Newsletter 25 Novembre/2024

CARE LETTRICI E CARI LETTORI

La nostra newsletter settimanale Noi e il futuro dell’Europa è stata concepita per contribuire ad una corretta informazione sull’Unione europea e partecipare al dibattito sulla riforma dell’Unione, così come abbiamo fatto durante la Conferenza sul futuro dell’Europa e come continueremo a fare per la nuova legislatura europea.

Ecco l’indice della nostra newsletter di oggi:

– Editoriale, che esprime l’opinione del Movimento europeo su un tema di attualità

– Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

– Attiriamo la vostra attenzione

– Rubrica “Attualità”

– La settimana del Movimento europeo

– Eventi principali, sull’Europa in Italia e Testi in evidenza

Siamo come sempre a vostra disposizione per migliorare il nostro servizio di comunicazione e di informazione e per aggiungere vostri eventi di interesse europeo nella speranza di poter contare su un vostro volontario contributo finanziario.

 

 


 L’EDITORIALE

 QUALI ANTICORPI EUROPEI SE URSULA VON DER LEYEN E MANFRED WEBER IMBARCANO I NAZIONALISTI

Se non ci saranno sorprese in aula, il 27 novembre 2024 la Commissione europea Ursula-bis otterrà la fiducia della maggioranza semplice dei votanti nell’assemblea a Strasburgo e i nuovi commissari entreranno nel Palazzo del Berlaymont il 1° dicembre dopo l’approvazione formale del Consiglio Europeo a maggioranza qualificata.

Ursula von der Leyen ottenne 401 voti il 18 luglio 2024 e cioè la maggioranza assoluta dei 720 parlamentari europei, molti di più di quelli che la votarono il 17 luglio 2019, confermando la “maggioranza Ursula” che ha unito Popolari, Socialdemocratici e Liberali a cui si sono associati i Verdi sia per l’attenzione rivolta in quel momento da Ursula von der Leyen a quel gruppo sia per la sua conferma del Patto Verde Europeo con una chiara chiusura verso i gruppi di orientamento nazionalista.

Sono rimasti dunque fuori dalla “maggioranza Ursula” i tre gruppi di estrema destra e cioè i “Patrioti” ispirati da Viktor Orban (Fidesz), Marine Le Pen (RN) e Matteo Salvini (LN), i “Conservatori” ispirati da Giorgia Meloni (FdI) e Mateusz Morawiecki (PiS) insieme ai “Sovranisti” ispirati da Alice Weidel e Tino Chrupalla AFD) e Santiago Abascal (Vox).

Dal 18 luglio 2024 in poi è apparso sempre di più che la “maggioranza Ursula” è considerata dal PPE e soprattutto dal suo leader Manfred Weber come una coalizione “occasionale” per convinzioni politiche ed elettorali ma anche perché l’Unione europea è un sistema ibrido o ermafrodita.

In esso la componente confederale e intergovernativa prevale su quella comunitaria. In più il rapporto di fiducia fra il Parlamento europeo e la Commissione europea non può essere paragonato a quello che esiste fra un Governo e un Parlamento nei sistemi nazionali di democrazia parlamentare. Infine, i commissari sono formalmente espressione degli Stati membri ma di fatto degli Esecutivi nazionali.

Dal 18 luglio 2024 sono aumentati o stanno aumentando i Governi con influenze nazionaliste in Francia, nei Paesi Bassi, in Belgio e in Romania; è entrata in crisi la coalizione “semaforo” in Germania con le elezioni anticipate fissate per il 23 febbraio 2025 e la vittoria di Donald Trump rafforzerà l’area sovranista nel mondo ed anche in Europa dando ossigeno a Manfred Weber e al PPE nel Parlamento europeo.

Ciò renderà più facile il metodo dei “due forni” – secondo l’espressione inventata da Giulio Andreotti – e cioè la scelta di alleanze occasionali di centro-destra o di centro-sinistra dove le prime hanno affinità elettive più consistenti delle seconde sulla politica dei respingimenti dei richiedenti asilo e sulla demolizione del Patto Verde Europeo oltre che sulla prevalenza delle competenze nazionali su quelle europee.

