Newsletter 28 Ottobre/2024

CARE LETTRICI E CARI LETTORI

La nostra newsletter settimanale Noi e il futuro dell’Europa è stata concepita per contribuire ad una corretta informazione sull’Unione europea e partecipare al dibattito sulla riforma dell’Unione, così come abbiamo fatto durante la Conferenza sul futuro dell’Europa e come continueremo a fare per la nuova legislatura europea.

Ecco l’indice della nostra newsletter di oggi:

– Editoriale, che esprime l’opinione del Movimento europeo su un tema di attualità

– Attiriamo la vostra attenzione

– La settimana del Movimento europeo

– Eventi principali, sull’Europa in Italia e Testi in evidenza

Siamo come sempre a vostra disposizione per migliorare il nostro servizio di comunicazione e di informazione e per aggiungere vostri eventi di interesse europeo nella speranza di poter contare su un vostro volontario contributo finanziario.

 

 


 L’EDITORIALE

SALTA A STRASBURGO IL CORDONE SANITARIO CONTRO L’ESTREMA DESTRA

IN PERICOLO LA DEMOCRAZIA EUROPEA

Nella sessione plenaria del Parlamento europeo, che si è chiusa giovedì a Strasburgo, il cordone sanitario che dovrebbe escludere i gruppi e i partiti di estrema destra o comunque euro-ostili dal processo decisionale dei legislatori europei nella loro dimensione parlamentare, è stato già infranto almeno due volte sul tema delle politiche migratorie.

Si è formata infatti una maggioranza – per ora occasionale – fra i popolari europei guidati dal bavarese della CSU Manfred Weber, e i tre gruppi della destra estrema: i “Patrioti per l’Europa”, diretti dal giovane lepenista francese Jordan Bardella ma teleguidati da Viktor Orbán, eredi del gruppo “Identità e Democrazia” a cui appartiene la Lega; i Conservatori e Riformisti capitanati dal meloniano Nicola Procaccini e dal polacco Joachim Brudzinski e il nuovo gruppo delle “Nazioni sovrane in Europa” guidato dal tedesco dell’AFD René Aust e dal polacco Stanisław Tyszka.

Insieme, i quattro gruppi possono costituire numericamente la maggioranza assoluta del Parlamento europeo con 377 deputati che potrebbero ancora aumentare se si aggiungesse qualcuno dei trentuno non iscritti, raggiungendo così l’obiettivo di avvicinarsi al record di 400 membri sui 720 che conta l’intera Assemblea di Strasburgo.

Il cordone sanitario del resto si è già infranto in alcuni paesi membri perché partiti nazionalisti sono già al governo o potrebbero entrare in governi di coalizione nazionali o regionali dove le recenti elezioni li hanno premiati, come è avvenuto in Belgio e nei Paesi Bassi e come potrebbe avvenire in Bulgaria o in Cechia, dove il partito ANO dell’ex liberale Andrej Babis potrebbe vincere con la maggioranza assoluta le elezioni legislative nel 2025, o in Spagna dove il Partito Popolare strizza l’occhio a Vox nelle regioni autonome.

E nessuno può escludere che, in una situazione di ingovernabilità regionale o federale, la CDU tedesca guidata da Friedrich Merz finisca per accarezzare l’idea di un accordo con gli estremisti di Alternative für Deutschland.

Per non parlare dei governi di destra in Finlandia e Svezia dove i Veri finlandesi e i Demokraterna svedesi, appartenenti al gruppo ECR, hanno dato vita ad alleanze che hanno preceduto e aperto la strada alla formazione del Governo Meloni in Italia.

Aggiungiamo che Il cordone sanitario si è infranto anche in Austria perché la FPÖ, arrivata in testa alle elezioni legislative, è stata sì, almeno per ora, esclusa dal futuro Governo a Vienna ma ha portato sulla poltrona della presidenza del Parlamento austriaco il leader Walter Rosenkranz in odore di simpatie neonaziste, e lo ha fatto grazie al voto dei popolari del Cancelliere, uscente e in pectore, Karl Nehammer.

