESE] – [VERSIONE FRANCESE]