Da quel che è emerso nelle riunioni dei gruppi politici ed al loro interno appare molto probabile che ci sarà il 27 novembre 2024 una variazione sostanziale – numerica e politica – della maggioranza che votò a favore di Ursula von der Leyen il 18 luglio 2024 per la defezione dei Verdi o di una loro maggioranza (53), di una trentina di Socialisti (francesi, tedeschi, belgi valloni e indipendenti italiani) ma anche di qualche Liberale e, forse, dall’altra parte dell’emiciclo, dei Popolari spagnoli (23).

La “maggioranza Ursula” è stata formalmente confermata con la “piattaforma di cooperazione”: la piattaforma non è un contratto di coalizione fra PPE, S&D e Renew in nove punti che riprende le priorità di Ursula von der Leyen del 18 luglio 2024 con una maggioranza da cui sono stati esclusi (su richiesta del PPE) i Verdi.

La piattaforma non contiene alcun impegno del PPE a rispettare il “cordone sanitario” con i “Patrioti” e i “Sovranisti”, ma anche alcun impegno ad allargare la maggioranza all’ECR, un gruppo che non ha mai riconosciuto la legittimità di questo “cordone”.

Vale la pena di ricordare che il via libera alla candidata socialista spagnola Teresa Ribera è venuto dal PPE solo con la precisazione – sulla base di un impegno formale solo del PPE che potrebbe tuttavia coinvolgere Ursula von der Leyen sulla base dell’art. 17.6.c TUE che le attribuisce il potere di esigere le dimissioni di un membro della Commissione – che Teresa Ribera dovrà dimettersi immediatamente nel caso in cui vi fosse qualsiasi accusa di un procedimento legale nei suoi confronti (“legal charge or proceeding”) in relazione alle inondazioni nella Comunità valenciana.

I Socialdemocratici e i Liberali invece “si attendono che Raffaele Fitto sia totalmente indipendente dal proprio Governo, si impegni pienamente ad applicare il meccanismo di condizionalità dello Stato di diritto e a lavorare per il suo rafforzamento nell’Unione europea” chiedendo di attribuire a Ursula von der Leyen il controllo dei fondi di coesione dal 2028 in poi nel quadro del nuovo Quadro Finanziario Pluriannuale.

Le defezioni dei Verdi insieme a parte dei Socialdemocratici, dei Liberali e dei Popolari spagnoli a cui si aggiungeranno i voti contrari della Sinistra (46) e dei Non Iscritti (32), saranno tuttavia compensate dal voto favorevole dei parlamentari di Fratelli d’Italia (24) – insieme ai conservatori belgi (3) e cechi (3) che avevano già votato a favore di Ursula von der Leyen il 18 luglio 2024 ma non del PiS polacco (20) che votò invece a favore della prima Commissione von der Leyen nel novembre 2019 – consentendo così alla nuova Commissione europea di garantirsi la maggioranza semplice dei votanti sapendo che le astensioni non valgono come voto contrario.

Con la prospettiva di una progressiva rottura del “cordone sanitario” verso le destre estreme e dell’ingresso dei nazionalisti nei meccanismi di decisione legislativa e nel lavoro politico del Parlamento europeo rischia così di evaporare il sistema istituzionale europeo la cui efficacia è stata a lungo fondata sulla dialettica o sulla conflittualità fra il Parlamento europeo in quanto rappresentante degli interessi europei ed il Consiglio dell’Unione in quanto rappresentante degli interessi nazionali.

A ciò si aggiunge che la posizione di equidistanza interistituzionale della Commissione europea rischia oggi di essere messa in discussione dalle aperture di Ursula von der Leyen alla destra dell’emiciclo e dalla maggioranza assoluta dei commissari di PPE, ECR e Patrioti (17 su 28) nel nuovo Esecutivo europeo.

Gli “anticorpi” politici per contrastare il metodo dei “due forni” e il consolidamento di una nuova coalizione di centro-destra potranno risiedere solo nella volontà politica comune di Socialdemocratici, Liberali e Verdi insieme a parte delle Sinistre ad aprire un negoziato immediato con i settori più aperti al dialogo del PPE proponendo di accompagnare il voto di fiducia alla nuova Commissione europea con una Risoluzione politica programmatica per tutta la legislatura europea che potrebbe essere così formulata eccezionalmente sulla base dell’art. 126 del Regolamento interno:

 

PROPOSTA DI RISOLUZIONE PROGRAMMATICA PER CHIUDERE IL DIBATTITO SULL’APPROVAZIONE DELLA COMMISSIONE EUROPEA

Noi siamo convinti che sia necessario creare uno spazio pubblico europeo animato dai principi della democrazia parlamentare e partecipativa e cioè da una stabile alleanza fra le grandi forze politiche europee e le organizzazioni rappresentative della società civile per assicurare il rispetto dello Stato di diritto nei suoi elementi essenziali: la supremazia della legge, il diritto di avere diritti, la non-discriminazione, la separazione dei poteri, le sanzioni contro l’abuso di poteri.

