I TRE DONALD (DUCK, TRUMP, TUSK)
E L’EUROPA,
NELL’INVERNO DEL NOSTRO SCONTENTO
(SÈGUITO A: “SICUREZZA EUROPA”? LA POLONIA È TORNATA/1939-2025)*
Paperino lo zio d’Europa è una storia del 1966, sceneggiata da Pier Carpi e disegnata da Massimo De Vita, uscita su Topolino n. 567 del 9 ottobre, Arnoldo Mondadori editore.
*Newsletter del 20 gennaio 2025.
Il personaggio di Paperino (Donald Duck nell’originale statunitense: ecco il nostro primo Donald) creato da Walt Disney è protagonista, nel 1966, di una storia (Paperino e lo zio d’Europa) che inverte la favola del mitico e ricchissimo “zio d’America”. In Paperino si crea cioè l’aspettativa di veder tornare a Paperopoli (nell’immaginario Stato USA di Calisota) uno “zio d’Europa”, a suo tempo emigrato e poi diventato ricchissimo nel nostro Continente.
Il secondo nostro Donald (Trump) si dedica agli ordini esecutivi della più diversa specie, compresa l’eliminazione di quello di J. Biden (30/10/2023, n. 14110) che cerca di orientare la politica USA in tema di intelligenza artificiale in direzione della salvaguardia dei diritti individuali. Il progetto Stargate (non il film del 1994) è invece quello che porta il Presidente da poco rieletto ad annunciare investimenti fino a 500 miliardi di dollari nel quadriennio per spingere le scelte statunitensi in materia in direzione della creazione di immensi centri di dati coi rispettivi sistemi di alimentazione energetica, aggirando opzioni in favore di microprocessori e verso la transizione energetica promosse dalla presidenza immediatamente precedente. Trump afferma di voler portare gli USA a una nuova “età dell’oro”, pari a quella vissuta dal Paese nel trentennio finale del XIX secolo. Tuttavia ignorando con la metafora la ben maggiore ricchezza oggi derivante da metalli quali rodio, rutenio, palladio, ecc. Pure dell’”estremismo climatico” si duole assai il nostro Donald II, per l’effetto – a suo dire – di esplosione dell’inflazione e del sovraccarico di regolamentazione sulle attività d’impresa. Conseguentemente si può dire che è dall’ostilità alle politiche di Green Deal che discende la dichiarata volontà trumpiana di acquisizione della Groenlandia (Greenland in inglese) a scapito della Danimarca?
Anche il terzo (e per noi ultimo!) Donald (Tusk) critica assai il Green Deal europeo, auspicandone un’approfondita revisione nell’audizione avuta il 22 gennaio al Parlamento europeo. Di quest’evento avevo promesso nella scorsa Newsletter la presentazione dei risultati: non si può ignorare anzitutto l’allineamento del Presidente di turno del Consiglio UE col Presidente USA in tema di spese per la difesa militare, a parer del primo per far l’Europa “sempre più grande”. “Se l’Europa deve sopravvivere dev’essere armata”, ha detto Tusk, fino a immaginare l’emissione di debito comune europeo per finanziare l’intrapresa senza “minimizzare l’appello [di Trump] a spendere il 5% del PIL”. E qualche perplessità discende dall’affermazione della nuova Alta rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica estera e di sicurezza, Kaia Kallas, che dichiara: “Esercito Ue? Non ne serve uno, ma 27. Investire per prepararci a guerra”[1].