Tornando alle aule di Strasburgo, la convergenza fra i quattro gruppi di centro-destra ha funzionato con relativo successo in almeno due occasioni legate alle politiche migratorie:

  • la prima quando si è trattato di respingere la richiesta dei Verdi sostenuta dal gruppo socialista e da quello liberale di Renew Europe (con scarsa convinzione di alcuni dei loro membri) di discutere sulla vicenda italo-albanese;
  • la seconda quando si è votato un emendamento al bilancio 2025 per la creazione di un fondo a sostegno della costruzione di muri anti-immigrati presentato da Alternative für Deutschland.

Nel primo caso un’ampia maggioranza dei parlamentari presenti in aula ha deciso di non iscrivere all’ordine del giorno il caso albanese.

Il che ha messo in evidenza le simpatie che quel modello riscuote in Europa e che peraltro si erano già manifestate nella riunione di undici Capi di Governo a margine del Consiglio europeo alla quale ha partecipato anche la Prima Ministra socialdemocratica danese Mette Frederiksen e ha avuto la estemporanea e molto discutibile benedizione di Ursula von der Leyen.

Nel secondo caso, l’emendamento dell’AFD è stato approvato dall’aula con il sostegno di tutto il centro-destra ivi compreso il PPE spingendo socialisti, liberali, verdi e sinistra a votare contro la risoluzione – politicamente necessaria ad accompagnare gli emendamenti al bilancio 2025 al fine di giustificare le proposte di aumento – che infine non è stata adottata dalla Assemblea rendendo così più complicata la posizione politica del Parlamento europeo nei negoziati con il Consiglio sotto presidenza ungherese, il quale è fortemente contrario all’aumento di quel bilancio e ha proposto molti tagli al progetto della Commissione europea.

Un significativo segnale della volontà del PPE di Manfred Weber – che prima delle elezioni europee aveva lavorato alacremente, anche se senza risultato, sull’ipotesi di una alleanza con l’ECR di Giorgia Meloni – di usare la politica dei due forni privilegiando il forno di destra è stato del resto dato quando si è trattato di organizzare il calendario delle audizioni dei candidati-commissari dal 4 al 12 novembre.

In questa occasione è stata infatti dispiegata un’abile regia per mettere al sicuro i candidati di centro-destra, a cominciare dall’italiano Raffaele Fitto.

Il voto nelle commissioni parlamentari avviene a maggioranza semplice e, ancor di più, la fiducia all’intera Commissione viene espressa anch’essa in aula dalla maggioranza semplice dei voti espressi.

Ciò rende spuntata l’arma della minaccia formulata della Presidente del Gruppo Socialista Iratxe Garcia Pérez di non votare la fiducia se Ursula von der Leyen non rinnegherà il suo sostegno al modello albanese.

La “maggioranza Ursula”, che ha permesso alla Presidente della Commissione europea di ottenere il 18 luglio 2024 un confortevole voto di fiducia, potrebbe diventare molto variabile se una parte dei socialisti e dei liberali o ancor di più dei verdi decidesse di voltare le spalle alla nuova Commissione europea aprendo in tal modo la strada ad un voto favorevole dei conservatori su ispirazione dei parlamentari di Fratelli d’Italia al fine di garantire la maggioranza dei voti espressi legata alla presenza in aula al momento del voto rovesciando il non-voto di Giorgia Meloni al Consiglio europeo e il voto contrario di Fratelli d’Italia in aula.

Come giudicare le prospettive? Se si vuole vedere il bicchiere mezzo pieno, finite le schermaglie per l’organizzazione interna del Parlamento, dove il cordone sanitario è stato rispettato per le elezioni dei vicepresidenti e degli uffici di presidenza delle commissioni parlamentari con l’esclusione dei “patrioti” e dei sovranisti ma con l’ingresso dell’ECR, la “maggioranza Ursula” dovrebbe teoricamente funzionare nel lavoro legislativo collegato alle proposte che presenterà la Commissione europea e che dovrebbero essere coerenti con le priorità presentate dalla stessa Presidente il 18 luglio tenendo anche conto della divaricazione fra PPE e ECR da una parte e “patrioti” e sovranisti dall’altra in politica estera.

Temiamo che il bicchiere dovrà essere invece considerato inesorabilmente più che mezzo vuoto considerando la convergenza fra tutte le destre del Parlamento sulle politiche migratorie, sulla transizione ambientale, sulla dimensione sociale e anche sulla difesa dei diritti fondamentali.