Noi siamo convinti che un’Europa più integrata debba salvaguardare e valorizzare le diversità culturali partendo dalle città, nel quadro dell’identità multilivello che caratterizza il modello europeo, perché è a livello locale che la coesione e l’integrazione hanno successo o falliscono.

Noi ci impegniamo a lottare affinché sia garantito il diritto di asilo e l’accoglienza di chi fugge dalle guerre, dalle persecuzioni politiche, dalla fame, dai disastri ambientali e dallo sfruttamento delle terre nel quadro di una vera politica di inclusione che coinvolga tutti gli Stati membri e le comunità locali; sia rinnovata e rafforzata la politica di cooperazione con il Mediterraneo e con l’Africa con un piano europeo di investimenti fondato sul partenariato pubblico/privato; siano governati con misure e strumenti sovranazionali i flussi migratori, intensificando il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e imprenditoriali insieme alle associazioni di volontariato e alle ONG.

Noi chiediamo che sia garantito il diritto alla sicurezza esterna, procedendo sulla via di una progressiva integrazione degli strumenti militari nazionali al servizio della costruzione e del mantenimento della pace e di una politica estera comune; e che sia garantito il diritto alla sicurezza interna, rafforzando la lotta alla criminalità organizzata, alla corruzione e al terrorismo transnazionali, gettando le basi di un diritto penale europeo, rafforzando i poteri della Procura europea e creando un’Agenzia di Intelligence comune nel pieno rispetto delle prerogative del PE e dei parlamenti nazionali.

Noi siamo convinti che occorra dotare l’Unione economica e monetaria di un governo economico fondato su istituzioni politiche di natura democratica: superando la distinzione fra politica monetaria sovranazionale, politiche economiche intergovernative e sociali nazionali, rispettando il principio secondo cui l’euro è la moneta di tutta l’Unione europea, con l’obbligo per tutti gli Stati membri di adottarla, creando gli strumenti politici e finanziari per assicurare una prosperità condivisa.

Noi chiediamo che sia adottato un bilancio pluriennale con scadenza quinquennale declinato annualmente secondo le esigenze di breve termine, fondato su una capacità fiscale autonoma dai bilanci nazionali e dotato di vere risorse proprie, rafforzato da prestiti e mutui per garantire investimenti innovativi di lunga durata e dotato dell’ammontare necessario per assicurare ai cittadini beni pubblici a dimensione europea a partire dalla salute, dalla solidarietà intergenerazionale, dalla parità di genere e dalla lotta contro ogni discriminazione e contro le diseguaglianze.

Noi chiediamo che siano approvato un nuovo “Piano Verde e Sociale Europeo” (European Green and Social Deal) fondato su misure efficaci per promuovere la convergenza fra gli Stati membri, ridurre le diseguaglianze fra regioni e fra cittadini, affiancato da una forte politica di coesione europea; che si dia sostanza a un sistema di welfare europeo, dando piena e vincolante attuazione al “Piano di azione sociale” adottato a Porto e creando le condizioni di un rinnovato dialogo sociale come elemento caratterizzante della democrazia economica.

Noi siamo convinti che occorra fare della politica industriale, tecnologica e scientifica un modello di transizione ecologica, tenendo conto del suo tessuto produttivo essenzialmente composto dalle PMI e dal mondo della cooperazione e dando piena attuazione agli obiettivi per lo sviluppo sostenibile adottati dalle Nazioni Unite nel 2015 con l’Agenda 2030.

Noi sollecitiamo la creazione di une vera cittadinanza federale europea, dotata di un autonomo nucleo di diritti individuali e collettivi, civili, politici, economici e sociali sulla base della Carta dei diritti, rafforzata dall’adesione alla Carta Sociale riveduta di Torino.

Noi chiediamo che la prossima legislatura sia consacrata a un processo costituente di un’Europa unita, solidale e democratica sulla base di una Legge Fondamentale che sia democraticamente approvata attraverso un referendum pan-europeo fra i popoli e gli Stati che lo vorranno».