Pure la questione dell’indirizzo nel prossimo futuro delle opzioni dell’Unione e nell’Unione in tema di emergenza climatica vede un allineamento sostanziale, almeno a parole, dell’esponente politico polacco con le prospettive dell’uomo di Mar-a-Lago…Tusk ha parlato del costo dell’energia sottolineando che “alcuni” dei regolamenti ambientali, di cui richiede una “revisione completa e molto critica”, introdotti dall’Unione europea negli ultimi anni sono responsabili di prezzi “proibitivi” in materia, danneggiando consumatori e imprese e conseguentemente la competitività rispetto a Stati Uniti e Cina. Ne ricava complessivamente l’esigenza di abbandonare “dottrine e ideologie dure” a favore del “buon senso”. Si manifestano così le precisazioni della Commissione europea, dall’Agenzia internazionale per l’energia e dalle Ong ambientaliste, che “sostengono che la causa principale del problema risiede nella costosa dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e nella lenta adozione di sistemi rinnovabili” [2]. La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, “ha promesso di intraprendere un’azione decisiva per ridurre i prezzi dell’energia per gli europei” pur affermando “che gli obiettivi originari del Green Deal saranno mantenuti, data la gravità della crisi climatica”. “Dobbiamo abbassare i prezzi mentre completiamo l’abbandono dei combustibili fossili russi”, ha detto, giacché “entrambi gli obiettivi sono importanti e dovrebbero andare di pari passo”[3]. L’ultimo riferimento è a quanto scrive G. Ferraino sul Corriere della Sera del 26 gennaio: “L’intelligenza artificiale sarà anche made in Italy (E con poca elettricità)”[4].
Sulla crisi climatica[5] non mi dilungo, pur richiamando il dibattito circa le cause dipendenti tanto (ma in che misura?) dall’attività umana quanto (ma in che misura?) dallo spostamento dell’asse terrestre. Va però almeno aggiunta sia la posizione ancora di Tusk sulla necessità di restrizioni alle richieste di protezione internazionale presentate al proprio Paese[6], particolarmente riguardanti persone provenienti dalla Bielorussia, sia la necessità di un suo ultimo chiarimento sul favore al mantenimento del voto all’unanimità in particolare nel Consiglio dell’UE.
Insomma, la Polonia è tornata (moderatamente) europeista, ma ne vanno valutate le propensioni apparentemente pragmatiche – non solo le sue, a mio parere – capaci di indicare prospettive semplicistiche e possibilmente catastrofiche nel periodo medio-lungo.
E del resto non mi sono dimenticato la storia di Paperino richiamata all’inizio di quest’articolo: lo “zio d’Europa” si rivela in realtà un imprenditore fallito e caduto in miseria…Così la favoletta consente di sottolineare ulteriormente la preoccupazione per il tempo presente e le altre sue catastrofi[7], lasciando un pertugio di conoscenza per l’irrompere, dopo quest’altro inverno del nostro scontento[8], di un luminoso cielo. Cielo stellato, come la bandiera d’Europa e come invocato da Immanuel Kant al di sopra della legge morale che dev’esser presente in ciascuno di noi.
Beninteso, prima che l’Agnello rompa il settimo sigillo e si faccia silenzio in cielo per circa mezz’ora (Apocalisse, 8.1).
Mezz’oretta…
Circa.
Dino G. Rinoldi
[1] V. Adnkronos.com, 22/01/2025.
[2] V. J. Liborerio, Tusk lancia un appello al Parlamento europeo per un’Europa “armata” e inveisce contro il Green Deal, in Euronews.com, 22/01/2025.
[3] V. nota precedente.
[4] Pag. 24, intervistando U. Sharka, ceo di IGenius.
[5] V. R. Frost, La crisi climatica costa oltre 550 miliardi di euro, lievitano le assicurazioni, in Euronews.com, 10/12/2024.
[6] V. F. Bortoletto, Il premier polacco Tusk vuole sospendere il diritto all’asilo, in eunews.it, 14/10/2024.
[7] H. Maier, Il tempo presente e altre catastrofi, ed. EDB, Bologna, 2020.
[8] Ragioni di fondato scontento che mi paiono qui del tutto evidenti e al cui riguardo richiamo J.Steinbeck, L’inverno del nostro scontento, pubblicato in edizione originale in USA nel 1961. Il titolo del romanzo riecheggia com’è noto il primo verso del dramma shakespiriano Riccardo III, scritto fra il 1591 e il 1594.