Va tenuto conto, a questo proposito, del fatto che sugli atti legislativi l’Assemblea di Strasburgo si deve esprimere normalmente con la maggioranza dei membri e che sulle politiche migratorie e sulla transizione ambientale molti dubbi serpeggiano anche fra i socialisti e i liberali.

Senza contare il fatto che il PPE controllerebbe ormai la maggioranza nella Commissione con quattordici commissari su ventisette e con il ruolo preponderante della sua Presidente. La quale pare intenzionata a sfruttare l’apparente caos delle deleghe e le pulsioni conservatrici per spingere verso quello che abbiamo definito un “gattopardismo” europeo (LINK).

Un “gattopardismo” che è strettamente legato del resto alla prospettiva di una riforma dell’Unione europea e della sua governance anche in vista dell’allargamento verso i Balcani occidentali e l’Europa orientale con lo scontro fra il sempre più tiepido europeismo organizzato e la determinazione di tutti i sovranisti che hanno posto nei loro programmi il rafforzamento del ruolo degli Stati e dei loro apparenti interessi nazionali.

Va ricordato a questo proposito che il progetto di una revisione del Trattato di Lisbona ha avuto nel Parlamento europeo uscente il sostegno di solo il 40% dell’Assemblea ed il voto contrario della grande maggioranza dei quattro gruppi di destra.

La politica estera e di sicurezza con la nuova componente della difesa assegnata non a caso a due baltici (Kaja Kallas e Andrius Kubilius) – che divide per ora le destre sulla guerra in Ucraina – è sub judice per quello che avverrà negli Stati Uniti il 5 novembre perché l’elezione di Donald Trump potrebbe sgretolare il sempre meno granitico sostegno europeo a Zelensky e modificare tattiche e strategie in Medio Oriente.

Insomma, la frammentazione della “maggioranza Ursula” e la tendenza ad abbandonare il cordone sanitario potrebbero avere un negativo effetto politico ed istituzionale che non è da sottovalutare e sul quale anzi varrebbe la pena di avviare una attenta riflessione, mobilitando chi è impegnato a sostenere il dinamismo del sistema europeo fondato per anni sulla dialettica o sulla conflittualità fra il Parlamento europeo e il Consiglio.

Il progressivo spostamento a destra degli equilibri politici nel Consiglio influisce infatti sulle posizioni nel Parlamento europeo con la prevalenza delle logiche nazionali e intergovernative nei Gruppi politici dove le delegazioni dei partiti condizionano le posizioni europee annullando la dialettica istituzionale e paralizzando il dinamismo interno del sistema europeo che ha consentito di superare talvolta l’immobilismo dei Governi.

Vorremmo lanciare un urgente e forte messaggio di allarme, chiamare a un’insurrezione pacifica tutti coloro che nelle istituzioni di Bruxelles e negli Stati membri sono portatori di interessi legati allo sviluppo delle politiche europee, alla garanzia di beni pubblici che solo l’Unione europea può assicurare attraverso il diritto europeo e il suo primato sulle giurisdizioni nazionali e, in definitiva, alla difesa della democrazia.

Obiettivi primari da perseguire insieme con quello di un bilancio che sia davvero il piano economico in grado di creare le condizioni di investimenti europei per garantire beni pubblici indispensabili alla giusta transizione ambientale, sociale e digitale con le dimensioni finanziarie indicate da Mario Draghi nel suo rapporto sulla competitività che indica gli obiettivi ma non gli strumenti e le risorse necessarie per raggiungerli.

Roma, 28 ottobre 2024 (ANNIVERSARIO DELLA MARCIA FASCISTA SU ROMA)

coccodrillo

 

 

 

 


ATTIRIAMO LA VOSTRA ATTENZIONE

EUROPA IN FRAMMENTI,

MONDO IN SUBBUGLIO,

BALCANI IN SOSPESO.

E INTANTO IN ITALIA IL PIAVE CHE FA?

