Newsletter 30 Giugno/2025 – L’EDITORIALE

 

URSULA VON DER LEYEN E LA FRAGILITA’ EUROPEA

Più che il deposito della nona mozione di censura nella storia delle istituzioni europee dai Trattati di Roma in poi, presentata da 78 parlamentari di estrema destra guidati dai seguaci del leader populista rumeno George-Nicolae Simion, e l’annuncio del Gruppo S&D di voler uscire dalla cosiddetta “maggioranza Ursula” che esiste ormai in teoria ma molto meno nelle aule parlamentari se la Commissione europea non tornerà sui suoi passi indietro in materia di impegni ambientali ha fatto molto rumore a Bruxelles una lunga intervista di Manfred Weber a Euractiv (LINK) in cui il leader del PPE conferma ed anzi giustifica la “politica dei due forni” e cioè le alleanze flessibili fra un’ampia coalizione europeista che può contare teoricamente sul sostegno di 454 parlamentari (PPE-S&D-Renew-Verdi) e un nuovo accordo di centrodestra o euroscettico che può raccogliere fino a quattrocento parlamentari (PPE-ECR-Patrioti-Sovranisti) facendo così a meno dei voti socialdemocratici, liberali e verdi che non arrivano insieme a trecento seggi.

L’intervista di Manfred Weber deve essere tuttavia letta insieme alla lunga e impietosa analisi fatta dal direttore di Alternatives èconimiques Guillaume Duval, già consigliere di Josep Borrell, che ha pubblicato il 27 giugno su Le Grand Continent (LINK) e che contiene una demolizione sistematica della politica e delle politiche condotte da Ursula von der Leyen dal suo arrivo al potere europeo nel 2019 “par accident” e per chiudere una oscura vicenda alla testa del ministero della difesa tedesco fino alle sue relazioni attuali con Donald Trump e le voci crescenti dall’interno del Berlaymont sul suo inefficace autoritarismo e sugli effetti di una burocratica centralizzazione.

L’egemonia del PPE nei palazzi di Bruxelles coinvolge in una pericolosa triangolazione gli instabili equilibri politici nel Parlamento europeo dove le alleanze inizialmente estemporanee fra popolari, conservatori, patrioti e sovranisti superano giornalmente nelle commissioni e in aula la maggioranza dei parlamentari usando regole che richiedono la maggioranza dei votanti, l’alleanza conservatrice in Commissione europea e il potere dei governi di centro-destra nel Consiglio dell’Unione e nel Consiglio europeo.

Questa egemonia aiuta per ora l’autoritarismo di Ursula von der Leyen che gioca di sponda con il suo amico-nemico Manfred Weber da una parte e con il suo leader tedesco Friedrich Merz non avendo tuttavia la certezza che le alleanze a Strasburgo e che le rotture delle tradizionali politiche tedesche possano far avanzare le priorità che la Commissione europea aveva fatto approvare dal Parlamento europeo all’inizio di questa nuova legislatura.

Quest’egemonia sembra mostrare alcune crepe nello stesso PPE dove alcuni partiti nazionali sono conflittualmente confrontati a casa loro – come in Polonia o in Grecia o in Austria o in Ungheria o anche in Germania e lo vedremo nei Paesi Bassi dopo le elezioni legislative 18 ottobre – con movimenti di estrema destra verso i quali è escluso qualunque tipo di accordo sia temporaneo che strutturale.

Nelle ultime settimane non tutto è andato tuttavia nella direzione sperata da Ursula von der Leyen perché