Bruxelles, 25 novembre 2024

coccodrillo

 

 

[VERSIONE INGLESE] – [VERSIONE FRANCESE] – [VERSIONE SPAGNOLO] – [VERSIONE TEDESCO]

 


GIORNATA INTERNAZIONALE PER L’ELIMINAZIONE DELLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE

Tre parole chiave per eliminare la violenza sulle donne

In occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, riflettiamo su tre azioni fondamentali per combattere un fenomeno che riguarda ogni aspetto della nostra società: *educare*, *ascoltare* e *proteggere*.

*Educare.* Introdurre l’educazione sessuale ed emotiva nelle scuole significa prevenire la violenza partendo dalla base. Educare vuol dire insegnare ai giovani il valore del rispetto, fornire loro gli strumenti per riconoscere segnali di comportamenti tossici e promuovere relazioni sane. È un investimento a lungo termine per costruire una cultura del rispetto e abbattere stereotipi di genere che ancora oggi alimentano discriminazione e violenza.

*Ascoltare.* Chiedere alle vittime di denunciare non basta se non impariamo ad ascoltare. Spesso le richieste di aiuto non sono dirette e passano attraverso segnali che rischiano di essere ignorati. Ascoltare significa creare spazi sicuri dove le vittime possano sentirsi accolte, senza paura di giudizi o rifiuti. È fondamentale formare figure professionali capaci di intercettare e comprendere queste richieste, garantendo supporto in ogni fase del percorso.

*Proteggere.* Le vittime di violenza hanno bisogno di tutele reali e concrete. Oltre alla sicurezza fisica, è indispensabile offrire sostegno psicologico per affrontare i traumi e percorsi per raggiungere l’indipendenza economica, troppo spesso negata. Le leggi e le misure di protezione devono essere applicate con fermezza, senza lungaggini che rischiano di lasciare le vittime sole e vulnerabili.

Queste tre azioni richiedono un impegno collettivo e trasversale: istituzioni, scuole, mondo del lavoro e società civile devono lavorare insieme. Solo così possiamo costruire una società più giusta, dove nessuna donna debba più vivere nella paura.

Sonia Graziani, Erasmo Mancini

 

 


ATTIRIAMO LA VOSTRA ATTENZIONE

“L’Europa spiegata alle bambine e ai bambini“, di Francesca Parmigiani, Shu Garbuglia (Editore Becco Giallo).

E se l’Europa fosse nata in un’isola? Durante una vacanza a Ventotene a casa dei nonni, Nilde scoprirà una storia incredibile. Seguendo le tracce del passato, imparerà che non ci sono sogni impossibili da realizzare. Che i confini possono unire anziché dividere. Che la pace si può costruire anche in tempo di guerra. E che nessuno può confinare le idee.

Perché prenotarlo:

  • Perché è uno strumento utile per gli insegnanti a scuola.
  • Perché genitori, nonni e zii hanno sempre bisogno di spunti per nuovi racconti.
  • Perché non è mai troppo presto per parlare di Europa

 ALLEGATO

 

 


ATTUALITA’

 «ISTRUZIONI PER L’USO DEL LUPO».

Fra Unione europea, Consiglio d’Europa e oltre…

quando i tempi si sono oramai fatti stretti

 

  1. Plagio o ispirazione? Comunque ci serve il lupo per salvaguardare l’intervallo prima della catastrofe

Ammetto subito il plagio, anzi – macché plagio ! – il debito d’ispirazione poetica fornitomi da Emanuele Trevi col suo Istruzioni per l’uso del lupo, aureo libriccino sul senso della critica (letteraria)[1] e sulla letteratura come conoscenza, non come consolazione.

Qui noi siamo alla ricerca di conoscenza, benché l’evoluzione della (nostra) specie preferisca cercare consolazione, fra aggressioni russe alle porte dell’UE, esplosioni di violenza in Medio Oriente e dintorni, conflitti armati vari sparsi per il Mondo (cresciuti del 40 % negli ultimi tre anni)[2], ritrazione della democrazia liberale, ecc. Un dato di conoscenza deve allora attenere alla considerazione dei tentativi del diritto internazionale di andare oltre le proprie caratteristiche – appunto “inter-nationes” – e proporsi come regolatore superiore, sovrannazionale. Basti pensare alla Corte penale internazionale, Organizzazione internazionale con sede all’Aia, che determina (forse e comunque non in tutti) appagamento nella ricerca di consolazione finché se la prende con Putin e i suoi, ma poi scompagina qualche coordinata allorché finisce col chiamare in causa (“in causa” giuridica) esponenti politico-militari israeliani (oltre che di Hamas).