MORMORA…

In Georgia vengono autorevolmente denunciati brogli sul voto alle elezioni appena tenutesi. Orbàn Viktor, titolare della presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea, si reca in quel Paese complimentandosi per la vittoria del partito filo-russo e bene scrive oggi sul Corriere della Sera Paolo Valentino chiedendo, a pag. 30, di «Boicottare il vertice di Budapest», in programma l’8 novembre prossimo nell’UE per discutere fra l’altro del “piano Draghi” sulla competitività (in queste Newsletter molto si è scritto sulle modalità possibili di emarginare a questo riguardo una situazione pregiudizievole per l’Unione perché capace di aumentarne la frammentazione: 13 maggio, P.V. Dastoli; 17 giugno, N. Parisi e D. Rinoldi; 15 luglio, D. Rinoldi; 7 ottobre, P.V. Dastoli; 14 ottobre ancora P.V. Dastoli). Del resto è proprio Orbàn ad evocare (10 aprile 2024) i chiodi sulla bara dell’UE quando ne indica uno importante nel nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo entrato in vigore a maggio per trovare applicazione nel 2026.

L’Europa è in frammenti (non ancora in frantumi) anche guardando al conflitto russo-ucraino e alle sue ripercussioni, espressione di un Mondo in disordine che vede temerarie ricerche di un “nuovo ordine” (col cosiddetto Sud del Mondo contro il “vecchio ordine” occidentale) pure nella denominazione di un’operazione bellica israeliana (appunto chiamata «operazione nuovo ordine»), condotta per uccidere Nasrallah, al vertice di Hezbollah, a fine settembre a Beirut.

In Italia si ricorda la canzone del Piave (di Ermete Giovanni Gaeta), risalente alla prima guerra mondiale e alla storia del “fiume sacro alla Patria” che «mormora[va]» ieri al passaggio dei primi fanti il 24 maggio (1915) e al quale si fa ripetere oggi, da parte del Governo, «non passa lo straniero». Si utilizza a tal fine anche il territorio albanese, in un contesto, quello dei Balcani, dov’è in atto un percorso di adesione alla UE che tiene quell’area in sospeso fra opposte tentazioni geopolitiche.

Così, mi sembra opportuno fare oggi un aggiornamento circa la situazione dei migranti (16 persone) inviati il 16 ottobre in Albania dall’Italia – onde esaminarne secondo una procedura accelerata la situazione di eventuale godimento di protezione internazionale in Italia – e richiamati rapidissimamente tutti nel nostro Paese, anzitutto (4 persone) in ragione di un errore nell’applicazione ratione personarum del Protocollo italo-albanese del 2023 (ratificato nel 2024) per il rafforzamento della collaborazione in materia migratoria, successivamente (le altre 12 persone) a motivo dei decreti della sezione specializzata del Tribunale civile di Roma che non hanno convalidato (il 18 ottobre) i provvedimenti di trattenimento nel Paese balcanico.

Ne ho scritto su Il Dubbio del 26 ottobre, a pag. 11 (Il Decreto migranti sui Paesi di origine “sicuri” e quell’intreccio di diritti, doveri, Corti e ordinamenti) e ora il Governo ha presentato (il 21 ottobre) i ricorsi in Cassazione, ma ha anche prodotto un testo di decreto legge che interviene sul tema (Disposizioni urgenti in materia di procedure per il riconoscimento della protezione internazionale; G.U. n.249/2024, serie generale).

Su Il Dubbio scrivevo che c’era voluto un po’ ma finalmente, a distanza di due giorni dal Consiglio dei Ministri che l’aveva approvato, quello stesso 21 ottobre, il decreto legge ha superato il vaglio del Presidente della Repubblica, che ai sensi dell’art. 87 della Costituzione fra l’altro appunto «emana i decreti aventi valore di legge». Nel testo, sostitutivo di precedente regolazione di rango interministeriale, i Paesi definibili sicuri di origine ai fini del ritorno del migrante cui non sia riconosciuta la protezione internazionale da parte del nostro Paese son ridotti a 19, con l’esclusione dei precedentemente compresi Colombia, Camerun e Nigeria. Ciò per venire incontro – nelle parole di esponenti del governo – alla sentenza della Corte di giustizia UE del 4 ottobre scorso, resa in via pregiudiziale circa un caso di negazione della protezione a un cittadino moldavo (dunque originario di Stato europeo ma non membro dell’UE) da parte della Repubblica Ceca. E però, conseguentemente, l’esigenza è quella di superare con la conversione in legge di questo testo i 12 decreti della sezione specializzata (immigrazione) del Tribunale di Roma di «non convalida» del trasferimento in Albania di quegli stranieri per i quali era stato avviato un percorso procedurale accelerato, comprensivo di dislocazione territoriale, consentito dal Protocollo italo-albanese sopra citato (come si ricordava i “delocalizzati” erano inizialmente 16 ma riguardo a 4 si era incorsi in errore perché in condizioni o di minore età o di vulnerabilità già contemplate dal Protocollo come impedimento al trasferimento).