  • il Parlamento europeo ha finalmente annunciato che intende portare il Consiglio dell’Unione (e la Commissione europea) davanti alla Corte di Lussemburgo per la scelta di una base giuridica sull’industria della difesa (SAFE) che contrasta con le regole del Trattato di Lisbona,
  • lo stesso Parlamento europeo ha adottato una preoccupata relazione sull’ultimo rapporto della Commissione europea concernente il rispetto dello stato di diritto anche in vista del prossimo rapporto che sarà pubblicato nel mese di luglio
  • insieme al suo vice Stéphane Séjourné, Ursula von der Leyen ha dovuto fare rapidamente marcia indietro sull’idea grottesca di annullare decenni di politiche europee della ricerca avviate dal commissario europeo Altiero Spinelli a metà degli anni Settanta per affogarle nel Fondo industriale sulla Competitività,
  • i negoziati interistituzionali sui cosiddetti “pacchetti Omnibus” (che in Italia chiameremmo “leggi mille proroghe”), che avrebbero l’obiettivo di semplificare le regole europee, saranno molto complicati quando si entrerà nel merito delle singole proposte di accorpamento di direttive che hanno importanti conseguenze sociali, ambientali e digitali,
  • il mondo del lavoro contesta le strategie della Commissione europea sul Mercato Interno (SINGLE MARKET STRATEGY) e sulle regole di avvio delle nuove imprese in internet e nelle tecnologie dell’informazione (STARTUP STRATEGY) e lancia un allarme sull’orientamento adottato in questo settore dal Consiglio europeo,
  • alcuni governi non sono disposti a rinviare sine die il trilogo sulla modifica alla direttiva anticorruzione che il Governo Meloni avrebbe voluto bloccare,
  • il mondo della società civile europea e con esso il Movimento europeo si stanno mobilitando per contrastare i numerosi segnali negativi che vengono dal Parlamento europeo, dalla Commissione europea e dal Consiglio dell’Unione sul suo ruolo nella democrazia partecipativa.

Ancor più di questi sette temi che dovrebbero suscitare legittimi interrogativi nella Commissione europea che, come sappiano e come viene talvolta maldestramente ignorato, non è un ente burocratico e non impone regole adottate invece dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione ci sono due aspetti di natura costituzionale che avranno effetti rilevanti o dirompenti sul sistema dell’Unione europea:

  • il futuro della difesa comune europea o della difesa dell’Unione europea sottoposto ad una situazione caotica provocata dalle divisioni fra i governi europei ma anche dalle confuse e contraddittorie proposte della Commissione europea, chiamati a rispondere al doppio imperialismo di Donald Trump e di Vladimir Putìn, quasi tutti uniti sull’idea che bisogna aumentare le spese militari nazionali non avendo preliminarmente chiarito gli effetti di queste nuove spese sui bilanci nazionali, su quali investimenti dare la priorità, come assicurare investimenti europei in Europa su prodotti europei, come assicurare un’adeguata deterrenza europea per evitare la guerra, quale modello di un comune comando militare come pilastro della NATO o autonomo dalla NATO sottoposto a quale governance politica europea ed infine – come aspetto essenziale di natura costituzionale – quale politica estera e della sicurezza europea intende offrire l’Unione europea all’Europa e al mondo al servizio della pace.
  • Non separato dal tema della difesa comune europea o della difesa dell’Unione europea è l’aspetto costituzionale del bilancio pluriennale e in particolare delle risorse per finanziarlo su cui insiste giustamente e con forti argomentazioni critiche contro il silenzio di Ursula von der Leyen la lunga demolizione sistematica di Guillaume Duval nel suo articolo pubblicato da Le Grand Continent. Su quest’aspetto ci siamo espressi già un mese fa con una nota allarmata anche in vista delle proposte che la Commissione europea presenterà il 16 luglio sul quadro finanziario pluriennale che dovrà partire il 1° gennaio 2028 e che qui ricordiamo per memoria (LINK) con posizioni molto simili a quelle espresse dal Parlamento europeo il 7 maggio 2025. Se c’è un aspetto costituzionale che riguarda i rapporti politici di fiducia fra la Commissione europea e il Parlamento europeo esso si fonda sul bilancio e se la Commissione europea decidesse di tradire questo rapporto di fiducia varrebbe la pena in questo caso di riflettere sulle ragioni e sulle opportunità di una mozione di censura sulla base degli articoli 17 TUE e 234 TFUE.

Roma, 30 giugno 2025coccodrillo