E siamo quindi al diritto, alla cornice che la nostra civiltà ha voluto dare ai comportamenti umani, alla “forma delle cose” su cui voglio buttare qui almeno una luce fioca di conoscenza.

Ci serve il lupo di cui scrive Trevi. Il lupo cattivo? Quello che «in un modo o nell’altro deve arrivare. Si spreca una vita a immaginarselo, questo lupo, e a fare delle case solidissime [per difendersi] … Sarebbe ipocrita dire che il lupo non è così brutto come lo si dipinge. Anzi, è molto peggio. Il lupo è la verità della vita di un uomo, e la verità della vita di un uomo sta in ciò che più teme»[3]. «L’identità e la morte hanno il loro tempo limitato per misurarsi, e non c’è nulla da fare, vince sempre la più forte. È l’intervallo prima della catastrofe che va salvaguardato»[4]. Prima dell’Apocalisse, prima dell’ἀλήθεια (la Rivelazione).

Proviamoci allora col diritto, non solo con la letteratura. Facciamolo uscire dalla letteratura, il lupo. Oggi che il giornalista Ezio Mauro scrive: «Arriverà prima la bomba o il “nuovo ordine mondiale” preconizzato da Vladimir Putin? È giusto chiederselo, nel momento in cui l’escalation missilistica dei due fronti ha varcato la linea rossa, portando il leader del Cremlino ad annunciare che per colpa degli Stati Uniti il conflitto tra Russia e Ucraina ha assunto le caratteristiche di una “guerra globale”»[5]. E quindi condividiamolo, l’Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza Josep Borrell, quando sostiene giuridicamente l’operato della Corte penale internazionale in generale.

  1. Il lupo fra Orbàn, Unione europea e Convenzione di Berna

Nell’Unione europea Orbàn Viktòr già da tempo ha richiamato la metafora del lupo. Il primo aprile (sì, il primo aprile, ma non c’era e non c’è nulla su cui scherzare!) del 2020 Davide Assael scriveva Quando il lupo arriva a proposito della richiesta dell’ungherese di ottenere “pieni poteri” all’interno del proprio Paese [6]. Quando il lupo arriva davvero bisogna saperlo riconosce senza gridare continuamente a vuoto “al lupo al lupo”…!

Oggi l’uomo si ripete, dalla cattedra di Presidente di turno del Consiglio dei ministri dell’UE, proprio circa i mandati d’arresto richiesti dalla Corte penale internazionale, su proposta della Procura, per l’ex Ministro della difesa e il Primo ministro del Governo dello Stato di Israele. Ha infatti pubblicamente invitato Netanyhau a recarsi in Ungheria, senza aver timore di essere fermato in esecuzione della decisione della Corte, nell’ambito dello Statuto di Roma del 1998 di cui anche l’Ungheria è Paese contraente. In tal modo il Presidente in carica del Consiglio dell’UE – dove all’art. 2 del TUE si prevede che «L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto» ecc. – si fa beffe di un obbligo internazionale che lega tutti e 27 gli Stati membri e rispetto al quale sarebbe pur sempre possibile la scelta – legittima – di recedere dalla partecipazione, invece di dar vita a una condotta illecita.

Su come regolare la “questione Orbàn” tanto questa Newsletter quanto in generale il Movimento europeo si sono approfonditamente dilungati. Non ne ripeto qui articolate indicazioni.

Così, considerando un piano giuridico non altrettanto importante ma pur sempre rilevante specie alla luce dei magri risultati ottenuti dalla COP 29 [7] appena chiusasi a Baku in Azerbaigian, va per altri versi invece ricordato che dal 2 al 6 dicembre prossimi si terrà la riunione del Comitato permanente cui è affidato il compito di applicare la Convenzione di Berna del Consiglio d’Europa (la n. 104, in vigore dal 1982) sulla conservazione della vita selvatica e dell’ambiente naturale nel nostro continente.