I decreti del Tribunale, adottati da sei giudici diversi compresa la Presidente di sezione Sangiovanni, si sono rifatti alla sentenza pregiudiziale interpretativa della direttiva UE 2013/32, in materia di procedure comuni agli Stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale. In ragione dell’effetto sostanzialmente erga omnes (o, meglio, ultra partes: v. V. Petralia, La validità degli atti dell’Unione europea, Cacucci, Bari, 2024, capitolo 1, par. 4) di siffatte decisioni giudiziarie della Corte UE i giudici romani ne hanno affermato l’applicazione in Italia fra l’altro in modo tale da negare la qualifica di Paese «sicuro» d’origine del migrante quando rispetto a quel Paese, «sulla base dello status giuridico, dell’applicazione della legge all’interno di un sistema democratico e della situazione politica generale», NON «si può dimostrare che non ci sono generalmente e costantemente persecuzioni (…) né tortura o altre forme di pena o trattamento disumano o degradante, né pericolo a causa di violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato o internazionale». Così si esprime il punto 52 della sentenza sopra ricordata della Corte UE anche con riferimento a ulteriore direttiva, la 2011/95, che stabilisce norme sull’attribuzione della qualifica di beneficiario di protezione internazionale, aggiungendosi all’altra che interviene sulla procedura.

E infatti i decreti romani prendono atto, ad esempio riguardo all’origine egiziana del trattenuto in Albania (decreto n. R.G. 42251/2024), che questo Stato, «nelle conclusioni della scheda-Paese dell’istruttoria del Ministero degli affari esteri (…), basate su informazioni tratte da fonti qualificate di riferimento, è definito Paese di origine sicuro ma con eccezioni per alcune categorie di persone: oppositori politici, dissidenti, difensori dei diritti umani o coloro che possano ricadere nei motivi di persecuzione di cui all’art. 8, comma 1, lettera e) del D.lvo 19 novembre 2007, n. 251». O ancora, riguardo all’origine dal Bangladesh (decreto n. R.G.42260/2024), si rileva che nelle conclusioni dello stesso Ministero, «basate su informazioni tratte da fonti qualificate di riferimento, il Bangladesh è definito Paese di origine sicuro ma con eccezioni per alcune persone appartenenti alla comunità LGBTQ+, vittime di violenza di genere (…), minoranze etniche e religiose, accusati di crimini politici, condannati a morte, sfollati climatici».

Ne consegue che il Paese dei suddetti trattenuti in Albania «non può essere riconosciuto come Paese sicuro» per violazione delle «condizioni sostanziali della qualificazione (…) enunciate nell’allegato I della direttiva 2013/32». Il ribadire da parte del nuovo decreto, fra i “Paesi sicuri”, Stati come gli ultimi due appena nominati non esenta comunque da futuri interventi giudiziari che, facendosi carico di un adeguato onere della prova nel caso concreto e pur nell’articolazione di ricorsi possibili, disapplichino la norma benché contenuta in una legge ordinaria di trasformazione del decreto legge. Si tratta infatti di tener conto dell’art. 11 della Costituzione in ordine, come più volte sottolineato dalla Corte costituzionale (fra tutte v. la decisione 170/1984), alla superiorità della norma dell’UE – perché comportante «limitazioni di sovranità» – su quella contrastante nazionale, la quale ultima va disapplicata quando non interpretabile conformemente alla regola dell’ordinamento euro-unitario di applicabilità diretta. E ben può essere di applicabilità diretta un principio sancito dalla Corte di giustizia e una regola self executing (autoapplicativa) pur contenuta in una direttiva. Non è quindi indispensabile il ricorso all’art. 117, co.1, della Costituzione (La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali), capace di determinare il rinvio da parte del giudice ordinario in Corte costituzionale della norma interna di legge contrastante col diritto UE quando quest’ultimo non sia di diretta applicabilità nazionale. Ricordo ad esempio la decisione della Consulta n. 406 del 2005, dove si dichiara l’illegittimità costituzionale di una legge della Regione Abruzzo (Disposizioni urgenti in materia di zootecnia) per insanabile contrasto – non rimediabile tramite un’interpretazione conforme del diritto interno a quello dell’UE – con una direttiva del Consiglio UE sulle misure di lotta contro alcune malattie degli animali).