Nella Convenzione si prevede l’iscrizione del Canis lupus fra le specie di fauna strettamente protette (v. Allegato II del Trattato). Ciò implicando «que les loups ne doivent pas être tués, capturés, détenus ou dérangés de façon intentionnelle, en particulier pendant la période de reproduction et de dépendance; leurs sites de reproduction ne doivent pas être endommagés ou détruits (article 6). L’article 9 de la Convention stipule que des exceptions peuvent être acceptées dans des circonstances dûment justifiées, telles que la prévention de dommages importants aux cultures, au bétail, aux forêts, etc., ou dans l’intérêt de la santé et de la sécurité publiques, ou pour d’autres intérêts publics prioritaires, s’il n’existe pas d’autre solution satisfaisante et que la survie de la population concernée n’est pas en danger»[8].

Nell’occasione sopra ricordata si esaminerà una richiesta dell’Unione europea, che è soggetto contraente della Convenzione. La Convenzione di Berna è stata attuata dall’UE mediante la direttiva 2009/147, del Parlamento europeo e del Consiglio, concernente la conservazione degli uccelli selvatici, e dalla direttiva 92/43 del Consiglio relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (direttiva “Habitat“).

La richiesta del Consiglio dell’UE, adottata il 27 settembre 2024, va nel senso di «déplacer le loup (Canis lupus) de l’Annexe II à l’Annexe III de la Convention de Berne», cioè da «faune strictement protégée» a «faune protégée», di conseguenza abbassando il livello di protezione.

Come? Giuridicamente si deve appunto passare dall’Allegato II della Convenzione, che fa capo all’art. 6 di questa, all’Allegato III, che fa capo all’art.7. Il primo apparato normativo vieta una serie ampia di condotte (quali ad esempio la cattura intenzionale, la detenzione, l’uccisione intenzionale, ecc.); il secondo apparato prevede la regolamentazione della fauna selvatica per salvaguardarne l’esistenza e una serie di misure, tra cui ad esempio periodi di chiusura della caccia, regole puntuali di sfruttamento, disciplina della vendita o della detenzione, del trasporto, ecc., di animali selvatici, vivi o morti.

Quali altri tipi di lupo dobbiamo regolare sotto l’ombrello del diritto?

Ma soprattutto, del lupo cerchiamo di promuovere la felicità[9]!

DINO G. RINOLDI

 

[1] 2012 Lit Edizioni srl.

[2] V. ACLED Conflict Index 2024 (on line).

[3] Op. cit. pagg. 20-21. Dove si evoca la favola del lupo cattivo e dei tre porcellini. Ma non vorrei dimenticare i sette capretti, Cappuccetto rosso e la nonna, capra e cavoli, … , e altre favole con la presenza del lupo. Non vorrei nemmeno scordare la malattia del lupus, la licantropia, il lupo mannaro, … ; né Thomas Hobbes, col suo «homo homini lupus»; né Matteo, 10.16 : «come pecore in mezzo ai lupi» …Insomma, par potersi riassumer la cosa con un augurio: In bocca al lupo!

[4] Op. cit. pag. 23.

[5] Putin e la bomba possibile, in la Repubblica del 24/XI/2024, pagg. 1 e 23.

[6] V. l’articolo in Pagine ebraiche (on line).

[7] Ventinovesima Conferenza delle Parti contraenti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

[8] V. Conseil de l’Europe, Convention relative à la conservation de la vie sauvage et du milieu naturel de l’Europe (on line). «Lors de la ratification de la Convention de Berne, 12 pays  ont formulé des réserves indiquant qu’ils ne considéreraient pas le loup comme une espèce strictement protégée».

[9] P. Cognetti, La felicità del lupo, Einaudi, 2021.

 

 


LA SETTIMANA DEL MOVIMENTO EUROPEO

25 novembre

  • Consiglio di Presidenza Movimento europeo Italia

26 novembre

  • Bruxelles, riunione Centro di coordinamento del Movimento europeo Italia presso le istituzioni europee

28-29 novembre

  • Roma, Assemblea annuale Cia-Agricoltori Italiani

28-29 novembre

  • Budapest, Assemblea Federale Movimento europeo Internazionale

29 novembre

  • Roma, Cerimonia in occasione degli 80 anni di storia delle ACLI

29-30 novembre

  • Viareggio, Scuola di Politiche Europee ‘Ursula Hirschmann’. Le nuove sfide europee nelle politiche di coesione (Casa Europa Viareggio A.P.S. in collaborazione con l’Ufficio in Italia del Parlamento Europeo, la Rappresentanza in Italia della Commissione Europea e il Movimento europeo Italia)

 

 


IN EVIDENZA

VI SEGNALIAMO

  • 26 novembre, ore 10:00-12:00, Bruxelles. Dopo la riunione costitutiva del 9 luglio e il successivo incontro del 24 settembre, il Movimento europeo Italia ha convocato la terza riunione dei propri membri collettivi presso le istituzioni europee, anche a seguito delle audizioni dei Commissari designati che dovrebbero concludersi durante la sessione plenaria dal 25 al 28 novembre con il voto di fiducia della Commissione a Strasburgo. Sarà l’occasione per uno scambio di idee sulle attività da svolgere nel 2025. Si discuterà anche del programma della Commissione europea per questa legislatura e per il 2025 affrontando in particolare una riflessione sul bilancio pluriannuale, sulle politiche migratorie e sui rapporti Draghi, Letta e sulla difesa.
  • 28-29 novembre, Roma. Cia-Agricoltori Italiani organizza la propria Assemblea annuale a Roma, sotto il titolo “Agricoltura al bivio: più valore a chi produce”. Secondo programma, dopo la prima giornata di lavori riservata ai soli delegati, porte aperte sulla sessione pubblica di venerdì 29 novembre. In agenda, l’intervento introduttivo del presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini, e a cura di Denis Pantini, per Nomisma, la relazione tecnica su “La competitività dell’agricoltura italiana di fronte alle complessità di contesto: scenari evolutivi e prospettive future”. Modera il vicedirettore del TG5, Giuseppe De Filippi. Diversi gli ospiti istituzionali, a partire dal ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, e dal viceministro dell’Economia e delle Finanze, Maurizio Leo.
  • 29 novembre, Roma. Le Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani – Acli celebrano gli 80 anni dalla loro fondazione, con un evento speciale intitolato “80 Storia” con ospite di eccezione il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Un percorso teatrale ricco di suggestioni e momenti evocativi. Attraverso letture sceniche, interviste, proiezioni video e testimonianze dal vivo, l’evento ripercorrerà le tappe fondamentali che hanno segnato il cammino delle Acli, dal loro impegno nella costruzione della Repubblica italiana fino agli interventi sociali più recenti. Lo spettacolo sarà articolato in atti tematici, come “Dittatura o Parlamento? Cammino per la libertà”, “Costituzione: amore a prima firma” e “Santi minori”, che esprimeranno le lotte e le conquiste che hanno definito il ruolo delle Acli in Italia e nel mondo. PROGRAMMA COMPLETO.
  • 29-30 novembre, Viareggio. Casa Europa Viareggio A.P.S. in collaborazione con gli Uffici in Italia del Parlamento Europeo, la Rappresentanza in Italia della Commissione Europea e il Movimento Europeo Italia organizza la seconda edizione della Scuola di Politiche Europee ‘Ursula Hirschmann’. Quest’anno la Scuola si concentrerà sulle nuove sfide europee nelle politiche di coesione, partendo dall’assetto istituzionale del Parlamento e della Commissione europea all’indomani delle elezioni. Si svolgerà un focus, sulle Politiche di Coesione e di Sviluppo Territoriale promosse dall’Unione Europea, che sono volte a incentivare uno sviluppo equilibrato, a ridurre le disparità regionali e a migliorare la qualità della vita nelle diverse regioni, in modo da sostenere la crescita economica, la coesione sociale e la sostenibilità ambientale, in particolare nelle aree meno sviluppate. Si terranno alcuni approfondimenti sulla comunicazione dell’Europa a livello locale e vari focus sulle politiche di coesione e sviluppo per le aree interne e le aree costiere, sulle loro esigenze e sulle sfide specifiche di queste aree, quali il potenziamento dell’accesso ai servizi essenziali, le vulnerabilità sociali e la sostenibilità ambientale. Le iscrizioni alla Scuola sono aperte ancora per poco! E’ possibile fare domanda entro le ore 23:59 di oggi, lunedì 25 novembre. ULTERIORI INFORMAZIONI.

 

ARTICOLI E TESTI DELLA SETTIMANA

 

 

 

 


 LIMITAZIONE DELLA RESPONSABILITÀ
Ad eccezione de L’EDITORIALE, le opinioni espresse nella presente newsletter sono esclusivamente riconducibili alla responsabilità degli autori e non riflettono la posizione ufficiale del Movimento europeo.