Va comunque bene sottolineato quanto scrive il Prof. Renato Balduzzi, quando ricorda sulla stampa quotidiana (e ometto qui ogni altro pur egualmente autorevole riferimento a cultori del diritto dell’UE e dei suoi rapporti con la nostra Costituzione) che in questo sistema dei rapporti tra ordinamento UE e ordinamento italiano «è fatto salvo il rispetto dei principi supremi dell’ordinamento costituzionale [nazionale] e dei diritti inviolabili che compete alla [nostra] Corte costituzionale verificare» (Diritto d’asilo – sistema UE, in Avvenire del 26 ottobre, pagg. 1 e 16). Ricordo ad esempio su questo punto la vicenda approdata in Corte costituzionale sul cosiddetto “caso Taricco” (ricapitolabile leggendone la sentenza n. 115 del2018).

Il decreto legge si propone anche di innovare proprio in tema di reclami avverso i decreti del genere dei 12 sopra riferiti del Tribunale di Roma. Non c’è più il solo ricorso in Cassazione, come ha dovuto fare il Governo (Ministro dell’interno) nei casi qui in oggetto sotto l’imperio della disciplina attuale, ma secondo un nuovo comma 4 dell’art. 35 bis del decreto legislativo 25/2008 di attuazione della direttiva 2005/85/CE, «è ammesso reclamo alla Corte d’appello nel termine di cinque giorni, decorrente dalla comunicazione del decreto a cura della cancelleria». Il fatto è che nell’innovazione proposta si specifica che «la Corte d’appello, sentite le parti, decide con decreto immediatamente esecutivo, entro dieci giorni dalla presentazione del reclamo (…). La sospensione dei termini processuali nel periodo feriale non opera nei procedimenti di cui al presente comma».  Proprio su questo aumento di competenze sono intervenuti, contestualmente all’approvazione del nuovo decreto sulle procedure di riconoscimento della protezione internazionale, i Presidenti dei 26 distretti di Corte d’appello italiani per lamentare, con una lettera indirizzata alla Presidente del Consiglio, al Ministro della giustizia, al Ministro dell’economia e al Consiglio superiore della magistratura, un pericolo assai concreto di “intasamento” degli organi giudicanti con pregiudizio dell’avviata opera di contrazione dei tempi processuali in materia civile anche con riferimento al PNRR (v. www.libenteritalia.eu) e dunque ad impegni assunti in materia di riforme interne nei confronti dell’Unione europea.

DINO G. RINOLDI

 

 

 


LA SETTIMANA DEL MOVIMENTO EUROPEO

28 ottobre

  • Roma, Conferenza Internazionale “Treating cancer: the EU’s commitment to tackling cancer inequalities” (Europe Direct Roma Innovazione in collaborazione con i centri ED Lombardia, Trapani Sicilia, Molise, Roma Tre, Roma Capitale e con il CDE del Consiglio Nazionale delle Ricerche – CNR)
  • Roma, XXXVII edizione del Festival Internazionale di Cinema e Televisione Eurovisioni “L’impatto delle nuove regole europee (A.I. act, DSA, EMFA) sull’industria audiovisiva”

29 ottobre

  • Campobasso, riunione costitutiva del Centro di coordinamento territoriale del Movimento europeo nella Regione Molise

30 ottobre

  • Roma, Conferenza Nazionale EMN Italy – European Migration Network. “Sostenere la migrazione legale per la migliore integrazione e per il migliore sviluppo dei rapporti con i Paesi Terzi. Esperienze e buone pratiche in dialogo” (Direzione Centrale per le politiche migratorie – Autorità Fondo Asilo, Migrazione Integrazione del Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione del Ministero dell’Interno)

 

 

 


IN EVIDENZA

VI SEGNALIAMO

  • 28 ottobre, ore 09:30-16:00, Roma. Conferenza Internazionale “Treating cancer: the EU’s commitment to tackling cancer inequalities” “Trattare il cancro: l’impegno dell’UE contro le disuguaglianze legate al cancro” organizzata da ED Roma Innovazione in collaborazione con i centri Europe Direct Lombardia, Trapani Sicilia, Molise, Roma Tre, Roma Capitale e con il CDE del Consiglio Nazionale delle Ricerche – CNR. Un’intera giornata, durante la quale i lavori si svolgeranno nelle lingue italiano/inglese, con servizio di interpretariato simultaneo, per presentare e illustrare alcuni dei progetti che possono contribuire allo scambio di esperienze e alla collaborazione tra Paesi, per affrontare la sfida globale della malattia e delle disuguaglianze che ne possono derivare. L’evento sarà disponibile anche in live streaming sulla piattaforma ZOOM. MAGGIORI INFORMAZIONI e PROGRAMMA.
  • 28-29 ottobre, Roma. La XXXVII edizione del Festival Internazionale di Cinema e Televisione Eurovisioni si terrà presso la splendida cornice di Palazzo Farnese, sede dell’Ambasciata di Francia a Roma. Un importante appuntamento internazionale dedicato all’audiovisivo e ai media, nato per favorire il confronto tra i diversi attori del settore a livello europeo e globale. L’iniziativa, si propone di esplorare le nuove sfide e opportunità per l’industria audiovisiva nell’era digitale. Nel corso della due giorni, esperti del settore, rappresentanti istituzionali e stakeholder discuteranno delle principali questioni che stanno trasformando il panorama dei media, con un focus su intelligenza artificiale, regolamentazione dei contenuti online, e la cooperazione transfrontaliera nella produzione audiovisiva europea. Eurovisioni 2024 – sostenuta da RAI, France Télévisions, ARTE, Eutelsat, Ministero Affari Esteri di Francia e altri partners europei – si conferma così un appuntamento chiave per comprendere le evoluzioni dell’industria audiovisiva e il futuro della produzione culturale in Europa. Le sue raccomandazioni finali saranno presentate al Parlamento italiano a novembre e poi a quello europeo nel nuovo anno. PROGRAMMA.
  • 30 ottobre, ore 9:15-14:00, Roma. Conferenza Nazionale EMN Italia 2024, “Sostenere la migrazione legale per la migliore integrazione e per il migliore sviluppo dei rapporti con i Paesi Terzi. Esperienze e buone pratiche in dialogo” organizzata dalla Direzione Centrale per le politiche migratorie, Autorità Fondo Asilo, Migrazione Integrazione del Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione del Ministero dell’Interno, quale Punto di Contatto Nazionale italiano nell’ambito dell’European Migration Network (EMN). Il tema dell’attrazione di talenti internazionali e di mano d’opera qualificata viene esplorato in un’ottica di co-sviluppo tra Stati membri e Paesi terzi, partendo da norme ed esperienze concrete. L’occasione intende tracciare il quadro teorico e giuridico esistente e interagire con le sfide del presente rinforzando il confronto tra esperienze e buone pratiche. PROGRAMMA.
  • 30 ottobre, ore 17:00-19:00, Torino. Il Coordinamento regionale Piemonte del Movimento Europeo Italia e il Centro Studi sul Federalismo, in collaborazione con le Sezioni di Torino del Movimento Federalista Europeo e della Gioventù Federalista Europea e con il Gruppo Consigliare dei Moderati, organizzano il dibattito dal titolo “Green Deal e Rapporto Draghi: riformare senza rinunciare a un futuro sostenibile”, presso la Sala Colonne di Palazzo Civico a Torino.  Dopo i saluti del Sindaco di Torino Stefano Lo Russo e del Capogruppo consiglieri Moderati e membro del coordinamento regionale del Movimento Europeo Italia Simone Fissolo, intervengono Mercedes Bresso, Presidente del Coordinamento regionale del Movimento Europeo Italia, Economista ambientale, Stefano Corgnati, Rettore del Politecnico di Torino, Vicepresidente del Centro Studi sul Federalismo, Alberto Majocchi, Professore emerito di Scienza delle Finanze e membro del Comitato scientifico del Centro Studi sul Federalismo. Presiede Domenico Moro, Coordinatore regionale del Movimento Europeo Italia. Sono previsti interventi, tra gli altri, del Movimento Federalista Europeo e della Gioventù Federalista Europea. LOCANDINA.

 

ARTICOLI E TESTI DELLA SETTIMANA